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Turisti sul terrazzino ad ammirare i Calanchi (Vincenzo Darino)
  

Il Cristo di Carlo Levi è arrivato ad Aliano

Speciale viaggi Nel paese lucano in cui lo scrittore torinese ha voluto essere sepolto, oggi giungono visitatori da tutto il mondo. È molto cambiato da allora, ma ha mantenuto la grazia
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ALIANO (Matera). Seppur trapassato ormai da decenni, Carlo Levi (1902-1975) ha dato un bell’aiuto agli organizzatori del percorso letterario che questo paesino arroccato sui calanchi gli ha dedicato. Da Cristo si è fermato a Eboli, il suo meraviglioso resoconto su dieci mesi di confino politico in Basilicata, che nel 1945, con non pochi turbamenti e polemiche, rilanciò la questione meridionale, è stato facilissimo trarre le brevi citazioni che introducono ai luoghi descritti nel libro.

Quindi Aliano – che Levi chiama Gagliano riproducendo la vecchia pronuncia locale, ma anche perché altera discretamente tutti i nomi – è tappezzata di targhe in terracotta che guidano il visitatore. La casa dove andò ad abitare, l’ultima prima del burrone in cui era sprofondata la chiesa. La fossa del bersagliere dove invece fu sprofondato un milite sabaudo ai tempi del brigantaggio. La fontanella: lì intorno, le donne raggruppat…
ALIANO (Matera). Seppur trapassato ormai da decenni, Carlo Levi (1902-1975) ha dato un bell’aiuto agli organizzatori del percorso letterario che questo paesino arroccato sui calanchi gli ha dedicato. Da Cristo si è fermato a Eboli, il suo meraviglioso resoconto su dieci mesi di confino politico in Basilicata, che nel 1945, con non pochi turbamenti e polemiche, rilanciò la questione meridionale, è stato facilissimo trarre le brevi citazioni che introducono ai luoghi descritti nel libro.

Quindi Aliano – che Levi chiama Gagliano riproducendo la vecchia pronuncia locale, ma anche perché altera discretamente tutti i nomi – è tappezzata di targhe in terracotta che guidano il visitatore. La casa dove andò ad abitare, l’ultima prima del burrone in cui era sprofondata la chiesa. La fossa del bersagliere dove invece fu sprofondato un milite sabaudo ai tempi del brigantaggio. La fontanella: lì intorno, le donne raggruppate (e anche olezzanti) come pecore, aspettavano che un filo d’acqua riempisse le brocche. Il palazzo dei dottori di Napoli, l’unico che potesse portare questo nome. L’ufficio postale tenuto da don Cosimo, un gobbetto col viso arguto. Lo slargo che ospitava il monumentale pisciatoio, orgoglio del regime, che nessun gaglianese mai utilizzò per le sue ordinarie funzioni, ma il piemontese Levi sì. La scuola elementare dal cui balcone il maestro e podestà era sempre affacciato, tralasciando l’insegnamento per spiare la piazza e fumare. La chiesa disadorna (ma oggi curatissima) maltenuta dal vecchio prete ubriacone che viveva con la decrepita madre con cui condivideva un solo piatto e un solo bicchiere.

L'amore peccaminoso
Se venisse oggi, Levi non riconoscerebbe Aliano, dove soggiornò dal 18 settembre 1935 al 26 maggio 1936. Prima era stato 46 giorni a Grassano, paese non lontano, ma più grande, evoluto, e soprattutto troppo raggiungibile. I fatti: il 20 agosto era andata a trovarlo Paola Levi, sua cugina, ma anche sua amante, oltre che sposa di Adriano Olivetti; gli occhiutissimi controllori scoprirono la relazione, peccaminosa e contraria alla morale fascista, e spedirono il reprobo nel più remoto Aliano. Che Levi, appunto, oggi non riconoscerebbe: un po’ perché, per merito o colpa di qualche rimboschimento e di questa primavera alluvionale, il paesaggio desolato, lunare, sublime, dei calanchi, che oggi sono meta di trekking, è assai più verde che nelle sue pagine; e molto perché sono spariti la miseria, il sottosviluppo, l’abbandono, l’estromissione dal tempo e dalla storia di questi luoghi dove Cristo non era arrivato a portare la buona novella e i contadini non erano trattati da cristiani, ma da bestie. «E meno male» sospira Antonio Colaiacovo, sindaco di Aliano dal 2001 al 2011 e presidente del Parco letterario istituito nel 2000. «E comunque, per buona parte del benessere che si vede oggi, bisogna ringraziare proprio Carlo Levi. Quando sono stato eletto sindaco qui non c’era un ristorante, ora ce ne sono tre e cento posti letto. In un paese di neanche mille abitanti. Levi vuol dire ventimila visitatori l’anno e l’obiettivo è di aumentarli: diventando un campo base di eccellenze gastronomiche a prezzi contenuti per Matera, che ormai è carissima».

L’oro nero
Il benessere deriva anche o soprattutto dai milioni dalle royalties del petrolio lucano distribuite fra i 25 comuni della Val d’Agri che subiscono l’impatto ambientale delle trivellazioni, ma le amministrazioni che si sono susseguite hanno gestito sensatamente quei fondi. Già poco dopo la morte di Levi e molto prima del petrolio, il Comune acquistò la casa dove aveva vissuto, e anche grazie all’attivismo del parroco don Pierino (che ha una copia con dedica di Levi del Cristo) si aprì il museo della cultura contadina e si organizzarono eventi e premi letterari. Poi sono stati acquistati e restaurati palazzi storici per adibirli a musei e centri culturali, e dimore più modeste per inaugurare l’albergo diffuso, pratica che sta avendo fortuna nel Sud svuotato dall’emigrazione. Tutto questo però non ripopola Aliano, che ha così pochi bambini da stiparli nelle multiclassi. La migrazione non è diretta verso l’America, come ai tempi di Levi, ma nella più vicina e meglio servita Santarcangelo, otto chilometri.

Pensieri magici
È tutto cambiato, ma è rimasta la grazia che conquistò Levi. La grazia dei contadini, perché i signori e la piccola borghesia li detestava. Del pensiero magico di quel mondo stregonesco e naturale non è rimasto molto, anche se don Pierino dice che a volte, ancora oggi, qualcuno incolpa non meglio definite forze per insuccessi, incidenti o malattie. Però la grazia c’è, e la tenerezza. Forse c’è anche l’innamoramento per questo libro tradotto in una trentina di lingue e letto nelle scuole che racconta l’amicizia e l’affetto fra un intellettuale del Nord e un paese di analfabeti del profondissimo Sud. Una relazione che supera censo, pregiudizio, appartenza, e celebra un altro genere di fratellanza, quella umana. A suggellare questo legame, riallacciato alcuni anni dopo la pubblicazione del libro – che aveva un po’ irritato gli alianesi «soprattutto quelli che non l’avevano letto e s’indignavano per sentito dire», come ricorda don Pierino – ci fu la decisione di Levi di essere seppellito nel cimitero di Aliano, nel punto dove andava a dipingere uno dei 71 quadri realizzati in quei mesi. (Stranamente nella pinacoteca locale delle tele alianesi non c’è traccia).

Le penne e i sassi
È sempre dalla tomba che inizia il tour guidato. Arrivano pullman tutti i giorni e non solo dai dintorni, ma da tutto il mondo. Tutto il mondo, sul serio. E non sono solo scolaresche portate dai professori. Oggi c’è un gruppo cosmopolita di discendenti degli emigrati dal Meridione. Sono scrittori o aspiranti tali che partecipano a un seminario di 15 giorni sulla diaspora italiana organizzato dall’Università della Calabria. C’è stata commozione, nostalgia, struggimento, qualche lacrima. E sulla tomba di Levi che, essendo ebreo, è abitualmente omaggiato con un sasso lasciato lì dal visitatore, sono state posate alcune penne. Le hanno lasciate gli scrittori, in carica o aspiranti. Ma anche una classe che è passata ieri.

Sul Venerdì del 7 giugno 2019