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Ballerine a Sun City, Arizona (da Sun City di Peter Granser, Benteli Publisher (Peter Granser/laif/Contrasto) 

Ma quando gli anni passano, è meglio sottrarsi

Ognuno accetta la sua vecchiaia come viene, e ci sono i fortunati e i meno fortunati nel viverla. Ma io ho un'idea antica: più si va avanti più bisogna sottrarsi agli altri, difendersi dall’insofferenza, dall’imbarazzo di chi non ti crede più del tutto umana
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Mi piacciono i grandi vecchi con un grande passato. Mi piaceva Rita Levi Montalcini, scienziata e senatrice a vita, che era riuscita a sfuggire alla persecuzione nazifascista, e che a 77 anni andò a Stoccolma a ritirare il Nobel per la Medicina con un meraviglioso abito di Capucci. Mi piaceva Gillo Dorfles, artista, professore di estetica, celebre critico d’arte, scrittore, che a cent’anni visitava la Biennale d’arte di Venezia sotto un sole da svenimento, con un perfetto completo di lino beige, la cravatta ben serrata, non una goccia di sudore, instancabile.

Mi pareva di avere una sola ragione per farmi piacere Iris Apfel: il fatto che sia  più vecchia di me, vispa e amata, e non è che ce ne siano tante così. Ognuno accetta o sopporta la sua vecchiaia come viene, e ci sono i fortunati e i meno fortunati nel viverla. Credo che la fortuna dipenda soprattutto dalla testa: è inutile illudersi, il corpo ha altre regole, ogni gior…
Mi piacciono i grandi vecchi con un grande passato. Mi piaceva Rita Levi Montalcini, scienziata e senatrice a vita, che era riuscita a sfuggire alla persecuzione nazifascista, e che a 77 anni andò a Stoccolma a ritirare il Nobel per la Medicina con un meraviglioso abito di Capucci. Mi piaceva Gillo Dorfles, artista, professore di estetica, celebre critico d’arte, scrittore, che a cent’anni visitava la Biennale d’arte di Venezia sotto un sole da svenimento, con un perfetto completo di lino beige, la cravatta ben serrata, non una goccia di sudore, instancabile.

Mi pareva di avere una sola ragione per farmi piacere Iris Apfel: il fatto che sia  più vecchia di me, vispa e amata, e non è che ce ne siano tante così. Ognuno accetta o sopporta la sua vecchiaia come viene, e ci sono i fortunati e i meno fortunati nel viverla. Credo che la fortuna dipenda soprattutto dalla testa: è inutile illudersi, il corpo ha altre regole, ogni giorno un fastidio in più. Certo ci sono donne fantastiche anche ultraottantenni, ancora belle come può esserlo una che ha accettato da decenni i suoi anni: lavorano, viaggiano, fanno le nonne e le bisnonne, riempiono la casa di amici, sorridono sempre e non si lamentano mai. Io le invidio molto ma pazienza, ad alcune voglio anche  bene.

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Ma io ho una idea antica degli anni che passano: più passano più devi sottrarti agli altri, non esporti, non voler primeggiare, imparare la solitudine, difenderti dall’indifferenza, dall’insofferenza, dall’imbarazzo di chi ha smesso di crederti ancora del tutto umana. Arricchirti di ciò che la vita ti può ancora dare, non l’amore per esempio, che rimpiangi moltissimo pur non desiderandolo più e addirittura pensandolo con orrore. Ma un nipotino intelligente e affettuoso, un’amica anche molto più giovane, la coppia di amici gay che sono i soli maschi a stare gentilmente, forse addirittura volentieri, con le donne non più giovani da decenni, con un libro, una ricetta di cucina da  provare, i giovani fiori del terrazzo con cui assaporare le stagioni, fare la spesa nei piccoli negozi alimentari sapienti. Addirittura perder tempo rispondendo a qualche sciocchino, o sciocchina di Facebook che ti augura, del resto preveggente, la morte.

Insomma, divertimento ce n’è ancora, però bisogna conoscere l’arte della selezione: questo sì, quest’altro mai più – per esempio apparire in tv. Poi si sa, anche il mondo invecchia, oppure soltanto cambia, e improvvisamente questa signora agée americana, per quell’angoscioso bisogno di novità ogni nanosecondo che ci opprime, è diventata una “star della terza età”. Sarebbe più onesto definirla della quarta anche perché esiste questa lunatica certezza: le donne possono essere o adolescenti, o giovani, o vecchie, o vecchissime, mature no, e infatti la fatica femminile è quella di cancellare gli anni più belli, aggrappandosi alla smania di una giovinezza prolungata e poi via, un salto eroico dove la vecchiaia protegge dal dolore di essere ancora giovani ma non abbastanza per sapersi ed essere considerate giovani.

I miei sentimenti verso la signora Apfel, a cui del resto non penso mai se non in occasioni come questa, sono alquanto ambivalenti. Per esempio mi infastidisce che dia alla tarda età una immagine un po’ grottesca, con quegli occhialoni e quel perenne sorriso e quella confusione di collane di plastica colorata; e anche che sia su Instagram con decine di foto e un milione di follower. Poi si viene a sapere che lei personalmente non ha niente a che fare con quella app, c’è una sconosciuta sua fan in Austria che, non richiesta, se ne occupa.

Poi penso a mia cugina, Anna Piaggi, che è stata un mito mondiale della moda, anche lei immortalata da una grande mostra al Victoria and Albert Museum di Londra, dai più grandi fotografi del mondo, da libri a lei dedicati come quello tutto a disegni di Karl Lagerfeld. Si è spenta nel 2012 a 80 anni e ha lasciato una preziosa collezione di più di 2.000 capi di abbigliamento, da Poiret alle ultime firme d’avanguardia. Il Comune di Milano, la città mondiale della moda, si è rifiutato di prendersene cura, e quindi è stata dispersa. Peccato! Anche la signora Apfel ha avuto la sua grande mostra al Museo del costume di New York, grandi fotografi ai suoi piedi, che io sappia almeno un libro tra l’altro molto carino, Icona per caso, pubblicato anche in Italia da HarperCollins, scritto in prima persona, con le fotografie di una lunga vita piena e forse felice accanto all’amatissimo marito Carl, defunto, e illustrazioni davvero molto belle.

Nel mondo volatile della moda, temo che Anna sia già stata dimenticata; forse le signora Apfel avrà più fortuna quando se ne andrà, il più tardi possibile. Poi il libro racconta come prima di questa fama mediatica basata sulla sua colorata vecchiaia un po’ freak (avesse 50 anni per il web non sarebbe nessuno) la signora Apfel sia stata una grande lavoratrice, una celebre arredatrice anche della Casa Bianca, la produttrice di tessuti preziosi a imitazione di quelli antichi italiani, insomma una gran donna, una donna che si è costruita una vistosa ricchezza con il suo talento e la sua fatica, sullo sfondo di uno di quei curiosi appartamenti di New York trasformati in sovraccariche piccole Versailles da cui non buttar via nulla, con intere stanze, interi armadi perfettamente ordinati pieni di vestiti, di braccialetti, di collane, di scarpe, di tutto, e che immagino lei in futuro affiderà a una sua fondazione-museo.

Insomma ricominciava a piacermi fin quando non ho letto che adora Donald Trump e odia Hillary Clinton, e di nuovo, per forza, ho dovuto cancellarla. Ma alla fine mi accorgo che abbiamo qualcosa in comune, oltre agli anni: la passione per il colore. In casa arancione viola turchese verdino giallo, nel guardaroba via il nero d’epoca perché funeralizza, niente grigio milanese perché cadaverizza, niente beige di gran classe perché cremazionizza.

Dunque la signora Iris e io con gusto e quantità diverse di pezzi, esorcizziamo la paura e la malinconia nascondendoci con il turchese, l’arancione, il viola, il verde, l’oro, il rosso delle nostre consolazioni.

Sul Venerdì del 24 maggio 2019