Nel paese dove tutto è Coppi
Angelo Carotenuto , di ANGELO CAROTENUTOll suo nome è stato aggiunto a quello del comune in cui nacque cento anni fa. Un museo, 89 abitanti, migliaia di pellegrini. Perché qui anche ristoranti e vino si chiamano così. Reportage
CASTELLANIA COPPI (Alessandria). A parte l’asfalto che ha preso il posto dei solchi dei carri nella ghiaia, la strada che porta in cima è uguale a quella che sfilava sotto le ruote delle bici negli anni Trenta, dal campanile di san Biagio in mezzo alla «terra taccagna di argille» fino ai«costoni motosi» che Gianni Brera potrebbe descrivere oggi con le stesse parole del 1981: «Le poche case si sono affiancate una dopo l’altra ai margini senza obbedire a piani regolatori di sorta».
La terra di Coppi cent’anni dopo Coppi è un piccolo mondo antico fatto di cose elementari, semplici come le sue preoccupazioni. «L’accento di Castellania: va sulla i» si raccomanda Sergio Vallenzona, 66 anni, sindaco dal 2009, geometra in pensione, il 26 maggio in corsa per il terzo mandato di fila. Fino ancora a trent’anni fa, il paese ha accettato di rimanere in silenzio sullo sfondo delle baruffe fra Tortona e Novi…
La terra di Coppi cent’anni dopo Coppi è un piccolo mondo antico fatto di cose elementari, semplici come le sue preoccupazioni. «L’accento di Castellania: va sulla i» si raccomanda Sergio Vallenzona, 66 anni, sindaco dal 2009, geometra in pensione, il 26 maggio in corsa per il terzo mandato di fila. Fino ancora a trent’anni fa, il paese ha accettato di rimanere in silenzio sullo sfondo delle baruffe fra Tortona e Novi…
CASTELLANIA COPPI (Alessandria). A parte l’asfalto che ha preso il posto dei solchi dei carri nella ghiaia, la strada che porta in cima è uguale a quella che sfilava sotto le ruote delle bici negli anni Trenta, dal campanile di san Biagio in mezzo alla «terra taccagna di argille» fino ai«costoni motosi» che Gianni Brera potrebbe descrivere oggi con le stesse parole del 1981: «Le poche case si sono affiancate una dopo l’altra ai margini senza obbedire a piani regolatori di sorta».
La terra di Coppi cent’anni dopo Coppi è un piccolo mondo antico fatto di cose elementari, semplici come le sue preoccupazioni. «L’accento di Castellania: va sulla i» si raccomanda Sergio Vallenzona, 66 anni, sindaco dal 2009, geometra in pensione, il 26 maggio in corsa per il terzo mandato di fila. Fino ancora a trent’anni fa, il paese ha accettato di rimanere in silenzio sullo sfondo delle baruffe fra Tortona e Novi Ligure, accanite nel contendersi la paternità di Coppi, coi novesi inclini pure al colpo basso nel ricordare che furono i tortonesi a far morir l’eroe, all’ospedale loro, per una malaria non diagnosticata, un caso di malasanità prima ancora che esistesse la parola.
«Castellania è rimasta defilata» ne ride Vallenzona, «perché non aveva bisogno di rivendicare nulla dinanzi all’evidenza. Coppi è qui, è sempre stato qui». Lo dice indicando il mausoleo per Fausto e Serse, le valli oltre le siepi, le due tombe e un busto in bronzo opera di Paolo Todeschini, lo scultore che fu calciatore di Napoli e Milan, poi c.t. della Nazionale olimpica. I corpi dei fratelli sono quassù dal ’68, traslati dal cimitero del paese nel quale erano stati in principio sepolti: Serse col papà, Fausto con mamma Angelina, morta di dolore nel ‘61 – un anno dopo di lui – crepacuore, un infarto mentre s’incamminava proprio lungo la via per portare fiori al sepolcro dei su’ masnà, i ragazzi suoi.
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Vengono quassù quarantamila persone l’anno, i conti li tengono all’Ufficio strade in Regione in base ai metri quadrati di asfalto che tocca rifare. In cima trovano una fontana, bagni pubblici, le docce. Fausto era morto da sei mesi e già i tifosi salivano a lasciargli la terra raccolta sul Galibier. Quel vaso è ancora qui. Per il mausoleo esiste un progetto di restyling a firma di Mario Cucinella. Le maglie donate dai campioni del mondo sono nella cappella sulla destra, dove insieme alla gialla di Pantani e di Bobet spicca una casacca di Malabrocca, peraltro tortonese, il mito del ciclismo all’incontrario, celebre non per le 15 gare vinte ma per i Giri corsi in maglia nera, il simbolo degli ultimi. Nel 2020 il centenario sarà il suo, nel frattempo il 30 giugno si terrà su queste strade la Mitica, una ciclostorica con biciclette d’epoca per omaggiare pure le altre glorie locali, Girardengo e il gregario Carrea, lungo un percorso fatto apposta per ricordarci che questo è territorio di leggende popolari, compreso il quarto stato di Volpedo e la casalinga di Voghera.
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Dal 5 marzo il Comune ha un nuovo nome, il consiglio regionale ha approvato la richiesta avanzata dalla valle: «Ci chiameremo Castellania Coppi». Il cartello che dà il benvenuto in paese non è cambiato, i documenti d’identità per ora non sono da rifare. Le prime modifiche sono rinviate al prossimo atto di nascita, quando sarà. Nati nel 2018: uno. Comprese le frazioni di Mossabella, Sant’Alosio e tre cascine, i residenti sono calati a 89, in paese di notte restano a dormire in ventitré. «Un tempo le persone le vedevi nelle vigne, le sentivi cantare dalle valli lontane, ora al massimo si sente il rumore dei trattori», racconta il sindaco, emigrante di ritorno dopo 50 anni di lavoro a Genova. Il Comune ha un’impiegata sola. Non ci sono scuole. Castellania divide con Costa Vescovato le spese del piccolo bus che copre i 9 chilometri per portare i bambini in classe a Carbonara. In tutto cinque. «La Martina è la più grande, quest’anno è in prima media». Dalle torri di Sant’Alosio, a 500 metri d’altitudine, voltando lo sguardo verso est, non si scorge neppure il tetto di una casa.
Ma Castellania non è solo conservazione e memoria. «Nel nome di Coppi è nata un’idea di sviluppo, perché questa visibilità ce la dobbiamo meritare oppure spariremo: i giovani vanno via, gli anziani muoiono». La partenza della 14ª tappa del Giro 2017 ha lasciato in eredità un murale di Riccardo Guasco, la tinteggiatura in rosa di una cabina dell’Enel che andava smantellata e adesso fa arredamento urbano, il monumento di una gigantesca bici di notte illuminata, accanto a una statua di Fausto col braccio sollevato, recuperata in uno scantinato del Coni e trasferita qui da Roma: i turisti gli strofinano il sedere perché pare porti fortuna. Qui davanti arriva da 44 anni la Mortara-Castellania per amatori. Due settimane fa l’ha vinta Matteo Valsecchi, 28 anni, di Lecco, che quassù non c’era mai venuto prima. A casa ha portato un cesto di fiori, salumi e caffè. «Ho visto su internet che il percorso finiva alla tomba di Coppi, mi son detto: provo». Il 5 luglio arriva il cronoprologo del Giro donne. Il programma delle celebrazioni è fitto: dall’anteprima del reading L’affollata solitudine del campione, lavoro teatrale dello scrittore Gian Luca Favetto (13 maggio), alla Cas-Cas, pedalata a tappe da Caserta a Castellania, il tragitto che fece Fausto nel ’45 di ritorno dalla prigionia in Africa (9-15 settembre).
La metà delle case rimaste vuote tra i campi di grano è stata acquistata da un immobiliarista genovese, Giuseppe Luce, che le ha buttate giù e ha costruito un borgo per congressi, un centro convegni con un’aula magna da cento posti, 38 camere per 70 posti totali, un sommelier a richiesta per degustazioni e una chiesa con l’altare in legno d’ulivo giunto dalla Palestina: i pullman di fedeli arrivano in ritiro spirituale perché il paese di don Orione è a mezz’ora. «Ora» anticipa il sindaco «mi piacerebbe attrezzare una foresteria per ospitare i ritiri di squadre di ciclismo dilettantistiche». Il 40 per cento di chi è rimasto a vivere qui fa Coppi di cognome. Il sindaco precedente, Piero, morto pochi mesi fa, era cugino di Fausto. Suo fratello Sergio compie 90 anni domani e vive nella casa di fianco al mausoleo. «Con Fausto da ragazzo andavo a caccia di lepri. Il suo sogno era aprire una riserva. Tre famiglie di proprietari terrieri si opposero e non firmarono. C’era tutto: i ruscelli, il grano, l’erba, le pernici, i fagiani, il bosco in cui nascondersi. L’acqua nelle case al paese l’ha portata Fausto coi suoi soldi, fino agli anni 50 s’andava a prenderla coi secchielli alle fontane e con le botti per le bestie. Castellania si divise per la signora Giulia, la Dama Bianca. Le tante beghine che andavano alla chiesa, i paesi son così, guardavano dagli angoli delle strade. Mio papà in casa diceva: se rifiutiamo lei, perdiamo anche lui. Ci turbò tutti, ora ‘ste cose son di moda. Quando Faustino aveva tre anni, arrivò una lettera che chiedeva di portare 15 milioni su al castello o lo avrebbero rapito. Se Fausto correva all’estero, io stavo di notte nell’atrio, a far la guardia alla signora Giulia e al bimbo con un fucile da 5 colpi e l’ordine di sparare a vista. La signora, dopo, è venuta ogni sabato a portare i fiori e a prendere il caffè da noi.I fiori li manda pure il Comune di Novi. I sindaci di Tortona mai».
I primi Coppi giunsero a Castellania a metà del 700 da Quarna Sotto, per far fortuna. Erano artigiani, costruivano strumenti musicali. La casa in cui è nato Fausto oggi è un museo per il quale molto si batté Candido Cannavò. Custodisce maglie, bici, prime pagine, lettere, disegni, i ganci al soffitto che i Coppi usavano per coltivare bachi da seta, la Singer con cui mamma Angelina cuciva orli e bordi a tutto il paese in cambio di un paio d’uova e pacchi di zucchero. Fausto è una strada: via Umberto I ora è via Coppi. Fausto è un ristorante: nella prima casa della famiglia in paese ci sono i tavoli del Grande Airone, trattoria rilanciata dallo scrittore Gianni Rossi: agnolotti allo stufato di manzo, taglierine carciofi e agnello. Fausto è un vino: un Timorasso prodotto nelle vigne di sua figlia Marina dal nipote Francesco Bellocchio, poco fuori il paese, a Sant’Andrea. Faustino è invece rimasto a Novi coi suoi due figli. Luca, che è figlio del figlio del cugino, dei Coppi ha il naso, gioca a basket a Tortona e dice che delle bici ha paura, non c’è salito mai neppure con le rotelle. Il cugino Sergio si appoggia al bastone e la sera guarda al buio la tomba di Fausto. «Secondo me è un santo. Tutti quelli che gli volevan male, sono stati travolti dalla vita. Io col Fausto ci parlo. Mi tiene compagnia. Tanto ho capito che non morirà mai».
Sul Venerdì del 10 maggio 2019
La terra di Coppi cent’anni dopo Coppi è un piccolo mondo antico fatto di cose elementari, semplici come le sue preoccupazioni. «L’accento di Castellania: va sulla i» si raccomanda Sergio Vallenzona, 66 anni, sindaco dal 2009, geometra in pensione, il 26 maggio in corsa per il terzo mandato di fila. Fino ancora a trent’anni fa, il paese ha accettato di rimanere in silenzio sullo sfondo delle baruffe fra Tortona e Novi Ligure, accanite nel contendersi la paternità di Coppi, coi novesi inclini pure al colpo basso nel ricordare che furono i tortonesi a far morir l’eroe, all’ospedale loro, per una malaria non diagnosticata, un caso di malasanità prima ancora che esistesse la parola.
«Castellania è rimasta defilata» ne ride Vallenzona, «perché non aveva bisogno di rivendicare nulla dinanzi all’evidenza. Coppi è qui, è sempre stato qui». Lo dice indicando il mausoleo per Fausto e Serse, le valli oltre le siepi, le due tombe e un busto in bronzo opera di Paolo Todeschini, lo scultore che fu calciatore di Napoli e Milan, poi c.t. della Nazionale olimpica. I corpi dei fratelli sono quassù dal ’68, traslati dal cimitero del paese nel quale erano stati in principio sepolti: Serse col papà, Fausto con mamma Angelina, morta di dolore nel ‘61 – un anno dopo di lui – crepacuore, un infarto mentre s’incamminava proprio lungo la via per portare fiori al sepolcro dei su’ masnà, i ragazzi suoi.
LEGGI ANCHE: LA MALINCONIA DI UN UOMO SOLO AL COMANDO
Vengono quassù quarantamila persone l’anno, i conti li tengono all’Ufficio strade in Regione in base ai metri quadrati di asfalto che tocca rifare. In cima trovano una fontana, bagni pubblici, le docce. Fausto era morto da sei mesi e già i tifosi salivano a lasciargli la terra raccolta sul Galibier. Quel vaso è ancora qui. Per il mausoleo esiste un progetto di restyling a firma di Mario Cucinella. Le maglie donate dai campioni del mondo sono nella cappella sulla destra, dove insieme alla gialla di Pantani e di Bobet spicca una casacca di Malabrocca, peraltro tortonese, il mito del ciclismo all’incontrario, celebre non per le 15 gare vinte ma per i Giri corsi in maglia nera, il simbolo degli ultimi. Nel 2020 il centenario sarà il suo, nel frattempo il 30 giugno si terrà su queste strade la Mitica, una ciclostorica con biciclette d’epoca per omaggiare pure le altre glorie locali, Girardengo e il gregario Carrea, lungo un percorso fatto apposta per ricordarci che questo è territorio di leggende popolari, compreso il quarto stato di Volpedo e la casalinga di Voghera.
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Dal 5 marzo il Comune ha un nuovo nome, il consiglio regionale ha approvato la richiesta avanzata dalla valle: «Ci chiameremo Castellania Coppi». Il cartello che dà il benvenuto in paese non è cambiato, i documenti d’identità per ora non sono da rifare. Le prime modifiche sono rinviate al prossimo atto di nascita, quando sarà. Nati nel 2018: uno. Comprese le frazioni di Mossabella, Sant’Alosio e tre cascine, i residenti sono calati a 89, in paese di notte restano a dormire in ventitré. «Un tempo le persone le vedevi nelle vigne, le sentivi cantare dalle valli lontane, ora al massimo si sente il rumore dei trattori», racconta il sindaco, emigrante di ritorno dopo 50 anni di lavoro a Genova. Il Comune ha un’impiegata sola. Non ci sono scuole. Castellania divide con Costa Vescovato le spese del piccolo bus che copre i 9 chilometri per portare i bambini in classe a Carbonara. In tutto cinque. «La Martina è la più grande, quest’anno è in prima media». Dalle torri di Sant’Alosio, a 500 metri d’altitudine, voltando lo sguardo verso est, non si scorge neppure il tetto di una casa.
Ma Castellania non è solo conservazione e memoria. «Nel nome di Coppi è nata un’idea di sviluppo, perché questa visibilità ce la dobbiamo meritare oppure spariremo: i giovani vanno via, gli anziani muoiono». La partenza della 14ª tappa del Giro 2017 ha lasciato in eredità un murale di Riccardo Guasco, la tinteggiatura in rosa di una cabina dell’Enel che andava smantellata e adesso fa arredamento urbano, il monumento di una gigantesca bici di notte illuminata, accanto a una statua di Fausto col braccio sollevato, recuperata in uno scantinato del Coni e trasferita qui da Roma: i turisti gli strofinano il sedere perché pare porti fortuna. Qui davanti arriva da 44 anni la Mortara-Castellania per amatori. Due settimane fa l’ha vinta Matteo Valsecchi, 28 anni, di Lecco, che quassù non c’era mai venuto prima. A casa ha portato un cesto di fiori, salumi e caffè. «Ho visto su internet che il percorso finiva alla tomba di Coppi, mi son detto: provo». Il 5 luglio arriva il cronoprologo del Giro donne. Il programma delle celebrazioni è fitto: dall’anteprima del reading L’affollata solitudine del campione, lavoro teatrale dello scrittore Gian Luca Favetto (13 maggio), alla Cas-Cas, pedalata a tappe da Caserta a Castellania, il tragitto che fece Fausto nel ’45 di ritorno dalla prigionia in Africa (9-15 settembre).
La metà delle case rimaste vuote tra i campi di grano è stata acquistata da un immobiliarista genovese, Giuseppe Luce, che le ha buttate giù e ha costruito un borgo per congressi, un centro convegni con un’aula magna da cento posti, 38 camere per 70 posti totali, un sommelier a richiesta per degustazioni e una chiesa con l’altare in legno d’ulivo giunto dalla Palestina: i pullman di fedeli arrivano in ritiro spirituale perché il paese di don Orione è a mezz’ora. «Ora» anticipa il sindaco «mi piacerebbe attrezzare una foresteria per ospitare i ritiri di squadre di ciclismo dilettantistiche». Il 40 per cento di chi è rimasto a vivere qui fa Coppi di cognome. Il sindaco precedente, Piero, morto pochi mesi fa, era cugino di Fausto. Suo fratello Sergio compie 90 anni domani e vive nella casa di fianco al mausoleo. «Con Fausto da ragazzo andavo a caccia di lepri. Il suo sogno era aprire una riserva. Tre famiglie di proprietari terrieri si opposero e non firmarono. C’era tutto: i ruscelli, il grano, l’erba, le pernici, i fagiani, il bosco in cui nascondersi. L’acqua nelle case al paese l’ha portata Fausto coi suoi soldi, fino agli anni 50 s’andava a prenderla coi secchielli alle fontane e con le botti per le bestie. Castellania si divise per la signora Giulia, la Dama Bianca. Le tante beghine che andavano alla chiesa, i paesi son così, guardavano dagli angoli delle strade. Mio papà in casa diceva: se rifiutiamo lei, perdiamo anche lui. Ci turbò tutti, ora ‘ste cose son di moda. Quando Faustino aveva tre anni, arrivò una lettera che chiedeva di portare 15 milioni su al castello o lo avrebbero rapito. Se Fausto correva all’estero, io stavo di notte nell’atrio, a far la guardia alla signora Giulia e al bimbo con un fucile da 5 colpi e l’ordine di sparare a vista. La signora, dopo, è venuta ogni sabato a portare i fiori e a prendere il caffè da noi.I fiori li manda pure il Comune di Novi. I sindaci di Tortona mai».
I primi Coppi giunsero a Castellania a metà del 700 da Quarna Sotto, per far fortuna. Erano artigiani, costruivano strumenti musicali. La casa in cui è nato Fausto oggi è un museo per il quale molto si batté Candido Cannavò. Custodisce maglie, bici, prime pagine, lettere, disegni, i ganci al soffitto che i Coppi usavano per coltivare bachi da seta, la Singer con cui mamma Angelina cuciva orli e bordi a tutto il paese in cambio di un paio d’uova e pacchi di zucchero. Fausto è una strada: via Umberto I ora è via Coppi. Fausto è un ristorante: nella prima casa della famiglia in paese ci sono i tavoli del Grande Airone, trattoria rilanciata dallo scrittore Gianni Rossi: agnolotti allo stufato di manzo, taglierine carciofi e agnello. Fausto è un vino: un Timorasso prodotto nelle vigne di sua figlia Marina dal nipote Francesco Bellocchio, poco fuori il paese, a Sant’Andrea. Faustino è invece rimasto a Novi coi suoi due figli. Luca, che è figlio del figlio del cugino, dei Coppi ha il naso, gioca a basket a Tortona e dice che delle bici ha paura, non c’è salito mai neppure con le rotelle. Il cugino Sergio si appoggia al bastone e la sera guarda al buio la tomba di Fausto. «Secondo me è un santo. Tutti quelli che gli volevan male, sono stati travolti dalla vita. Io col Fausto ci parlo. Mi tiene compagnia. Tanto ho capito che non morirà mai».
Sul Venerdì del 10 maggio 2019