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Pilade Cantini (terzo da sinistra) con la sua band, gli Aeroflot 
  

C’è posta per Renzi, ci pensa il compagno Marcovaldo

Per tre anni ha lavorato a Palazzo Chigi. Smistava la corrispondenza dell'ex premier. Ora Pilade Cantini ha scritto un libro: "Se vedo una falce e un martello ci metto la croce sopra"
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ROMA. Pilade Cantini è "comunista così", come il personaggio di Carlo Verdone che alzava due pugni al cielo. "Metto sempre la croce dove vedo la falce e martello. E se non c'è la disegno. La faccio benissimo". Pilade Cantini svicola se gli chiedi della scelta al referendum costituzionale: "Il voto è segreto, no?". Quindi non è detto che abbia votato sì. Eppure per tre anni il suo ufficio è stato di fronte a quello del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un indirizzo facile: Palazzo Chigi, Roma. Primo piano. Si è trovato bene? Massì, perché il lavoro è lavoro e a lui l'ex premier sta pure simpatico. Bene ma non benissimo, però. Aveva nostalgia di casa, Roma non gli piaceva. "Mi sentivo un alieno". Infatti ha cambiato vita, ma quella di prima l'ha raccontata in un libro: Marcovaldo Punk (Edizioni Clichy). "Marcovaldo perché come il person…
ROMA. Pilade Cantini è "comunista così", come il personaggio di Carlo Verdone che alzava due pugni al cielo. "Metto sempre la croce dove vedo la falce e martello. E se non c'è la disegno. La faccio benissimo". Pilade Cantini svicola se gli chiedi della scelta al referendum costituzionale: "Il voto è segreto, no?". Quindi non è detto che abbia votato sì. Eppure per tre anni il suo ufficio è stato di fronte a quello del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un indirizzo facile: Palazzo Chigi, Roma. Primo piano. Si è trovato bene? Massì, perché il lavoro è lavoro e a lui l'ex premier sta pure simpatico. Bene ma non benissimo, però. Aveva nostalgia di casa, Roma non gli piaceva. "Mi sentivo un alieno". Infatti ha cambiato vita, ma quella di prima l'ha raccontata in un libro: Marcovaldo Punk (Edizioni Clichy). "Marcovaldo perché come il personaggio di Calvino volevo scappare dalla città. Punk perché ci ho messo del mio: il disfattismo, il nichilismo".

Allora: per quattro anni (c'è anche il periodo di Gentiloni), Cantini è il "postino" del potere. Responsabile della corrispondenza e dei rapporti con i cittadini. Lo chiama a Roma Renzi, con il quale ha già collaborato a Firenze. Cantini raccoglie e smista tutte le lettere e le mail che arrivano al premier. Ogni sera ne prepara un mucchietto e le consegna al capo. Per tastare il polso della gente, capire l'aria che tira. C'è una Sala Kappa nel Palazzo dove passano le buste indirizzate al presidente. Vengono filtrate da due macchine, per controllare i pericoli. "Una, si dice, l'ha comprata Berlusconi con i suoi soldi". Questo compito Cantini lo assolve con passione, ma gli mancano un sacco di cose. Infatti adesso la musica è cambiata. "Sono in disoccupazione dal 1° giugno 2018. Ho 47 anni. Prendo 900 euro al mese, a Palazzo Chigi ne prendevo 2.500. Sono tornato a San Miniato e per un po' non ho intenzione di muovermi dai miei dieci chilometri quadrati. Organizzo come volontario laboratori teatrali nelle cliniche psichiatriche. Mi basta, sono felice così".

Il compagno Cantini incrocia Renzi quando è presidente della Provincia. Non diventa un fedelissimo, ma entra nel cerchio ristretto. Il Giglio magico, scrive nel libro, non esiste. E se esiste lui non se n'è accorto. "Quello che mi legava a Renzi" racconta Cantini, "non era la toscanità. Il motivo è un altro. Odiamo entrambi gli ex comunisti. Con una differenza: lui li odia perché comunisti, io li odio perché ex. Vede, se uno sta nel Pd e non gli garba Renzi ha sbagliato partito. Perché Renzi è perfetto per quella forza politica: non è ideologico, non è né democristiano, né comunista. Già Zingaretti è diverso".

Cantini nella Capitale fatica. Gli mancano i boschi, le sue bambine vanno all'asilo in un palazzone mentre a San Miniato avrebbero il verde intorno. Però resiste: "Il lavoro è una cosa seria, era ben retribuito, mi ha divertito conoscere quell'ambiente. Sono un precario e se trovi un impiego così te lo tieni stretto". Nonostante tutto. Nonostante la voglia di casa che pervade tutto il libro, si respira in ogni pagina. Chissà se gli altri toscani del Palazzo avevano la stessa fretta di salire sul treno verso nord. "Secondo me, no. In misura minore perlomeno. Io non avevo la fiducia e la speranza di cambiare il Paese che avevano loro. Per me c'è una sola strada per cambiare tutto: il comunismo. A me fa girare le palle che ci sia la proprietà privata dei mezzi di produzione e che l'articolo 18 non sia esteso alle aziende più piccole". Però ha lavorato con chi ha scritto il Jobs Act. "Quel provvedimento è figlio del pacchetto Treu, non me la sento di dare la croce addosso a Renzi".

Nel libro i nomi sono tutti modificati ma facilmente riconoscibili. Il Piccolo principe è l'ex premier, il Biondo è Luca Lotti; Filippo Sensi, il portavoce, è Phil; la Boschi, Meb. Solo Bersani è Bersani. "Non trovavo un soprannome". Com'è il potere visto da vicino? "Non ho visto la smania o la ferocia del ruolo. Io non la pensavo come loro ma ho visto gente fiduciosa". Solo una volta Cantini tocca con mano il potere: conoscere prima degli altri un risvolto della politica. Accompagna "a pisciare" Lotti. Il sottosegretario ha i pantaloni calati e lo interroga. Siamo in prossimità del voto per il presidente della Repubblica. Che pensa la gente di Prodi? Sono arrivate tante mail, metà a favore e metà contrarie. E di Amato? Tutte contrarie. Poi Lotti si ricompone e fa: e Mattarella? Cantini risponde: su Mattarella non è arrivata neanche una lettera. "Appunto. Bene, bene" commenta il braccio destro di Renzi e tira lo sciacquone. Marcovaldo Punk dunque inciampa sulla notizia dell'anno: il nome del futuro capo dello Stato. Momento di ebbrezza.

Ma adesso è tutto più bello. "Non ho pensieri, non ho chiesto aiuto per un lavoro e nessuno me lo ha offerto. Le bambine mangiano le cose giuste e si riscaldano al sole". E poi questa politica che sarà mai. "Ho percepito in questi anni che non incide sulla vita delle persone. Quando hai privatizzato tutto e hai messo il pareggio di bilancio in Costituzione, vuole dire che hai alzato bandiera bianca. Non si possono fare politiche sociali per i prossimi vent'anni". Renzi lo sente ogni tanto. "Un messaggino qua e là...". Zingaretti, per carità, Cantini lo ha conosciuto da ragazzo, nelle organizzazioni giovanili. "Spero gli vada bene". E Marcovaldo, dopo aver assaggiato il frutto del potere? Il 26 maggio si prepara a disegnare la solita falce e martello sulla scheda. "La so fare anche stilizzata".

Sul Venerdì del 3 maggio 2019