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Il direttore d'orchestra greco Teodor Currentzis, 47 anni (Marina Dmitrieva) 

Teodor Currentzis, tutta un’altra musica

Nella lontana Perm ha vissuto in simbiosi con la sua orchestra (e con fan adoranti). Ora Teodor Currentzis porterà altrove la sua utopia. Intervista al più rivoluzionario dei direttori
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PERM (Russia). Nei giorni d'inverno, quando le temperature scendono sotto i meno trenta e della Chiesa dell'Ascensione, invisibile sotto una pesante coltre di neve, s'indovinano solo le guglie dorate, Perm è un miraggio letterario. La biblioteca Puškin, dove le vite di Juri e Lara Antipova nel Dottor Živago (1957) s'incrociarono di nuovo dopo la rivoluzione, è ancora lì. Boris Pasternak mascherò la città all'ombra degli Urali sotto un altro nome, Juriatin, per stendere un velo di poesia su quell'avamposto orientale della Russia europea che era stato un centro fiorente dell'industria bellica destinata all'Armata rossa, conosciuto come l'ingresso al Gulag (il Perm-36, con alcune baracche che risalgono all'epoca staliniana, è a pochi chilometri dalla città), sterminati campi di lavoro e di prigionia, il regno dei dimenticati.

"A Perm deve venire in inverno, così avrà modo d…
PERM (Russia). Nei giorni d'inverno, quando le temperature scendono sotto i meno trenta e della Chiesa dell'Ascensione, invisibile sotto una pesante coltre di neve, s'indovinano solo le guglie dorate, Perm è un miraggio letterario. La biblioteca Puškin, dove le vite di Juri e Lara Antipova nel Dottor Živago (1957) s'incrociarono di nuovo dopo la rivoluzione, è ancora lì. Boris Pasternak mascherò la città all'ombra degli Urali sotto un altro nome, Juriatin, per stendere un velo di poesia su quell'avamposto orientale della Russia europea che era stato un centro fiorente dell'industria bellica destinata all'Armata rossa, conosciuto come l'ingresso al Gulag (il Perm-36, con alcune baracche che risalgono all'epoca staliniana, è a pochi chilometri dalla città), sterminati campi di lavoro e di prigionia, il regno dei dimenticati.

"A Perm deve venire in inverno, così avrà modo di rendersi conto di come funziona il nostro laboratorio musicale, un'orchestra-famiglia che vive per l'arte e con l'arte h 24" ha sempre raccomandato Teodor Currentzis, il controverso direttore d'orchestra greco che nella città meno musicale del mondo ha stabilito da oltre sette anni il quartier generale della sua utopia rinascimentale. Dopo gli studi a San Pietroburgo e sei stagioni al servizio dell'Opera di Novosibirsk, dove ha fondato il primo nucleo dell'ensemble MusicAeterna, il più punk dei direttori d'orchestra è l'orgoglio dell'Opera e del Balletto di Stato di Perm.

Currentzis e il coro MusicAeterna torneranno dal 27 luglio a Salisburgo con un atteso Idomeneo per la regia di Peter Sellars, lo stesso team che, due anni fa, portò in scena La clemenza di Tito. Sarà l'ultimo viaggio all'estero di Currentzis come direttore artistico dell'Opera di Perm; a sorpresa, qualche settimana fa, ha annunciato le sue dimissioni, precisando che MusicAeterna resterà attiva nella grande Russia, ma lasciando aperta la concreta possibilità di migrare verso destinazioni più appetibili. Francia? Italia? Medio Oriente?

Noi a Perm siamo andati all'inizio dell'estate, quando di giorno sono dieci gradi, di notte tre, e gli abitanti, tanti giovani quanti da noi non se ne vedono da decenni, festeggiano il disgelo in bermuda e canottiera.

La fine del laborioso letargo invernale, durante il quale Currentzis e MusicAeterna lavorano alle nuove produzioni con una pignoleria e una meticolosità che sono ormai esempio e incubo per il mondo della classica, lascia spazio all'euforia per il consueto appuntamento col Diaghilev Festival, a quanto pare l'ultima edizione diretta dal maestro greco, evento che ha trasformato Perm, poco più di un milione di abitanti, in un centro nevralgico della cultura russa. La casa in cui Sergej Diaghilev (1872-1929), il leggendario e geniale impresario creatore dei Balletti russi, visse fino a diciannove anni è oggi una scuola-museo decadente e polverosa, soffocata dall'architettura spietatamente razionalista che le è cresciuta intorno.

"Il Festival è molto più di una serie di concerti, opere e balletti, è occasione di incontri, qui scattano reazioni chimiche non solo tra il pubblico e gli artisti ma anche tra la gente. E quando torni a casa, sei un altro" spiega Currentzis con l'immodesto idealismo che molti colleghi in Occidente trovano irritante e anacronistico. "Il futuro della musica dipende dal pubblico, non dal performer". Il camerino che si è fatto allestire nel Soldatov Culture Palace assomiglia a quello di una rockstar. Vetri oscurati da pannelli colorati, candele, tappeti, cuscini foderati di kilim, profumi omaniti; da buon narcisista, ha anche ideato tre costose fragranze che portano il suo nome - il pubblico fa la fila per acquistarle prima e dopo i concerti.

Currentzis, 47 anni ma assai in forma per la sua età, altissimo, taglio alla Marilyn Manson, dark rocker con chiodo e total look nero, è un anfitrione riservato e cortese. C'è aria di cospirazione; la bolla in cui si è protetto per sette anni si sta frantumando: è piuttosto chiaro che lui e i suoi stanno architettando un piano di fuga. Si parla a bassa voce (la sua è baritonale), l'atmosfera è sospesa, come in un covo di spie. Donne bellissime vanno e vengono: segretarie? Amanti? Amiche? Una, abito da gran sera con vertiginoso décolleté posteriore, offre liquori e cioccolatini (italiani). Un'altra, poliglotta, abito silver da sirena, tiene a bada i fan nel corridoio. E in un angolo due ospiti francesi trattati con i guanti bianchi - più tardi Currentzis ci conferma che sono in corso trattative col Théâtre du Chatelet per un'edizione parigina del Diaghilev a partire dal 2021.

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Prima di salire sul podio e dirigere una Nona di Mahler con un finale in pianissimo da thriller che scatena la standing ovation, il maestro svela il mistero della sua Russian connection. "Perm è una broken city, una città distrutta" dice sottovoce, "e come tale ha delle risorse insospettabili. Immagini un vecchio decrepito, magari non piacevole da guardare, ma interessante da conoscere, chissà quante storie avrà da raccontare! Perm, come Berlino negli anni 80, e come molte altre città distrutte dalla Storia, ha un fascino potente. Diaghilev, col suo frenetico laboratorio creativo, riuscì a far comunicare culture e genti diverse; creò un'esplosione che avrebbe cambiato l'orbita gravitazionale delle arti".

La sintonia tra Currentzis e MusicAeterna, orchestra e coro, è profonda e misteriosa; difficile goderne l'incanto dalle registrazioni discografiche, che pure hanno creato intorno al maestro un'aura mitica: l'osannata trilogia Mozart-Da Ponte e il discusso Requiem, Mahler, Stravinskij, Shostakovich, Ciaikovskij e, in arrivo, "un Beethoven come non si suona da duecento anni" (di prossima pubblicazione etichetta Sony Classical).

L'intesa con i suoi - più mistica e affascinante con il coro - è fondata su una fiducia cieca, una sorta di morbosa dipendenza reciproca. Fuori da Perm, il fatto che Currentzis si muova e operi solo con la sua numerosissima famiglia è considerato un inciampo, economicamente parlando, e una mortificazione per le molte orchestre che ostinatamente si rifiuta di dirigere. "Non è un capriccio, non lo faccio perché non posso scegliere i musicisti. È un problema di disciplina" ci conferma.

Vista da una prospettiva squisitamente artistica, la sua è una scelta rigorosa e responsabile; perché allora lo considerano un eretico, o nel migliore dei casi un rivoluzionario? "Non lo chieda a me. Credo che la questione sia più primitiva. L'arte è una forma di vita, se cerchi di rappresentarla hai bisogno di immergerti in essa, non puoi rimanere a osservarla dal vetro. Molti non ci mettono la faccia, non si sporcano le mani, manca la vera passione. Quanti sarebbero disposti a isolarsi ai margini della Siberia per realizzare il proprio sogno? Non è affatto una scelta radicale, solo che in un mondo dove nessuno osa è considerata radicale. Ma non era quello che faceva Pina Bausch a Wuppertal?".

"Dopo aver visto Teodor dirigere MusicAeterna, non ho potuto fare a meno di pensare che ogni direttore dovrebbe avere la sua orchestra" dice Eleonora Buratto, 37 anni, il soprano di Mantova scelta per interpretare Elettra nell'Idomeneo. È l'unica italiana al Diaghilev insieme al violoncellista Giovanni Sollima. "Dirige orchestra e coro con gli occhi e con piccoli gesti, sembra comandarli con fili invisibili, ne regola volume e intensità come se azionasse la manopola di uno stereo". 

La cultura può cambiare il volto di una città? "Lei neanche immagina com'era Perm quando arrivammo" racconta Currentzis mentre orgogliosamente ci mostra gli spazi polivalenti dello Shpagin, una delle molte location del Diaghilev, giganteschi capannoni industriali un tempo adibiti alle riparazioni dei vagoni della Transiberiana. Aperto tutta la notte, lo Shpagin è il ritrovo preferito dai ragazzi e il palcoscenico delle avanguardie. "L'assenza dei giovani a teatro è un problema delle istituzioni occidentali" puntualizza Currentzis. "Come puoi pensare che chi ama la musica indie vada alla Scala?" continua mentre saluta una comitiva che sembra uscita da un concerto dei Nirvana.

"È come quando ero un punk (lo è ancora!, ndr) e avevo il terrore di entrare negli hotel di lusso perché mi avrebbero buttato fuori. Il segreto è creare un feeling, studiare programmi che non tengano conto solo del pubblico maturo e musicalmente erudito. I ragazzi hanno timore di entrare a teatro, trovano imbarazzante l'architettura e inaccettabile il dress code. L'Italia, che musicalmente parlando è sempre stata rivoluzionaria dal Sedicesimo al Ventesimo secolo, ora è vittima di un pericoloso immobilismo, i teatri programmano solo opere liriche tradizionali. Il vostro Romeo Castellucci è apprezzatissimo nel mondo ma emarginato in patria. Per l'assenza di idee come le sue, i giovani si sentono tagliati fuori".

In tanti anni Currentzis si è preso un'unica pausa dalla musica per partecipare come protagonista alle riprese di Dau (sul set è nata l'amicizia con Brian Eno), il film supercult di Ilya Khrzhanovsky - durata 6 ore - che racconta la vita dello scienziato sovietico Premio Nobel Lev Landau, "un progetto troppo difficile e troppo ambizioso, un volo a ritroso nei regimi totalitari che abbiamo conosciuto nel Novecento, in Germania, in Italia, in Russia". Romeo Castellucci, che l'anno scorso a Perm ha messo in scena Jeanne d'Arc au bûcher di Arthur Honegger, sostiene che "Teodor concepisce la musica come un vero atto di creazione, che esige la presenza totale di un corpo sostanziale. Perciò la sua musica è, innanzitutto, una forma di danza".

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Il presidente Putin, che adora farsi fotografare con i divi della lirica e della danza ed è notoriamente di manica larga con il Mariinskij di San Pietroburgo e col Bolshoi di Mosca, l'ha mai ringraziato per i favori resi a Perm? È come toccare un nervo scoperto, e Currentzis vuota il sacco: "No, mai visto né conosciuto, e non credo che nessuno apprezzi quello che ho fatto. Perfetto, perché io non sono in cerca di complimenti. Voglio solo che la gente venga a teatro. La mia missione è trasformare l'arte in una terapia capace di creare nuove forme di comunicazione tra le persone. A esser sincero, ho anche grandi problemi con le istituzioni di Perm, non credo che siano pienamente coscienti di quel che è successo in città in questi anni. Devo andarmene, sfortunatamente. Ora la missione di MusicAeterna è altrove".

Dove? "Potrei fare tutto questo in una qualsiasi capitale o provincia del mondo. Una città che al momento avrebbe bisogno di un progetto del genere è San Pietroburgo. Oppure Venezia, che musicalmente non ha nulla all'altezza della propria bellezza, qualcosa che assomigli alla Biennale e trasformi la città in una capitale della musica. Mi creda, ci sono ancora Paesi disposti a investire nell'arte. Vuol sapere quale sarebbe il mio sogno? Trasferirmi ad Alessandria d'Egitto o a Istanbul, autofinanziarmi e vivere in totale isolamento, salvo poi fare tournée in giro per il mondo. Le istituzioni e la burocrazia uccidono la creatività".

S'infiamma parlando di quel Beethoven che ora sta prendendo di petto, delle Sinfonie di cui, sostiene, nei vari decenni abbiamo mantenuto la struttura ma perso i dettagli. "Chiunque può fare Per Elisa al pianoforte, ma se vuoi suonarla come Wilhelm Kempff non ti basterà un anno di prove. E forse non ci riuscirai mai" aggiunge commentando l'esecuzione di Vadym Kholodenko alla Philharmonic Organ Concert Hall che ha entusiasmato e commosso il pubblico (l'introverso e geniale pianista ucraino è reduce da un drammatico fatto di cronaca occorso nel 2016 a Austin, in Texas, quando la moglie, poi dichiarata malata di mente, uccise le due figliolette di cinque anni e un anno).

Il discorso che Currentzis fa ai giovani e ai notabili di Perm alla fine di una trionfale performance ha il sapore del commiato, ma è al contempo un giuramento di fedeltà a MusicAeterna: "Il nostro lavoro è quello di assecondare l'arte mantenendo la nostra identità nel grande disegno che è la musica. I sogni, lo sappiamo, sono corrotti dal grande cerchio della comunicazione ma noi dobbiamo restare all'ombra delle visioni del compositore, e metterle in sintonia con le nostre visioni. Ripeto sempre che la musica non si legge sulle note ma tra le note, che la musica non è il nero sulla pagina, è il bianco della pagina, è il silenzio che scende come la notte; vi ho esortato a riconsiderare l'idea del bello, che è sempre soggettiva. Cos'è la bellezza? È la chiave che apre la porta giusta. Ma ricordate, la bellezza non è quel che vedete quando la porta è spalancata ma quel che immaginate quando sentite scattare la serratura - la bellezza non ha nulla a che fare con la morale, la bellezza è immorale".

Poi, a tarda notte, tutti di corsa allo Shpagin. La sua corte lo segue nella semioscurità, i ragazzi non lo perdono d'occhio, non immaginano che il pifferaio sta per lasciare Hamelin; o, per dirla con Pasternak, che Živago sta per lasciare la dacia di Varykino. Da un capannone all'altro, da uno stage all'altro, i nottambuli di Perm si muovono come un popolo di pazzi trascinati da un folle. E tutto questo è bellissimo.

Sul Venerdì del 19 luglio 2019