Stefania Auci: la mia vita da fanwriter, tra Harry Potter e 007
Stefania Auci , di STEFANIA AUCIL'autrice di I leoni di Sicilia, bestseller dell'estate, scrive (e legge) online storie ispirate a libri, film o serie famose. "È una palestra per l'immaginazione". Molto frequentata
È facile sostenerlo adesso, ma vi posso assicurare che sono stata tra i lettori che hanno amato Harry Potter fin dal primo libro. Tuttavia, nel 2007, la lettura di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban era coincisa con un momento molto difficile della mia vita. E finire quel libro mi aveva fatto precipitare ancora di più nello sconforto. Immaginate quindi il mio sollievo quando, curiosando su internet, mi sono imbattuta in Acciofanfiction, un sito che raccoglieva decine di storie ispirate ai romanzi della Rowling e scritte da appassionati come me, dotati di nickname ispirati a Hogwarts: le fanfiction. Leggerle era stato un modo per lenire il mio senso di perdita.
Poi mi ero resa conto che pure io, molto tempo prima, avevo scritto una fanfiction su Holly e Benji, i calciatori protagonisti dell'anime amato da tutti quelli della mia generazione. Se l'avevo fatto una volta - mi ero detta - potevo farlo di nuovo: potevo cioè continuare a vivere in quell'…
Poi mi ero resa conto che pure io, molto tempo prima, avevo scritto una fanfiction su Holly e Benji, i calciatori protagonisti dell'anime amato da tutti quelli della mia generazione. Se l'avevo fatto una volta - mi ero detta - potevo farlo di nuovo: potevo cioè continuare a vivere in quell'…
È facile sostenerlo adesso, ma vi posso assicurare che sono stata tra i lettori che hanno amato Harry Potter fin dal primo libro. Tuttavia, nel 2007, la lettura di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban era coincisa con un momento molto difficile della mia vita. E finire quel libro mi aveva fatto precipitare ancora di più nello sconforto. Immaginate quindi il mio sollievo quando, curiosando su internet, mi sono imbattuta in Acciofanfiction, un sito che raccoglieva decine di storie ispirate ai romanzi della Rowling e scritte da appassionati come me, dotati di nickname ispirati a Hogwarts: le fanfiction. Leggerle era stato un modo per lenire il mio senso di perdita.
Poi mi ero resa conto che pure io, molto tempo prima, avevo scritto una fanfiction su Holly e Benji, i calciatori protagonisti dell'anime amato da tutti quelli della mia generazione. Se l'avevo fatto una volta - mi ero detta - potevo farlo di nuovo: potevo cioè continuare a vivere in quell'universo che tanto mi aveva aiutato, magari immaginando un prequel oppure inventando una storia che partiva da Hogwarts e arrivava nella realtà. Ed è così che, da lettrice, sono diventata una fanwriter, e continuo ad esserlo.
In apparenza, la fanfiction è semplice: si tratta di un'opera scritta dai fan di qualcosa (un libro, un film, un musical, un fumetto) o di qualcuno (attori, cantanti, sportivi), elaborando spunti che appartengono a quella cosa o a quella persona. Non ci sono limiti: si possono aggiungere personaggi (o eliminarli), immaginare nuove ambientazioni, accentuare inclinazioni e passioni, cambiare completamente genere (dal giallo al rosa, dall'horror al noir) e così via. Ma le cose si complicano in fretta e poco aiuta il fatto che l'universo delle fanfiction sia, per chi non lo conosce, una giungla di sigle e di definizioni. Per esempio, per la lunghezza: una drabble si deve chiudere in 100 parole, mentre una flashfic arriva a 500; se si va oltre, è una one shot. Se invece la storia è a più capitoli e magari a più mani, arriviamo alla round robin story. Se poi si vuole selezionare in base al tema, accanto alle alternative abbastanza prevedibili (realtà / universo parallelo / universo alternativo) si può scendere a un livello di dettaglio che la narrativa "convenzionale" ignora del tutto. A partire dal tono generale, che può essere fluff cioè sereno o, all'opposto, angst, dove strazio e dolore sono assicurati. Nel mezzo, le fanfiction h/c, cioè hurt/comfort, in cui le situazioni di disagio vengono superate con l'aiuto degli altri. Se poi si deve definire la componente sessuale si può scegliere tra fanfiction a tema het (etero), slash (omosessuale), smut (esplicito) o addirittura incest.
La cosa sorprendente è che queste etichette non imprigionano lo scrittore (o il lettore): sono al contrario un inno alla fantasia. Attraverso questo perenne fermento, si allargano i fondali degli universi immaginati per trasformarli in qualcosa di nuovo. Accanto alla storia in cui Sherlock Holmes collabora con 007 per sconfiggere una rete di terroristi, ce n'è un'altra, ambientata in un universo alternativo, in cui combatte contro le creature del ciclo di Cthulhu immaginate da H.P. Lovecraft. Assurdo? Tutt'altro. È la storia narrata da Neil Gaiman - un vero genio del fantastico - in Uno studio in verde smeraldo, vincitore del premio Hugo per il racconto breve nel 2004. E, in Italia, Loredana Lipperini ha trovato spunti nel mondo dei manga di Inuyasha - oggetto di numerosissime fanfiction - per immaginare e scrivere la trilogia fantastica di Esbat, ambientata tra l'Italia e il Giappone.
D'altronde, se le fanfiction fossero un mero passatempo, certi autori - per esempio George R.R. Martin, ma anche Anne Rice - non vieterebbero esplicitamente ai lettori di cimentarsi con opere legate ai loro romanzi. Un ostacolo che i fanwriter hanno ovviamente trovato il modo di superare.
Già. L'immaginazione dei fanwriter è la cosa che più colpisce in questo fenomeno. Qualcuno ha stimato che il 33 per cento dei contenuti web che riguardano i libri sia costituito da fanfiction. Da Wattpad (che dichiara di avere 70 milioni di utenti), passando per Efp (che ha più di mezzo milione di utenti italiani, di cui quasi duecentomila sono autori) fino al tempio internazionale dei fan fiction writers, AO3 (che cataloga 5 milioni di opere), le fanfiction non solo reinventano universi, ma innovano il linguaggio, accolgono la creatività, sono autentiche palestre di scrittura.
Da dove viene questa ansia di raccontare? Molti fanwriter hanno come obiettivo primario la visibilità: essere notati da un editore "cartaceo" ed essere quindi pubblicati in modo "classico". È successo con Cinquanta sfumature di grigio, che nasce da una fanfiction smut di Twilight o per la serie After, di Anna Todd, che in origine era una fanfiction su Harry Styles degli One direction.
Ma la ricerca del successo non basta a spiegare la vitalità di questo mondo. Convincono molto di più le parole di Virginia de Winter - scrittrice italiana conosciuta (e venerata) come Savannah - che, parlando delle fanfiction di Harry Potter, le ha definite "un modo per restare in un luogo che era diventato casa mia: per non lasciare Hogwarts". E aggiungerei la riflessione di un'altra apprezzatissima fanwriter italiana, Eleonora Caruso (nota come Caska Langley), che per altro è anche pubblicata "ufficialmente": "Scrivere fanfiction mi è servito per vincere la mia insicurezza, perché avevo bisogno di esprimermi attraverso la narrazione in una maniera sicura per me".
Da un lato, quindi, c'è l'appartenenza: il mondo immaginato da qualcun altro appartiene anche a me, e a tutti quei fan che ne sanno immaginare svolgimenti logici o inconsueti. E non importa se il risultato è ridicolo oppure geniale, se i protagonisti si ritrovano al centro di narrazioni perfettamente aderenti al canon (cioè alla storia primaria) o lontanissime da esso. L'importante è continuare a parlare delle storie e dei personaggi che hai amato.
Dall'altro, ci sono il potere e il piacere della scrittura, la possibilità di giocare con le parole e con le storie. Con le fanfiction si sperimenta una straordinaria sensazione di libertà: ognuno può mettersi alla prova al riparo di un nickname, mettendo nero su bianco quella storia che magari sedimenta da un po' nella testa, certo di non dover subire un giudizio (troppo) severo.
Perché non c'è cosa più bella del raccontare una storia.
Sul Venerdì del 15 agosto
Poi mi ero resa conto che pure io, molto tempo prima, avevo scritto una fanfiction su Holly e Benji, i calciatori protagonisti dell'anime amato da tutti quelli della mia generazione. Se l'avevo fatto una volta - mi ero detta - potevo farlo di nuovo: potevo cioè continuare a vivere in quell'universo che tanto mi aveva aiutato, magari immaginando un prequel oppure inventando una storia che partiva da Hogwarts e arrivava nella realtà. Ed è così che, da lettrice, sono diventata una fanwriter, e continuo ad esserlo.
In apparenza, la fanfiction è semplice: si tratta di un'opera scritta dai fan di qualcosa (un libro, un film, un musical, un fumetto) o di qualcuno (attori, cantanti, sportivi), elaborando spunti che appartengono a quella cosa o a quella persona. Non ci sono limiti: si possono aggiungere personaggi (o eliminarli), immaginare nuove ambientazioni, accentuare inclinazioni e passioni, cambiare completamente genere (dal giallo al rosa, dall'horror al noir) e così via. Ma le cose si complicano in fretta e poco aiuta il fatto che l'universo delle fanfiction sia, per chi non lo conosce, una giungla di sigle e di definizioni. Per esempio, per la lunghezza: una drabble si deve chiudere in 100 parole, mentre una flashfic arriva a 500; se si va oltre, è una one shot. Se invece la storia è a più capitoli e magari a più mani, arriviamo alla round robin story. Se poi si vuole selezionare in base al tema, accanto alle alternative abbastanza prevedibili (realtà / universo parallelo / universo alternativo) si può scendere a un livello di dettaglio che la narrativa "convenzionale" ignora del tutto. A partire dal tono generale, che può essere fluff cioè sereno o, all'opposto, angst, dove strazio e dolore sono assicurati. Nel mezzo, le fanfiction h/c, cioè hurt/comfort, in cui le situazioni di disagio vengono superate con l'aiuto degli altri. Se poi si deve definire la componente sessuale si può scegliere tra fanfiction a tema het (etero), slash (omosessuale), smut (esplicito) o addirittura incest.
La cosa sorprendente è che queste etichette non imprigionano lo scrittore (o il lettore): sono al contrario un inno alla fantasia. Attraverso questo perenne fermento, si allargano i fondali degli universi immaginati per trasformarli in qualcosa di nuovo. Accanto alla storia in cui Sherlock Holmes collabora con 007 per sconfiggere una rete di terroristi, ce n'è un'altra, ambientata in un universo alternativo, in cui combatte contro le creature del ciclo di Cthulhu immaginate da H.P. Lovecraft. Assurdo? Tutt'altro. È la storia narrata da Neil Gaiman - un vero genio del fantastico - in Uno studio in verde smeraldo, vincitore del premio Hugo per il racconto breve nel 2004. E, in Italia, Loredana Lipperini ha trovato spunti nel mondo dei manga di Inuyasha - oggetto di numerosissime fanfiction - per immaginare e scrivere la trilogia fantastica di Esbat, ambientata tra l'Italia e il Giappone.
D'altronde, se le fanfiction fossero un mero passatempo, certi autori - per esempio George R.R. Martin, ma anche Anne Rice - non vieterebbero esplicitamente ai lettori di cimentarsi con opere legate ai loro romanzi. Un ostacolo che i fanwriter hanno ovviamente trovato il modo di superare.
Già. L'immaginazione dei fanwriter è la cosa che più colpisce in questo fenomeno. Qualcuno ha stimato che il 33 per cento dei contenuti web che riguardano i libri sia costituito da fanfiction. Da Wattpad (che dichiara di avere 70 milioni di utenti), passando per Efp (che ha più di mezzo milione di utenti italiani, di cui quasi duecentomila sono autori) fino al tempio internazionale dei fan fiction writers, AO3 (che cataloga 5 milioni di opere), le fanfiction non solo reinventano universi, ma innovano il linguaggio, accolgono la creatività, sono autentiche palestre di scrittura.
Da dove viene questa ansia di raccontare? Molti fanwriter hanno come obiettivo primario la visibilità: essere notati da un editore "cartaceo" ed essere quindi pubblicati in modo "classico". È successo con Cinquanta sfumature di grigio, che nasce da una fanfiction smut di Twilight o per la serie After, di Anna Todd, che in origine era una fanfiction su Harry Styles degli One direction.
Ma la ricerca del successo non basta a spiegare la vitalità di questo mondo. Convincono molto di più le parole di Virginia de Winter - scrittrice italiana conosciuta (e venerata) come Savannah - che, parlando delle fanfiction di Harry Potter, le ha definite "un modo per restare in un luogo che era diventato casa mia: per non lasciare Hogwarts". E aggiungerei la riflessione di un'altra apprezzatissima fanwriter italiana, Eleonora Caruso (nota come Caska Langley), che per altro è anche pubblicata "ufficialmente": "Scrivere fanfiction mi è servito per vincere la mia insicurezza, perché avevo bisogno di esprimermi attraverso la narrazione in una maniera sicura per me".
Da un lato, quindi, c'è l'appartenenza: il mondo immaginato da qualcun altro appartiene anche a me, e a tutti quei fan che ne sanno immaginare svolgimenti logici o inconsueti. E non importa se il risultato è ridicolo oppure geniale, se i protagonisti si ritrovano al centro di narrazioni perfettamente aderenti al canon (cioè alla storia primaria) o lontanissime da esso. L'importante è continuare a parlare delle storie e dei personaggi che hai amato.
Dall'altro, ci sono il potere e il piacere della scrittura, la possibilità di giocare con le parole e con le storie. Con le fanfiction si sperimenta una straordinaria sensazione di libertà: ognuno può mettersi alla prova al riparo di un nickname, mettendo nero su bianco quella storia che magari sedimenta da un po' nella testa, certo di non dover subire un giudizio (troppo) severo.
Perché non c'è cosa più bella del raccontare una storia.
Sul Venerdì del 15 agosto