Alla ricerca dei No Tav sperduti
Alessandro Cassinis , di ALESSANDRO CASSINISSiamo andati in Valsusa per capire che fine ha fatto il movimento nato qui trent'anni fa e che oggi sta cambiando pelle. Non sapendo più cosa fare con i 5 Stelle
VENAUS (Torino). Bussiamo alla baracca del presidio No Tav di Venaus, dove tutto è cominciato. La finestra è tappezzata da un centinaio di adesivi: no Tap, no Tgv, no Tafta, no aeroporti, no petrolio, no Daspo urbano, no discariche nucleari, no maxi-prigioni, ni oubli ni pardon. Poi la porta si apre e Biagio esce con il suo cane. Arrivò nel 2005, l'anno dell'insurrezione popolare contro la nuova ferrovia Torino-Lione, ma sembra passato per caso. "Scusa, devo dar da mangiare alle galline".
Uno strano silenzio avvolge la Val di Susa. Il treno ad alta velocità incombe malgrado la bocciatura dell'analisi costi-benefici. A settembre scade la tregua imposta dal governo Conte, poi Italia e Francia dovranno decidere se andare avanti o no. Nel frattempo, che fine hanno fatto i No Tav? Le madamin torinesi a favore delle grandi opere hanno tolto la scena alla loro protesta. Solo il 1° maggio il movimento ha ritrovato un po' di visibilit&…
Uno strano silenzio avvolge la Val di Susa. Il treno ad alta velocità incombe malgrado la bocciatura dell'analisi costi-benefici. A settembre scade la tregua imposta dal governo Conte, poi Italia e Francia dovranno decidere se andare avanti o no. Nel frattempo, che fine hanno fatto i No Tav? Le madamin torinesi a favore delle grandi opere hanno tolto la scena alla loro protesta. Solo il 1° maggio il movimento ha ritrovato un po' di visibilit&…
VENAUS (Torino). Bussiamo alla baracca del presidio No Tav di Venaus, dove tutto è cominciato. La finestra è tappezzata da un centinaio di adesivi: no Tap, no Tgv, no Tafta, no aeroporti, no petrolio, no Daspo urbano, no discariche nucleari, no maxi-prigioni, ni oubli ni pardon. Poi la porta si apre e Biagio esce con il suo cane. Arrivò nel 2005, l'anno dell'insurrezione popolare contro la nuova ferrovia Torino-Lione, ma sembra passato per caso. "Scusa, devo dar da mangiare alle galline".
Uno strano silenzio avvolge la Val di Susa. Il treno ad alta velocità incombe malgrado la bocciatura dell'analisi costi-benefici. A settembre scade la tregua imposta dal governo Conte, poi Italia e Francia dovranno decidere se andare avanti o no. Nel frattempo, che fine hanno fatto i No Tav? Le madamin torinesi a favore delle grandi opere hanno tolto la scena alla loro protesta. Solo il 1° maggio il movimento ha ritrovato un po' di visibilità al corteo di Torino, fra le cariche dei poliziotti e lo scherno di un militante Pd: "La polizia gli ha fatto assaggiare i manganelli. Finalmente!".
Ma i No Tav non sono affatto sul viale del tramonto. La gente che tiene in scacco un'opera da 25 miliardi di euro festeggerà in autunno i trent'anni dal patto per la difesa dell'ecosistema alpino stretto con l'eurodeputato verde Alexander Langer. È questo l'atto di nascita di un movimento che ha unito in una comunità settantamila residenti, una trentina di sindaci e molti professionisti, ha contagiato l'Italia e ora manda in campo la seconda generazione, quella che è mancata ai No global. Cambia pelle, ma non si arrende.
VOGLIAMO L'ALTA FELICITÀ
Venaus sonnecchia al sole come un qualunque paesino di montagna. Al primo piano del municipio il sindaco uscente Nilo Durbiano raccoglie le sue cose perché domenica si vota e lui, dopo quindici anni, ha deciso di lasciare. Ha 59 anni e ne ha passati 41 in ferrovia, dieci come macchinista. Conosce ogni traversina della vecchia linea Torino-Modane e sulla scrivania ha un progetto di cui va fiero: "Invece del tunnel di 57 chilometri, si potrebbe fare un bypass merci fra Trofarello e Orbassano Scalo per aggirare il vero collo di bottiglia, e poi una galleria di 15 chilometri fra Oulx e Modane". La sua idea è arrivata al ministero. "Non basta dire no, bisogna anche fare proposte".
Durbiano è un uomo delle istituzioni e ha la massima fiducia in Conte. Per lui l'esperienza No Tav è un modello di democrazia partecipata che ha come data simbolo l'8 dicembre 2005, quando cinquantamila persone marciano nella neve su Venaus per protestare contro l'irruzione della polizia al presidio. E si riprendono il paese. Dice che quello spirito è ancora vivo. "Lo provano le assemblee nella nuova sala polivalente, fino a 500 persone anche d'inverno, o il Festival Alta Felicità, che in quattro giorni vede oltre 60 mila visitatori in un paese di 980 abitanti".
La corriera è appena passata, per tornare a Susa non resta che fare a piedi i tre chilometri e mezzo lungo la via Francigena, fra la Dora e il torrente Cenischia, in uno scenario compromesso anche senza il Tav: due provinciali, due statali, un'autostrada, opere idriche, tralicci e linee elettriche. Perché questo scempio non ha scatenato la stessa indignazione?
Claudio Giorno ha compiuto 70 anni e ne ha passati 36 in una concessionaria autostradale. Ambientalista con una lunga esperienza nel mondo delle grandi opere, fu lui a incontrare Langer a Trento nell'ottobre '89 e due anni dopo era tra i fondatori del comitato Habitat "per difendere la residua vivibilità della Val di Susa". Forse se il Tav fosse arrivato prima dell'autostrada, spiega, sarebbe stata quest'ultima a innescare la ribellione: i sindaci si sono fidati la prima volta, la seconda no. "Io non sono contro opere anche costose, se servono. Ma conosco le motivazioni che portano a costruire quando non c'è una vera priorità. Chivasso sulla Torino-Milano o Volvera sulla Torino-Pinerolo sono servite da tre svincoli autostradali ciascuna. In proporzione agli abitanti, mi spiega quanti svincoli dovrebbe avere Los Angeles?". Al fondo, dice Giorno, c'è il moltiplicatore di ricchezza che ha trasformato in miniere d'oro vecchi pascoli diventati edificabili. Una speculazione in mano a quella 'ndrangheta che nell'83 uccise il magistrato Bruno Caccia e infiltrò il Comune di Bardonecchia, sciolto nel '95.
IL TRENO È ROBA DELL'OTTOCENTO
Il movimento No Tav è ancora vivo dopo trent'anni perché è "un minimo comun denominatore fra sensibilità molto diverse", dai giovani orientati ai temi no global al sindaco "sospeso" di Riace Mimmo Lucano ai leghisti prima maniera come Mario Borghezio, che contesta l'opera sostenuta da Matteo Salvini. "Quanto a me, voterò di nuovo Cinque Stelle turandomi il naso. Non perché sia stato fulminato sulla via di Toninelli o di Conte, l'avvocato degli italiani che non ha neanche il coraggio di riceverci, cosa che riuscì perfino a Prodi. Non faccio sconti al Professore, che regalò ai privati le autostrade costruite con i soldi pubblici. Ma a 70 anni posso rivalutare lo spessore politico della vecchia Balena bianca".
Il treno da Susa a Bussoleno è in perfetto orario, efficiente e vuoto come quasi sempre. In via Fontan c'è il caffè-libreria Città del Sole, dove si può leggere tutto sui No Tav. A un tavolino siede Francesco Richetto, 39 anni, consigliere comunale e figlio di Gigi, il professore liceale in pensione che ha spiegato la filosofia a tutto il movimento. "Con noi ci sono ragazzi che si spostano molto, credono nei trasporti sostenibili e pensano che la ferrovia sia un concetto dell'800". Hanno una sponda politica? "Difficile, Chiamparino ha puntato tutto sul sostegno al Tav, mettendo in imbarazzo molti giovani del Pd contrari". Ma si fidano poco anche dei 5 Stelle. "Non siamo gli operai dell'Ilva. Siamo sacrificabili".
GRETA CE L'HA FATTA
L'appuntamento con i ragazzi del movimento è davanti ai cancelli che sbarrano la strada al cantiere Tav di Chiomonte, dove tutti i mercoledì e venerdì, sorvegliati a distanza da decine di carabinieri e poliziotti, si ritrovano a mangiare torte e pizzette intorno a una tavola improvvisata con vecchi attivisti internazionali, ex operai del Pci e signore del posto. Il passaggio generazionale è in corso. Eugenio ha 24 anni, studia Economia ed è figlio di genitori No Tav. Francesco si è appena laureato in Ingegneria gestionale e abita nella casa di famiglia "condannata a morte" dalla futura stazione internazionale di Susa. Voteranno 5 Stelle "perché sono i meno peggio, ma non ci sono governi amici, solo partiti che hanno preso i nostri voti".
Alla Marcia per il clima, il 23 marzo a Roma, c'erano cento studenti su due pullman organizzati dal Comitato giovani No Tav, rinato due anni fa. Non giudicano sbagliati a priori atti come il sabotaggio, ma non capiscono le violenze "controproducenti". Fanno politica su temi molto locali e concreti: evitare la chiusura del reparto nascite dell'ospedale di Susa o una scuola di paese. Marco, 25 anni, che i genitori portavano in corteo da quando ne aveva sette, va con gli amici a Claviere o a Bardonecchia per dare indumenti pesanti e scarpe da montagna ai migranti che vogliono passare in Francia e rischiano di rimanere assiderati. Ci sono punti di contatto anche con Fridays for Future di Greta Thunberg, anche se la ragazzina svedese qui suscita qualche ironia: "Greta? È una No Tav che ce l'ha fatta".
ARRIVANO LE COMPENSAZIONI
Su in paese, il sindaco uscente di Chiomonte Silvano Ollivier, Sì Tav dichiarato, si lascia andare all'amarezza. "Ho preso merda per cinque anni, mi sono sentito un donchisciotte, e ora che le madamin hanno manifestato scopro che la pensavano quasi tutti come me". Aveva vinto con il 56 per cento, ma a non farlo ricandidare non sono stati i chiodi davanti al parcheggio, le minacce o le accuse di essere un venduto. "Mi ha fatto fuori il mio consulente, Roberto, che si è candidato al mio posto". Roberto Garbati, 69 anni, ex amministratore delegato dell'Iren, guida una delle tre liste che si contendono il Comune. Nel volantino del suo programma la parola Tav non c'è proprio. Ma nemmeno l'avversaria Cristina Uran, contraria all'opera, insiste su un tema che ha stancato i residenti. Oggi interessano di più i 15 milioni che Chiomonte spera di incassare come compensazioni e che potrebbero ridare vita a un paese soffocato da un eterno cantiere fantasma, dove alle finestre le bandiere No Tav cedono il posto alle scritte "Vendesi".
Sul Venerdì del 24 maggio 2019
Uno strano silenzio avvolge la Val di Susa. Il treno ad alta velocità incombe malgrado la bocciatura dell'analisi costi-benefici. A settembre scade la tregua imposta dal governo Conte, poi Italia e Francia dovranno decidere se andare avanti o no. Nel frattempo, che fine hanno fatto i No Tav? Le madamin torinesi a favore delle grandi opere hanno tolto la scena alla loro protesta. Solo il 1° maggio il movimento ha ritrovato un po' di visibilità al corteo di Torino, fra le cariche dei poliziotti e lo scherno di un militante Pd: "La polizia gli ha fatto assaggiare i manganelli. Finalmente!".
Ma i No Tav non sono affatto sul viale del tramonto. La gente che tiene in scacco un'opera da 25 miliardi di euro festeggerà in autunno i trent'anni dal patto per la difesa dell'ecosistema alpino stretto con l'eurodeputato verde Alexander Langer. È questo l'atto di nascita di un movimento che ha unito in una comunità settantamila residenti, una trentina di sindaci e molti professionisti, ha contagiato l'Italia e ora manda in campo la seconda generazione, quella che è mancata ai No global. Cambia pelle, ma non si arrende.
VOGLIAMO L'ALTA FELICITÀ
Venaus sonnecchia al sole come un qualunque paesino di montagna. Al primo piano del municipio il sindaco uscente Nilo Durbiano raccoglie le sue cose perché domenica si vota e lui, dopo quindici anni, ha deciso di lasciare. Ha 59 anni e ne ha passati 41 in ferrovia, dieci come macchinista. Conosce ogni traversina della vecchia linea Torino-Modane e sulla scrivania ha un progetto di cui va fiero: "Invece del tunnel di 57 chilometri, si potrebbe fare un bypass merci fra Trofarello e Orbassano Scalo per aggirare il vero collo di bottiglia, e poi una galleria di 15 chilometri fra Oulx e Modane". La sua idea è arrivata al ministero. "Non basta dire no, bisogna anche fare proposte".
Durbiano è un uomo delle istituzioni e ha la massima fiducia in Conte. Per lui l'esperienza No Tav è un modello di democrazia partecipata che ha come data simbolo l'8 dicembre 2005, quando cinquantamila persone marciano nella neve su Venaus per protestare contro l'irruzione della polizia al presidio. E si riprendono il paese. Dice che quello spirito è ancora vivo. "Lo provano le assemblee nella nuova sala polivalente, fino a 500 persone anche d'inverno, o il Festival Alta Felicità, che in quattro giorni vede oltre 60 mila visitatori in un paese di 980 abitanti".
La corriera è appena passata, per tornare a Susa non resta che fare a piedi i tre chilometri e mezzo lungo la via Francigena, fra la Dora e il torrente Cenischia, in uno scenario compromesso anche senza il Tav: due provinciali, due statali, un'autostrada, opere idriche, tralicci e linee elettriche. Perché questo scempio non ha scatenato la stessa indignazione?
Claudio Giorno ha compiuto 70 anni e ne ha passati 36 in una concessionaria autostradale. Ambientalista con una lunga esperienza nel mondo delle grandi opere, fu lui a incontrare Langer a Trento nell'ottobre '89 e due anni dopo era tra i fondatori del comitato Habitat "per difendere la residua vivibilità della Val di Susa". Forse se il Tav fosse arrivato prima dell'autostrada, spiega, sarebbe stata quest'ultima a innescare la ribellione: i sindaci si sono fidati la prima volta, la seconda no. "Io non sono contro opere anche costose, se servono. Ma conosco le motivazioni che portano a costruire quando non c'è una vera priorità. Chivasso sulla Torino-Milano o Volvera sulla Torino-Pinerolo sono servite da tre svincoli autostradali ciascuna. In proporzione agli abitanti, mi spiega quanti svincoli dovrebbe avere Los Angeles?". Al fondo, dice Giorno, c'è il moltiplicatore di ricchezza che ha trasformato in miniere d'oro vecchi pascoli diventati edificabili. Una speculazione in mano a quella 'ndrangheta che nell'83 uccise il magistrato Bruno Caccia e infiltrò il Comune di Bardonecchia, sciolto nel '95.
IL TRENO È ROBA DELL'OTTOCENTO
Il movimento No Tav è ancora vivo dopo trent'anni perché è "un minimo comun denominatore fra sensibilità molto diverse", dai giovani orientati ai temi no global al sindaco "sospeso" di Riace Mimmo Lucano ai leghisti prima maniera come Mario Borghezio, che contesta l'opera sostenuta da Matteo Salvini. "Quanto a me, voterò di nuovo Cinque Stelle turandomi il naso. Non perché sia stato fulminato sulla via di Toninelli o di Conte, l'avvocato degli italiani che non ha neanche il coraggio di riceverci, cosa che riuscì perfino a Prodi. Non faccio sconti al Professore, che regalò ai privati le autostrade costruite con i soldi pubblici. Ma a 70 anni posso rivalutare lo spessore politico della vecchia Balena bianca".
Il treno da Susa a Bussoleno è in perfetto orario, efficiente e vuoto come quasi sempre. In via Fontan c'è il caffè-libreria Città del Sole, dove si può leggere tutto sui No Tav. A un tavolino siede Francesco Richetto, 39 anni, consigliere comunale e figlio di Gigi, il professore liceale in pensione che ha spiegato la filosofia a tutto il movimento. "Con noi ci sono ragazzi che si spostano molto, credono nei trasporti sostenibili e pensano che la ferrovia sia un concetto dell'800". Hanno una sponda politica? "Difficile, Chiamparino ha puntato tutto sul sostegno al Tav, mettendo in imbarazzo molti giovani del Pd contrari". Ma si fidano poco anche dei 5 Stelle. "Non siamo gli operai dell'Ilva. Siamo sacrificabili".
GRETA CE L'HA FATTA
L'appuntamento con i ragazzi del movimento è davanti ai cancelli che sbarrano la strada al cantiere Tav di Chiomonte, dove tutti i mercoledì e venerdì, sorvegliati a distanza da decine di carabinieri e poliziotti, si ritrovano a mangiare torte e pizzette intorno a una tavola improvvisata con vecchi attivisti internazionali, ex operai del Pci e signore del posto. Il passaggio generazionale è in corso. Eugenio ha 24 anni, studia Economia ed è figlio di genitori No Tav. Francesco si è appena laureato in Ingegneria gestionale e abita nella casa di famiglia "condannata a morte" dalla futura stazione internazionale di Susa. Voteranno 5 Stelle "perché sono i meno peggio, ma non ci sono governi amici, solo partiti che hanno preso i nostri voti".
Alla Marcia per il clima, il 23 marzo a Roma, c'erano cento studenti su due pullman organizzati dal Comitato giovani No Tav, rinato due anni fa. Non giudicano sbagliati a priori atti come il sabotaggio, ma non capiscono le violenze "controproducenti". Fanno politica su temi molto locali e concreti: evitare la chiusura del reparto nascite dell'ospedale di Susa o una scuola di paese. Marco, 25 anni, che i genitori portavano in corteo da quando ne aveva sette, va con gli amici a Claviere o a Bardonecchia per dare indumenti pesanti e scarpe da montagna ai migranti che vogliono passare in Francia e rischiano di rimanere assiderati. Ci sono punti di contatto anche con Fridays for Future di Greta Thunberg, anche se la ragazzina svedese qui suscita qualche ironia: "Greta? È una No Tav che ce l'ha fatta".
ARRIVANO LE COMPENSAZIONI
Su in paese, il sindaco uscente di Chiomonte Silvano Ollivier, Sì Tav dichiarato, si lascia andare all'amarezza. "Ho preso merda per cinque anni, mi sono sentito un donchisciotte, e ora che le madamin hanno manifestato scopro che la pensavano quasi tutti come me". Aveva vinto con il 56 per cento, ma a non farlo ricandidare non sono stati i chiodi davanti al parcheggio, le minacce o le accuse di essere un venduto. "Mi ha fatto fuori il mio consulente, Roberto, che si è candidato al mio posto". Roberto Garbati, 69 anni, ex amministratore delegato dell'Iren, guida una delle tre liste che si contendono il Comune. Nel volantino del suo programma la parola Tav non c'è proprio. Ma nemmeno l'avversaria Cristina Uran, contraria all'opera, insiste su un tema che ha stancato i residenti. Oggi interessano di più i 15 milioni che Chiomonte spera di incassare come compensazioni e che potrebbero ridare vita a un paese soffocato da un eterno cantiere fantasma, dove alle finestre le bandiere No Tav cedono il posto alle scritte "Vendesi".
Sul Venerdì del 24 maggio 2019