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Una lezione con il Big Pad in cattedra (Serena Campanini/ Agf) 

La scuola ideale? Esiste

Si torna in classe tra le solite emergenze. Eppure, persino in Italia, gli esempi virtuosi da seguire non mancherebbero. Uno di questi si trova a Modena. Siamo andati a farci dare qualche lezione
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MODENA. È l'una quando i ragazzi si allungano nel corridoio largo, l'Agorà. Aprono lo zaino e spacchettano quel che si sono portati da casa: panino, frittata. Formano i gruppi attorno ai dodici banchetti costruiti in falegnameria e l'assenza di smartphone facilita il colloquio. Vanno di fretta perché la libertà, senza controllo adulto, durerà un'ora: alle 14 le lezioni riprenderanno e prima vogliono ballare. Durante la pausa mensa all'Istituto comprensivo Tre di Modena, scuola media Piersanti Mattarella, si balla. L'elementare Rodari, l'altra primaria, Luther King, distaccata oltre tangenziale, e ancora l'infanzia Rodari crescono in edifici autonomi.

Siamo venuti al Mattarella, Modena Sud, lo scorso giugno, per capire come si cresce in un edificio pubblico e statale additato ad esempio di storia nazionale di successo scolastico.

Nel corridoio si balla
Nell'anno 2018-2019 sono stati trecento gli adolescenti iscrit…
MODENA. È l'una quando i ragazzi si allungano nel corridoio largo, l'Agorà. Aprono lo zaino e spacchettano quel che si sono portati da casa: panino, frittata. Formano i gruppi attorno ai dodici banchetti costruiti in falegnameria e l'assenza di smartphone facilita il colloquio. Vanno di fretta perché la libertà, senza controllo adulto, durerà un'ora: alle 14 le lezioni riprenderanno e prima vogliono ballare. Durante la pausa mensa all'Istituto comprensivo Tre di Modena, scuola media Piersanti Mattarella, si balla. L'elementare Rodari, l'altra primaria, Luther King, distaccata oltre tangenziale, e ancora l'infanzia Rodari crescono in edifici autonomi.

Siamo venuti al Mattarella, Modena Sud, lo scorso giugno, per capire come si cresce in un edificio pubblico e statale additato ad esempio di storia nazionale di successo scolastico.

Nel corridoio si balla
Nell'anno 2018-2019 sono stati trecento gli adolescenti iscritti: solo trenta, all'ora della mensa, vanno a casa. Gli altri, gettati nella differenziata i sacchetti del pranzo, avviano l'amplificazione dell'istituto: Thegiornalisti, poi trap, cose più vecchie, anche canti yiddish. La musica riempie una scuola. Duecentosettanta nel corridoio a piano terra eppure sembrano pochi. Non si spingono, ballano. Le mani che salgono come serpenti, l'hanno visto dalle star. Non urlano, ridono. "È il nostro risultato più significativo: i ragazzi scoprono la responsabilità personale e il rispetto dell'altro". Stare insieme, dice il preside Daniele Barca, 55 anni, barese, laureato in Filologia romanza, vent'anni a Roma, da tre a Modena. "In tre stagioni abbiamo registrato e sanzionato una spinta, nulla di più. Voglio credere che quello che ora vede, una gioia ordinata, i nostri studenti se la portino dietro il pomeriggio al calcio, nei locali la sera".

È ripartita la scuola italiana, in Piemonte lunedì 9, qui in Emilia sarà martedì 17. La scuola italiana con i suoi vuoti nell'orario, gli abbandoni di docenti graditi sostituiti da chissà chi. E poi i controsoffitti a rischio crollo, quel sottotetto in amianto che si bonificherà la prossima stagione visto che ora non c'è budget...

"Venga ad assistere ad una lezione" dice il preside Barca quando la movida autogestita è terminata. Con il Big Pad, lo schermo Sharp di ultima generazione, hanno portato ai ragazzi delle medie una lezione tenuta all'università di New York. In diretta. La prossima sarà dal Mit di Boston. In Prima A è in corso l'autovalutazione di fine anno, i ragazzi sono seduti a terra in cerchio. "È il voto più utile, quello che gli studenti si danno da soli: fa comprendere il grado di consapevolezza raggiunto dai singoli e orienta il nostro giudizio". Fuori, ogni iscritto ha il suo armadietto, come nei college americani. In classe, ognuno ha il suo tablet. Li compra la famiglia, la scuola segnala con metodo offerte e sconti. Nessuna demonizzazione, il device si usa, ma solo con finalità didattiche: ogni tot una ronda docente fa controlli sull'attrezzo e se trova in memoria l'applicazione del Fantacalcio o storie lanciate su Instagram scatta il sequestro. "Gli affari loro gli studenti li gestiscono sullo smartphone personale, dopo la scuola".

Ogni cosa è cablata
Credere in una didattica contemporanea non significa l'assenza di premi e punizioni. "Da noi esistono le note sul diario, da mostrare ai genitori". I ragazzi del 2019 - generazione davvero complessa - quando entrano in una delle tredici classi dell'edificio cablato "non si sentono nell'Ottocento". Carta, penna, calamaio. Ogni studente possiede appunto un tablet, e poi uno strumento musicale. Si viaggia su rete protetta, in regione oltre mille scuole sono collegate a Lepida, e si usa Google Education: non prevede pubblicità. Nella classe al primo piano - ogni aula ha un titolo, Ulisse in questo caso, una disciplina dedicata e il nome del docente che terrà lezione - si sta mostrando un Quark storico su grande schermo: Versailles. All'Ic3 di Modena si recupera cultura là dove viene erogata, la Rai, ecco, ma la biblioteca interna offre cinquecento giornali in digitale, e la si riproduce all'interno del programma scolastico.

"Nelle scuole molti colleghi" dice il preside Barca "non riescono a realizzare le tante idee che hanno in testa perché arrivano a sera esausti dopo una giornata trascorsa ad occuparsi di porte antipanico e stipendi in ritardo per i supplenti. Io e i miei collaboratori siamo liberi di cercare fondi per l'istituto. Regionali, ministeriali, europei. Tra i Pon dell'Unione le scuole possono scovare un tesoro". L'Ic3 di Modena raduna mezzo milione di euro l'anno: "Lo Stato non può garantire tutto, bisogna farsene una ragione". Il comprensivo Tre è nato tre anni fa, ed è un vantaggio. "Agli architetti abbiamo spiegato che didattica volevamo realizzare e loro hanno ricavato gli spazi". L'istituto ha solo due piani, è antisismico e in classe energetica A. Le aule sono grandi e attraverso i colori ricordano la disciplina svolta: il lilla per inglese e francese, il verde per matematica e scienze.

"Nel 2016 ero al ministero ad occuparmi del Piano digitale nazionale. Ho sempre pensato alla mia scuola ideale come a un luogo innervato sulle fibre ottiche. Quando sono stato nominato a Modena, per scegliere i docenti chiedevo nei colloqui se sapevano usare il pc: molti rispondevano di  no. I professori italiani sono spaventati dalle tecnologie, qualcuno anche dalle mie idee". Che però hanno permesso di programmare esperimenti di robotica per quattordicenni nello Spazio Leo (sta per Leonardo da Vinci).

Gli spazi in cambio dei corsi
La seconda pratica che consegna alla Mattarella i galloni di scuola speciale sono i suoi "cambi merce". Il preside può offrire spazi - campi da pallavolo, aule per preparare opere teatrali e liriche, un laboratorio di livello aziendale chiamato "zattere della conoscenza" - e chiedere ritorni gratuiti: dai corsi di teatro per i ragazzi  agli stage di inglese per il campus estivo. "Cerco di stringere alleanze". Gli studenti hanno il badge. Serve per segnare la presenza. Lo passano e possono accedere a internet. Un'ora a settimana la devono trascorrere in biblioteca, un'ora al giorno è dedicata alla lettura. "Questo ci consente di togliere dal programma e dallo zaino cinque manuali: educazione tecnica, motoria, musica, arte e religione". L'antologia di letteratura è sostituita dalla lettura di dieci libri, a scelta dall'offerta. Il francese è, oggi, una lezione di jazz.

"Al Mattarella non facciamo l'intero programma in modo pignolo, lavoriamo per crescere ragazzi consapevoli. Vediamo alcune attitudini, anche all'ora della mensa, e proviamo a far sì che siano loro stessi a coltivarle: c'è la presentatrice nata, il tecnico delle luci già fatto, l'autrice di testi. Da noi non si scarta nessuno e si boccia poco". Non è scuola per l'élite, l'Ic3: in alcune classi della materna si arriva al 75 per cento di alunni stranieri. "A parte l'avvio al latino e le certificazioni in inglese, è tutto a carico nostro". Scuola pubblica. Cecilia Rivalenti, vicepreside, docente di matematica e scienze: "Con i genitori condividiamo tutto, a parte la didattica. Lì decidiamo noi, e senza interferenze".

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Sul Venerdì del 13 settembre