Mio padre Werner Heisenberg, obiettore atomico
Gabriella Greison , di Gabriella GreisonLo scienziato che lavorò per Hitler sulla bomba non la costruì perché non riuscì a farlo? Il figlio propone un'altra verità. La prova? Nelle intercettazioni di un Grande Fratello del 1945
WÜRZBURG, Germania. Proprio al centro. A destra Norimberga, a sinistra Francoforte. Due cambi per arrivare dall'Italia. Scendo alla stazione e accanto ai binari mi aspetta Martin Heisenberg, figlio di Werner, il geniale fisico tedesco nato nel 1901 che teorizzò il "principio di indeterminazione", ricevendo il Nobel nel 1932 e ponendo le basi della fisica quantistica. Lo sguardo è lo stesso, anche le rughe.
Ci incamminiamo verso la macchina e immagino suo padre, quando scendeva dal treno proprio lì, dopo aver incontrato i grandi fisici Niels Bohr, Wolfgang Pauli, Albert Einstein. Nelle mie ricerche, di foto e video così ne ho visti tanti. Ma fin dal primo scambio di battute con Martin, tutto quel materiale prende vita. Arriviamo a casa sua, ci aspetta la moglie Apollonia, che - come se non bastasse - è nipote di Carl Friedrich von Weizsäcker, un altro fisico di riferimento nella Germania, di undici anni più giovane di W…
Ci incamminiamo verso la macchina e immagino suo padre, quando scendeva dal treno proprio lì, dopo aver incontrato i grandi fisici Niels Bohr, Wolfgang Pauli, Albert Einstein. Nelle mie ricerche, di foto e video così ne ho visti tanti. Ma fin dal primo scambio di battute con Martin, tutto quel materiale prende vita. Arriviamo a casa sua, ci aspetta la moglie Apollonia, che - come se non bastasse - è nipote di Carl Friedrich von Weizsäcker, un altro fisico di riferimento nella Germania, di undici anni più giovane di W…
WÜRZBURG, Germania. Proprio al centro. A destra Norimberga, a sinistra Francoforte. Due cambi per arrivare dall'Italia. Scendo alla stazione e accanto ai binari mi aspetta Martin Heisenberg, figlio di Werner, il geniale fisico tedesco nato nel 1901 che teorizzò il "principio di indeterminazione", ricevendo il Nobel nel 1932 e ponendo le basi della fisica quantistica. Lo sguardo è lo stesso, anche le rughe.
Ci incamminiamo verso la macchina e immagino suo padre, quando scendeva dal treno proprio lì, dopo aver incontrato i grandi fisici Niels Bohr, Wolfgang Pauli, Albert Einstein. Nelle mie ricerche, di foto e video così ne ho visti tanti. Ma fin dal primo scambio di battute con Martin, tutto quel materiale prende vita. Arriviamo a casa sua, ci aspetta la moglie Apollonia, che - come se non bastasse - è nipote di Carl Friedrich von Weizsäcker, un altro fisico di riferimento nella Germania, di undici anni più giovane di Werner Heisenberg. Ha già preparato il pranzo. Sono ospite privilegiata della Storia.
Oggi Martin Heisenberg, che è stato docente di genetica e neurobiologia all'Università di Würzburg, ha 78 anni, i capelli bianchi, folti, un fazzoletto sempre legato al collo. È alto e fiero come sanno esserlo i custodi di grandi racconti che hanno segnato un'epoca. L'epoca in cui suo padre Werner era lo scienziato tedesco in attività più importante del mondo: lui, Weizsäcker e altri otto fisici vennero arrestati e rinchiusi per sei mesi (dal 3 luglio del 1945) nella villa di Farm Hall dagli inglesi, che volevano sapere a che punto fosse il programma per la costruzione della bomba tedesca, proprio mentre gli americani buttavano le loro su Nagasaki e Hiroshima.
Di questo soggiorno verranno pubblicate le intercettazioni nel 1991: riprodurranno però soltanto il 10 per cento di quello che si sono detti gli scienziati reclusi in quella casa di Goldmanchester, nei dintorni di Cambridge. Il primo Grande Fratello della storia, fatto con dei fisici, mentre la Seconda guerra mondiale stava finendo. Un avvenimento quasi dimenticato e comunque tramandato da un unico punto di vista: quello degli inglesi e degli americani. "Ho letto di tutto in questi anni: mio padre il nazista, mio padre il servitore di Hitler, mio padre che voleva costruire la bomba ma non ce l'ha fatta. Be', è molto più facile liquidare la questione così...".
L'intervista che faccio a Martin Heisenberg è lunghissima, intervallata da due cene, tre pause per il tè e due passeggiate nei boschi. Erano abitudini che avevano anche i fisici del XX secolo, ci teneva a farmele rivivere. I momenti con lui dello sfoglio delle fotografie, dei diari, degli album dei ricordi mi rimarranno impressi per sempre.
Mi racconta di Farm Hall?
"La cosa di cui mio padre fu più scioccato a posteriori furono i microfoni. Si è scervellato a lungo per capire come avessero fatto a trascrivere quello che si dicevano lui e gli altri nove prigionieri, con la sovrapposizione di voci, nelle giornate lunghissime in cui parlavano e basta. In quella coabitazione forzata c'erano quelli che erano molto amici tra loro, come lui, Weizsäcker e Otto Hahn. C'era uno con una carriera florida alle spalle: Max Von Laue. C'erano quelli sospettosi degli studi altrui: Paul Harteck e Walter Gerlach. C'erano i giovani: Horst Korsching e Karl Wirtz. Infine, c'erano quelli che avevano un rapporto più stretto con il governo nazista: Kurt Diebner e Erich Bagge".
Suo padre non lo aveva?
"A un certo punto mio padre nella casa dice che non possono esserci microspie perché i metodi che usano gli inglesi non sono così sofisticati. Una frase scherzosa, ma che da molti è stata fraintesa. E questo è avvenuto anche per tante sue frasi successive. Ma voglio essere ottimista sulla possibilità che arrivi prima o poi il giorno nel quale sarà finalmente riconosciuto dalla storia ufficiale che mio padre non fu un nazista, ma solo uno che restò dalla parte della Germania. Non voleva essere un martire: aveva soltanto un grande amore per il suo Paese".
Lui era a capo del progetto civile per la costruzione della bomba, che però non venne costruita.
"Mio padre e gli altri fisici del progetto civile, quelli che avevano la possibilità teorica di costruire l'atomica, avevano già deciso di non farlo, ma ebbero ovviamente difficoltà a far capire le loro preoccupazioni al governo. Inviarono una memoria al ministero della Difesa dalla quale si evince che, nel 1941, avevano definitivamente stabilito che non avrebbero costruito la bomba. Lo so che è difficile da provare, come è difficile immedesimarsi nel dramma che quegli scienziati stavano vivendo".
Nel 1941, nella Danimarca occupata, Werner Heisenberg andò a trovare Niels Bohr. Prima di questo i due scienziati erano amici fraterni, dopo tra loro ci fu il gelo, per il resto della vita. C'è chi dice che Heisenberg fosse andato a Copenaghen per sapere se gli Stati Uniti - dove gli amici di Bohr Einstein e Fermi si erano rifugiati - stessero costruendo la bomba, chi che volesse farsi dare delle dritte per realizzarla e che l'altro sia rimasto male per il tradimento del giovane ex allievo. Secondo alcuni invece sarebbe stato proprio Bohr a ottenere dettagli per la costruzione. Qual è la verità?
"Secondo me, per mio padre c'era un evidente pericolo che gli americani e i loro alleati riuscissero a costruire la bomba ed era sicuro che in questo caso l'avrebbero gettata sulla Germania. Era dal 1939 che aveva chiaro questo pensiero, tanto che gli venne in mente di comprare una casa nella foresta, lontana dai possibili bersagli degli attacchi. So però anche che nel 1941 mia madre e altri parenti consideravano la possibilità che lui fosse condannato dal governo, proprio perché non voleva realizzare la bomba atomica. A Bohr mio padre disse che la Germania poteva costruirla, ma che lui e gli altri fisici avevano deciso di non farlo perché sarebbe stato un disastro e che avrebbero provato a convincere i fisici degli altri Paesi a fare lo stesso. Bohr però rimase tanto scioccato dalla prima parte del discorso che non l'ascoltò per intero. Dopo quell'incontro lui, che era un punto di riferimento per scienziati di tutto il mondo, radunò fisici dall'Inghilterra, dagli Stati Uniti, dal Giappone e dall'Italia e raccontò a tutti dei piani segreti che esistevano in Germania e che potevano mettere in pericolo il mondo. Ma questa preoccupazione era condivisa anche da mio padre e da Weizsäcker. Dopo Hiroshima, durante la vita nella casa di Farm Hall, mio padre tenne un seminario e spiegò dettagliatamente come tecnicamente era stata prodotta la bomba usata dagli americani. Insomma, lui avrebbe saputo come farla, ma allo stesso modo sapeva quali effetti avrebbe prodotto".
Che cosa pensa di suo padre, oggi?
"Quel che penso definitivamente di lui è che ebbe una grande vita. Il suo spirito mi ha affascinato tanto. Era una persona solitaria e profonda. Dotata di una grande anima. Un artigiano della conoscenza, interiore e scientifica".
Martin Heisenberg mi saluta, facendomi alcuni regali. Tre libri, due foto originali, e una scatola di gessetti. "Ora sta a lei. C'è tanta necessità che venga fatta chiarezza. Scriva, scriva, scriva...".
Sul Venerdì del 10 maggio 2019
Ci incamminiamo verso la macchina e immagino suo padre, quando scendeva dal treno proprio lì, dopo aver incontrato i grandi fisici Niels Bohr, Wolfgang Pauli, Albert Einstein. Nelle mie ricerche, di foto e video così ne ho visti tanti. Ma fin dal primo scambio di battute con Martin, tutto quel materiale prende vita. Arriviamo a casa sua, ci aspetta la moglie Apollonia, che - come se non bastasse - è nipote di Carl Friedrich von Weizsäcker, un altro fisico di riferimento nella Germania, di undici anni più giovane di Werner Heisenberg. Ha già preparato il pranzo. Sono ospite privilegiata della Storia.
Oggi Martin Heisenberg, che è stato docente di genetica e neurobiologia all'Università di Würzburg, ha 78 anni, i capelli bianchi, folti, un fazzoletto sempre legato al collo. È alto e fiero come sanno esserlo i custodi di grandi racconti che hanno segnato un'epoca. L'epoca in cui suo padre Werner era lo scienziato tedesco in attività più importante del mondo: lui, Weizsäcker e altri otto fisici vennero arrestati e rinchiusi per sei mesi (dal 3 luglio del 1945) nella villa di Farm Hall dagli inglesi, che volevano sapere a che punto fosse il programma per la costruzione della bomba tedesca, proprio mentre gli americani buttavano le loro su Nagasaki e Hiroshima.
Di questo soggiorno verranno pubblicate le intercettazioni nel 1991: riprodurranno però soltanto il 10 per cento di quello che si sono detti gli scienziati reclusi in quella casa di Goldmanchester, nei dintorni di Cambridge. Il primo Grande Fratello della storia, fatto con dei fisici, mentre la Seconda guerra mondiale stava finendo. Un avvenimento quasi dimenticato e comunque tramandato da un unico punto di vista: quello degli inglesi e degli americani. "Ho letto di tutto in questi anni: mio padre il nazista, mio padre il servitore di Hitler, mio padre che voleva costruire la bomba ma non ce l'ha fatta. Be', è molto più facile liquidare la questione così...".
L'intervista che faccio a Martin Heisenberg è lunghissima, intervallata da due cene, tre pause per il tè e due passeggiate nei boschi. Erano abitudini che avevano anche i fisici del XX secolo, ci teneva a farmele rivivere. I momenti con lui dello sfoglio delle fotografie, dei diari, degli album dei ricordi mi rimarranno impressi per sempre.
Mi racconta di Farm Hall?
"La cosa di cui mio padre fu più scioccato a posteriori furono i microfoni. Si è scervellato a lungo per capire come avessero fatto a trascrivere quello che si dicevano lui e gli altri nove prigionieri, con la sovrapposizione di voci, nelle giornate lunghissime in cui parlavano e basta. In quella coabitazione forzata c'erano quelli che erano molto amici tra loro, come lui, Weizsäcker e Otto Hahn. C'era uno con una carriera florida alle spalle: Max Von Laue. C'erano quelli sospettosi degli studi altrui: Paul Harteck e Walter Gerlach. C'erano i giovani: Horst Korsching e Karl Wirtz. Infine, c'erano quelli che avevano un rapporto più stretto con il governo nazista: Kurt Diebner e Erich Bagge".
Suo padre non lo aveva?
"A un certo punto mio padre nella casa dice che non possono esserci microspie perché i metodi che usano gli inglesi non sono così sofisticati. Una frase scherzosa, ma che da molti è stata fraintesa. E questo è avvenuto anche per tante sue frasi successive. Ma voglio essere ottimista sulla possibilità che arrivi prima o poi il giorno nel quale sarà finalmente riconosciuto dalla storia ufficiale che mio padre non fu un nazista, ma solo uno che restò dalla parte della Germania. Non voleva essere un martire: aveva soltanto un grande amore per il suo Paese".
Lui era a capo del progetto civile per la costruzione della bomba, che però non venne costruita.
"Mio padre e gli altri fisici del progetto civile, quelli che avevano la possibilità teorica di costruire l'atomica, avevano già deciso di non farlo, ma ebbero ovviamente difficoltà a far capire le loro preoccupazioni al governo. Inviarono una memoria al ministero della Difesa dalla quale si evince che, nel 1941, avevano definitivamente stabilito che non avrebbero costruito la bomba. Lo so che è difficile da provare, come è difficile immedesimarsi nel dramma che quegli scienziati stavano vivendo".
Nel 1941, nella Danimarca occupata, Werner Heisenberg andò a trovare Niels Bohr. Prima di questo i due scienziati erano amici fraterni, dopo tra loro ci fu il gelo, per il resto della vita. C'è chi dice che Heisenberg fosse andato a Copenaghen per sapere se gli Stati Uniti - dove gli amici di Bohr Einstein e Fermi si erano rifugiati - stessero costruendo la bomba, chi che volesse farsi dare delle dritte per realizzarla e che l'altro sia rimasto male per il tradimento del giovane ex allievo. Secondo alcuni invece sarebbe stato proprio Bohr a ottenere dettagli per la costruzione. Qual è la verità?
"Secondo me, per mio padre c'era un evidente pericolo che gli americani e i loro alleati riuscissero a costruire la bomba ed era sicuro che in questo caso l'avrebbero gettata sulla Germania. Era dal 1939 che aveva chiaro questo pensiero, tanto che gli venne in mente di comprare una casa nella foresta, lontana dai possibili bersagli degli attacchi. So però anche che nel 1941 mia madre e altri parenti consideravano la possibilità che lui fosse condannato dal governo, proprio perché non voleva realizzare la bomba atomica. A Bohr mio padre disse che la Germania poteva costruirla, ma che lui e gli altri fisici avevano deciso di non farlo perché sarebbe stato un disastro e che avrebbero provato a convincere i fisici degli altri Paesi a fare lo stesso. Bohr però rimase tanto scioccato dalla prima parte del discorso che non l'ascoltò per intero. Dopo quell'incontro lui, che era un punto di riferimento per scienziati di tutto il mondo, radunò fisici dall'Inghilterra, dagli Stati Uniti, dal Giappone e dall'Italia e raccontò a tutti dei piani segreti che esistevano in Germania e che potevano mettere in pericolo il mondo. Ma questa preoccupazione era condivisa anche da mio padre e da Weizsäcker. Dopo Hiroshima, durante la vita nella casa di Farm Hall, mio padre tenne un seminario e spiegò dettagliatamente come tecnicamente era stata prodotta la bomba usata dagli americani. Insomma, lui avrebbe saputo come farla, ma allo stesso modo sapeva quali effetti avrebbe prodotto".
Che cosa pensa di suo padre, oggi?
"Quel che penso definitivamente di lui è che ebbe una grande vita. Il suo spirito mi ha affascinato tanto. Era una persona solitaria e profonda. Dotata di una grande anima. Un artigiano della conoscenza, interiore e scientifica".
Martin Heisenberg mi saluta, facendomi alcuni regali. Tre libri, due foto originali, e una scatola di gessetti. "Ora sta a lei. C'è tanta necessità che venga fatta chiarezza. Scriva, scriva, scriva...".
Sul Venerdì del 10 maggio 2019