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Il vescovo di Lungro Donato Oliverio nel Palazzo vescovile 

I preti sposati di Calabria

Di celibato si discuterà nel sinodo. Ma già da un secolo i papas italo-albanesi hanno moglie, figli e dicono messa come quelli di rito latino. Reportage profetico
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LUNGRO (Cosenza). "È previsto dal vostro rito, no? E allora andate avanti". Jorge Mario Bergoglio era ancora arcivescovo di Buenos Aires quando si trovò a rassicurare due presuli che aveva incontrato per caso a Roma. Indossavano abiti neri di taglio orientale e portavano in testa il kamilavkion, il copricapo tipico del clero ortodosso. Nonostante l'abbigliamento, si trattava di due chierici cattolici: arrivavano dall'eparchia di Lungro, la piccola diocesi calabrese che conserva le usanze della Chiesa bizantina. Con il cardinale stavano discutendo della missione argentina che dipende dalla loro comunità: "Eminenza" gli avevano chiesto, "qualcuno avrebbe da ridire se arrivasse un sacerdote che ha moglie e figli?".

Per cinque secoli, gli arbëreshë, fuggiti a causa della persecuzione ottomana in Albania e Grecia e accolti nell'entroterra Cosentino, hanno dovuto difendere tenacemente le tradizioni dei loro avi davant…
LUNGRO (Cosenza). "È previsto dal vostro rito, no? E allora andate avanti". Jorge Mario Bergoglio era ancora arcivescovo di Buenos Aires quando si trovò a rassicurare due presuli che aveva incontrato per caso a Roma. Indossavano abiti neri di taglio orientale e portavano in testa il kamilavkion, il copricapo tipico del clero ortodosso. Nonostante l'abbigliamento, si trattava di due chierici cattolici: arrivavano dall'eparchia di Lungro, la piccola diocesi calabrese che conserva le usanze della Chiesa bizantina. Con il cardinale stavano discutendo della missione argentina che dipende dalla loro comunità: "Eminenza" gli avevano chiesto, "qualcuno avrebbe da ridire se arrivasse un sacerdote che ha moglie e figli?".

Per cinque secoli, gli arbëreshë, fuggiti a causa della persecuzione ottomana in Albania e Grecia e accolti nell'entroterra Cosentino, hanno dovuto difendere tenacemente le tradizioni dei loro avi davanti all'ostilità del clero locale: dal calendario liturgico sfasato al messale in greco, con la liturgia di San Giovanni Crisostomo, dai paramenti particolari dei sacerdoti alle iconostasi davanti all'altare. Ma, soprattutto, per i fedeli e i religiosi di rito latino, era inconcepibile trovarsi davanti alle famiglie dei preti sposati.

REGOLA NUMERO UNO: CAUTELA
È per questo che anche adesso, a cent'anni dall'atto ufficiale con il quale la Santa Sede istituì qui a Lungro la prima eparchia italiana, i papas, come si chiamano i sacerdoti secondo l'uso greco, si muovono con estrema cautela. Per la gente dei paesi - Lungro ha poco meno di tremila abitanti, San Demetrio Corone, qui vicino, è il centro più grande della zona e ne ha qualche centinaio in più - mogli e figli dei preti non sono certo una sorpresa: a messa si confondono tra i fedeli, poi alla fine della cerimonia li salutano tutti perché tutti si conoscono. Davanti ai "forestieri", però, l'argomento dei preti sposati viene liquidato frettolosamente: si teme la spettacolarizzazione di un'eredità del passato che ora rischia di farli percepire agli occhi del mondo come una realtà rivoluzionaria per la Chiesa. Specie in questa fase.  

A distanza di anni dal colloquio tra i due presuli calabresi e il cardinale Bergoglio, infatti, la questione potrebbe tornare attuale. E perdipiù proprio per l'America Latina, anche se in un'area molto particolare: a ottobre in Vaticano si riunirà il sinodo panamazzonico e tra gli argomenti all'ordine del giorno c'è la necessità di far fronte alla carenza di sacerdoti nelle zone più impervie. Sul tavolo ci sarà l'opzione dell'ordinazione per i cosiddetti viri probati, uomini "di provata fede", che potrebbero ricevere il mandato di celebrare messa e confessare. È una soluzione alla quale si sono già dimostrate favorevoli alcune personalità ecclesiastiche coinvolte dal Pontefice nella preparazione del sinodo, a partire dal cardinale brasiliano Claudio Hummes, già prefetto per il clero, grande elettore di Bergoglio al Conclave e suo vicino di postazione durante le votazioni in Cappella Sistina.

Papa Francesco, tornando da Panama, ha marcato in modo netto i contorni del dibattito. Ai giornalisti, che gli chiedevano se permetterà a uomini sposati di diventare preti, ha ribadito che "nella Chiesa cattolica, nel rito orientale possono farlo". In Italia, oltre all'eparchia di Lungro che è la più grande (con 30 parrocchie, circa trentamila fedeli in tutto e 24 presbiteri coniugati su 46), questa tradizione si conserva anche a Piana degli Albanesi, in Sicilia.  Ma per i preti di rito latino, Francesco ha annunciato che non ci saranno concessioni: "Io non lo farò. Sono uno "chiuso"? Forse. Ma non mi sento di mettermi davanti a Dio con questa decisione". Poi però ha lasciato uno spiraglio: "Rimarrebbe qualche possibilità nelle località più remote: penso alle isole del Pacifico, all'Amazzonia". Nei luoghi, cioè, dove si pone il problema della mancanza di sacerdoti. "È una storia da studiare, da ripensare e da pregare", ha detto il Papa.

Teologi ed esperti si sono già messi al lavoro. Partendo proprio dall'esperienza e dalle norme della tradizione bizantina. Il Codice dei canoni delle Chiese orientali, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1990, indica la condotta da seguire per i sacerdoti sposati: come i loro confratelli celibi hanno l'obbligo di "risplendere per il decoro della castità", ma in più devono offrire "un luminoso esempio agli altri fedeli cristiani nel condurre la vita familiare e nell'educazione dei figli". Insomma, preti come tutti gli altri, con famiglia a carico.

CHE COSA DICONO LE DONNE
E le loro mogli? Le indicazioni pastorali per le eparchie raccomandano che vivano "in pienezza" la loro "partecipazione alla missione del marito". Niente first lady parrocchiali, insomma. Ma nemmeno perpetue con la fede al dito. Nell'eparchia di Lungro si sono organizzate periodicamente per seguire un percorso di formazione spirituale. "L'idea è venuta osservando alcune comunità ortodosse" raccontano. "E poi è un'occasione di confronto tra noi donne".  Anche perché non esiste una prassi consolidata per declinare il ruolo di consorte del prete: "In parrocchia c'è chi fa la catechista, chi si occupa della Caritas. Poi in privato ognuna di noi ha la sua vita: alcune lavorano, altre no. Ma come ogni moglie, siamo al fianco dei nostri uomini nelle difficoltà di ogni giorno".

È stato proprio papa Francesco, nell'esortazione Amoris Laetitia, a sottolineare come l'esperienza dei preti mariti e padri possa aiutare anche gli altri sacerdoti, ai quali "manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie". Ma non tutti la vedono nello stesso modo. Per l'ala più tradizionalista della Chiesa latina, per esempio, oltre alle questioni teologiche ci sono problemi pratici: un padre di famiglia faticherebbe ad essere un buon prete perché non avrebbe la forza di dedicarsi alla comunità. "Non sanno che la vera fatica è trovare il tempo di fare il marito", ribattono i papas. E poi aggiungono: "Per questo la nostra vocazione ha bisogno di un consenso formale da parte delle mogli".

Sul Venerdì del 19 aprile 2019