Il Venerdì

Professione Hemingway

La corrida, la caccia, l'alcol, le pose da macho: la cura per la propria immagine fu la fortuna e la rovina dello scrittore più amato e odiato del Novecento. Sul "Venerdì" in edicola oggi con "Repubblica" raccontiamo il suo mito

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Tra qualche giorno, in un bar di Key West, in Florida, si terrà l'annuale concorso per sosia di Ernest Hemingway: decine di signori barbuti e robusti, provenienti da tutta l'America e non solo, si contenderanno l'ambito trofeo. Basterebbe questo per capire come, a 120 anni dalla nascita e a quasi 60 dalla morte, “Mr. Papa” rimane popolarissimo: forse però più per la sua immagine – la barba, le ferite in guerra, la passione per la corrida e la caccia grossa, le grandi bevute – che per i suoi libri, che pure gli valsero un Nobel.

Al mito Hemingway è dedicata la copertina del Venerdì in edicola oggi. Un mito che lo scrittore costruì con cura, ma che finì per essere anche la sua disgrazia, spiega nell'intervista a Marco Cicala Michael Katakis, che gestisce l'eredità di “Hem” e gli ha dedicato un libro in uscita per Mondadori, con fotografie anche inedite (ne mostriamo alcune nelle nostre pagine). Quelle pose da macho, sempre in prima linea con un fucile o un cocktail in mano, gli attirarono molti adoratori ma anche molte antipatie. Che tornano di attualità oggi, nell'epoca del #metoo. A seguire, John Hemingway racconta in esclusiva per il Venerdì com'è vivere – facendo per giunta lo scrittore – all'ombra di un nonno così ingombrante. E Giuseppe Scaraffia passa in rassegna gli scrittori diventati famosi (anche) per il look, da Byron a D'Annunzio a Chatwin.

Ancora sul Venerdì di domani: chi sono e cosa fanno i ragazzi del Cinema America di Roma, bersaglio nei giorni scorsi di attacchi fascisti; intervista a Milton Glaser, 90 anni, grande vecchio del design e inventore del logo “I love New York”; il nuovo horror di Pupi Avati; e i consigli delle nostre firme sui libri da leggere quest'estate.