Che classe avevano i teppisti di una volta
Matteo Tonelli , di MATTEO TONELLIDa Parigi all'Inghilterra, all'America: a fine '800 in città e stadi appaiono le prime gang giovanili. Violente, ma con un loro "stile". Un libro ne ripercorre la genesi
Per sapere com'erano gli hooligans prima degli hooligans e le gang giovanili prima delle gang giovanili bisogna partire dal 1870 e arrivare fino al 1914, quando poi le fiamme della Prima guerra mondiale inceneriranno un'intera generazione. Bisogna fare un giro tra le grigie ciminiere di Birmingham, camminare tra i vicoli di Glasgow, lungo la Senna a Parigi, o sbarcare in America. Da quelle parti, gruppi di ragazzi agli angoli delle strade, appoggiati al bancone di un pub o sulle gradinate di uno stadio fanno capire subito chi comanda. Si sentono irregolari e della loro irregolarità ne fanno un vanto. Hanno un proprio linguaggio, proprie regole, rivendicano la loro alterità anche nel modo in cui si vestono. Ostentano gli stessi cappelli, gli stessi stivali, pesanti cinture e affilati coltelli. Uguali, ma fieramente nemici tra di loro. Un foulard di diverso colore basta per far scattare una rissa. Sconfinare in un territorio controllato da una gan…
Per sapere com'erano gli hooligans prima degli hooligans e le gang giovanili prima delle gang giovanili bisogna partire dal 1870 e arrivare fino al 1914, quando poi le fiamme della Prima guerra mondiale inceneriranno un'intera generazione. Bisogna fare un giro tra le grigie ciminiere di Birmingham, camminare tra i vicoli di Glasgow, lungo la Senna a Parigi, o sbarcare in America. Da quelle parti, gruppi di ragazzi agli angoli delle strade, appoggiati al bancone di un pub o sulle gradinate di uno stadio fanno capire subito chi comanda. Si sentono irregolari e della loro irregolarità ne fanno un vanto. Hanno un proprio linguaggio, proprie regole, rivendicano la loro alterità anche nel modo in cui si vestono. Ostentano gli stessi cappelli, gli stessi stivali, pesanti cinture e affilati coltelli. Uguali, ma fieramente nemici tra di loro. Un foulard di diverso colore basta per far scattare una rissa. Sconfinare in un territorio controllato da una gang rivale vuol dire beccarsi una coltellata. Sono violenti, certo. E ne vanno fieri. No one likes us, we don't care. Non piacciamo, non ci importa. Si chiamano Apaches, Peaky Blinders, Rooters, Scuttlers, Sloggers, Hooligans...
Arriva la rivoluzione
Tra la metà dell'ottocento e l'inizio del '900 lo stravolgimento urbano e sociale creato dalla rivoluzione industriale - la nascita di quartieri dormitorio, le prime migrazioni dei lavoratori, la netta distinzione tra aree residenziali e produttive - diventa terreno fertile per aggregazioni spontanee, poco gerarchiche, per nulla ideologiche, più ribelli che rivoluzionarie, che spesso traggono il nome dalla zona dove vivono. Bande che, pur non disdegnando affatto l'attività delinquenziale, si mettono insieme non solo per commettere reati, ma per condividere, ed è questa la vera novità, "uno spazio reale o ideale rispetto al contesto circostante". Lo spiega Mauro Bonvicini, autore di Irregolari. Sottoculture di strada e stadio tra Europa e Nord America (Eclettica, pp. 401, euro 20). In Francia, soprattutto nei quartieri di Belleville, Montmartre e Montparnasse, nascono gli Apaches, probabilmente la prima vera banda giovanile della storia.
Tanto disprezzati dall'opinione pubblica, quanto portatori di caratteristiche proprie. Sono i primi a crearsi un dress code, un proprio stile di abbigliamento. A partire dalle scarpe, verso le quali sviluppano una sorta di ossessione: pelle gialla e finiture dorate, senza neanche un graffio. I pantaloni invece hanno due versioni: ci sono i Bernard, stretti al ginocchio e larghi sulle caviglie, o i Lafont, praticamente a sigaretta. Le camice sono a righe, la giacca è corta. In testa portano una specie di coppola, al collo un foulard. Un mix tra un dandy e un criminale che, come riportano le cronache dell'epoca, "può anche puntarti una pistola alla tempia ma questo non ti impedisce di ammirare le sue lucidissime calzature".
Un Apache che si rispetti parla un linguaggio esoterico, l'argot, e sulla pelle sfoggia decine di tatuaggi (fleurs de bagne o bousilles). Ma non è solo la ricerca dell'estetica che lo caratterizza. Teppisti sono e teppisti vogliono essere. Così brevettano una tecnica per rapinare le persone senza fare troppi danni. Si chiama il colpo di père François: una sorta di mossa che ricorda quelle di judo, fatta con un foulard stretto al collo di un malcapitato che, così bloccato, si vede sfilare il portafoglio senza poter muovere un muscolo.
Non sempre le cose finiscono senza spargimenti di sangue. Scintillano i coltelli (surins), in particolare l'eustache, un serramanico a lama corta, che venne ribattezzato il couteau apache. O il coteau d'arsouille, 22 centimetri di lama che divenne anche un modo per avvertire della presenza della polizia. Vingt deux! Era il grido che risuonava all'apparire delle divise. Ma il vero marchio di fabbrica è il revolver apache, uno strano mix tra una pistola, un tirapugni e un coltello. Letale.
Lamette e cappelli
Se dalla Francia si attraversa la Manica, le cose non cambiano. A Manchester imperversano bande di giovani "deviati" con pantaloni a campana e zoccoli con la punta rivestita in ferro (utilissimi se si decide di "provarli" su qualcuno). Li chiamano Scuttlers, termine derivato dal gergale scuttle con il quale si indica la rissa in strada. E di botte ne volano molte, spesso tra gang di diversi quartieri: Alum Street contro Pollard Street, Lime Street contro Holland Street. Quelli di Bengal Street se le danno di santa ragione con quelli di Prussia Street, dando vita a una faida sanguinosissima con tanto di morti. E non è che uscendo da Manchester si vada a migliorare. Nel 1872, Salford, borgo a qualche chilometro dal centro, è la terza cittadina meno salubre del Paese. È in un posto del genere che le possibilità di dialogo si infrangono sulla punta di un coltello. A Birmingham a guadagnarsi l'onore della cronaca (nera) sono i Peaky Blinders. Li chiamano così perché indossano degli ampi berretti con visiera (peak) che la leggenda vuole corredati di piccole lamette ed elegantissimi completi di tweed. Circa 150 anni più tardi, diventeranno i protagonisti di una serie tv su Netflix e testimonial delle nuove maglie della locale squadra di calcio.
E proprio al calcio è legato indissolubilmente il termine hooligan. I giornali londinesi del 24 aprile 1894 raccontano di un processo a carico di tale Charles Clarke, definito il capo della banda degli hooligan boys. Un nome che, ben presto, definirà un'intera categoria di teppisti. L'opinione pubblica li inquadra come giovani violenti (e fino a qui nulla di nuovo), tutti vestiti uguali (ed ecco che torna il dress code). Loro non fanno nulla per smentire la fama: indossano scarponi da lavoro con punta di ferro, flan cap di velluto o tartan e una cintura con una massiccia fibbia, utilissima se ci si trova in qualche mischia. In Scozia, invece, a fare da detonatore è la rivalità religiosa, che dalla vita di tutti i giorni riverbera nel calcio. I tifosi si organizzano nei brake club, che prendono il nome dai carri a quattro ruote tirati da cavalli che usano per andare in trasferta. Un mezzo che ha anche un vantaggio non di poco conto: le leggi dei tempi imponevano severi limiti alla vendita di alcolici nei pub. Stare su quattro ruote e non appoggiati a un bancone permetteva di bypassarli. I gruppi di brakists, come quelli del St Mary's Paris Celtic Brave club, sfoggiano striscioni con il proprio nome: un'usanza talmente diffusa che molte aziende fiutano il business e si dedicano alla fattura dei gonfaloni.
Con gli anni il livello dello scontro fisico si alza. Il 17 aprile 1909 i cattolici del Celtic e i protestanti dei Rangers scendono in campo a Hampden Park. Il clima è tesissimo e sfocerà in un sabba di vandalismi e violenza durato ore. Nelle strade scozzesi va ancora peggio. Il livello delle violenze è pari solo all'ossessione per l'estetica. Nel dicembre del 1880 due membri di una gang cattolica uccidono un rivale protestante. La loro preoccupazione maggiore? Presentarsi davanti al giudice con i vestiti migliori, pena il crollo della reputazione davanti ai loro sodali. Se in Europa il calcio diventa lo sfogo principale per le pulsioni ribelli, in America è il baseball a catalizzarle. Spiccano tra tutti i Royal Rooters sdi Boston, precursori di un tifo organizzato che potrebbe stupire per l'America di quei tempi. Sono i primi a darsi una struttura da vero club. Organizzano treni speciali, sfilano in corteo nelle città "nemiche", si picchiano con la polizia che cerca di calmarne i bollori, invadono il campo di gioco in polemica con la società che non gli passa i biglietti per le partite. Suona familiare?
Sul Venerdì del 9 agosto 2019
Arriva la rivoluzione
Tra la metà dell'ottocento e l'inizio del '900 lo stravolgimento urbano e sociale creato dalla rivoluzione industriale - la nascita di quartieri dormitorio, le prime migrazioni dei lavoratori, la netta distinzione tra aree residenziali e produttive - diventa terreno fertile per aggregazioni spontanee, poco gerarchiche, per nulla ideologiche, più ribelli che rivoluzionarie, che spesso traggono il nome dalla zona dove vivono. Bande che, pur non disdegnando affatto l'attività delinquenziale, si mettono insieme non solo per commettere reati, ma per condividere, ed è questa la vera novità, "uno spazio reale o ideale rispetto al contesto circostante". Lo spiega Mauro Bonvicini, autore di Irregolari. Sottoculture di strada e stadio tra Europa e Nord America (Eclettica, pp. 401, euro 20). In Francia, soprattutto nei quartieri di Belleville, Montmartre e Montparnasse, nascono gli Apaches, probabilmente la prima vera banda giovanile della storia.
Tanto disprezzati dall'opinione pubblica, quanto portatori di caratteristiche proprie. Sono i primi a crearsi un dress code, un proprio stile di abbigliamento. A partire dalle scarpe, verso le quali sviluppano una sorta di ossessione: pelle gialla e finiture dorate, senza neanche un graffio. I pantaloni invece hanno due versioni: ci sono i Bernard, stretti al ginocchio e larghi sulle caviglie, o i Lafont, praticamente a sigaretta. Le camice sono a righe, la giacca è corta. In testa portano una specie di coppola, al collo un foulard. Un mix tra un dandy e un criminale che, come riportano le cronache dell'epoca, "può anche puntarti una pistola alla tempia ma questo non ti impedisce di ammirare le sue lucidissime calzature".
Un Apache che si rispetti parla un linguaggio esoterico, l'argot, e sulla pelle sfoggia decine di tatuaggi (fleurs de bagne o bousilles). Ma non è solo la ricerca dell'estetica che lo caratterizza. Teppisti sono e teppisti vogliono essere. Così brevettano una tecnica per rapinare le persone senza fare troppi danni. Si chiama il colpo di père François: una sorta di mossa che ricorda quelle di judo, fatta con un foulard stretto al collo di un malcapitato che, così bloccato, si vede sfilare il portafoglio senza poter muovere un muscolo.
Non sempre le cose finiscono senza spargimenti di sangue. Scintillano i coltelli (surins), in particolare l'eustache, un serramanico a lama corta, che venne ribattezzato il couteau apache. O il coteau d'arsouille, 22 centimetri di lama che divenne anche un modo per avvertire della presenza della polizia. Vingt deux! Era il grido che risuonava all'apparire delle divise. Ma il vero marchio di fabbrica è il revolver apache, uno strano mix tra una pistola, un tirapugni e un coltello. Letale.
Lamette e cappelli
Se dalla Francia si attraversa la Manica, le cose non cambiano. A Manchester imperversano bande di giovani "deviati" con pantaloni a campana e zoccoli con la punta rivestita in ferro (utilissimi se si decide di "provarli" su qualcuno). Li chiamano Scuttlers, termine derivato dal gergale scuttle con il quale si indica la rissa in strada. E di botte ne volano molte, spesso tra gang di diversi quartieri: Alum Street contro Pollard Street, Lime Street contro Holland Street. Quelli di Bengal Street se le danno di santa ragione con quelli di Prussia Street, dando vita a una faida sanguinosissima con tanto di morti. E non è che uscendo da Manchester si vada a migliorare. Nel 1872, Salford, borgo a qualche chilometro dal centro, è la terza cittadina meno salubre del Paese. È in un posto del genere che le possibilità di dialogo si infrangono sulla punta di un coltello. A Birmingham a guadagnarsi l'onore della cronaca (nera) sono i Peaky Blinders. Li chiamano così perché indossano degli ampi berretti con visiera (peak) che la leggenda vuole corredati di piccole lamette ed elegantissimi completi di tweed. Circa 150 anni più tardi, diventeranno i protagonisti di una serie tv su Netflix e testimonial delle nuove maglie della locale squadra di calcio.
E proprio al calcio è legato indissolubilmente il termine hooligan. I giornali londinesi del 24 aprile 1894 raccontano di un processo a carico di tale Charles Clarke, definito il capo della banda degli hooligan boys. Un nome che, ben presto, definirà un'intera categoria di teppisti. L'opinione pubblica li inquadra come giovani violenti (e fino a qui nulla di nuovo), tutti vestiti uguali (ed ecco che torna il dress code). Loro non fanno nulla per smentire la fama: indossano scarponi da lavoro con punta di ferro, flan cap di velluto o tartan e una cintura con una massiccia fibbia, utilissima se ci si trova in qualche mischia. In Scozia, invece, a fare da detonatore è la rivalità religiosa, che dalla vita di tutti i giorni riverbera nel calcio. I tifosi si organizzano nei brake club, che prendono il nome dai carri a quattro ruote tirati da cavalli che usano per andare in trasferta. Un mezzo che ha anche un vantaggio non di poco conto: le leggi dei tempi imponevano severi limiti alla vendita di alcolici nei pub. Stare su quattro ruote e non appoggiati a un bancone permetteva di bypassarli. I gruppi di brakists, come quelli del St Mary's Paris Celtic Brave club, sfoggiano striscioni con il proprio nome: un'usanza talmente diffusa che molte aziende fiutano il business e si dedicano alla fattura dei gonfaloni.
Con gli anni il livello dello scontro fisico si alza. Il 17 aprile 1909 i cattolici del Celtic e i protestanti dei Rangers scendono in campo a Hampden Park. Il clima è tesissimo e sfocerà in un sabba di vandalismi e violenza durato ore. Nelle strade scozzesi va ancora peggio. Il livello delle violenze è pari solo all'ossessione per l'estetica. Nel dicembre del 1880 due membri di una gang cattolica uccidono un rivale protestante. La loro preoccupazione maggiore? Presentarsi davanti al giudice con i vestiti migliori, pena il crollo della reputazione davanti ai loro sodali. Se in Europa il calcio diventa lo sfogo principale per le pulsioni ribelli, in America è il baseball a catalizzarle. Spiccano tra tutti i Royal Rooters sdi Boston, precursori di un tifo organizzato che potrebbe stupire per l'America di quei tempi. Sono i primi a darsi una struttura da vero club. Organizzano treni speciali, sfilano in corteo nelle città "nemiche", si picchiano con la polizia che cerca di calmarne i bollori, invadono il campo di gioco in polemica con la società che non gli passa i biglietti per le partite. Suona familiare?
Sul Venerdì del 9 agosto 2019