Peterloo: segreti e bugie di una strage
Marco Consoli , di MARCO CONSOLINel suo nuovo film Mike Leigh racconta un massacro inglese di due secoli fa. «Parlare oggi di democrazia è più importante che mai. Nel Regno Unito, ma anche da voi in Italia...»
VENEZIA. "Si guardi intorno. Nel mondo c'è un ritorno delle destre, c'è una moltitudine di rifugiati a causa di regimi oppressivi e ci sono democrazie deviate, come mostra l'esempio di Trump. Lei vive in un Paese che ha avuto dal dopoguerra in avanti il numero di governi più alto di qualunque altro, e nella mia Inghilterra con la Brexit si parla di accumulare risorse di cibo per quel che succederà con l'uscita dall'Europa. Direi che parlare di democrazia oggi è importante più che mai, perché ci sono molte persone che soffrono a causa di regimi patetici".
Mike Leigh non usa mezze misure nello spiegare perché, raccontando la strage di Peterloo nell'omonimo film in uscita il 21 marzo, voleva fare un'opera che riflettesse sul presente: il 16 agosto 1819 una folla di 80 mila persone si radunò nella grande piazza di St. Peter's Field, a Manchester, per manifestare a favore di una serie …
Mike Leigh non usa mezze misure nello spiegare perché, raccontando la strage di Peterloo nell'omonimo film in uscita il 21 marzo, voleva fare un'opera che riflettesse sul presente: il 16 agosto 1819 una folla di 80 mila persone si radunò nella grande piazza di St. Peter's Field, a Manchester, per manifestare a favore di una serie …
VENEZIA. "Si guardi intorno. Nel mondo c'è un ritorno delle destre, c'è una moltitudine di rifugiati a causa di regimi oppressivi e ci sono democrazie deviate, come mostra l'esempio di Trump. Lei vive in un Paese che ha avuto dal dopoguerra in avanti il numero di governi più alto di qualunque altro, e nella mia Inghilterra con la Brexit si parla di accumulare risorse di cibo per quel che succederà con l'uscita dall'Europa. Direi che parlare di democrazia oggi è importante più che mai, perché ci sono molte persone che soffrono a causa di regimi patetici".
Mike Leigh non usa mezze misure nello spiegare perché, raccontando la strage di Peterloo nell'omonimo film in uscita il 21 marzo, voleva fare un'opera che riflettesse sul presente: il 16 agosto 1819 una folla di 80 mila persone si radunò nella grande piazza di St. Peter's Field, a Manchester, per manifestare a favore di una serie di riforme democratiche. I dazi sulle importazioni del grano, volte a difendere l'aristocrazia terriera, avevano fatto schizzare alle stelle il prezzo del pane e creato scontento tra i ceti più poveri, che lottavano anche per ottenere il diritto di voto. I magistrati che agivano per conto del Principe reggente e futuro re Giorgio IV, volendo arrestare l'oratore radicale Henry Hunt, invitato a fare un comizio insieme agli agitatori locali, diedero l'ordine all'esercito di intervenire per disperdere la folla. L'intervento della cavalleria a sciabole sguainate causò la morte di 19 persone, compresa una donna incinta.
"Il mio film è un monito per invitare le persone a studiare e ristudiare continuamente la storia" dice il 75enne regista "perché ci scordiamo troppo in fretta del passato. Ciò accade perché la gente è motivata da una serie di ambizioni e bisogni impellenti, aspirazioni, ingordigia e incapacità di analizzare le cose con lucidità".
Mike Leigh aveva già girato due pellicole in costume con cui aveva fatto incetta di nomination agli Oscar: Topsy-Turvy. Sotto-Sopra, dedicato agli autori teatrali Gilbert e Sullivan, e Turner, il biopic sul grande pittore britannico. Ma è curioso che Peterloo, il cui nome fu coniato per richiamare ironicamente un'altra "vittoria" del governo britannico, quella di Waterloo avvenuta soltanto quattro anni prima, proviene dall'idea di celebrare non un personaggio o un evento arcinoto, ma qualcosa che, secondo Leigh, si è ormai perduto nelle pieghe del tempo.
"Io sono cresciuto a Salford, a pochi chilometri da dove è avvenuta quella tragedia e quindi si potrebbe dire che è un film personale, eppure persino io ho ignorato questi fatti per molto tempo, come se questa strage fosse un segreto ben custodito. Così ho pensato che forse era il caso dedicare del tempo a raccontarlo, anche perché sulla vicenda non esistono altri film".
Nel descrivere l'epoca, l'autore di pellicole come Segreti e bugie o Il segreto di Vera Drake, si è dovuto documentare a fondo non soltanto sugli eventi e sulle relazioni tra i personaggi, ma anche sul linguaggio, talvolta arcaico e spesso ampolloso, utilizzato nelle tante discussioni politiche tra riformisti, conservatori, aristocratici, magistrati, proprietari terrieri, capipopolo e militari che si susseguono nella messa in scena, prima del sanguinoso epilogo.
"Le ricerche sono state approfondite, ma per fortuna ci sono moltissime testimonianze e documenti. Naturalmente per capire come si arrivò a quel giorno di agosto di 200 anni fa bisognava spiegare il contesto storico, sociale e politico, quindi è stato necessario distillare gli avvenimenti, e anche se ho dovuto per ragioni di brevità (il film dura comunque 154 minuti, ndr) eliminare alcuni aspetti importanti di questa storia, direi che ho scelto quelli fondamentali per la comprensione: ad esempio dovevo assolutamente mostrare all'inizio del film i tre magistrati che sentenziano pene molto severe come l'impiccagione o l'espulsione in Australia per reati davvero minimi, come il furto di una pagnotta. Fatti che sembrano esagerati, ma che abbiamo ritrovato in documenti dell'epoca".
Quanto al lavoro con gli attori, vestiti e acconciati in maniera impeccabile e inquadrati in composizioni pittoriche di rara bellezza, Leigh spiega di aver tenuto fede al proprio modo di agire sul set, affinato in 48 anni di carriera: "Non scrivo una sceneggiatura da dare agli attori, ma interagisco con loro per costruire i personaggi, attraverso molte improvvisazioni, anche se alcuni dialoghi ricalcano esattamente quanto pronunciato storicamente. Solo dopo aver fatto molte prove sul set, si arriva a una versione soddisfacente della scena".
La tensione accumulata per tutto il film erompe alla fine nelle sequenze del massacro: "Volevo la libertà di scoprire come girare quegli eventi sul set, e così ho insistito perché non ci fossero storyboard che stabilissero a priori le inquadrature. Ho anche evitato troppe riprese dall'alto, perché volevo stare vicino ai personaggi, in mezzo alla folla, tra gli oratori, volevo mostrare la violenza da vicino. Per me questo ha un significato filosofico, perché non vedo quelle persone in modo fascista come una massa, per me sono tutti individui".
È interessante notare che, nell'affermare il bisogno di maggiore democrazia, i capi dell'assemblea facciano riferimento al principio dell'"una testa un voto". "Purtroppo" afferma amaramente il regista inglese "questa idea delle persone comuni che una volta al potere non corrispondono più all'immagine e agli ideali affermati prima di essere eletti non è nuova: Hitler è stato eletto con una larga maggioranza prima di diventare il dittatore che è stato. La questione è complessa, ma credo che chi ottiene il potere abbia una spiccata capacità di dimenticarsi troppo presto cosa sia la democrazia".
Se una speranza di salvezza esiste, sembra suggerire il film, è attraverso l'informazione: i reporter dell'epoca diedero grande eco a fatti che altrimenti sarebbero rimasti ignoti, e proprio da quegli eventi nacque il Manchester Observer, progenitore dell'attuale Guardian. "Scartabellando gli archivi" dice Leigh "mi ha colpito l'accuratezza, la quantità di dettagli e la complessità degli articoli su Peterloo. La stampa all'epoca era lenta, eppure la notizia si diffuse con relativa celerità. E aveva il compito di raccontare i fatti non solo a chi quel giorno non c'era, ma persino a chi era presente, però troppo lontano dal carro degli oratori e non era in grado di udirne la voce. Nel rappresentare questi fatti volevo sottolineare la purezza di quei reportage, che al di là del punto di vista sposato, erano comunque molto seri e meticolosi. Oggi la diffusione delle notizie è molto dissipata e complessa, e ci sono forse troppi media, cosa che rende difficile orientarsi. Quando ho fatto i miei primi film per la tv, tra il '72 e l'84, c'erano solo tre canali nel Regno Unito, mentre oggi sono decine: molti trasmettono roba di pessima qualità, a cui va aggiunto il caos che creano i social media. Il giornalismo è fondamentale, e oggi è sicuramente a rischio, ma credo che dovrebbe guardare a quella lezione per recuperare parte della propria autorevolezza".
Sul Venerdì del 1° marzo 2019
Mike Leigh non usa mezze misure nello spiegare perché, raccontando la strage di Peterloo nell'omonimo film in uscita il 21 marzo, voleva fare un'opera che riflettesse sul presente: il 16 agosto 1819 una folla di 80 mila persone si radunò nella grande piazza di St. Peter's Field, a Manchester, per manifestare a favore di una serie di riforme democratiche. I dazi sulle importazioni del grano, volte a difendere l'aristocrazia terriera, avevano fatto schizzare alle stelle il prezzo del pane e creato scontento tra i ceti più poveri, che lottavano anche per ottenere il diritto di voto. I magistrati che agivano per conto del Principe reggente e futuro re Giorgio IV, volendo arrestare l'oratore radicale Henry Hunt, invitato a fare un comizio insieme agli agitatori locali, diedero l'ordine all'esercito di intervenire per disperdere la folla. L'intervento della cavalleria a sciabole sguainate causò la morte di 19 persone, compresa una donna incinta.
"Il mio film è un monito per invitare le persone a studiare e ristudiare continuamente la storia" dice il 75enne regista "perché ci scordiamo troppo in fretta del passato. Ciò accade perché la gente è motivata da una serie di ambizioni e bisogni impellenti, aspirazioni, ingordigia e incapacità di analizzare le cose con lucidità".
Mike Leigh aveva già girato due pellicole in costume con cui aveva fatto incetta di nomination agli Oscar: Topsy-Turvy. Sotto-Sopra, dedicato agli autori teatrali Gilbert e Sullivan, e Turner, il biopic sul grande pittore britannico. Ma è curioso che Peterloo, il cui nome fu coniato per richiamare ironicamente un'altra "vittoria" del governo britannico, quella di Waterloo avvenuta soltanto quattro anni prima, proviene dall'idea di celebrare non un personaggio o un evento arcinoto, ma qualcosa che, secondo Leigh, si è ormai perduto nelle pieghe del tempo.
"Io sono cresciuto a Salford, a pochi chilometri da dove è avvenuta quella tragedia e quindi si potrebbe dire che è un film personale, eppure persino io ho ignorato questi fatti per molto tempo, come se questa strage fosse un segreto ben custodito. Così ho pensato che forse era il caso dedicare del tempo a raccontarlo, anche perché sulla vicenda non esistono altri film".
Nel descrivere l'epoca, l'autore di pellicole come Segreti e bugie o Il segreto di Vera Drake, si è dovuto documentare a fondo non soltanto sugli eventi e sulle relazioni tra i personaggi, ma anche sul linguaggio, talvolta arcaico e spesso ampolloso, utilizzato nelle tante discussioni politiche tra riformisti, conservatori, aristocratici, magistrati, proprietari terrieri, capipopolo e militari che si susseguono nella messa in scena, prima del sanguinoso epilogo.
"Le ricerche sono state approfondite, ma per fortuna ci sono moltissime testimonianze e documenti. Naturalmente per capire come si arrivò a quel giorno di agosto di 200 anni fa bisognava spiegare il contesto storico, sociale e politico, quindi è stato necessario distillare gli avvenimenti, e anche se ho dovuto per ragioni di brevità (il film dura comunque 154 minuti, ndr) eliminare alcuni aspetti importanti di questa storia, direi che ho scelto quelli fondamentali per la comprensione: ad esempio dovevo assolutamente mostrare all'inizio del film i tre magistrati che sentenziano pene molto severe come l'impiccagione o l'espulsione in Australia per reati davvero minimi, come il furto di una pagnotta. Fatti che sembrano esagerati, ma che abbiamo ritrovato in documenti dell'epoca".
Quanto al lavoro con gli attori, vestiti e acconciati in maniera impeccabile e inquadrati in composizioni pittoriche di rara bellezza, Leigh spiega di aver tenuto fede al proprio modo di agire sul set, affinato in 48 anni di carriera: "Non scrivo una sceneggiatura da dare agli attori, ma interagisco con loro per costruire i personaggi, attraverso molte improvvisazioni, anche se alcuni dialoghi ricalcano esattamente quanto pronunciato storicamente. Solo dopo aver fatto molte prove sul set, si arriva a una versione soddisfacente della scena".
La tensione accumulata per tutto il film erompe alla fine nelle sequenze del massacro: "Volevo la libertà di scoprire come girare quegli eventi sul set, e così ho insistito perché non ci fossero storyboard che stabilissero a priori le inquadrature. Ho anche evitato troppe riprese dall'alto, perché volevo stare vicino ai personaggi, in mezzo alla folla, tra gli oratori, volevo mostrare la violenza da vicino. Per me questo ha un significato filosofico, perché non vedo quelle persone in modo fascista come una massa, per me sono tutti individui".
È interessante notare che, nell'affermare il bisogno di maggiore democrazia, i capi dell'assemblea facciano riferimento al principio dell'"una testa un voto". "Purtroppo" afferma amaramente il regista inglese "questa idea delle persone comuni che una volta al potere non corrispondono più all'immagine e agli ideali affermati prima di essere eletti non è nuova: Hitler è stato eletto con una larga maggioranza prima di diventare il dittatore che è stato. La questione è complessa, ma credo che chi ottiene il potere abbia una spiccata capacità di dimenticarsi troppo presto cosa sia la democrazia".
Se una speranza di salvezza esiste, sembra suggerire il film, è attraverso l'informazione: i reporter dell'epoca diedero grande eco a fatti che altrimenti sarebbero rimasti ignoti, e proprio da quegli eventi nacque il Manchester Observer, progenitore dell'attuale Guardian. "Scartabellando gli archivi" dice Leigh "mi ha colpito l'accuratezza, la quantità di dettagli e la complessità degli articoli su Peterloo. La stampa all'epoca era lenta, eppure la notizia si diffuse con relativa celerità. E aveva il compito di raccontare i fatti non solo a chi quel giorno non c'era, ma persino a chi era presente, però troppo lontano dal carro degli oratori e non era in grado di udirne la voce. Nel rappresentare questi fatti volevo sottolineare la purezza di quei reportage, che al di là del punto di vista sposato, erano comunque molto seri e meticolosi. Oggi la diffusione delle notizie è molto dissipata e complessa, e ci sono forse troppi media, cosa che rende difficile orientarsi. Quando ho fatto i miei primi film per la tv, tra il '72 e l'84, c'erano solo tre canali nel Regno Unito, mentre oggi sono decine: molti trasmettono roba di pessima qualità, a cui va aggiunto il caos che creano i social media. Il giornalismo è fondamentale, e oggi è sicuramente a rischio, ma credo che dovrebbe guardare a quella lezione per recuperare parte della propria autorevolezza".
Sul Venerdì del 1° marzo 2019