Il Grillo di Francia: ve la spiego io la rabbia
Anais Ginori , dalla nostra corrispondente ANAIS GINORIHa origini tunisine ed è più popolare di Macron. Cyril Hanouna ha trasformato il suo programma nella tv dei Gilet gialli. "Io un leader? Macché, sono solo un mediatore"
PARIGI. "Nessuno può parlare a nome dei francesi che soffrono". Se lo dice lui, che nelle ultime settimane ha trasformato il suo programma Touche Pas à Mon Poste nella tv dei Gilet gialli, offrendo una ribalta ai tanti improvvisati capi del movimento di protesta, mettendoli a confronto con ministri, per infine mandare al governo una serie di proposte da varare, tra cui l'abbassamento dell'Iva sui generi di prima necessità, il ripristino della patrimoniale, l'aumento della spesa sanitaria.
Il dubbio resta dopo averlo incontrato per un'ora, negli uffici della produzione H2O a Boulogne, periferia ovest di Parigi. Da simpatico imbonitore della tv spazzatura - così lo definiscono i suoi detrattori - è forte il sospetto che Cyril Hanouna sogni un futuro da politico. Non lascia nulla al caso, a cominciare dall'ufficio stampa, un professionista venuto da Havas, il gigante della comunicazione, che prepara le interviste quasi fos…
Il dubbio resta dopo averlo incontrato per un'ora, negli uffici della produzione H2O a Boulogne, periferia ovest di Parigi. Da simpatico imbonitore della tv spazzatura - così lo definiscono i suoi detrattori - è forte il sospetto che Cyril Hanouna sogni un futuro da politico. Non lascia nulla al caso, a cominciare dall'ufficio stampa, un professionista venuto da Havas, il gigante della comunicazione, che prepara le interviste quasi fos…
PARIGI. "Nessuno può parlare a nome dei francesi che soffrono". Se lo dice lui, che nelle ultime settimane ha trasformato il suo programma Touche Pas à Mon Poste nella tv dei Gilet gialli, offrendo una ribalta ai tanti improvvisati capi del movimento di protesta, mettendoli a confronto con ministri, per infine mandare al governo una serie di proposte da varare, tra cui l'abbassamento dell'Iva sui generi di prima necessità, il ripristino della patrimoniale, l'aumento della spesa sanitaria.
Il dubbio resta dopo averlo incontrato per un'ora, negli uffici della produzione H2O a Boulogne, periferia ovest di Parigi. Da simpatico imbonitore della tv spazzatura - così lo definiscono i suoi detrattori - è forte il sospetto che Cyril Hanouna sogni un futuro da politico. Non lascia nulla al caso, a cominciare dall'ufficio stampa, un professionista venuto da Havas, il gigante della comunicazione, che prepara le interviste quasi fosse un capo di Stato. Un nuovo Grillo francese? È lui il leader che finora è mancato ai Gilet gialli, quel movimento paragonato da alcuni ai Cinque Stelle con dei V-Day in piazza che si ripetono ogni sabato? Hanouna sorseggia Coca-Cola davanti a vasi pieni di caramelle, al muro ha appesa una maglia di Pelé autografata. "Macché leader, tutt'al più sono un mediatore" dice.
Il suo nome agli italiani non dice nulla, ma è uno dei più popolari conduttori d'Oltralpe. Il suo programma Tpmp - i francesi adorano gli acronimi - in diretta su C8, la tv di Vincent Bolloré, registra ogni sera 1,5 milioni di spettatori. Il suo profilo twitter ha il doppio dei follower di Emmanuel Macron: "Ho un rapporto particolare con il pubblico, spesso rispondo direttamente sui social, alcuni fan hanno il mio numero di cellulare".
Quarantaquattro anni, è cresciuto in una famiglia tunisina. I genitori, come tanti nella piccola ex colonia francese affacciata sul Mediterraneo, guardavano Rai e Mediaset. "Mio padre" ricorda, "si fingeva italiano per sedurre le ragazze". Hanouna è arrivato al successo tardi, passati i trent'anni, dopo aver fatto l'impiegato alla contabilità di una produzione tv e piccole comparsate, la prima come finto interprete pachistano. Per qualche anno conduce un programma dedicato al Roland-Garros. È appassionato di tennis, gioca ogni domenica, se deve scegliere tra Federer e Nadal preferisce il secondo.
"Ho fatto una lunga gavetta" sostiene, anche se adesso è famoso per cachet stellari, 40 mila euro mensili secondo i ben informati, e chiama Macron al cellulare per augurargli un buon compleanno. Sono i suoi famosi e controversi scherzi telefonici, spesso finiti male, come quando è stato multato dall'autorità di vigilanza per la beffa a un giovane gay. Accusato di essere omofobo, di umiliare i suoi ospiti, Hanouna risponde: "Nella mia trasmissione non ho filtri, tutto accade in diretta". Al diavolo il politicamente corretto. "In quasi dieci anni di Tpmp ho fatto più di duemila trasmissioni dal vivo, qualche caduta di stile può capitare. Ma tutti non fanno che parlare di quello".
Per riviste come Inrocks e Télérama, e per tutta quella sinistra che da noi sarebbe bollata come radical chic, è il simbolo assoluto del trash. Lui ricambia: "Sono persone chiuse nel loro mondo, non capiscono niente della cultura popolare". Il suo one-man-show è una sorta di blob del meglio e del peggio della tv, con una piccola giuria che commenta estratti di altri programmi. "Siamo una banda di amici che cazzeggia, come si fa nel salotto di casa" riassume "Baba", come lo chiamano i fan.
Idolatrato dai giovani - un terzo del suo pubblico ha meno di 34 anni - Hanouna ha trasformato a poco a poco Tpmp in un'arena che gli osservatori più attenti scrutano per intercettare gli umori del Paese. Da settembre ha anche aggiunto un talk-show politico, Balance ton Post. Potrebbe sembrare solo folklore. "Per capire la Francia bisogna guardare Hanouna" avverte il politologo Jérôme Fourquet.
A gennaio la ministra Marlène Schiappa ha chiesto di venire nei suoi studi per lanciare il Grand Débat, il giro di consultazioni popolari volute da Macron. Schiappa è stata criticata per la scelta poco istituzionale. "Abbiamo avuto più di un milione di spettatori fino a tarda sera" racconta Hanouna, "tra cui giovani che non guardano mai i talk-show politici". Il Presidente ha inviato al presentatore un sms per ringraziarlo. Altri due ministri sono venuti da lui per dialogare con il movimento di protesta. È diventato il buffone alla corte dell'intellettuale Macron? Lui si smarca: "Dal punto di vista televisivo, il migliore cliente è Jean-Luc Mélenchon".
Se la contrapposizione tra popolo ed élite ha davvero un senso, Hanouna è l'interlocutore giusto. Il sodalizio con i Gilet gialli, racconta, è nato per caso. A novembre, quando è iniziata la protesta, alcuni manifestanti si sono presentati davanti agli studi di Boulogne. "Mi hanno detto: Cyril, non possiamo più uscire, andare al cinema o al ristorante, il nostro unico svago è la tv. Nessuno vuole darci la parola. Aiutaci tu". Le porte dello show si sono aperte. "Ora tutti pensano che ho voluto sfruttare il momento, ma non è la prima volta che mi occupo di situazioni di disagio. Un anno fa, erano venute da me delle infermiere per lamentarsi dei ritmi di lavoro, poi ho ospitato i conducenti di Uber opposti alle nuove regole del governo. Ho fatto anche un programma con dei rom per denunciare le discriminazioni".
E così "Baba" ha cominciato la sorprendente metamorfosi. Dal puro cazzeggio all'impegno politico. "Quando vedo un'ingiustizia, cerco di fare qualcosa" ripete convinto. "Voglio essere popolare senza essere populista" aggiunge. E per dare concretezza alle parole annuncia di voler creare una "Banca del cuore", nuovo istituto di finanziamento per chi è protestato o non ha garanzie sufficienti per ottenere prestiti. "Faremo crediti a tasso zero. Iniziamo a giugno con una grande festa di lancio".
In Francia c'era già stato Coluche, il comico di origine italiana che aveva fondato i Restos du coeur, mense per i poveri che ancora oggi sono un pilastro della solidarietà d'Oltralpe. Il paragone tra Hanouna e Coluche viene facile. "È il mio idolo, il mio maestro, anche se non ho il suo talento" commenta il presentatore tv con improvvisa modestia. Coluche, morto nel 1986, è spesso citato dai Gilet gialli. Ed è anzi un Grillo ante litteram, visto che aveva tentato invano di candidarsi alle presidenziali all'inizio degli anni Ottanta. Hanouna è meno geniale ma conta sulla forza della tv moltiplicata dai social. Passa le notti a guardare Facebook, Twitter, Instagram. "Leggo post fino alle 4 o 5 del mattino, così capisco quanto il disagio popolare sia profondo". Che sia lui, con le sue battute sgradevoli, i travestimenti e le parrucche da cabaret, a fare il portavoce della Francia che soffre è solo uno dei paradossi del momento. "Anche io vengo dal basso. Ho avuto successo tardi, sono passato attraverso una lunga crisi esistenziale. So come si sentono queste persone".
Continua a dare la parola ai Gilet gialli, persino a un anarchico del blocco nero che ha devastato Parigi e ha pronunciato un monologo incappucciato davanti alle telecamere. "Se non capiamo la rabbia, non potremo mai trovare le risposte" si difende Hanouna. Gli episodi di violenza e antisemitismo avvenuti in piazza, sostiene, non sono rappresentativi del movimento. "Condanno qualsiasi atto violento, ma è una minoranza. Il 95 per cento dei Gilet Gialli resta pacifico e chiede solo di vivere con dignità". Sogna di avere presto in trasmissione Macron. "Siamo in trattative" assicura. Intanto ha già fatto un'intervista con Jean-Marie Le Pen, arrivando alla conclusione che il vecchio patriarca dell'estrema destra "non è così razzista come sembra".
Sul Venerdì del 19 aprile 2019
Il dubbio resta dopo averlo incontrato per un'ora, negli uffici della produzione H2O a Boulogne, periferia ovest di Parigi. Da simpatico imbonitore della tv spazzatura - così lo definiscono i suoi detrattori - è forte il sospetto che Cyril Hanouna sogni un futuro da politico. Non lascia nulla al caso, a cominciare dall'ufficio stampa, un professionista venuto da Havas, il gigante della comunicazione, che prepara le interviste quasi fosse un capo di Stato. Un nuovo Grillo francese? È lui il leader che finora è mancato ai Gilet gialli, quel movimento paragonato da alcuni ai Cinque Stelle con dei V-Day in piazza che si ripetono ogni sabato? Hanouna sorseggia Coca-Cola davanti a vasi pieni di caramelle, al muro ha appesa una maglia di Pelé autografata. "Macché leader, tutt'al più sono un mediatore" dice.
Il suo nome agli italiani non dice nulla, ma è uno dei più popolari conduttori d'Oltralpe. Il suo programma Tpmp - i francesi adorano gli acronimi - in diretta su C8, la tv di Vincent Bolloré, registra ogni sera 1,5 milioni di spettatori. Il suo profilo twitter ha il doppio dei follower di Emmanuel Macron: "Ho un rapporto particolare con il pubblico, spesso rispondo direttamente sui social, alcuni fan hanno il mio numero di cellulare".
Quarantaquattro anni, è cresciuto in una famiglia tunisina. I genitori, come tanti nella piccola ex colonia francese affacciata sul Mediterraneo, guardavano Rai e Mediaset. "Mio padre" ricorda, "si fingeva italiano per sedurre le ragazze". Hanouna è arrivato al successo tardi, passati i trent'anni, dopo aver fatto l'impiegato alla contabilità di una produzione tv e piccole comparsate, la prima come finto interprete pachistano. Per qualche anno conduce un programma dedicato al Roland-Garros. È appassionato di tennis, gioca ogni domenica, se deve scegliere tra Federer e Nadal preferisce il secondo.
"Ho fatto una lunga gavetta" sostiene, anche se adesso è famoso per cachet stellari, 40 mila euro mensili secondo i ben informati, e chiama Macron al cellulare per augurargli un buon compleanno. Sono i suoi famosi e controversi scherzi telefonici, spesso finiti male, come quando è stato multato dall'autorità di vigilanza per la beffa a un giovane gay. Accusato di essere omofobo, di umiliare i suoi ospiti, Hanouna risponde: "Nella mia trasmissione non ho filtri, tutto accade in diretta". Al diavolo il politicamente corretto. "In quasi dieci anni di Tpmp ho fatto più di duemila trasmissioni dal vivo, qualche caduta di stile può capitare. Ma tutti non fanno che parlare di quello".
Per riviste come Inrocks e Télérama, e per tutta quella sinistra che da noi sarebbe bollata come radical chic, è il simbolo assoluto del trash. Lui ricambia: "Sono persone chiuse nel loro mondo, non capiscono niente della cultura popolare". Il suo one-man-show è una sorta di blob del meglio e del peggio della tv, con una piccola giuria che commenta estratti di altri programmi. "Siamo una banda di amici che cazzeggia, come si fa nel salotto di casa" riassume "Baba", come lo chiamano i fan.
Idolatrato dai giovani - un terzo del suo pubblico ha meno di 34 anni - Hanouna ha trasformato a poco a poco Tpmp in un'arena che gli osservatori più attenti scrutano per intercettare gli umori del Paese. Da settembre ha anche aggiunto un talk-show politico, Balance ton Post. Potrebbe sembrare solo folklore. "Per capire la Francia bisogna guardare Hanouna" avverte il politologo Jérôme Fourquet.
A gennaio la ministra Marlène Schiappa ha chiesto di venire nei suoi studi per lanciare il Grand Débat, il giro di consultazioni popolari volute da Macron. Schiappa è stata criticata per la scelta poco istituzionale. "Abbiamo avuto più di un milione di spettatori fino a tarda sera" racconta Hanouna, "tra cui giovani che non guardano mai i talk-show politici". Il Presidente ha inviato al presentatore un sms per ringraziarlo. Altri due ministri sono venuti da lui per dialogare con il movimento di protesta. È diventato il buffone alla corte dell'intellettuale Macron? Lui si smarca: "Dal punto di vista televisivo, il migliore cliente è Jean-Luc Mélenchon".
Se la contrapposizione tra popolo ed élite ha davvero un senso, Hanouna è l'interlocutore giusto. Il sodalizio con i Gilet gialli, racconta, è nato per caso. A novembre, quando è iniziata la protesta, alcuni manifestanti si sono presentati davanti agli studi di Boulogne. "Mi hanno detto: Cyril, non possiamo più uscire, andare al cinema o al ristorante, il nostro unico svago è la tv. Nessuno vuole darci la parola. Aiutaci tu". Le porte dello show si sono aperte. "Ora tutti pensano che ho voluto sfruttare il momento, ma non è la prima volta che mi occupo di situazioni di disagio. Un anno fa, erano venute da me delle infermiere per lamentarsi dei ritmi di lavoro, poi ho ospitato i conducenti di Uber opposti alle nuove regole del governo. Ho fatto anche un programma con dei rom per denunciare le discriminazioni".
E così "Baba" ha cominciato la sorprendente metamorfosi. Dal puro cazzeggio all'impegno politico. "Quando vedo un'ingiustizia, cerco di fare qualcosa" ripete convinto. "Voglio essere popolare senza essere populista" aggiunge. E per dare concretezza alle parole annuncia di voler creare una "Banca del cuore", nuovo istituto di finanziamento per chi è protestato o non ha garanzie sufficienti per ottenere prestiti. "Faremo crediti a tasso zero. Iniziamo a giugno con una grande festa di lancio".
In Francia c'era già stato Coluche, il comico di origine italiana che aveva fondato i Restos du coeur, mense per i poveri che ancora oggi sono un pilastro della solidarietà d'Oltralpe. Il paragone tra Hanouna e Coluche viene facile. "È il mio idolo, il mio maestro, anche se non ho il suo talento" commenta il presentatore tv con improvvisa modestia. Coluche, morto nel 1986, è spesso citato dai Gilet gialli. Ed è anzi un Grillo ante litteram, visto che aveva tentato invano di candidarsi alle presidenziali all'inizio degli anni Ottanta. Hanouna è meno geniale ma conta sulla forza della tv moltiplicata dai social. Passa le notti a guardare Facebook, Twitter, Instagram. "Leggo post fino alle 4 o 5 del mattino, così capisco quanto il disagio popolare sia profondo". Che sia lui, con le sue battute sgradevoli, i travestimenti e le parrucche da cabaret, a fare il portavoce della Francia che soffre è solo uno dei paradossi del momento. "Anche io vengo dal basso. Ho avuto successo tardi, sono passato attraverso una lunga crisi esistenziale. So come si sentono queste persone".
Continua a dare la parola ai Gilet gialli, persino a un anarchico del blocco nero che ha devastato Parigi e ha pronunciato un monologo incappucciato davanti alle telecamere. "Se non capiamo la rabbia, non potremo mai trovare le risposte" si difende Hanouna. Gli episodi di violenza e antisemitismo avvenuti in piazza, sostiene, non sono rappresentativi del movimento. "Condanno qualsiasi atto violento, ma è una minoranza. Il 95 per cento dei Gilet Gialli resta pacifico e chiede solo di vivere con dignità". Sogna di avere presto in trasmissione Macron. "Siamo in trattative" assicura. Intanto ha già fatto un'intervista con Jean-Marie Le Pen, arrivando alla conclusione che il vecchio patriarca dell'estrema destra "non è così razzista come sembra".
Sul Venerdì del 19 aprile 2019