Nostalgia canaglia. Degli anni 60 della sua infanzia, di uno star system irripetibile, e di una California e un'America che non esistono più. In C'era una volta a... Hollywood, in sala dal 18 settembre dopo il celebrato passaggio al Festival di Cannes, Quentin Tarantino ha stipato tutte le sue ossessioni, vecchie e nuove. Dal cinema italiano di serie b a vecchie glorie come Dean Martin, passando in rassegna luci e ombre della cultura pop dell'epoca. Come l'eccidio di Bel Air in cui morirono l'attrice Sharon Tate e altre quattro persone, ad opera della Family di Charles Manson. Eppure il film ha un “lieto fine”, a modo suo: possibile che l'autore di Pulp Fiction e Le Iene alla soglia dei 60 anni sia diventato buono? «Non esageriamo, però sì. Sono sempre stato e continuo ad essere allergico all'happy ending, ma non se è trasgressivo» rivela a Paola Zanuttini nell'esclusiva intervista di copertina del Venerdì in edicola oggi. Rilanciando anche la possibilità di un suo (non tanto) prossimo ritiro: «Un altro film poi basta cinema Sono anziano, farò teatro».
Intanto con C'era una volta a... Hollywood il regista americano regala la sua opera più personale: una lettera d'amore alla Fabbrica dei sogni con una parata di stelle, da Margot Robbie (Sharon Tate) ad Al Pacino, da Dakota Fanning allo scomparso Luke Perry, capitanati dai due protagonisti Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, nei panni del divo in declino Rick Dalton e della sua controfigura Cliff Booth. «È un film sul fare i film, come ce ne sono tanti: da Singin' in the Rain a Effetto notte a Stuntman» spiega Tarantino sulle pagine del Venerdì, «ma è anche un film sull'amicizia». Nata per fiction e diventata realtà, raccontano Pitt e DiCaprio intervistati a Los Angeles da Roberto Croci.
Già protagonisti di due pellicole tarantiniane, Bastardi senza gloria e Django Unchained, i due divi si sono ritrovati per la prima volta insieme sul set C'era una volta a... Hollywood, scoprendo di avere molto in comune: dagli esordi in tv nella serie Genitori in blue jeans all'amore per l'arte e l'impegno per la salvaguardia del Pianeta. E soprattutto la passione per Tarantino: «Lui va oltre la persona umana. È un verbo, un aggettivo. Sul set ci sono registi che lo usano come riferimento per fare riprese ispirate al suo stile. E tutti capiscono. È l’auteur della nuova generazione, la voce che incarna davvero lo spirito del tempo».
Sempre su questo numero del Venerdì, un'intervista esclusiva di Gianni Mura a Francesco Guccini, raccontato nella sua casa di Pavana; la nuova serie scandalo sui teenager Euphoria, l'intervista allo scrittore-birdwatcher Jonathan Franzen e il reportage sul sindaco neonazista di Tröglitz e la Germania Est che va sempre più a destra.
Intanto con C'era una volta a... Hollywood il regista americano regala la sua opera più personale: una lettera d'amore alla Fabbrica dei sogni con una parata di stelle, da Margot Robbie (Sharon Tate) ad Al Pacino, da Dakota Fanning allo scomparso Luke Perry, capitanati dai due protagonisti Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, nei panni del divo in declino Rick Dalton e della sua controfigura Cliff Booth. «È un film sul fare i film, come ce ne sono tanti: da Singin' in the Rain a Effetto notte a Stuntman» spiega Tarantino sulle pagine del Venerdì, «ma è anche un film sull'amicizia». Nata per fiction e diventata realtà, raccontano Pitt e DiCaprio intervistati a Los Angeles da Roberto Croci.
Già protagonisti di due pellicole tarantiniane, Bastardi senza gloria e Django Unchained, i due divi si sono ritrovati per la prima volta insieme sul set C'era una volta a... Hollywood, scoprendo di avere molto in comune: dagli esordi in tv nella serie Genitori in blue jeans all'amore per l'arte e l'impegno per la salvaguardia del Pianeta. E soprattutto la passione per Tarantino: «Lui va oltre la persona umana. È un verbo, un aggettivo. Sul set ci sono registi che lo usano come riferimento per fare riprese ispirate al suo stile. E tutti capiscono. È l’auteur della nuova generazione, la voce che incarna davvero lo spirito del tempo».
Sempre su questo numero del Venerdì, un'intervista esclusiva di Gianni Mura a Francesco Guccini, raccontato nella sua casa di Pavana; la nuova serie scandalo sui teenager Euphoria, l'intervista allo scrittore-birdwatcher Jonathan Franzen e il reportage sul sindaco neonazista di Tröglitz e la Germania Est che va sempre più a destra.