Quando gli spettri invasero l'Europa
Marco Cicala , dal nostro inviato MARCO CICALACentocinquanta anni fa moriva Allan Kardec, padre dello spiritismo moderno. Una moda che conquistò potenti e intellettuali. E ha ancora i suoi fan. Ritorno su un’ipnosi collettiva
PARIGI. Primule, rose, ciclamini, tulipani. La sua tomba, a forma di dolmen, è tra le più lussureggianti del Père Lachaise, il cimitero degli illustri. Il busto di monsieur Kardec vi fissa con sguardo intenso, ispirato, giusto un filo inquietante. Sulla pietra sono scolpite frasi arcane, tipo: "Nascere, morire, rinascere ancora e progredire senza sosta. È questa la legge". Nascosto sul retro del masso, un cartello invita i fan ad astenersi da manifestazioni di devozione troppo vistose: accendere candele o accostare le mani in preghiera sulla lapide del Maestro. Allan Kardec, al secolo Hippolyte Léon Denizard Rivail, moriva a Parigi il 31 marzo di 150 anni fa lasciandosi dietro una vedova, nessun figlio, ma legioni di seguaci inconsolabili.
Era stato il padre dello spiritismo moderno, aveva elettrizzato un'epoca intera scovando - a suo dire - il cunicolo segreto che avrebbe infine permesso ai vivi di comunicare con i morti, di scoprire …
Era stato il padre dello spiritismo moderno, aveva elettrizzato un'epoca intera scovando - a suo dire - il cunicolo segreto che avrebbe infine permesso ai vivi di comunicare con i morti, di scoprire …
PARIGI. Primule, rose, ciclamini, tulipani. La sua tomba, a forma di dolmen, è tra le più lussureggianti del Père Lachaise, il cimitero degli illustri. Il busto di monsieur Kardec vi fissa con sguardo intenso, ispirato, giusto un filo inquietante. Sulla pietra sono scolpite frasi arcane, tipo: "Nascere, morire, rinascere ancora e progredire senza sosta. È questa la legge". Nascosto sul retro del masso, un cartello invita i fan ad astenersi da manifestazioni di devozione troppo vistose: accendere candele o accostare le mani in preghiera sulla lapide del Maestro. Allan Kardec, al secolo Hippolyte Léon Denizard Rivail, moriva a Parigi il 31 marzo di 150 anni fa lasciandosi dietro una vedova, nessun figlio, ma legioni di seguaci inconsolabili.
Era stato il padre dello spiritismo moderno, aveva elettrizzato un'epoca intera scovando - a suo dire - il cunicolo segreto che avrebbe infine permesso ai vivi di comunicare con i morti, di scoprire che fanno, a che pensano, insomma come se la passano di là. Mica poco. E infatti, non solo in Francia, le associazioni kardechiane - una nebulosa difficilmente sondabile - si apprestano oggi a commemorare le Grand Maître con i dovuti onori. In programma simposi, workshop, sedute di magnetismo, mostre di arte medianica, reading di poesia, sempre medianica... Nulla di tenebroso, tutto in un'atmosfera bon enfant, alla mano, assicurano. Del resto, ricordano, il capostipite mai si volle stregone, mago, profeta o men che meno messia, bensì "scienziato".
Ma che ci azzecca la scienza con lo spiritismo, i medium, gli ectoplasmi? Ci azzecca molto più di quanto non si sia portati a credere. Léon Rivail non era uno spacciatore di pozioni portentose nelle fiere di provincia. Era nato a Lione, città esoterica, nel 1804, da famiglia borghese tanto solida quanto emancipata. A dieci anni lo spediscono in Svizzera a studiare con Pestalozzi, pedagogo rousseauiano all'avanguardia. Lui ne ammira a tal punto gli insegnamenti da diventare a sua volta educatore. Fino alla cinquantina si guadagna da vivere scrivendo e diffondendo in proprio manuali di grammatica, bello stile, aritmetica. Poi la folgorazione: durante una seduta spiritica a Parigi vede tavoli che piroettano, zompano, corrono. Non si riprenderà mai più dall'emozione.
Pochi giorni dopo, uno spirito di epoca celtica, tale Zéphyr, lo abborda e gli sussurra: "Noi due ci siamo conosciuti molti secoli fa. Tu eri druido e ti chiamavi Allan Kardec". Lo pseudonimo è servito. Ma, deista di formazione razionalista, Léon/Allan cerca di tenere a briglia corta l'entusiasmo: scevera, pondera, studia. Una notte che è curvo sulla scrivania nell'appartamento di rue des Martyrs sente possenti colpi contro il muro; anche sua moglie Amélie li avverte. Non sono i vicini di casa che rognano: è un preciso segnale di investitura con cui dall'aldilà si invita il signor Rivail a proseguire senza indugi in quella che si va già configurando come un'alta e delicatissima missione conoscitiva.
Nel 1857 escono, sollevando poderoso scandalo, i Fiori del male di Baudelaire e Madame Bovary di Flaubert. Nello stesso anno Kardec debutta nella letteratura occultistica con Il libro degli spiriti, subito bestseller. Nelle pagine iniziali si spiega: "Spiritismo è la credenza nelle relazioni fra mondo materiale e mondo invisibile".
Naturalmente non è stato Rivail a scoprire quelle relazioni su cui gli uomini arzigogolano da millenni, ma sarà lui il primo a codificarle in una specie di sistema, a strutturarle in una dottrina che si vorrebbe d'impronta "scientifica", "sperimentale", e che a velocità impressionante si propagherà dall'Europa alla Russia, dal Medio Oriente fino al Sudamerica, radicandosi soprattutto in Brasile, dove oggi gli spiritisti di obbedienza variamente kardechiana vengono stimati in venti milioni. Venti. Avete letto bene.
"Di brasiliani ne vengono tanti. Di solito non lasciano fiori, ma foglietti con su scritte parole affettuose di ringraziamento o preghiera" mi dice al Père Lachaise la signora che due volte a settimana provvede a tenere in ordine la tomba e a raccogliere quei biglietti. In Francia gli aficionados di Kardec sono ormai pressoché invisibili, ma nell'Ottocento il suo verbo convinse tra 600 mila e un milione di persone.
L'uragano spiritistico era partito dall'America protestante. Nel 1847 a Hydesville (Stato di New York) le sorelle Fox odono picchiare oscuramente su muri e mobili della fattoria in cui vivono con i genitori. Rispondendo alle percussioni scoprono che mediante sapienti tocchi e ritocchi si possono intavolare conversazioni con le misteriose entità. Reinterpretato in chiave soprannaturale, è un po' il principio del telegrafo e del Codice Morse, non per niente inventati in quel medesimo scorcio di secolo.
Il successo della trovata assumerà presto le dimensioni di una gigantesca allucinazione collettiva. E di un affare troppo succulento per non essere esportato. I primi medium statunitensi approdano in Europa passando da Germania e Inghilterra. Scoppia la moda dei tavolini rotanti, degli illuminati che scrivono sotto dettatura ultraterrena, delle sedute medianiche come nuovo gioco di società. "È una febbre, un'epidemia" strillano i giornali. La Chiesa è in allarme, teme che si stia confezionando un purgatorio fai-da-te, privo di imprimatur clericale. "L'Europa è tutta un girare di tavolini" ammonisce Civiltà cattolica, con percepibile giramento.
Gli spiriti finiscono per atterrare anche in Francia. Siamo nella temperie vulcanica del Secondo Impero, col suo dirigismo Napoleone III ha catapultato il Paese nella rivoluzione industriale, ma strozzando le libertà politiche. Fioccano nuove banche e grandi opere, impazzano la religione positivista e il culto miracolistico del Progresso, mentre il romanticismo entra in fase macabro-paragnostica e, seppur giovane, l'arte fotografica si ritiene già abbastanza avanzata da poter catturare l'invisibile: sulle stampe c'è chi comincia a scorgere aloni spettrali, ombre inspiegabili, enigmatiche lattescenze.
È in quella mischia, in quella ressa di idee che Kardec scava il suo passaggio a nord-ovest verso il regno dei morti. Per lui non c'è attrito tra razionalismo e spiritismo, il secondo è emanazione del primo. La Raison va spinta oltre i territori del materialismo scientista: nulla ormai dovrà più sfuggire al suo dominio, nemmeno l'aldilà. L'uomo, assicura Rivail, è un assemblaggio di tre componenti: un corpo mortale, un'anima che gli sopravvive, e un "perispirito", cioè una sorta di involucro, di guaina, di calzamaglia che avvolge lo spirito e gli consente di continuare ad agire post mortem sulla materia, ossia di manifestarsi, dispensando avveduti consigli agli umani.
Ma nelle quattrocento e rotte pagine del Livre des Esprits, una lettura a suo modo travolgente, i capitoli più sbalorditivi sono forse quelli in cui monsieur Allan descrive l'organizzazione dell'oltretomba. Non stupisce che il suo aldilà sia una trasfigurazione della nuova società industriale, ma casomai che la trasfiguri così poco. Quasi a riflesso dell'imperativo lavorista, tra i morti di Kardec non è ammesso riposo: suddivisi in ordini di perfezione che ricordano le classi, gli spiriti sono indaffaratissimi, sempre in movimento, vogliono rendersi utili ai vivi e a se stessi, salire di grado, progredire; quelli pigri si autocondannano al tormento, l'ozio equivale a "eterno supplizio".
È come se Rivail proiettasse nell'altro mondo l'utopia produttivista che il suo grande ispiratore, Claude-Henri de Rouvroy conte de Saint-Simon, aveva vagheggiato per l'aldiquà: la vita collettiva ordinata in forma di fabbrica, azienda armonica, solidale, esente da conflitti, con borghesia e proletariato mano nella mano e sguardo fisso allo sviluppo, al benessere per tutti. Però chi si ferma è perduto, proscritto, in odore di parassitismo. E parassiti erano i vecchi ceti oziosi dell'Ancien régime che la Modernità ha disarcionato. L'egoismo asociale è il maggiore ostacolo al Progresso, confermano gli spiriti di Kardec.
E tuttavia il neo-druido non ha nulla del fosco moralizzatore. Pochi capelli, ma folti baffi e favoriti, amante della lirica e della buona tavola, monsieur Allan è un brav'uomo con una faccia da orsetto lavoratore, da travet della divulgazione. Non essendo dotato di superpoteri, si appoggia a una pattuglia di medium, per lo più donne, che gli recapitano messaggi dal mondo dei trapassati. Decifrandoli e mettendoli in ordine, lui ambisce a costruire una "filosofia" filantropica di felice alleanza tra vivi e defunti, visibile e invisibile.
Benché all'inizio ne sia rimasto irretito, Kardec intende chiamarsi fuori dal teatrino dei tavoli che ballano il tip tap, dei fantasmi da Grand Guignol, della negromanzia un tanto al chilo. Nel '58 fonda la severa Revue Spirite, "Giornale di studi psicologici e spiritualismo sperimentale". Ma il medianismo-spettacolo è duro a morire.
Ancora pochi anni dopo, in un reportage tra il popolo del paranormale, il grande cronista della vita parigina Jules Claretie riferiva di appartamenti quasi sempre situati ai piani alti ("perché gli spiriti amano la vicinanza col cielo"), e gremiti di gente che sgomita sporgendosi verso grappoli di medium. "Occhi al soffitto e matita in mano", i sensitivi scrivono "qualsiasi elucubrazione" gli passi per la capa. L'aria è carica di afrori, il pubblico promiscuo, denso di "figures bizarres": omaccioni, vecchie megere dallo sguardo predace, giovani stralunati e macilenti, portinaie e borghesone, sedicenti poetesse o profetesse, artigiani e professionisti. Andandosene, il giornalista conclude, desolato: "Il meraviglioso è davvero la malattia di un'epoca che non trovando più niente che la possa soddisfare si rifugia nelle chimere, come se uno stomaco malandato e a corto di cibo si nutrisse di gin".
Quella dello spiritismo è una sbronza trasversale alle classi. Durante la trionfali tournée "apostoliche" che lo portano in giro per la Francia, Kardec acchiappa adepti specialmente nel notabilato di provincia e nella piccola borghesia con grilli metafisici, ma pure tra militari, ferrovieri, operai. Ci lucra? Solo quel tanto, senza arricchirsi. D'indole religiosa, cerca una concilazione con il cattolicesimo. Però a Barcellona, su ordine del vescovo, i suoi libri vengono bruciati in un autodafé.
Intanto a Parigi la voga medianica ha sedotto e non ancora abbandonato l'intellighenzia. Tutti pazzi per i fantasmi: da George Sand a Théophile Gautier a Victorien Sardou, il drammaturgo della Tosca, medium egli stesso nonché consigliori esoterico di Kardec. Però il vero signore degli spiriti è sua maestà Victor Hugo. Tra il 1853 e il '55, in esilio sull'isola di Jersey, il vate partecipa a sedute quasi ogni sera. Gliele allestisce l'amica sensitiva Delphine Gay che, tanto per cominciare, fa sostituire il massiccio tavolo quadrato di casa Hugo con uno tondo, più piccolo e a tre zampe, "comprato personalmente in un negozio di giocattoli" racconta Massimo Scotti nell'ottimo Storia degli spettri (Feltrinelli, 2013).
Vincendo l'iniziale scetticismo, l'autore dei Miserabili si è accostato al paranormale per lenire lo strazio causato dalla morte della figlia Léopoldine, annegata, a 19 anni e incinta, assieme al marito nel corso di una gita in barca sulla Senna. La ragazza accetta l'invito a comparire in spirito nelle riunioni medianiche. E da quel momento in poi papà Victor svalvola, perde letteralmente la testa per l'altro mondo. Siccome è tipo da sempre incline alla dismisura ("Voglio essere Chateaubriand oppure niente" annotava sul diario a 14 anni), farà le cose in grande. Alle sedute vengono convocati, rispondendo all'appello, tutti i sommi spiriti del passato. Toc-toc. Chi va là? "Eschilo". Parla! E lui si sbottona. Dice cose. Lo stesso faranno Mosè, Gesù, Maometto, Dante, Shakespeare...
In materia di spiritismo, Jersey diventa davvero l'isola dei famosi. Ma a spifferare ermetici messaggi non sono soltanto i big. Prendono la parola anche personificazioni di concetti (L'Ispirazione, La Metempsicosi, La Critica...) o di generi letterari (La Tragedia, Il Dramma, La Poesia...). Nell'edizione tascabile, i verbali di quelle stravaganti soirées pesano oggi 750 pagine. Titolo: Le livre des tables.
Come tanti repubblicani silenziati dal regime liberticida del Second Empire, anche Hugo cerca nello spiritismo una via di fuga dalle amarezze del presente. Per quel pezzo di società francese che non si è rimessa dal fallimento della rivoluzione quarantottina, la moda medianica rappresenta una forma di elaborazione della malinconia, "funziona come un vasto sfogo collettivo a provvisorio congedo dalla politica" scrive lo storico Guillaume Cuchet.
A Londra, negli stessi anni, Karl Marx - anche lui sconfitto, ma non domo - smonta trucchi e inganni del capitalismo ricorrendo a ironiche metafore sovrannaturali. Senza contare quel famoso "spettro che si aggira per l'Europa", il comunismo, nei suoi testi abbondano le presenze fantasmatiche. La società borghese "assomiglia allo stregone che non sa più controllare le potenze sotterranee da lui evocate"; la merce è "incantesimo", "arcano", "fantasmagoria"; il capitale "mostro animato che comincia a 'lavorarè come se avesse amore in corpo"...
Per Marx, l'azzimato autocrate che regna a Parigi è un "fantastico rampollo della paura borghese" davanti al proletariato. In compenso, Napoleone III non teme gli spiriti. Avido di novità, invita a corte tutti i medium di grido, e lo stesso Kardec. Che però muore nel pieno del successo. Un gossip vuole che si sarebbe ucciso perché la sua medium più fidata confessò di avergli sempre raccontato pappole sull'aldilà. Secondo la versione ufficiale, invece, gli venne un ictus mentre si preparava a cambiare casa. E un trasloco, si sa, è sempre un colpo durissimo per tutti.
Sul Venerdì del 29 marzo 2019
Era stato il padre dello spiritismo moderno, aveva elettrizzato un'epoca intera scovando - a suo dire - il cunicolo segreto che avrebbe infine permesso ai vivi di comunicare con i morti, di scoprire che fanno, a che pensano, insomma come se la passano di là. Mica poco. E infatti, non solo in Francia, le associazioni kardechiane - una nebulosa difficilmente sondabile - si apprestano oggi a commemorare le Grand Maître con i dovuti onori. In programma simposi, workshop, sedute di magnetismo, mostre di arte medianica, reading di poesia, sempre medianica... Nulla di tenebroso, tutto in un'atmosfera bon enfant, alla mano, assicurano. Del resto, ricordano, il capostipite mai si volle stregone, mago, profeta o men che meno messia, bensì "scienziato".
Ma che ci azzecca la scienza con lo spiritismo, i medium, gli ectoplasmi? Ci azzecca molto più di quanto non si sia portati a credere. Léon Rivail non era uno spacciatore di pozioni portentose nelle fiere di provincia. Era nato a Lione, città esoterica, nel 1804, da famiglia borghese tanto solida quanto emancipata. A dieci anni lo spediscono in Svizzera a studiare con Pestalozzi, pedagogo rousseauiano all'avanguardia. Lui ne ammira a tal punto gli insegnamenti da diventare a sua volta educatore. Fino alla cinquantina si guadagna da vivere scrivendo e diffondendo in proprio manuali di grammatica, bello stile, aritmetica. Poi la folgorazione: durante una seduta spiritica a Parigi vede tavoli che piroettano, zompano, corrono. Non si riprenderà mai più dall'emozione.
Pochi giorni dopo, uno spirito di epoca celtica, tale Zéphyr, lo abborda e gli sussurra: "Noi due ci siamo conosciuti molti secoli fa. Tu eri druido e ti chiamavi Allan Kardec". Lo pseudonimo è servito. Ma, deista di formazione razionalista, Léon/Allan cerca di tenere a briglia corta l'entusiasmo: scevera, pondera, studia. Una notte che è curvo sulla scrivania nell'appartamento di rue des Martyrs sente possenti colpi contro il muro; anche sua moglie Amélie li avverte. Non sono i vicini di casa che rognano: è un preciso segnale di investitura con cui dall'aldilà si invita il signor Rivail a proseguire senza indugi in quella che si va già configurando come un'alta e delicatissima missione conoscitiva.
Nel 1857 escono, sollevando poderoso scandalo, i Fiori del male di Baudelaire e Madame Bovary di Flaubert. Nello stesso anno Kardec debutta nella letteratura occultistica con Il libro degli spiriti, subito bestseller. Nelle pagine iniziali si spiega: "Spiritismo è la credenza nelle relazioni fra mondo materiale e mondo invisibile".
Naturalmente non è stato Rivail a scoprire quelle relazioni su cui gli uomini arzigogolano da millenni, ma sarà lui il primo a codificarle in una specie di sistema, a strutturarle in una dottrina che si vorrebbe d'impronta "scientifica", "sperimentale", e che a velocità impressionante si propagherà dall'Europa alla Russia, dal Medio Oriente fino al Sudamerica, radicandosi soprattutto in Brasile, dove oggi gli spiritisti di obbedienza variamente kardechiana vengono stimati in venti milioni. Venti. Avete letto bene.
"Di brasiliani ne vengono tanti. Di solito non lasciano fiori, ma foglietti con su scritte parole affettuose di ringraziamento o preghiera" mi dice al Père Lachaise la signora che due volte a settimana provvede a tenere in ordine la tomba e a raccogliere quei biglietti. In Francia gli aficionados di Kardec sono ormai pressoché invisibili, ma nell'Ottocento il suo verbo convinse tra 600 mila e un milione di persone.
L'uragano spiritistico era partito dall'America protestante. Nel 1847 a Hydesville (Stato di New York) le sorelle Fox odono picchiare oscuramente su muri e mobili della fattoria in cui vivono con i genitori. Rispondendo alle percussioni scoprono che mediante sapienti tocchi e ritocchi si possono intavolare conversazioni con le misteriose entità. Reinterpretato in chiave soprannaturale, è un po' il principio del telegrafo e del Codice Morse, non per niente inventati in quel medesimo scorcio di secolo.
Il successo della trovata assumerà presto le dimensioni di una gigantesca allucinazione collettiva. E di un affare troppo succulento per non essere esportato. I primi medium statunitensi approdano in Europa passando da Germania e Inghilterra. Scoppia la moda dei tavolini rotanti, degli illuminati che scrivono sotto dettatura ultraterrena, delle sedute medianiche come nuovo gioco di società. "È una febbre, un'epidemia" strillano i giornali. La Chiesa è in allarme, teme che si stia confezionando un purgatorio fai-da-te, privo di imprimatur clericale. "L'Europa è tutta un girare di tavolini" ammonisce Civiltà cattolica, con percepibile giramento.
Gli spiriti finiscono per atterrare anche in Francia. Siamo nella temperie vulcanica del Secondo Impero, col suo dirigismo Napoleone III ha catapultato il Paese nella rivoluzione industriale, ma strozzando le libertà politiche. Fioccano nuove banche e grandi opere, impazzano la religione positivista e il culto miracolistico del Progresso, mentre il romanticismo entra in fase macabro-paragnostica e, seppur giovane, l'arte fotografica si ritiene già abbastanza avanzata da poter catturare l'invisibile: sulle stampe c'è chi comincia a scorgere aloni spettrali, ombre inspiegabili, enigmatiche lattescenze.
È in quella mischia, in quella ressa di idee che Kardec scava il suo passaggio a nord-ovest verso il regno dei morti. Per lui non c'è attrito tra razionalismo e spiritismo, il secondo è emanazione del primo. La Raison va spinta oltre i territori del materialismo scientista: nulla ormai dovrà più sfuggire al suo dominio, nemmeno l'aldilà. L'uomo, assicura Rivail, è un assemblaggio di tre componenti: un corpo mortale, un'anima che gli sopravvive, e un "perispirito", cioè una sorta di involucro, di guaina, di calzamaglia che avvolge lo spirito e gli consente di continuare ad agire post mortem sulla materia, ossia di manifestarsi, dispensando avveduti consigli agli umani.
Ma nelle quattrocento e rotte pagine del Livre des Esprits, una lettura a suo modo travolgente, i capitoli più sbalorditivi sono forse quelli in cui monsieur Allan descrive l'organizzazione dell'oltretomba. Non stupisce che il suo aldilà sia una trasfigurazione della nuova società industriale, ma casomai che la trasfiguri così poco. Quasi a riflesso dell'imperativo lavorista, tra i morti di Kardec non è ammesso riposo: suddivisi in ordini di perfezione che ricordano le classi, gli spiriti sono indaffaratissimi, sempre in movimento, vogliono rendersi utili ai vivi e a se stessi, salire di grado, progredire; quelli pigri si autocondannano al tormento, l'ozio equivale a "eterno supplizio".
È come se Rivail proiettasse nell'altro mondo l'utopia produttivista che il suo grande ispiratore, Claude-Henri de Rouvroy conte de Saint-Simon, aveva vagheggiato per l'aldiquà: la vita collettiva ordinata in forma di fabbrica, azienda armonica, solidale, esente da conflitti, con borghesia e proletariato mano nella mano e sguardo fisso allo sviluppo, al benessere per tutti. Però chi si ferma è perduto, proscritto, in odore di parassitismo. E parassiti erano i vecchi ceti oziosi dell'Ancien régime che la Modernità ha disarcionato. L'egoismo asociale è il maggiore ostacolo al Progresso, confermano gli spiriti di Kardec.
E tuttavia il neo-druido non ha nulla del fosco moralizzatore. Pochi capelli, ma folti baffi e favoriti, amante della lirica e della buona tavola, monsieur Allan è un brav'uomo con una faccia da orsetto lavoratore, da travet della divulgazione. Non essendo dotato di superpoteri, si appoggia a una pattuglia di medium, per lo più donne, che gli recapitano messaggi dal mondo dei trapassati. Decifrandoli e mettendoli in ordine, lui ambisce a costruire una "filosofia" filantropica di felice alleanza tra vivi e defunti, visibile e invisibile.
Benché all'inizio ne sia rimasto irretito, Kardec intende chiamarsi fuori dal teatrino dei tavoli che ballano il tip tap, dei fantasmi da Grand Guignol, della negromanzia un tanto al chilo. Nel '58 fonda la severa Revue Spirite, "Giornale di studi psicologici e spiritualismo sperimentale". Ma il medianismo-spettacolo è duro a morire.
Ancora pochi anni dopo, in un reportage tra il popolo del paranormale, il grande cronista della vita parigina Jules Claretie riferiva di appartamenti quasi sempre situati ai piani alti ("perché gli spiriti amano la vicinanza col cielo"), e gremiti di gente che sgomita sporgendosi verso grappoli di medium. "Occhi al soffitto e matita in mano", i sensitivi scrivono "qualsiasi elucubrazione" gli passi per la capa. L'aria è carica di afrori, il pubblico promiscuo, denso di "figures bizarres": omaccioni, vecchie megere dallo sguardo predace, giovani stralunati e macilenti, portinaie e borghesone, sedicenti poetesse o profetesse, artigiani e professionisti. Andandosene, il giornalista conclude, desolato: "Il meraviglioso è davvero la malattia di un'epoca che non trovando più niente che la possa soddisfare si rifugia nelle chimere, come se uno stomaco malandato e a corto di cibo si nutrisse di gin".
Quella dello spiritismo è una sbronza trasversale alle classi. Durante la trionfali tournée "apostoliche" che lo portano in giro per la Francia, Kardec acchiappa adepti specialmente nel notabilato di provincia e nella piccola borghesia con grilli metafisici, ma pure tra militari, ferrovieri, operai. Ci lucra? Solo quel tanto, senza arricchirsi. D'indole religiosa, cerca una concilazione con il cattolicesimo. Però a Barcellona, su ordine del vescovo, i suoi libri vengono bruciati in un autodafé.
Intanto a Parigi la voga medianica ha sedotto e non ancora abbandonato l'intellighenzia. Tutti pazzi per i fantasmi: da George Sand a Théophile Gautier a Victorien Sardou, il drammaturgo della Tosca, medium egli stesso nonché consigliori esoterico di Kardec. Però il vero signore degli spiriti è sua maestà Victor Hugo. Tra il 1853 e il '55, in esilio sull'isola di Jersey, il vate partecipa a sedute quasi ogni sera. Gliele allestisce l'amica sensitiva Delphine Gay che, tanto per cominciare, fa sostituire il massiccio tavolo quadrato di casa Hugo con uno tondo, più piccolo e a tre zampe, "comprato personalmente in un negozio di giocattoli" racconta Massimo Scotti nell'ottimo Storia degli spettri (Feltrinelli, 2013).
Vincendo l'iniziale scetticismo, l'autore dei Miserabili si è accostato al paranormale per lenire lo strazio causato dalla morte della figlia Léopoldine, annegata, a 19 anni e incinta, assieme al marito nel corso di una gita in barca sulla Senna. La ragazza accetta l'invito a comparire in spirito nelle riunioni medianiche. E da quel momento in poi papà Victor svalvola, perde letteralmente la testa per l'altro mondo. Siccome è tipo da sempre incline alla dismisura ("Voglio essere Chateaubriand oppure niente" annotava sul diario a 14 anni), farà le cose in grande. Alle sedute vengono convocati, rispondendo all'appello, tutti i sommi spiriti del passato. Toc-toc. Chi va là? "Eschilo". Parla! E lui si sbottona. Dice cose. Lo stesso faranno Mosè, Gesù, Maometto, Dante, Shakespeare...
In materia di spiritismo, Jersey diventa davvero l'isola dei famosi. Ma a spifferare ermetici messaggi non sono soltanto i big. Prendono la parola anche personificazioni di concetti (L'Ispirazione, La Metempsicosi, La Critica...) o di generi letterari (La Tragedia, Il Dramma, La Poesia...). Nell'edizione tascabile, i verbali di quelle stravaganti soirées pesano oggi 750 pagine. Titolo: Le livre des tables.
Come tanti repubblicani silenziati dal regime liberticida del Second Empire, anche Hugo cerca nello spiritismo una via di fuga dalle amarezze del presente. Per quel pezzo di società francese che non si è rimessa dal fallimento della rivoluzione quarantottina, la moda medianica rappresenta una forma di elaborazione della malinconia, "funziona come un vasto sfogo collettivo a provvisorio congedo dalla politica" scrive lo storico Guillaume Cuchet.
A Londra, negli stessi anni, Karl Marx - anche lui sconfitto, ma non domo - smonta trucchi e inganni del capitalismo ricorrendo a ironiche metafore sovrannaturali. Senza contare quel famoso "spettro che si aggira per l'Europa", il comunismo, nei suoi testi abbondano le presenze fantasmatiche. La società borghese "assomiglia allo stregone che non sa più controllare le potenze sotterranee da lui evocate"; la merce è "incantesimo", "arcano", "fantasmagoria"; il capitale "mostro animato che comincia a 'lavorarè come se avesse amore in corpo"...
Per Marx, l'azzimato autocrate che regna a Parigi è un "fantastico rampollo della paura borghese" davanti al proletariato. In compenso, Napoleone III non teme gli spiriti. Avido di novità, invita a corte tutti i medium di grido, e lo stesso Kardec. Che però muore nel pieno del successo. Un gossip vuole che si sarebbe ucciso perché la sua medium più fidata confessò di avergli sempre raccontato pappole sull'aldilà. Secondo la versione ufficiale, invece, gli venne un ictus mentre si preparava a cambiare casa. E un trasloco, si sa, è sempre un colpo durissimo per tutti.
Sul Venerdì del 29 marzo 2019