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La collezionista e filantropa Kiran Nadar (Courtesy of Knma) 

L'arte indiana è casa mia

Dopo aver sposato un magnate, Kiran Nadar iniziò a comprare opere per arredare l'appartamento di Delhi. Ora è la più grande collezionista del suo Paese. L'abbiamo incontrata
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LONDRA. Tutto iniziò alla fine degli anni 80, quando Kiran Nadar, moglie di un imprenditore del software che oggi è il sesto uomo più ricco d'India, iniziò ad arredare la sua nuova casa a Delhi. Lei non sapeva nulla d'arte contemporanea, ma bisognava pur decorare in modo prestigioso anche le pareti, così iniziò visitando lo studio di un celebre artista indiano. E lì rimase folgorata da un nudo maschile: potente, conturbante. Stava per acquistare il quadro, quando suo marito Shiv la bloccò: "Sei matta? Mia madre vive con noi, nostra figlia ha solo sette anni: pensa che shock per loro...". Shiv Nadar si precipitò a disdire l'acquisto, ma appena vide il dipinto cambiò idea, affascinato: da allora quell'inquietante uomo nudo fa bella mostra di sé nel suo studio (luogo a lungo ignorato da madre e figlioletta innocenti). "Quella volta mi resi conto che l'arte smuove le montagne&qu…
LONDRA. Tutto iniziò alla fine degli anni 80, quando Kiran Nadar, moglie di un imprenditore del software che oggi è il sesto uomo più ricco d'India, iniziò ad arredare la sua nuova casa a Delhi. Lei non sapeva nulla d'arte contemporanea, ma bisognava pur decorare in modo prestigioso anche le pareti, così iniziò visitando lo studio di un celebre artista indiano. E lì rimase folgorata da un nudo maschile: potente, conturbante. Stava per acquistare il quadro, quando suo marito Shiv la bloccò: "Sei matta? Mia madre vive con noi, nostra figlia ha solo sette anni: pensa che shock per loro...". Shiv Nadar si precipitò a disdire l'acquisto, ma appena vide il dipinto cambiò idea, affascinato: da allora quell'inquietante uomo nudo fa bella mostra di sé nel suo studio (luogo a lungo ignorato da madre e figlioletta innocenti). "Quella volta mi resi conto che l'arte smuove le montagne" commenta oggi Mrs. Nadar. "E iniziai a commissionare dipinti e sculture per ogni angolo della casa agli artisti più celebri".

Sostenuta dal fuoco dell'arte (e dal patrimonio del marito, oggi stimato sui 15 miliardi di dollari), Karin Nadar è diventata la più importante collezionista d'arte indiana moderna e contemporanea. Con una raccolta di oltre 5.500 pezzi, che vanno dagli Anni 30 di Rabindranath Tagore (sì, il poeta Nobel per la Letteratura fu anche pittore) fino all'attualità di Anish Kapoor e Subodh Gupta, di cui la signora ha comprato perfino Line of control, l'immenso fungo atomico fatto di pentole da cucina che aveva visto in mostra alla Tate di Londra ("Non ricordo quanto mi è costato" afferma. "Mi sembra due milioni di sterline").

Quell'opera monumentale, monito contro la corsa agli armamenti che affama i popoli, è oggi in una delle due sedi del suo museo di New Delhi, il Kiran Nadar Museum of Art. La prima location, aperta quando in casa sua lo spazio per le opere d'arte si esaurì, è negli edifici industriali dell'azienda del marito; la seconda, inaugurata nel 2010, quando anche la prima sede non fu più sufficiente, è stata astutamente allestita all'interno di un grande centro commerciale, in modo da attirare pure i fan dello shopping (in India l'arte contemporanea è roba da élite).

Ma Mrs. Nadar continua a comprare e, siamo daccapo, le aree espositive non bastano più. Così viene ora annunciata la costruzione di un nuovo museo, che si inaugurerà nel 2022. A battere nella gara 46 concorrenti di 15 Paesi (vagliati da un'autorevole giuria internazionale) è stato Sir David Adjaye, architetto inglese nato in Ghana, già autore del Museo di Storia e cultura afroamericana a Washington. Il suo progetto prevede due edifici collegati tra loro - uno per l'arte figurativa, l'altro per musica, danza e performance - immersi nel verde di un giardino, di varie terrazze e di un roof garden lussureggiante. Un complesso ambizioso, come la gran dama dell'arte indiana: "Voglio che il mio nome sia associato a un'icona indimenticabile, come il Guggenheim di New York o Bilbao". Nel frattempo, la maggior parte della collezione Nadar giace in deposito. O gira il mondo: sono sue molte delle opere esposte ora alla Biennale di Venezia nel Padiglione India, che celebra i 150 anni dalla nascita del Mahatma Gandhi.

Nel corso del tempo, Karin Nadar ha anche riempito di capolavori le sue varie case: a New York, nella Silicon Valley, a Londra. La dimora londinese, dove è appena approdata da Delhi per assistere a un torneo di cricket, è in uno di quei magnifici edifici classicheggianti che affacciano su Regent's Park. Davanti al portone, una Bentley, una Mercedes e una Bmw. Ad aprire i battenti, camerieri indiani. Ad accogliere gli ospiti di lavoro, una sala riunioni: divani in pelle, scrivania e computer, tavolo per i meeting... Sembra di stare nella vetrina di un lussuoso negozio d'arredamento: le sedie intorno al tavolo hanno perfino attaccato ancora il cartellino.

Certo, la signora non ha tempo da perdere: sbrigativa nelle risposte, dopo mezz'ora scatta in piedi, accusando un altro impegno. Ci vuole determinazione per trattenerla: in quella mezz'ora ha già dato indicazione di spostare di quattro giorni l'appuntamento pomeridiano con una giornalista inglese, che non è presente e non può protestare.

Lady Nadar è abituata a ottenere ciò che vuole, come quando acquista le opere all'asta. "Se inizio a rilanciare, non riesco più a smettere. E se qualcuno vuole il mio stesso lotto, finisco per esagerare" racconta. "Un giorno da Christie's si batteva Saurashtra, pietra miliare del pittore Syed Haider Raza. Benché mi fossi prefissata un tetto di spesa, mi sono lanciata in una battaglia all'ultimo sangue con una signora che non intendeva mollare. Non so cosa sia scattato dentro di me: ero turbata, ma non riuscivo a fermarmi. Alla fine l'ho spuntata". A che prezzo? "Tre milioni e mezzo di dollari". La cifra più alta mai pagata per un artista indiano.

Ne ha fatta di strada Karin da quando, ragazza, lavorava per un'agenzia pubblicitaria, dove era responsabile dei clienti. Nel 1975 si è sposata con un businessman presto svettato nell'Olimpo dell'informatica indiana, e si è trovata ad avere ben altro da fare che andare in ufficio. Ma l'edizione asiatica della rivista Forbes l'ha definita "un'eroina della filantropia", perché il suo museo è a ingresso gratuito, per avvicinare il grande pubblico all'arte un po' ostica di oggi; e perché ha un ricco programma di laboratori e borse di studio per studenti di ogni età.

Signora Nadar, suo marito condivide l'interesse per l'arte? "No, ma lo apprezza e lo finanzia. Altrimenti non andrei molto lontano. Ma condivide altre grandi passioni della mia vita, come il bridge. Ho imparato a giocare dal nonno a dieci anni e non ho più smesso: sfidavo i miei genitori, gli amici al club, Shiv quando da fidanzati mi corteggiava... Dicono che ho un vero talento". Tant'è che nel 1987 Karin Nadar ha fatto il salto da professionista. Oggi è capitano dei Formidables, una delle più importanti squadre indiane di bridge, che in passato è stata selezionata per il Campionato del mondo e nel 2018 ha vinto quello dei Paesi del Commonwealth, restituendo all'India l'oro dopo 12 anni. Ha anche fondato un torneo che offre in palio premi astronomici (fino a quasi un milione di dollari), attirando giocatori da venti Paesi. E la regina indiana del tavolo verde ha giocato contro Bill Gates.

Fino a cinquant'anni fa il bridge, introdotto in India dagli inglesi, era considerato parte integrante della formazione delle élite e si insegnava addirittura nelle università di prestigio. Come il cricket, altra grande passione dei coniugi Nadar. "Adoro gli eventi sportivi" conclude la gentildonna. "Seguo il tennis, il golf, il calcio... Sì, ho una personalità ricca di sfaccettature".

Sul Venerdì del 13 settembre