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La bandiera tricolore donata a Gabriele D’Annunzio nel 1916 dalla mecenate triestina Olga Brunner: è esposta nella mostra di Trieste Disobbedisco (fino
al 3 novembre). Sulla foto della bandiera, a sinistra, il sindaco di Rijeka Vojko Obersnel e, a destra, D’Annunzio. (Getty Images) 

Ricordare Fiume: un'impresa

Cent’anni fa Gabriele D’Annunzio entrò con un drappello di arditi. Siamo andati nella città croata, dove la memoria di quell’avventura è poco gradita
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RIJEKA (Fiume).  Ha una maestosità talmente poco italiana che  è quasi  naturale che nessuno ne ricordi la storia. Non è questo l'Adriatico cui siamo abituati. A chi viene da Nord, il golfo del Quarnaro si presenta immenso, spalanca la vista con un botto e rilancia in gigantismo con le gobbe azzurre delle isole di Cres, Losinj, Krk, o per gli intenditori Cherso, Lussino, Veglia. A dominare è la città croata di Rijeka, che per secoli fu Fiume, e che Gabriele D'Annunzio esattamente cent'anni fa conquistò con un drappello di Arditi e ribattezzò Fiume d'Italia.

Siamo alla periferia dell'immaginario nazionale. In ogni città della Penisola c'è una via o una piazza Fiume, o Fiume d'Italia. Ma oggi in pochi ricordano il passato di questa città che, ben prima degli stucchevoli proclami antislavi di D'Annunzio, fu anche e soprattutto italiana: nel lapidarium cittadino perfino i …
RIJEKA (Fiume).  Ha una maestosità talmente poco italiana che  è quasi  naturale che nessuno ne ricordi la storia. Non è questo l'Adriatico cui siamo abituati. A chi viene da Nord, il golfo del Quarnaro si presenta immenso, spalanca la vista con un botto e rilancia in gigantismo con le gobbe azzurre delle isole di Cres, Losinj, Krk, o per gli intenditori Cherso, Lussino, Veglia. A dominare è la città croata di Rijeka, che per secoli fu Fiume, e che Gabriele D'Annunzio esattamente cent'anni fa conquistò con un drappello di Arditi e ribattezzò Fiume d'Italia.

Siamo alla periferia dell'immaginario nazionale. In ogni città della Penisola c'è una via o una piazza Fiume, o Fiume d'Italia. Ma oggi in pochi ricordano il passato di questa città che, ben prima degli stucchevoli proclami antislavi di D'Annunzio, fu anche e soprattutto italiana: nel lapidarium cittadino perfino i solenni omaggi ottocenteschi alla regnante corona ungherese sono incisi nella nostra lingua. Eppure da oltre settant'anni intorno è tutto quasi esclusivamente croato: "Questa è la nostra sede da quando siamo diventati minoranza" spiega con soave understatement Melita Sciucca, presidente della Comunità italiana di Rijeka. Una minoranza che ha passato tempi bui, ma oggi può dirsi pienamente tutelata anche se magari non altrettanto valorizzata. Eppure proprio in questi giorni la storia torna a bussare. Ed è sempre D'Annunzio a rompere le uova nel paniere.

A Trieste il centenario della presa di Fiume è il pezzo forte dell'estate culturale: la mostra Disobbedisco curata da Giordano Bruno Guerri si apre con la Fiat T4 amaranto con la quale D'Annunzio fece il suo trionfale ingresso in città, e si chiude sul tricolore che avvolse le ultime sfortunate vittime di quell'impresa. È un esercizio di memoria, una rivisitazione, una celebrazione? Guerri punta a strappare l'epopea fiumana alla prossimità con il fascismo per spostarla quasi in zona 68: una rivoluzione dell'eccesso che cercava modernità, libertà, uguaglianza. Di fascista ci sarebbero solo le tecniche di marketing: da "Me ne frego" a "A noi!", da "Eia eia alalà" al saluto romano, sono tanti i loghi del Ventennio nati o rodati sulle sponde del Quarnaro. Ma Trieste non è sola: Pescara, città natale di D'Annunzio, ricorda i giorni di Fiume d'Italia con una kermesse dedicata addirittura alla "Festa della Rivoluzione".

Nello slancio revisionista, il sindaco di Trieste e il presidente del Consiglio regionale abruzzese si sono spinti ad auspicare un gemellaggio con la croata Rijeka per ricordare l'italiana Fiume. E qui sono stati respinti con perdite: "Non posso partecipare a tali celebrazioni" dichiara al Venerdì il sindaco di Rijeka Vojko Obersnel. "D'Annunzio terrorizzò la popolazione croata e i dissidenti politici: grazie a lui i cittadini di Fiume furono tra i primi a provare cosa fosse il fascismo". Altro che gemellaggio! In una lettera al Gruppo di resistenza storica che ha raccolto centinaia di firme contro le celebrazioni del centenario, lo stesso sindaco inasprisce i toni deragliando a sua volta in senso inverso: "La costa croata e Fiume sono croate, difese e liberate dai partigiani nella Seconda guerra mondiale, proprio come è stata liberata Trieste. Gli omaggi a D'Annunzio, i festeggiamenti e il populismo politico che cede alle passioni più abiette non cambieranno questo dato di fatto".

A Palazzo Modello, storica sede della comunità italiana, Melita Sciucca sospira. Per la presidente dei "rimasti", i connazionali che scelsero di non emigrare quando Fiume diventò Rijeka, l'impresa dannunziana è storia di famiglia: "Cent'anni fa la mia nonna paterna era un'adolescente pazza del Vate" ricorda. "Quando passava sul Corso, lei e le sue amiche sgomitavano per poterlo vedere da vicino neanche fosse Justin Bieber". Da parte di madre, invece, la professoressa Sciucca può più mestamente contare su un prozio baionettato in fasce dagli Arditi in odio al bisnonno antidannunziano. Storie così, di ordinario Novecento adriatico: "La nostra comunità ha vissuto tanti traumi, dallo spopolamento dopo la Seconda guerra mondiale alla dissoluzione della Iugoslavia alla guerra nazionalista degli anni 90" spiega la professoressa. "Ma ora è finalmente un periodo positivo, in cui la città sta riscoprendo la sua storia, e quindi anche la sua memoria italiana".

Melita Sciucca ci fa strada nel centro di Fiume, tra palazzi asburgici, aria di mare, cicatrici storiche e bastioni dell'integrazione: "Al posto di questo parcheggio una volta c'era un popolare quartiere italiano, questo bel palazzo invece è lo storico liceo della nostra comunità". In cima alla Torre civica è tornata l'aquila bicipite con il motto latino Indeficienter (inesauribile); ai suoi piedi sono appena comparse le prime targhe con la versione italiana di croatissimi toponimi come Stara Vrata (Calle dell'Arco romano) o Trg Ivana Koblera (Piazza delle Erbe). E in tutto questo D'Annunzio... "D'Annunzio per me è l'autore del Piacere e della Pioggia nel pineto" taglia corto la professoressa. "Noi per il centenario non faremo nulla, anche perché per i nostri concittadini croati la marcia su Fiume resta indissolubilmente legata al fascismo". E a settant'anni dal drammatico esodo di almeno trentamila connazionali, i "rimasti" tutto vogliono meno che si torni a confondere la vicenda degli italiani con quella appunto del fascismo.

Il 12 settembre saranno cent'anni dall'impresa del poeta soldato: a Trieste si celebra, a Rijeka come a Fiume si storce il naso. Vista così sembrerebbe una disputa con un confine in mezzo. Vista da Ronchi dei Legionari, che ha eternato nel nome l'onore di aver tenuto a battesimo l'impresa dannunziana, si capisce invece che per scontrarsi non c'è nessun bisogno di parlare lingue diverse. Il giorno del centenario a Ronchi ci saranno una manifestazione e una contro manifestazione: "È  tutto estremamente politicizzato, pro o contro D'Annunzio per essere pro o contro l'avanzata della nuova destra" prevede Roberto Fontanot, oggi assessore di centrodestra, ma per anni sindaco targato Pd, il primo a presenziare alle celebrazioni dannunziane con la fascia tricolore. I devoti dei Legionari si ritroveranno davanti al monumento di colui che "da qui mosse per la libertà delle genti adriatiche". Tutti gli altri si daranno appuntamento in piazza Unità, "intorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza".

Marco Barone è un giovane avvocato calabrese salito a Nordest una decina d'anni fa. Si è appassionato alla storia partigiana del paese, è riuscito a far revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini; poi ha fondato la provocatoria pagina facebook Ronchi dei Partigiani: "L'anima vera di Ronchi non è legata all'impresa di Fiume ma alla Resistenza"  spiega offrendoci un vero e proprio tour a monumenti, targhe ed eventi contrapposti. "Pensi che il monumento a D'Annunzio sorge appena fuori dal territorio comunale, perché nel 1960 Ronchi non ne volle sapere di ospitarlo". E in fondo non ne vuole sapere nemmeno oggi: "Lo so che i miei concittadini non amano D'Annunzio" conferma l'ex sindaco Fontanot. "Ma ricordando l'impresa di Fiume con la fascia tricolore intendevo fare un gesto di riconciliazione storica, oltre ogni ideologia".

Ripensare, riconciliare. Ma non sarà la disfida tra Fiume o morte e Bella ciao a riavvicinare le tante tribù etniche, politiche e culturali che stazionano al di qua e al di là del nostro confine orientale. Anche a Rijeka il 12 settembre inaugura una mostra sull'impresa del Vate. Ovviamente molto critica:  "La nostra interpretazione di D'Annunzio come figura storica distruttiva nasce dai valori umanistici su cui si basa l'Europa di oggi" spiega Nikolina Radic Štivic, direttrice del Museo del Litorale croato. L'Europa quindi. Nel 2020 Rijeka sarà capitale europea della cultura, e nelle parole del sindaco Obersnel punta a mostrarsi come "una città multiculturale non solo nella sua storia ma anche nel suo presente".

È anche per questo che il palazzo del Governatore, che ospiterà la mostra dannunziana cent'anni dopo aver ospitato il quartier generale di D'Annunzio, con buona pace dei nazionalisti croati da qualche mese non si trova più in Muzejski Trg, ma in Trg Riccarda Zanelle, ovvero in Piazza Riccardo Zanella, storico leader italiano dell'indipendentismo fiumano. Ed è sicuramente per questo che nel 2020, per la prima volta da oltre settant'anni, accanto a Rijeka la cartellonistica stradale riporterà anche il nome storico di Fiume: "Per la comunità italiana è una tappa memorabile" assicura Melita Sciucca. "E se passato l'anno europeo vorranno rimuovere i cartelli, be', a quel punto dovranno portare via anche me".

Sul Venerdì del 6 settembre 2019