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Carmen Liera con il marito Alberto Moravia (1907-1990) nel 1984 (Marzoni/ Fotogramma) 

Carmen Llera: sono molto più pessimista di Moravia

Mentre tornano in libreria le lettere che si scambiarono, incontriamo l'ultima moglie dello scrittore. Che dopo aver fatto molto parlare di sé oggi vive come un'eremita. "Però senza castità"
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Roma. Primo pomeriggio a due passi dal Pantheon, Carmen Llera Moravia ha appena portato una fetta di crostata al suo edicolante, dentro un cartoccio di alluminio. Roma per lei è un paese, questo pezzo di Roma: piazza della Minerva, le strade intorno a largo di Torre Argentina, il ghetto. "Mi sveglio all'alba, mi alzo dal letto per autodisciplina, cammino un'ora e mezza, torno a casa e leggo, al pomeriggio magari vedo un film. Non vado a una cena da anni e non ci andrò mai. Non voglio WhatsApp, Facebook, comunico con le persone che decido io, che mi importa dei like! Sono un'eremita senza voto di castità: tra l'altro non so neanche se gli eremiti lo debbano rispettare". Risata contagiosa di questa donna nata a Tudela, in Navarra, nel 1953. Magra, elegante, forse invisibile, eppure conosce tutti, e tutti la salutano. L'occasione di incontrarla è il ritorno in libreria, dopo diciannove anni, di Finalmente ti scrivo, breve e intens…
Roma. Primo pomeriggio a due passi dal Pantheon, Carmen Llera Moravia ha appena portato una fetta di crostata al suo edicolante, dentro un cartoccio di alluminio. Roma per lei è un paese, questo pezzo di Roma: piazza della Minerva, le strade intorno a largo di Torre Argentina, il ghetto. "Mi sveglio all'alba, mi alzo dal letto per autodisciplina, cammino un'ora e mezza, torno a casa e leggo, al pomeriggio magari vedo un film. Non vado a una cena da anni e non ci andrò mai. Non voglio WhatsApp, Facebook, comunico con le persone che decido io, che mi importa dei like! Sono un'eremita senza voto di castità: tra l'altro non so neanche se gli eremiti lo debbano rispettare". Risata contagiosa di questa donna nata a Tudela, in Navarra, nel 1953. Magra, elegante, forse invisibile, eppure conosce tutti, e tutti la salutano. L'occasione di incontrarla è il ritorno in libreria, dopo diciannove anni, di Finalmente ti scrivo, breve e intenso dialogo a distanza con suo marito Alberto Moravia, attraverso le lettere che il celebre scrittore scomparso nel 1990 le scriveva in ogni occasione. Per la prima volta però, da Bompiani escono anche le Poesie, curate da Alessandra Grandelis, 83 inediti che Moravia scrisse nell'ultimo decennio della sua vita e che Carmen conservava in una cartella di cuoio sovietico. Un inaspettato autoritratto dell'autore di La ciociara: ossessioni, paure, la vecchiaia, il suicidio ("che non avrebbe mai commesso"), i sogni di morte, ovviamente la noia. "Mi sono annoiato/ tutta la vita/ finché ho scritto La noia/ e poi/ dopo La noia/ ho continuato/ ad annoiarmi". Dice Carmen: "Nelle poesie Alberto è nudo, è lui: ci sono cose naïf, cose comiche, tragiche, ci sono i suoi temi, la sua lucidità, ci sono tutti gli anni che ho passato con lui, molto più che nei romanzi".

Li rilegge?
"Di recente Il conformista, con la bellissima introduzione di Lorenzo Pavolini, ed ero impressionata, sembra scritto ieri. Ne parlavo sempre con Bertolucci: per me era il suo miglior film e forse è la miglior trasposizione di un romanzo di Alberto. Rileggo spesso Agostino. Ho riletto due tre volte Gli indifferenti, siccome ora è certo che se ne farà una nuova versione cinematografica, ma non posso dire il cast, che però è ottimo. E anche La donna leopardo, di cui Michela Cescon farà un adattamento per Il Piccolo Teatro".

Come è arrivata in Italia?
"Mi sono laureata in Storia e a ventiquattro anni, nel 1977, sono andata come lettrice all'Università di Palermo, città che ho amato alla follia. Ero stata tante volte in Italia, mi piaceva l'arte. Poi sono venuta a Roma, che all'inizio ho detestato, e ci ho insegnato per otto anni. Nel frattempo, avevo conosciuto Alberto".

Come è successo?
"Stavo preparando una tesi sul rapporto tra cinema e letteratura in Luis Buñuel, per la seconda laurea. Con me all'università insegnava la nipote di Pasolini, mi invitava al mare, a casa sua, c'erano molti amici, Vincenzo Cerami che scriveva con Benigni, con Bellocchio. E un giorno l'ho conosciuto".

Il vostro fu un matrimonio chiacchierato, una grande differenza di età.
"Alberto aveva un lato molto più infantile di me, io a ventisette anni mi sentivo vecchissima, avevo già fatto tutto, avevo un figlio piccolo, ero già divorziata. Non cercavo un padre, perché mio padre era più giovane di Alberto. Non volevo scrivere in alcun modo, insegnavo, non avevo la benché minima ambizione letteraria, che non ho neanche oggi. Di Alberto invidiavo la vocazione, che io non ho. La sua intelligenza è stata accettarmi per com'ero, nel bene e nel male, scomoda".

Nelle lettere, Moravia le chiedeva di smettere di fuggire. Ha smesso?
"È successo tre anni fa, ero a Parigi con un amico editore, gli ho detto: non riesco più ad allontanarmi da Roma, dal ghetto. Ho capito che faccio parte di questa città come i sanpietrini, ma ci sono voluti quarant'anni. Ormai lo spagnolo lo parlo malissimo".

Non viaggia più?
"In Africa andavo per Alberto, non sono un'appassionata. Amo il Medio Oriente. A Madrid vado una volta all'anno, a Parigi continuamente. Io mi sento profondamente europea. Ho passato lunghi periodi a New York da mia sorella, ma quando sono lì sento l'oceano di mezzo. Mi dà molto fastidio chi è contrario all'Europa, a me l'Europa sembra l'unica salvezza. Per questo ero inferocita con i catalani: avete subito tutta la vita i separatisti, le divisioni! Come si legge in Patria di Fernando Aramburu. Lui ha fatto la mia stessa università, poi è andato lettore in Germania. I luoghi sono i miei, Tudela, Pamplona, San Sebastián. Bellissimo libro".

Finalmente ti scrivo l'aveva riletto?
"Non l'avevo più riletto e mi sono accorta che parlo anche dei miei genitori, che sono morti molto dopo di lui. Mia madre mi diceva sempre: non so se mi fa più paura il nulla o l'eternità! È una cosa che ho pensato sempre anche io, e preferisco il nulla. Io sono più pessimista e più dura di quanto fosse Alberto. A Palermo ritrovavo il rapporto che la Spagna ha con la morte, perché l'Italia non ce l'ha".

Nelle poesie c'è la morte ma anche il sesso. Moravia era davvero ossessionato dal sesso o era un escamotage letterario?
"Per lui il sesso era una chiave di lettura, come il denaro per Balzac. Come uomo, dava più importanza a un sorriso. C'è una poesia in cui lo dice: ti chiedo un sorriso, quel sorriso mi basta per vivere".

E per lei?
"Per me il sesso è completamente separato dall'amore. Nonostante sia stata educata dai gesuiti, non conosco il senso di colpa né il senso del peccato. Per me non è mai stata un'ossessione il sesso. Però riconosco che c'è un linguaggio dei corpi, a volte i corpi comunicano. Per me prima c'è l'incontro dei corpi, e poi il resto".

Ha scritto: preferisco desiderare che essere desiderata.
"Sono molto esigente. O forse sono troppo razionale. Voglio avere il controllo delle cose".

È stata una donna corteggiatissima.
"Direi. Sono stata molto amata".

Quanti sono stati i suoi grandi amori?
"Me lo chiedo anche io. Pochi. Molti corpi e pochi amori".

Che opinione si è fatta del movimento MeToo?
"Credo che la violenza sia un'altra cosa. Io ho rischiato di essere violentata a Palmira alle cinque del mattino, da un pastore, per colpa mia, perché non si esce di notte dall'albergo per andare alle rovine! Sono fuggita... Ma chi dice di aver subito salendo in una  camera d'albergo per vedere un contratto, una sceneggiatura, per me è uno scambio merci. Sarò anche durissima ma la penso così".

A lei è capitato?
"Mi è capitato mille volte, ho detto no e me ne sono andata. In condizioni di lucidità normali, nessuno si è mai avvicinato. L'avance la fermi quando vuoi".

Oggi come sarebbe vissuta la vostra storia, sua e di Moravia?
"Credo che oggi sarebbe peggio. Non c'era molto gossip allora, ora è più difficile evitarlo".

Nel finale del libro si rivolge a lui e gli chiede: dove sei?
"È una domanda che mi faccio ancora, mentre cammino. Ma non frequento il passato. Non ho nostalgia di nulla, di nessun momento della mia vita, non tornerei mai indietro".

Sta scrivendo?
"Nel 2011 ho deciso che non avrei più scritto, non ne sento il bisogno, anzi mi dà quasi fastidio, tutti che scrivono! Posso vivere senza scrivere, ma non posso vivere senza leggere".

Cosa sta leggendo?
"Tus pasos en la escalera di Muñoz Molina. Me lo ha mandato mia sorella da New York, bellissimo; e Il naufragio della civiltà di Amin Maalouf. Adoro i libri degli altri".

Sul Venerdì del 24 maggio