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Il tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, aperto di recente a Roma: è il primo in Italia, il 162° nel mondo (2019 by Intellectual Reserve, Inc. All rights reserved) 

I mormoni del tempio accanto

Chi sono i fedeli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e come hanno vissuto l’apertura del grande complesso religioso alle porte di Roma? Reportage di un profano
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ROMA. Qualcuno ha sentito parlare dei mormoni perché ha letto Uno studio in rosso, il primo romanzo di Sherlock Holmes. Il detective riesce a legare una serie di delitti londinesi a una torbida storia di vendetta cominciata nel lontano West, durante l'epica traversata che i Santi degli Ultimi Giorni - questo il loro nome ufficiale - intrapresero nel 1846, dopo l'uccisione di Joseph Smith, il primo profeta: 1.600 chilometri tra montagne e deserti fino all'inospitale Utah, dove fondarono Salt Lake City. Qualcuno li associa ancora alla poligamia, anche se l'hanno abbandonata da più di cent'anni (salvo poche frange dissidenti). Altri sanno della loro credenza nel battesimo degli antenati, che li ha portati a ricopiare gli archivi anagrafici di tutto il mondo, tanto che sono considerati i maggiori esperti mondiali di genealogia.

Io non ne so molto di più quando sento che a Roma sta per aprire un tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi d…
ROMA. Qualcuno ha sentito parlare dei mormoni perché ha letto Uno studio in rosso, il primo romanzo di Sherlock Holmes. Il detective riesce a legare una serie di delitti londinesi a una torbida storia di vendetta cominciata nel lontano West, durante l'epica traversata che i Santi degli Ultimi Giorni - questo il loro nome ufficiale - intrapresero nel 1846, dopo l'uccisione di Joseph Smith, il primo profeta: 1.600 chilometri tra montagne e deserti fino all'inospitale Utah, dove fondarono Salt Lake City. Qualcuno li associa ancora alla poligamia, anche se l'hanno abbandonata da più di cent'anni (salvo poche frange dissidenti). Altri sanno della loro credenza nel battesimo degli antenati, che li ha portati a ricopiare gli archivi anagrafici di tutto il mondo, tanto che sono considerati i maggiori esperti mondiali di genealogia.

Io non ne so molto di più quando sento che a Roma sta per aprire un tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni; il primo in Italia, il centosessantaduesimo nel mondo. Così mi prenoto per la visita guidata e mi metto in macchina in direzione Bufalotta-Settebagni, periferia nord della capitale. È un quartiere di vecchie casette ex abusive e palazzi nuovi sorti intorno a un centro commerciale. Il navigatore dice di percorrere viale Sora Lella per poi imboccare viale Ave Ninchi, e la mente vola alla sensibilità pop dell'ex sindaco Veltroni. Ed eccolo lì, dietro una curva, il Tempio: grande, bianco, gli ampi fianchi tondeggianti, due guglie invece squadrate, che ricordano in piccolo l'Empire State Building o altri grattacieli inizio '900. In lontananza brilla l'insegna dell'Ikea. Straniante.

Si lascia la macchina nel parcheggio di un centro sportivo e si accede al complesso (sei ettari, con una vasta piazza, curatissimi giardini, altri edifici adibiti a cappella, centro visitatori, foresteria). Ad accogliere me e gli altri curiosi, due ragazze californiane e un anziano che viene dall'Abruzzo. "Anziano", imparerò, è il titolo che spetta a chi viene ordinato al secondo livello del sacerdozio mormone; al primo accedono tutti i maschi al compimento del dodicesimo anno. Le donne non ricoprono cariche sacerdotali ma possono partire missionarie: il loro titolo è "sorella". Tutti gli addetti all'accoglienza sono volontari, accorsi qui a proprie spese dalle comunità di tutta Italia e non solo. Alcuni, sorridentissimi, ci infilano dei copriscarpe di plastica per non farci rovinare i pavimenti tirati a lucido.

"Da dove venite?" chiede ai visitatori l'anziano, e alla risposta "da Roma" replica "Siete fortunati!": per le bellezze della città, c'è da immaginare. Però - anche se nel centro visitatori ci sono enormi statue di Cristo e degli apostoli, e la riproduzione quasi in scala 1:1 di una "tipica" casetta di Trastevere - l'estetica del tempio vero e proprio è lontanissima da quella controriformista e barocca della capitale del cattolicesimo. Il pezzo più sfarzoso è il fonte battesimale sorretto da dodici buoi di marmo, tanti quante le tribù di Israele. Ma gli spazi non sono progettati per accogliere folle: è una successione di stanze di media grandezza, corridoi, scale neanche troppo monumentali. Alle pareti colori tenui, nessuna croce, dipinti con paesaggi idilliaci o scene della vita di Gesù; niente sangue, niente fiamme dell'inferno. Lampadari di Murano, vetrate a motivi floreali, poltroncine e divanetti su cui è facile immaginare signori e signore del primo Novecento seduti a prendere il tè (ma il tè è vietato, come il caffè, per non parlare di alcol e tabacco).

Da profani, viene da pensare a un lussuoso centro congressi della provincia americana. L'anziano ci spiega che il tempio non è destinato alle funzioni domenicali ma alle "ordinanze" più importanti, come il battesimo dei morti o il "suggellamento" tra gli sposi. Un po' si commuove ricordando la moglie mancata qualche anno fa: "Il Signore aveva un piano diverso per lei". Si rincontreranno nell'aldilà: per i mormoni, la famiglia è eterna.

Qualche giorno dopo, alla vigilia della dedicazione del tempio, i massimi dirigenti della Chiesa incontrano i giovani. Partecipa un'ampia delegazione del Quorum dei Dodici apostoli, e soprattutto c'è il Profeta: Russel M. Nelson, 17esimo presidente della Chiesa, ex chirurgo nato a Salt Lake City, novantaquattrenne in splendida forma, che in mattinata è stato ricevuto - fatto senza precedenti - dal Papa. Presente qualche centinaio di mormoni italiani e dei Paesi vicini: famiglie numerose, allegre, indistinguibili dai partecipanti a un raduno cattolico.

Gli adulti sono emozionati, i ragazzi - qualche giacca e cravatta e qualche gonna sotto il ginocchio in più rispetto alla media degli adolescenti, ma compaiono anche unghie smaltate, maschi col codino - siedono composti in sala; ma com'è normale ogni tanto scambiano qualche parola, si fanno selfie, sbirciano il telefono. Cantano insieme gli inni, ascoltano il Profeta che raccomanda di evitare le tentazioni, prepararsi al matrimonio, abituarsi fin da piccoli a versare la decima, la quota dei propri guadagni che - come da Scritture - ogni fedele deve destinare alla Chiesa.

La signora Wendy Nelson spiega che suo marito ogni tanto si sveglia di notte e prende appunti su un taccuino: è il segno del dialogo diretto tra il Profeta e Dio. Con un video i giovani mormoni mostrano il loro impegno nella ricerca genealogica: è una sequenza di ragazzi ripresi al computer mentre interrogano familysearch.org, il portale creato dalla Chiesa. Alla fine tutti sventolano un foglietto: sopra hanno scritto i dati degli antenati che hanno rintracciato, e che potranno così essere battezzati.

Walter Zafarana, responsabile italiano di Familysearch, mi spiega che come da insegnamento di Gesù il battesimo è indispensabile per la salvezza, e che sarebbe ingiusto privare di questa possibilità chi in vita non ha potuto conoscere la verità della Chiesa. Così si possono battezzare per procura gli avi (solo quelli in linea diretta): ma, ci tiene a precisare, saranno poi loro, nell'aldilà in cui già si trovano, a decidere liberamente se accettarlo.

Sono decenni che i mormoni battono gli archivi del mondo intero copiando, microfilmando e ora digitalizzando i registri anagrafici, che poi mettono a disposizione di tutti sul sito. In Italia hanno stipulato una convenzione con il Ministero dei Beni culturali, fornendo materiali anche per il portale www.antenati.san.beniculturali.it. E la privacy? "Gli atti di nascita si possono acquisire solo dopo 100 anni, quelli di morte e matrimonio dopo 70".  

Con l'anziano (quarantenne) Alessandro Dini Ciacci, responsabile della Chiesa in Italia, faccio un bilancio di questi mesi in cui i mormoni si sono presentati agli italiani. "Alle visite al tempio sono venute più di 50 mila persone" gongola, "tante se si pensa che noi siamo poco più di 25 mila. Ma in crescita costante. Credo che gli italiani abbiano capito che anche noi siamo cristiani. E abbiano smesso una volta per tutte di crederci poligami". Sulle domande più politiche glissa con abilità. L'assistenza ai migranti? "La facciamo, ma ogni governo ha diritto di regolare come crede gli accessi". La partecipazione al congresso delle famiglie di Verona? "Difendiamo la famiglia tradizionale, pur nel rispetto delle altre forme di vita associata".

Torno a Settebagni in una magnifica giornata di inizio primavera, con il sole che scintilla sulla statua placcata d'oro dell'angelo Moroni che soffia nella sua tromba in cima alla guglia più alta. Il tempio è ormai accessibile solo ai fedeli, anche se dalla porta semiaperta si intravede un operaio al lavoro per gli ultimi ritocchi. Ma il centro visitatori è in funzione 12 ore al giorno: mi accoglie l'anziano Briscoe (padre discendente dai pionieri, madre calabrese) venuto dallo Utah con la moglie per due anni di missione. Due giovani sorelle, americane anche loro, mi informano dei corsi d'inglese gratuiti per gli abitanti della zona. Un pullman scarica nel giardino una high school del Wyoming in gita in Europa: "Siamo venuti direttamente dall'aeroporto. Nel pomeriggio vediamo il Colosseo poi ripartiamo per Pompei". E una ragazza: "A Barcellona abbiamo visto la Sagrada Familia". Indica il tempio: "Ma questo è molto più bello".

Sul Venerdì del 5 aprile 2019