Una trentina di anni fa, quando conobbi Leonardo Padura, il suo detective Mario Conde muoveva appena i primi passi. Era un giovane poliziotto, aveva un sacco di amici con cui finiva spesso per sbronzarsi e, naturalmente, risolveva casi intricatissimi. Oggi Padura è forse lo scrittore cubano più famoso nel mondo, vincitore di premi prestigiosissimi come il Princesa de Asturias, mentre Conde sta per compiere sessant’anni, si è dimesso dalla polizia e, se non faccio male i conti, è giunto alla sua nona avventura. Un percorso importante perché, come ha recentemente testimoniato la giura del Premio Barcino per il romanzo storico, grazie ai noir di Padura «si può capire il processo rivoluzionario cubano così com’è possibile capire la transizione spagnola dai romanzi di Vázquez Montalbán».
In La trasparenza del tempo, il nuovo romanzo che ho avuto il piacere e l’onore di tradurre, un Conde sempre più disincantato, sempre più impegnato nella sfida per sopravvivere in un Paese alla deriva, indaga sul furto della preziosa statuetta di una Vergine nera e sui delitti che ne conseguono, su richiesta di un vecchio conoscente diventato un facoltoso mercante d’arte.
Il titolo del libro sembra quello di un trattato di filosofia: perché La trasparenza del tempo?
«Ho cercato di vedere la Storia come attraverso uno specchio privo di mercurio, il che ci permette di intravedere ciò che siamo e ciò che siamo stati a partire dal presente. Conde è un po’ filosofo, ha uno sguardo storico molto singolare per uno che ha fatto il poliziotto, e in questo romanzo potenzio questa prospettiva. Ma non voglio spaventare i lettori: il tempo e la Storia sono solo l’armatura di una trama che credo risulterà molto attraente e rivelatrice della Cuba contemporanea».
Il romanzo ha due linee narrative, una nella Cuba di oggi, l’altra che risale alla Guerra civile spagnola, e poi su su, fino alle Crociate e dei Templari. Perché intrecciare vicende così lontane?
«Quasi tutte queste storie mi sono vicine. La Cuba di oggi è il contesto, quello in cui vivo e scrivo, la Guerra civile spagnola è un momento critico della storia recente, l’epoca delle Crociate... è l’epoca in cui ha origine la Vergine nera, l’oggetto che muove tutta la storia. Le Crociate erano una 'guerra santa' e oggi... non ti suona familiare questo concetto? Non ti sembra che il tempo sia trasparente, come una spirale un po’ perversa che torna sempre dove siamo passati, e non sempre perché le cose siano migliori?».
Come al solito Mario Conde ti serve per raccontare i cambiamenti sociali a Cuba. In questo libro ci sono molte novità: il mondo dei nuovi ricchi, con il loro lusso ostentato, e quello delle nuove povertà...
«Cuba è cambiata molto di più di quanto possa far presumere il fatto che non ci sia stato un mutamento nel sistema politico e che si sia verificata soltanto qualche modifica nella struttura economica. Nella Cuba di oggi ci sono più poveri, ma poveri davvero, come gli immigranti interni che arrivano all’Avana dalle province orientali, e alcuni fortunati con bagliori di ricchezza. La miseria è sempre dolorosa e drammatica, mentre i nuovi ricchi tendono a essere ridicoli e, a volte, prepotenti, tanto più in un ambiente in cui le persone vivono sempre al limite della sopravvivenza e alcune un po’ oltre... Insomma, la disuguaglianza sociale è arrivata anche a Cuba, malgrado ufficialmente esista un timore per certi arricchimenti e una volontà di controllarli».
Poi c’è il cambiamento nell’atteggiamento verso gli omosessuali…
«Totale. La discriminazione dei gay è fortunatamente una questione del passato e lo stesso governo, che non è molto propenso a riconoscere i propri errori, l’ha accettato».
Mario Conde e i suoi amici, tutti sui 60 anni, sono “cuccioli della rivoluzione”. Una generazione frustrata, passata attraverso un crollo morale…
«È anche la mia generazione, forse la più istruita nella storia del Paese, quella che ha avuto un maggiore accesso alle università e ne ha approfittato. Però la Storia le ha giocato un brutto tiro con il crollo economico del 1990. Molti sono emigrati, mentre chi è rimasto non ha potuto godere di tutte le possibilità di sviluppo. Oggi un poliziotto guadagna quanto un medico, un facchino di un albergo o un tassista tre o quattro volte di più».
Tu continui a rivendicare l’importanza del noir. Ma a Cuba la cronaca nera esiste? La censura permette di scrivere di delitti?
«La stampa cubana postrivoluzionaria ha eliminato la cronaca nera. E tuttora non esiste: di tanto in tanto appare qualche articolo su un caso di corruzione, ma nulla di più... È vero che Cuba ha tassi di violenza molto inferiori a quelli di altri Paesi dell’America latina. I miei romanzi sono cronache sociali che si sviluppano a partire da un delitto, da un omicidio: ma uno soltanto. Cinque, dieci morti sarebbero un’esagerazione, sarei accusato di manipolare la realtà. Possono farlo i polizieschi svedesi, danesi, islandesi. Io, come cronista della mia realtà, non posso e non voglio».
La trasparenza del tempo si chiude il 17 dicembre 2014, quando Raúl Castro e Obama annunciano che i due Paesi inizieranno le conversazioni per ristabilire le relazioni diplomatiche. Molte speranze, ma poi è arrivato Trump…
«E con Trump il ritorno alla politica di ostilità, alla retorica della guerra fredda e alle trincee. È un peccato e, politicamente, un disastro».
Sul Venerdì del 3 maggio 2019
In La trasparenza del tempo, il nuovo romanzo che ho avuto il piacere e l’onore di tradurre, un Conde sempre più disincantato, sempre più impegnato nella sfida per sopravvivere in un Paese alla deriva, indaga sul furto della preziosa statuetta di una Vergine nera e sui delitti che ne conseguono, su richiesta di un vecchio conoscente diventato un facoltoso mercante d’arte.
Il titolo del libro sembra quello di un trattato di filosofia: perché La trasparenza del tempo?
«Ho cercato di vedere la Storia come attraverso uno specchio privo di mercurio, il che ci permette di intravedere ciò che siamo e ciò che siamo stati a partire dal presente. Conde è un po’ filosofo, ha uno sguardo storico molto singolare per uno che ha fatto il poliziotto, e in questo romanzo potenzio questa prospettiva. Ma non voglio spaventare i lettori: il tempo e la Storia sono solo l’armatura di una trama che credo risulterà molto attraente e rivelatrice della Cuba contemporanea».
Il romanzo ha due linee narrative, una nella Cuba di oggi, l’altra che risale alla Guerra civile spagnola, e poi su su, fino alle Crociate e dei Templari. Perché intrecciare vicende così lontane?
«Quasi tutte queste storie mi sono vicine. La Cuba di oggi è il contesto, quello in cui vivo e scrivo, la Guerra civile spagnola è un momento critico della storia recente, l’epoca delle Crociate... è l’epoca in cui ha origine la Vergine nera, l’oggetto che muove tutta la storia. Le Crociate erano una 'guerra santa' e oggi... non ti suona familiare questo concetto? Non ti sembra che il tempo sia trasparente, come una spirale un po’ perversa che torna sempre dove siamo passati, e non sempre perché le cose siano migliori?».
Come al solito Mario Conde ti serve per raccontare i cambiamenti sociali a Cuba. In questo libro ci sono molte novità: il mondo dei nuovi ricchi, con il loro lusso ostentato, e quello delle nuove povertà...
«Cuba è cambiata molto di più di quanto possa far presumere il fatto che non ci sia stato un mutamento nel sistema politico e che si sia verificata soltanto qualche modifica nella struttura economica. Nella Cuba di oggi ci sono più poveri, ma poveri davvero, come gli immigranti interni che arrivano all’Avana dalle province orientali, e alcuni fortunati con bagliori di ricchezza. La miseria è sempre dolorosa e drammatica, mentre i nuovi ricchi tendono a essere ridicoli e, a volte, prepotenti, tanto più in un ambiente in cui le persone vivono sempre al limite della sopravvivenza e alcune un po’ oltre... Insomma, la disuguaglianza sociale è arrivata anche a Cuba, malgrado ufficialmente esista un timore per certi arricchimenti e una volontà di controllarli».
Poi c’è il cambiamento nell’atteggiamento verso gli omosessuali…
«Totale. La discriminazione dei gay è fortunatamente una questione del passato e lo stesso governo, che non è molto propenso a riconoscere i propri errori, l’ha accettato».
Mario Conde e i suoi amici, tutti sui 60 anni, sono “cuccioli della rivoluzione”. Una generazione frustrata, passata attraverso un crollo morale…
«È anche la mia generazione, forse la più istruita nella storia del Paese, quella che ha avuto un maggiore accesso alle università e ne ha approfittato. Però la Storia le ha giocato un brutto tiro con il crollo economico del 1990. Molti sono emigrati, mentre chi è rimasto non ha potuto godere di tutte le possibilità di sviluppo. Oggi un poliziotto guadagna quanto un medico, un facchino di un albergo o un tassista tre o quattro volte di più».
Tu continui a rivendicare l’importanza del noir. Ma a Cuba la cronaca nera esiste? La censura permette di scrivere di delitti?
«La stampa cubana postrivoluzionaria ha eliminato la cronaca nera. E tuttora non esiste: di tanto in tanto appare qualche articolo su un caso di corruzione, ma nulla di più... È vero che Cuba ha tassi di violenza molto inferiori a quelli di altri Paesi dell’America latina. I miei romanzi sono cronache sociali che si sviluppano a partire da un delitto, da un omicidio: ma uno soltanto. Cinque, dieci morti sarebbero un’esagerazione, sarei accusato di manipolare la realtà. Possono farlo i polizieschi svedesi, danesi, islandesi. Io, come cronista della mia realtà, non posso e non voglio».
La trasparenza del tempo si chiude il 17 dicembre 2014, quando Raúl Castro e Obama annunciano che i due Paesi inizieranno le conversazioni per ristabilire le relazioni diplomatiche. Molte speranze, ma poi è arrivato Trump…
«E con Trump il ritorno alla politica di ostilità, alla retorica della guerra fredda e alle trincee. È un peccato e, politicamente, un disastro».
Sul Venerdì del 3 maggio 2019