✕
Uno scorcio di Catania in una serata estiva: in questa città sono ambientati i gialli di Cristina Cassar Scalia (Alamy/ Ipa) 

Cristina Cassar Scalia: grazie Camilleri, ma la mia sbirra non somiglia a Montalbano

Speciale libri: La giallista (e oculista) siciliana presenta la seconda avventura di Vanina Guarrasi, vicequestore della mobile di Catania. E del maestro dice: "Il paragone mi onora, però la mia isola è più metropolitana"
2 minuti di lettura
Poliziotte, carabiniere, detective private, anatomopatologhe. I ranghi del noir italiano ormai traboccano di segugie varie ed eventuali, toste, credibili, affascinanti - a volte genialmente borderline. Ma tra le quote giallo-rosa dell'investigazione, il vicequestore della mobile di Catania Giovanna Guarrasi merita una menzione particolare. E non solo perché il romanzo che l'ha rivelata al pubblico, Sabbia nera, pubblicato nel 2018, è finito subito nella top ten dei libri più venduti, rimanendoci per un bel po'.

Cinefila accanita, buongustaia senza sensi di colpa, siciliana fino al midollo e amante del ragionamento deduttivo più che delle mavarìe  (diavolerie, in siciliano, ndr), alla Csi, la 40enne Vanina - soprannome ispirato da un film anni 70 con Alain Delon - è una sbirra all'antica animata da una "forza tranquilla" tutta speciale. La stessa che si riconosce nello sguardo della sua creatrice Cristina Cassar …
Poliziotte, carabiniere, detective private, anatomopatologhe. I ranghi del noir italiano ormai traboccano di segugie varie ed eventuali, toste, credibili, affascinanti - a volte genialmente borderline. Ma tra le quote giallo-rosa dell'investigazione, il vicequestore della mobile di Catania Giovanna Guarrasi merita una menzione particolare. E non solo perché il romanzo che l'ha rivelata al pubblico, Sabbia nera, pubblicato nel 2018, è finito subito nella top ten dei libri più venduti, rimanendoci per un bel po'.

Cinefila accanita, buongustaia senza sensi di colpa, siciliana fino al midollo e amante del ragionamento deduttivo più che delle mavarìe  (diavolerie, in siciliano, ndr), alla Csi, la 40enne Vanina - soprannome ispirato da un film anni 70 con Alain Delon - è una sbirra all'antica animata da una "forza tranquilla" tutta speciale. La stessa che si riconosce nello sguardo della sua creatrice Cristina Cassar Scalia, originaria di Noto, medico oftalmologo che, quando non riceve i pazienti nel suo studio di Catania, inventa storie di cadaveri ritrovati per caso e ragazze in carriera svanite nel nulla. Come accade in La logica della lampara, seconda attesissima avventura della prode Vanina, da poco pubblicata da Einaudi Stile Libero, e già opzionata, come la prima, da tv e cinema.

Dica la verità, se lo aspettava tutto questo successo?
"A essere sincera, no. L'unico a crederci fin dall'inizio è stato mio marito. Anche lui fa l'oculista ed è un po' la mia cavia. Lo costringo a leggere quello che scrivo man mano che lo produco, come un romanzo d'appendice. Un vero supplizio per un appassionato di gialli come lui".

Come medico e scrittore, ha illustri predecessori: Céline, Cechov, Carlo Levi...
"Ho sempre voluto fare il medico, e anche la scrittrice. All'ultimo anno di liceo un mio racconto vinse un concorso indetto dalla Mondadori. Poi mi sono iscritta all'università e fino alla specializzazione ho smesso di scrivere. Ora le due attività convivono felicemente. Anzi, devo dire che fare il medico mi aiuta molto nella scrittura, ho imparato a osservare con più attenzione. E poi mi fornisce un serbatoio infinito di 'personaggì a cui attingere".

In La logica della lampara ci sono festini a base di sesso e coca e relazioni pericolose tra estabilishment e criminalità organizzata. Si è ispirata a fatti di cronaca?
"È tutto inventato, ma allo stesso tempo è estremamente verosimile. Elvio Ussaro, l'avvocato che nel libro tiene le fila della corruzione e del malaffare, è un miscuglio di caratteristiche rubate a personaggi che gravitano nella realtà locale. D'altronde lo dice anche Camilleri: si parte sempre dall'esistente".

A proposito di Camilleri, in tanti hanno descritto Vanina come "un Montalbano in gonnella".
"Camilleri è un maestro ed essere paragonata a lui mi onora. Ha sdoganato il dialetto: grazie a lui ora tutti capiscono il siciliano. Ma, a parte che Vanina non porta la gonna, lei e Montalbano sono personaggi molto diversi. Vigata è il simbolo di una Sicilia più tradizionale. Mentre io ho voluto raccontare il lato più moderno, metropolitano dell'Isola".

Infatti descrive Catania come New York: "la città che non dorme mai".
"Forse è colpa dell'Etna, ma è un fatto che ci sia un'energia diversa. Si vive molto di notte, e la notte hai suoi riti. Le passeggiate per chioschi, a bere lo sgriccio, succo di limone o mandarino con seltz. Vanina le chiama 'catanesatè e ne è così affascinata da prenderne nota sull'iPhone".

A Palermo invece c'è il passato di Vanina. Ed è tragico.
"La mafia le ha ammazzato il padre poliziotto davanti agli occhi, quando era ancora un'adolescente, e lei non lo ha mai superato. Nei miei romanzi la mafia è solo sullo sfondo, ma ci tenevo a rispolverare quel momento storico, indelebile per ogni siciliano. Mi sono ispirata a un fatto realmente accaduto, l'assassinio di un ispettore di Catania che combatteva il pizzo nei primi anni 90. Trovo che il romanzo giallo, o noir che dir si voglia, sia un ottimo pretesto per raccontare la società attuale e la storia del passato".

È la lezione di Sciascia:  il giallo come romanzo sociale.
"Insieme a Gadda, Scerbanenco e Fruttero e Lucentini è uno degli autori che hanno più influito sulla mia formazione letteraria. Spesso nei miei libri inserisco delle sue citazioni. Sciascia ha detto una cosa importantissima: non si può capire l'Italia se non si capisce la Sicilia. Valeva negli anni Sessanta e vale anche adesso".

Se potesse scegliere, chi le piacerebbe vedere nella parte di Vanina?
"Isabella Ragonese. Ha il giusto mix di luce e ombra".

Sul Venerdì del 3 maggio 2019