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La disuguaglianza fa male alla salute

Dove la disparità di reddito è alta si soffre di più di obesità, ansia, depressione, ludopatia, diabete... Perché, spiegano due epidemiologi,  l'ingiustizia sociale è contro natura
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Si insinua tra le persone, logora l'organismo e riduce la nostra capacità di contribuire alla vita della collettività: è la disuguaglianza, che quando è accentuata provoca, come se fosse una vera malattia, danni accertabili dagli epidemiologi. E proprio due di loro,  Richard Wilkinson e Kate Pickett, docenti all'Università di  York, sviscerano il problema nel saggio L'equilibrio dell'anima (Feltrinelli). Per la loro analisi hanno raffrontato i dati sulla disuguaglianza di reddito all'interno delle nazioni, fotografata dai report dell'Onu, e i problemi di salute segnalati dall'Oms. Trovando uno schema ricorrente: "Ansia e depressione sono cresciute negli ultimi decenni in molti Paesi sviluppati. E in quelli con maggiore disparità di redditi l'aspettativa di vita è più bassa, i tassi di mortalità infantile sono più alti, la percentuale di gravidanze adolescenziali è…
Si insinua tra le persone, logora l'organismo e riduce la nostra capacità di contribuire alla vita della collettività: è la disuguaglianza, che quando è accentuata provoca, come se fosse una vera malattia, danni accertabili dagli epidemiologi. E proprio due di loro,  Richard Wilkinson e Kate Pickett, docenti all'Università di  York, sviscerano il problema nel saggio L'equilibrio dell'anima (Feltrinelli). Per la loro analisi hanno raffrontato i dati sulla disuguaglianza di reddito all'interno delle nazioni, fotografata dai report dell'Onu, e i problemi di salute segnalati dall'Oms. Trovando uno schema ricorrente: "Ansia e depressione sono cresciute negli ultimi decenni in molti Paesi sviluppati. E in quelli con maggiore disparità di redditi l'aspettativa di vita è più bassa, i tassi di mortalità infantile sono più alti, la percentuale di gravidanze adolescenziali è sei volte maggiore, e sono più diffusi problemi come l'obesità, l'uso di droghe e la violenza" spiega Kate Pickett. "Non sono semplici correlazioni, ma relazioni di causa-effetto, convalidate da decine di studi". Tra queste, preoccupano soprattutto quelle che riguardano i bambini: "Il reddito familiare influisce sul loro sviluppo cognitivo più dell'essere cresciuti da un solo genitore, o della depressione materna" sottolinea Pickett. "E l'indice del benessere infantile calcolato dall'Unicef - che tiene conto di fattori come la salute, l'autopercezione del benessere, la sicurezza - è correlato alla disuguaglianza dei redditi: per esempio negli Usa, in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda, dove c'è una forte disparità di redditi tra classi sociali, è più basso che in Norvegia, Svezia, Germania e Giappone".

I problemi sono sia per la salute fisica, che per quella psichica: "Un nostro articolo del 2010 sul British Journal of Psychiatry mostrava che la maggiore iniquità economica è associata a una più alta diffusione di malattie mentali: in Giappone e Germania meno di una persona su dieci aveva sofferto di un disturbo psichico di qualche genere nell'ultimo anno, mentre in Gran Bretagna e Australia il dato era di uno su cinque e negli Usa di uno su quattro. Una conferma è venuta da uno studio più recente, pubblicato nel 2017 su Lancet Psychiatry, che ha aggregato 27 ricerche: è risultato che i tassi di malattia mentale sono più alti dove c'è meno equità" dice Wilkinson.

"La disuguaglianza rende anche più antisociali. Gli studi dell'epidemiologo Frank Elgar (Mc Gill University, Montreal) mostrano che nelle scuole degli Stati più diseguali c'è un tasso di bullismo 10-12 volte superiore rispetto alle altre. Perché i bambini crescono in un ambiente dove le gerarchie e le sopraffazioni sono più evidenti". Ad aggravare queste tensioni è l'urbanizzazione: "Oggi viviamo per lo più in grandi città, dove non c'è una reale comunità ma una società atomizzata e dobbiamo sforzarci di fare buona impressione su centinaia di sconosciuti" spiega Pickett. "Siamo più esposti alle valutazioni altrui, e questo può rendere sociofobici coloro che avvertono il confronto sociale come fonte di umiliazione".

Usando i dati relativi a oltre 35 mila adulti di 31 nazioni, i sociologi Richard Layte (Trinity College Dublino) e Christopher Whelan (University College Dublino) hanno trovato che nei Paesi meno votati all'uguaglianza di reddito, come Romania, Polonia e Portogallo, l'ansia da status - quella che si può evincere da domande come "ti senti guardato dall'alto in basso a causa del tuo lavoro o stipendio?" - è più alta che nei Paesi più egualitari come Danimarca, Svezia, Slovenia e Malta. E ciò aumenta lo stress, misurabile dal livello dell'ormone cortisolo nel sangue.

Due psicologhe dell'University of California, Sally Dickerson e Margaret Kemeny, hanno analizzato 208 studi scoprendo che le attività che più fanno impennare - fino a tre volte tanto - il cortisolo sono quelle che comprendono la "minaccia socio-valutativa", ovvero quelle in cui l'autostima è messa a rischio dal giudizio negativo degli altri. "Non tutti reagiscono a questo stress chiudendosi nel loro guscio: c'è anche chi, all'opposto, sente il bisogno di proiettare un'immagine di successo facendosi avviluppare dal consumismo, e dal gioco d'azzardo" spiega Wilkinson. "A partire da uno studio del 2012, che mostra le percentuali di persone affette da ludopatia, abbiamo trovato un'associazione forte tra queste stime e la disparità di reddito. Per esempio negli Usa e a Singapore la ludopatia da gioco d'azzardo ha una diffusione più che tripla rispetto a Norvegia e Danimarca. Probabilmente perché l'azzardo è visto come un modo per risalire la scala sociale".

Ci sono poi tanti che si rifugiano in un rapporto malsano con il cibo. "L'assunzione calorica pro capite, la percentuale di obesità di uomini e donne e la mortalità per diabete è più alta nei Paesi meno equi" sottolinea Pickett. "E sembra una conseguenza del vivere in una società più gerarchica, come abbiamo riportato in uno studio sul Journal of Epidemiology & Community Health".

Una spiegazione a tutto questo viene anche dalla nostra storia evolutiva: "Per oltre il 90 per cento del tempo in cui abbiamo avuto un cervello delle dimensioni odierne, l'uguaglianza è stata la norma" dice Pickett. "Abbiamo vissuto per quasi tutto il tempo della nostra specie in gruppi di cacciatori-raccoglitori dove l'equità veniva garantita rimettendo in riga - con lo sbeffeggio o l'ostracismo - gli individui che assumevano un comportamento dominante". Una bella differenza con l'oggi: secondo un report del 2018 dell'Economic Policy Institute, i Ceo delle prime 350 aziende americane guadagnano 312 volte più della media dei loro dipendenti.

Se da un lato il nostro Dna non ha avuto un tempo sufficiente per adattarsi a differenze così marcate - i sistemi classisti veri e propri hanno iniziato ad apparire solo 5.500 anni fa nelle società agricole densamente popolate in Mesopotamia - esistono dei meccanismi evolutivi molto più rapidi, che però si rivelano un'arma a doppio taglio. "L'esperienza soggettiva dell'ambiente in cui viviamo può influenzare l'espressione dei geni: attivandone alcuni e disattivandone altri" spiega Wilkinson. "È un meccanismo che aiuta ad adattarsi all'ambiente in cui si è nati. Ed è stato utile nel nostro passato di cacciatori-raccoglitori, dove si cresceva all'aperto, in mezzo a tutti gli adulti, e quindi già dalle prime esperienze i bambini avevano un assaggio veritiero di quella che sarebbe stata la vita sociale futura. Oggi, però, l'ambiente familiare moderno, nucleare e "chiuso", non è più rappresentativo di ciò che il bambino incontrerà da adulto. Chi cresce con genitori alcolisti o violenti può predisporsi, tramite queste influenze epigenetiche, a essere diffidente e sociofobico, compromettendo ancora di più le sue possibilità di successo".

Allo stesso modo  possono essere dannosi gli stereotipi. In un esperimento pubblicato da economisti della Banca Mondiale, 321 undicenni indiani di casta alta e 321 di casta bassa dovevano risolvere degli indovinelli. "All'inizio i bambini non conoscevano l'estrazione sociale di tutti gli altri, e quelli di casta bassa hanno ottenuto risultati leggermente migliori. Quando però le appartenenze di casta sono state rivelate, gli appartenenti alla casta bassa hanno avuto una performance nettamente peggiore" spiega Wilkinson. "È una dimostrazione della cosiddetta "minaccia dello stereotipo": se sai di appartenere a un gruppo che gli altri considerano inferiore, ti comporterai di conseguenza".           

Sul Venerdì dell'8 marzo 2019