Finneas O'Connell, popstar senza dischi
Giuseppe Videtti , di GIUSEPPE VIDETTIIl fratello "grande" (ha 21 anni) di Billie Eilish non ha ancora pubblicato nemmeno un album. Ma i suoi brani sono scaricati o ascoltati in streaming da decine di milioni di persone. Intervista
Adesso Finneas ha ventun anni, una ragazza, un appartamento tutto suo a Los Angeles. La casa dei genitori dov’è nato, poco lontano, è stata per dieci anni, e in parte lo è ancora, il laboratorio in cui lui e sua sorella Billie Eilish, il fenomeno musicale del 2019 con l’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, hanno messo a punto quelle canzoni dark-pop che sono diventate potentissimi inni generazionali (e non solo, il regista premio Oscar Alfonso Cuarón ha voluto When I was older di Billie nel disco-compilation ispirato al film Roma). Lo è stato fin da quando lei aveva 14 anni (ora ne ha 17) con la prima canzone, Ocean eyes, postata nel 2015 su SoundCloud. «Raccontato così fa sembrare la casa dei miei una villa di mille metri quadrati, in realtà tutto è successo nella stanza che Billie e io abbiamo condiviso per anni» spiega Finneas, che dopo aver partecipato all’ultima stagione della fortuna…
Adesso Finneas ha ventun anni, una ragazza, un appartamento tutto suo a Los Angeles. La casa dei genitori dov’è nato, poco lontano, è stata per dieci anni, e in parte lo è ancora, il laboratorio in cui lui e sua sorella Billie Eilish, il fenomeno musicale del 2019 con l’album When We All Fall Asleep, Where Do We Go?, hanno messo a punto quelle canzoni dark-pop che sono diventate potentissimi inni generazionali (e non solo, il regista premio Oscar Alfonso Cuarón ha voluto When I was older di Billie nel disco-compilation ispirato al film Roma). Lo è stato fin da quando lei aveva 14 anni (ora ne ha 17) con la prima canzone, Ocean eyes, postata nel 2015 su SoundCloud. «Raccontato così fa sembrare la casa dei miei una villa di mille metri quadrati, in realtà tutto è successo nella stanza che Billie e io abbiamo condiviso per anni» spiega Finneas, che dopo aver partecipato all’ultima stagione della fortunata serie tv Glee si è dedicato anima e corpo alla “gestione” domestica dei brani e dei video di Eilish, trionfatrice dei più prestigiosi festival estivi, da Coachella a Glastonbury (accompagnata da Finneas, tornerà a suonare a Milano il 31 agosto).
I fratelli sono un team formidabile: Finneas con lei sul palco, invisibile, suona i due terzi degli strumenti e supervisiona ogni dettaglio di quelle canzoni che in modo geniale e originale ha contribuito a creare. Ha ragione a non mostrarsi troppo perché quel bel viso da irlandese che ha ereditato dalla mamma si è conquistato un pubblico tutto suo; anche se non ha mai pubblicato un disco, le romantiche ballate indie-pop (acustiche e totalmente diverse da quelle oscure di Billie) che posta su Spotify e YouTube hanno milioni di visualizzazioni (Billboard lo ha inserito nella lista dei 100 produttori e autori più influenti). Canzoni fresche e romantiche come quelle del primo Elton John ma con un mood tutt’altro che rétro: conversazioni Whatsapp tra due fidanzatini in crisi messe in musica (in Break my heart again, gancio melodico potentissimo, si sente il ticchettio della tastiera del cellulare – 14 milioni di streaming; Let’s fall in love for the night ne ha avuti 18).
«Che succede? Sono sorpreso che la mia vita stia andando in questo modo. Sono incredulo, a volte non me ne rendo conto, lo vedo dagli occhi degli amici» dice Finneas O’Connell, cresciuto a Highland Park con due genitori ultrapermissivi (Maggie Baird e Patrick O’Connell, entrambi attori) che si sono trovati nella necessità di lasciare in secondo piano i rispettivi impegni per curare gli affari di famiglia. «Una volta pensavo: quando succederà, se accadrà, sarò al settimo cielo. E adesso devo essere felice. Tendenzialmente sono un malinconico (è la migliore delle sue molte qualità, ndr), mi fermo a riflettere: Finn, mi dico, guarda che se non sei felice ora non lo sarai mai più nella vita. Ho cominciato a fare il musicista a undici anni. E, le assicuro, non era un gioco. Ho sempre fatto sul serio, impegnandomi ogni giorno, con passione e disciplina».
Ha esordito come attore: una particina in Bad teacher con Cameron Diaz, diverse apparizioni in Modern family e nel dramma familiare Life inside out, di cui mamma Maggie è autrice. «Venendo da una famiglia di attori sembrava la cosa più naturale», racconta. «In cuor mio mi sono sempre sentito un musicista e alla fine quasi mi sentivo colpevole di sacrificare la mia vera vocazione. La televisione mi ha dato la possibilità di guadagnare abbastanza per non tirare la cinghia e investire in attrezzature senza essere costretto a fare lavoretti che mi avrebbero distratto dalla musica che, fatta al nostro livello, è un hobby molto costoso; all’epoca non era ancora un investimento. Non facevo che ascoltare John Mayer e Green Day. Ma anche i Beatles. Mia madre è una divoratrice di musica e una fan di Pink Floyd e Simon & Garfunkel: credo che il mio amore per certe melodie derivi proprio da Paul Simon».
Le cose hanno cominciato a prendere una piega seria quando anche Billie ha dichiarato la sua vocazione, e la stanza che i due condividevano ha incominciato a riempirsi di computer e tastiere e chitarre e telecamere e mille piccole e grandi diavolerie per produrre, registrare suoni e catturare immagini. E i genitori? Non hanno protestato? La casa trasformata in uno studio di registrazione e occasionalmente in un set! «Me lo chiede perché qualsiasi altro genitore avrebbe messo dei paletti, vero? In realtà i miei sono sempre stati molto comprensivi», ammette candidamente Finneas. «Ero di là a suonare, certamente non riuscivano a dormire, ma non mi hanno mai chiesto di smettere. Una generosità sorprendente. La nostra stanza era un campo di battaglia più che un dormitorio. Il successo non ha cambiato nulla, fare tutto in casa è ancora la cosa migliore».
Quando l’abbiamo incontrata a Milano, lo scorso febbraio durante il primo concerto italiano di Billie Eilish, Maggie Baird ci ha raccontato di non aver mai dubitato del talento dei ragazzi, e questo giustifica il livello di sopportazione fuori dal comune: «Non li avremmo incoraggiati allo stesso modo se avessero avuto una predisposizione per la musica classica o il balletto?». «In realtà, non si sono mai intromessi più di tanto» conferma Finneas. «Ci davano solo dei consigli. Ovviamente mia madre conosce meglio di noi certi meccanismi, le insidie dello star system, anche per questo averci sott’occhio in casa suppongo sia stato un sollievo più che un sacrificio».
Finneas dimostra una maturità e una tenacia sorprendenti, è riuscito a conciliare gli impegni con Billie senza trascurare la sua ispirazione – due carriere che non si assomigliano minimamente. Si è sacrificato per proteggere la ragazzina da un successo fuori misura? «Non c’è stato neanche il tempo di mettere a punto una strategia», assicura, «Billie è stata così talentuosa e precoce in tutto che alla fine il fortunato sono stato io. È vero, ha messo un freno alla mia carriera, ma quel che ho avuto in cambio è incalcolabile, ha esaltato la mia creatività, non l’ha mortificata. È mia sorella, non posso tirarmi indietro. E che grande opportunità mettere in musica le sue idee. Nessuna schizofrenia».
Ora con tutti gli impegni, i progetti discografici e l’assidua presenza di entrambi sui social (che gestiscono con grande intelligenza e abilità: Finn si fa fotografare solo con numeri uno come Thom Yorke; Billie, abile influencer su Instagram, punta alto su marchi tipo Chanel), quella casa è più operosa di un alveare. Maggie è la tutrice di Billie, che è ancora minorenne, Patrick si occupa della parte organizzativa, è lui che precede i ragazzi nelle varie città per assicurarsi che ogni cosa, soprattutto il palco, sia come richiesto.
Senza una ferrea autodisciplina la situazione sarebbe già esplosa. «Non è mai stata una routine, per fortuna», minimizza Finneas. «Si fa musica quando ci sono le idee. Se manca l’ispirazione, meglio fare un giro al centro commerciale che stare lì a rimuginare. Sicuramente mentre stai bevendo un frullato ti verrà in mente una canzone e devi correre a casa a suonarla. Il lavoro non manca mai, se la voce è stanca, è meglio farla riposare, allora si lavora sulle basi, si mette a punto il drumbeat. Ogni giorno è diverso, non è un lavoro dalle nove alle cinque orario continuato. Il problema sorge quando non ho niente da fare, perché l’idea di “riposarmi” non mi piace per niente. Per me non esiste una separazione netta tra la vita e il lavoro. L’ispirazione arriva nei momenti più impensati, mentre sto con Claudia (Sulewski, la sua fidanzata, una youtuber cui ha dedicato un paio di canzoni da milioni di streaming, ndr) o mentre cazzeggio con gli amici. Il mio “lavoro” è far tesoro, creativamente, di ogni momento».
Dice che a settembre, dopo il successo di I Lost a Friend (brano e video), pubblicherà il primo Ep con quattro nuovi brani. Ma, a questo punto, che bisogno c’è di far dischi? Le sue canzoni sono sulla bocca di tutti senza mai averne fatto uno.«In realtà ho in cantiere duemila progetti», mormora, disorientato di fronte alla considerazione. «Oltre al lavoro con Billie comincio a collaborare come musicista e sono produttore con altri artisti». Fa dei nomi: Ashe, Sabrina Claudio, Bruno Major; sembrano sconosciuti, ma su Spotify questi minimalisti neo-romantici, con i loro tormentoni chic da crooner in erba, hanno un seguito pazzesco – Easily, di Bruno Major ha quasi 97 milioni di streaming). «I dischi? Non so… Tutti dicono che l’industria è drammaticamente cambiata. Che ne so? Ho ventun anni, non ho subito i contraccolpi che hanno distrutto il mercato discografico. Finora ho sempre fatto affidamento sulle varie piattaforme e sui social. Quindi, alla fine, morto un mercato ne è nato un altro; non sono in grado di valutare se la morte del disco sia veramente una disgrazia. A quanto sostengono anche i miei genitori, c’è in giro più musica di prima. Quello di cui sono certo è che il potere di una canzone può essere immenso, come avevo intuito a undici anni».
Sul Venerdì del 15 agosto 2019
I fratelli sono un team formidabile: Finneas con lei sul palco, invisibile, suona i due terzi degli strumenti e supervisiona ogni dettaglio di quelle canzoni che in modo geniale e originale ha contribuito a creare. Ha ragione a non mostrarsi troppo perché quel bel viso da irlandese che ha ereditato dalla mamma si è conquistato un pubblico tutto suo; anche se non ha mai pubblicato un disco, le romantiche ballate indie-pop (acustiche e totalmente diverse da quelle oscure di Billie) che posta su Spotify e YouTube hanno milioni di visualizzazioni (Billboard lo ha inserito nella lista dei 100 produttori e autori più influenti). Canzoni fresche e romantiche come quelle del primo Elton John ma con un mood tutt’altro che rétro: conversazioni Whatsapp tra due fidanzatini in crisi messe in musica (in Break my heart again, gancio melodico potentissimo, si sente il ticchettio della tastiera del cellulare – 14 milioni di streaming; Let’s fall in love for the night ne ha avuti 18).
«Che succede? Sono sorpreso che la mia vita stia andando in questo modo. Sono incredulo, a volte non me ne rendo conto, lo vedo dagli occhi degli amici» dice Finneas O’Connell, cresciuto a Highland Park con due genitori ultrapermissivi (Maggie Baird e Patrick O’Connell, entrambi attori) che si sono trovati nella necessità di lasciare in secondo piano i rispettivi impegni per curare gli affari di famiglia. «Una volta pensavo: quando succederà, se accadrà, sarò al settimo cielo. E adesso devo essere felice. Tendenzialmente sono un malinconico (è la migliore delle sue molte qualità, ndr), mi fermo a riflettere: Finn, mi dico, guarda che se non sei felice ora non lo sarai mai più nella vita. Ho cominciato a fare il musicista a undici anni. E, le assicuro, non era un gioco. Ho sempre fatto sul serio, impegnandomi ogni giorno, con passione e disciplina».
Ha esordito come attore: una particina in Bad teacher con Cameron Diaz, diverse apparizioni in Modern family e nel dramma familiare Life inside out, di cui mamma Maggie è autrice. «Venendo da una famiglia di attori sembrava la cosa più naturale», racconta. «In cuor mio mi sono sempre sentito un musicista e alla fine quasi mi sentivo colpevole di sacrificare la mia vera vocazione. La televisione mi ha dato la possibilità di guadagnare abbastanza per non tirare la cinghia e investire in attrezzature senza essere costretto a fare lavoretti che mi avrebbero distratto dalla musica che, fatta al nostro livello, è un hobby molto costoso; all’epoca non era ancora un investimento. Non facevo che ascoltare John Mayer e Green Day. Ma anche i Beatles. Mia madre è una divoratrice di musica e una fan di Pink Floyd e Simon & Garfunkel: credo che il mio amore per certe melodie derivi proprio da Paul Simon».
Le cose hanno cominciato a prendere una piega seria quando anche Billie ha dichiarato la sua vocazione, e la stanza che i due condividevano ha incominciato a riempirsi di computer e tastiere e chitarre e telecamere e mille piccole e grandi diavolerie per produrre, registrare suoni e catturare immagini. E i genitori? Non hanno protestato? La casa trasformata in uno studio di registrazione e occasionalmente in un set! «Me lo chiede perché qualsiasi altro genitore avrebbe messo dei paletti, vero? In realtà i miei sono sempre stati molto comprensivi», ammette candidamente Finneas. «Ero di là a suonare, certamente non riuscivano a dormire, ma non mi hanno mai chiesto di smettere. Una generosità sorprendente. La nostra stanza era un campo di battaglia più che un dormitorio. Il successo non ha cambiato nulla, fare tutto in casa è ancora la cosa migliore».
Quando l’abbiamo incontrata a Milano, lo scorso febbraio durante il primo concerto italiano di Billie Eilish, Maggie Baird ci ha raccontato di non aver mai dubitato del talento dei ragazzi, e questo giustifica il livello di sopportazione fuori dal comune: «Non li avremmo incoraggiati allo stesso modo se avessero avuto una predisposizione per la musica classica o il balletto?». «In realtà, non si sono mai intromessi più di tanto» conferma Finneas. «Ci davano solo dei consigli. Ovviamente mia madre conosce meglio di noi certi meccanismi, le insidie dello star system, anche per questo averci sott’occhio in casa suppongo sia stato un sollievo più che un sacrificio».
Finneas dimostra una maturità e una tenacia sorprendenti, è riuscito a conciliare gli impegni con Billie senza trascurare la sua ispirazione – due carriere che non si assomigliano minimamente. Si è sacrificato per proteggere la ragazzina da un successo fuori misura? «Non c’è stato neanche il tempo di mettere a punto una strategia», assicura, «Billie è stata così talentuosa e precoce in tutto che alla fine il fortunato sono stato io. È vero, ha messo un freno alla mia carriera, ma quel che ho avuto in cambio è incalcolabile, ha esaltato la mia creatività, non l’ha mortificata. È mia sorella, non posso tirarmi indietro. E che grande opportunità mettere in musica le sue idee. Nessuna schizofrenia».
Ora con tutti gli impegni, i progetti discografici e l’assidua presenza di entrambi sui social (che gestiscono con grande intelligenza e abilità: Finn si fa fotografare solo con numeri uno come Thom Yorke; Billie, abile influencer su Instagram, punta alto su marchi tipo Chanel), quella casa è più operosa di un alveare. Maggie è la tutrice di Billie, che è ancora minorenne, Patrick si occupa della parte organizzativa, è lui che precede i ragazzi nelle varie città per assicurarsi che ogni cosa, soprattutto il palco, sia come richiesto.
Senza una ferrea autodisciplina la situazione sarebbe già esplosa. «Non è mai stata una routine, per fortuna», minimizza Finneas. «Si fa musica quando ci sono le idee. Se manca l’ispirazione, meglio fare un giro al centro commerciale che stare lì a rimuginare. Sicuramente mentre stai bevendo un frullato ti verrà in mente una canzone e devi correre a casa a suonarla. Il lavoro non manca mai, se la voce è stanca, è meglio farla riposare, allora si lavora sulle basi, si mette a punto il drumbeat. Ogni giorno è diverso, non è un lavoro dalle nove alle cinque orario continuato. Il problema sorge quando non ho niente da fare, perché l’idea di “riposarmi” non mi piace per niente. Per me non esiste una separazione netta tra la vita e il lavoro. L’ispirazione arriva nei momenti più impensati, mentre sto con Claudia (Sulewski, la sua fidanzata, una youtuber cui ha dedicato un paio di canzoni da milioni di streaming, ndr) o mentre cazzeggio con gli amici. Il mio “lavoro” è far tesoro, creativamente, di ogni momento».
Dice che a settembre, dopo il successo di I Lost a Friend (brano e video), pubblicherà il primo Ep con quattro nuovi brani. Ma, a questo punto, che bisogno c’è di far dischi? Le sue canzoni sono sulla bocca di tutti senza mai averne fatto uno.«In realtà ho in cantiere duemila progetti», mormora, disorientato di fronte alla considerazione. «Oltre al lavoro con Billie comincio a collaborare come musicista e sono produttore con altri artisti». Fa dei nomi: Ashe, Sabrina Claudio, Bruno Major; sembrano sconosciuti, ma su Spotify questi minimalisti neo-romantici, con i loro tormentoni chic da crooner in erba, hanno un seguito pazzesco – Easily, di Bruno Major ha quasi 97 milioni di streaming). «I dischi? Non so… Tutti dicono che l’industria è drammaticamente cambiata. Che ne so? Ho ventun anni, non ho subito i contraccolpi che hanno distrutto il mercato discografico. Finora ho sempre fatto affidamento sulle varie piattaforme e sui social. Quindi, alla fine, morto un mercato ne è nato un altro; non sono in grado di valutare se la morte del disco sia veramente una disgrazia. A quanto sostengono anche i miei genitori, c’è in giro più musica di prima. Quello di cui sono certo è che il potere di una canzone può essere immenso, come avevo intuito a undici anni».
Sul Venerdì del 15 agosto 2019