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Una foto scattata nel giugno di quest'anno vicino a Racale, nel Salento. Mostra due varietà diverse di ulivi: quelli a sinistra sono stati colpiti dalla Xylella fastidiosa, quelli a destra sono resistenti al batterio (Getty Images) 

Xylella, la verità ci fa male

Alla fine è arrivata anche la condanna della Ue. Ma perché non siamo riusciti a fermare il batterio che uccide gli ulivi (e non più solo in Puglia)? Reportage con riassunto delle puntate precedenti
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GAGLIANO DEL CAPO (Lecce). Dal punto in cui siamo non si può che risalire. Dieci minuti ancora e l'Italia zuppa il sopratacco nello Ionio. Arrivare sin qui da Lecce è stato come attraversare il set di un film post-apocalittico. Dove tutto è intatto, tranne le piante. A destra e sinistra della provinciale 275 i magnifici ulivi, icone ex sempreverdi del Salento, hanno lasciato il posto a foreste pietrificate. Lugubri silhouette degli alberi di un tempo. Senza foglie. Con i rami tagliati, quando non i tronchi. Il tutto per un batterio arrivato dal Costa Rica con un nome esotico che è tutto un understatement:Xylella fastidiosa. La causa per cui questa regione, che da sola valeva la metà della produzione nazionale di olio, nell'ultimo anno l'ha dimezzata. Parliamo di 1,2 miliardi di euro persi, nelle stime di Coldiretti. A fronte di 21 milioni di alberi irrimediabilmente essiccati. 

Sventuratamente sei anni fa molti salentini hanno preso…
GAGLIANO DEL CAPO (Lecce). Dal punto in cui siamo non si può che risalire. Dieci minuti ancora e l'Italia zuppa il sopratacco nello Ionio. Arrivare sin qui da Lecce è stato come attraversare il set di un film post-apocalittico. Dove tutto è intatto, tranne le piante. A destra e sinistra della provinciale 275 i magnifici ulivi, icone ex sempreverdi del Salento, hanno lasciato il posto a foreste pietrificate. Lugubri silhouette degli alberi di un tempo. Senza foglie. Con i rami tagliati, quando non i tronchi. Il tutto per un batterio arrivato dal Costa Rica con un nome esotico che è tutto un understatement:Xylella fastidiosa. La causa per cui questa regione, che da sola valeva la metà della produzione nazionale di olio, nell'ultimo anno l'ha dimezzata. Parliamo di 1,2 miliardi di euro persi, nelle stime di Coldiretti. A fronte di 21 milioni di alberi irrimediabilmente essiccati. 

Sventuratamente sei anni fa molti salentini hanno preso la denominazione alla lettera: un fastidio, di cui si sarebbero sbarazzati come di certe zanzare agostane. Mentre Bruxelles chiedeva di "sradicare subito le piante infette", Bari rispondeva "niente fretta, troveremo una cura". I coltivatori si incatenavano agli alberi. I comitati denunciavano le sempre turpi multinazionali. E un'armata raccogliticcia di santoni pretendeva di curare l'equivalente di un cancro vegetale con l'omeopatia. Da allora però il contagio ha continuato a salire verso Nord a una media di due chilometri al mese e non accenna a fermarsi.

La storia, ieri raccontatissima a livello regionale, stramerita la ribalta nazionale perché offre una perfetta cartografia psichica del Paese in cui viviamo oggi. A partire dal sospetto sistematico nei confronti della scienza. Il populismo dei politici che, pur di non perdere un pugno di voti, lo vellicano. La supplenza della magistratura (e i suoi sbandamenti). Per non dire di giornalisti che, malintendendo la lezione del follow the money, immaginano cospirazioni anche dietro al totale dello scontrino del caffè. L'Italia al tempo dell'uno vale uno.

ALLE RADICI DEL PROBLEMA
Ma prima di raccontare chi sono venuto a incontrare a Gagliano del Capo, un breve riassunto delle puntate precedenti. Nell'autunno del 2013 un numero anomalo di olivi comincia a seccare. Giovanni Martelli, emerito di fitopatologia all'Università di Bari, c'era ai tempi dell'epidemia che nei primi anni anni '60 aveva massacrato le viti in California, suggerisce: "Potrebbe essere xylella". Ha ragione. Il governo Renzi nomina commissario speciale per l'emergenza il generale della forestale Giuseppe Silletti e gli dà 300 uomini. Ma i coltivatori non ne vogliono sapere di tagliare alcunché.

Mentre le piante deperiscono, cresce un sottobosco di terapeuti alternativi. L'agricoltore Ivano Gioffredda, che indica in comuni funghi i veri colpevoli e, in un video commissionato dalla portavoce dei 5S all'Europarlamento Rosa D'Amato (celebre anche per avere attribuito una dichiarazione sull'inutilità  dell'espianto all'autorità mondiale Alexander Purcell), diventa l'eroe della resistenza alla pensée unique brussellese. Il batteriologo Mario Scortichini, che propone aerosol di rame e zinco suscitando poi un'indagine interna dell'ente per cui lavora che sospetta un conflitto di interesse. L'imprenditore Luigi Botrugno, che ha inventato un sapone speciale con cui lavare le piante, galvanizzando il senatore grillino Lello Ciampolillo.

Gli olivicultori fanno ricorso al Tar contro le eradicazioni. Nel dicembre 2015 è la Procura di Lecce a sequestrare le piante "condannate" e ipotizza addirittura per i ricercatori il reato di disastro ambientale: i curanti sarebbero gli untori, come nell'epopea giudiziaria della virologa Ilaria Capua, che fu incredibilmente accusata di aver spacciato l'influenza aviaria. "Si tratta di uno dei provvedimenti giudiziari più strani e inspiegabili  degli ultimi anni" scrive il giurista Luca Simonetti in La scienza in tribunale (Laterza), un catalogo di orrori giudiziari da Di Bella al terremoto dell'Aquila. Tutto fermo, tranne il contagio. Gli ambientalisti festeggiano sulle note di Al Bano Carrisi ("Saremo le guardie del corpo degli ulivi: guai a chi li tocca!") e Nandu Popu, frontman dei Sud Sound System, con coro dei Negramaro, Sabina Guzzanti e altri specialisti di chiara fama, tutti potenziali  testimonial di come le buone intenzioni talvolta lastrichino l'inferno.

SOSTIENE EMILIANO
Nel giugno 2015 succede anche un'altra cosa: Michele Emiliano, magistrato in aspettativa, ex ala critica del Pd, diventa governatore della Puglia. In campagna elettorale si è fatto vedere col "popolo degli ulivi". Eletto, ha raddrizzato il tiro, ma continuando a flirtare coi negazionisti.  Lo intercetto in una pausa della sua vacanza a Galatone, "comune Ogm-free" come recita un cartello, alla fine di un pranzo con lo stilista Antonio Marras e altri amici. Esordisce definendo il problema "un mostro da un altro pianeta" (e chi può farcela contro  gli alieni?). Poi rivendica di aver "sempre sostenuto che l'unica strategia fosse quella Ue". Di essere "l'unico ad aver tagliato gli alberi" che, come puntualizza la compagna/ufficio stampa, "per noi più che piante sono esseri umani".

A un rapido fact-checking quella sul taglio sembra l'affermazione meno attaccabile. Dal 2016 a oggi la Regione ha condotto 3 monitoraggi sui 30 chilometri della zona tampone per fermare l'avanzata: quasi 500 mila celle (1 cella è circa un ettaro) ispezionate, 5.731 alberi infetti di cui 5.130 abbattuti. "Il monitoraggio arboricolo più grande della storia dell'umanità" fa modestamente notare (la notizia del rischio di 18 milioni di euro di multa per l'inadempienza dell'Arif, l'organismo regionale che deve espiantare gli alberi se non lo fa il proprietario, arriva qualche giorno dopo il nostro incontro). Quanto alla presunta fedeltà alla linea europeista, la ricerca "emiliano xylella giravolte" dà 1.850 risultati (limitandola alle notizie, 234). A dicembre 2015 definiva "una liberazione" l'inchiesta leccese (oggi archiviata) perché finalmente avrebbe fornito "dati tecnici" per confutare la strategia della Ue. Poco dopo dichiara "tranquilla" la situazione, escludendo lo sradicamento.

Passano sei mesi, quando la Corte di giustizia europea condanna i ritardi italiani minacciando l'infrazione, e si allinea. Nel 2017 dà per imminente "una cura" che però non si materializza. E infine, poche settimane fa, è l'ospite d'onore alla presentazione del libro autopubblicato dell'ex sindacalista dell'Inps Piero Tateo, convinto di avere in mano l'ennesimo decisivo filo della grande matassa delle cospirazioni. Il governatore guasconeggia ("Rischio l'osso del collo a essere qui") e poi ripropone la stessa diffidenza mille volte sentita nei forum no vax verso gli esperti colpevoli di sussiego nei confronti del popolo ("Siete scienziati? No, e allora vi dovete stare zitti" ironizza). Che non sembra una diffida irragionevole: vi verrebbe voglia di interloquire con un chirurgo su come rimuovere un tumore? No, e quindi neppure con i fitopatologi. I quali, mi assicura Donato Boscia, del Cnr di Bari, "concordano al 100 per cento sulla diagnosi e al 99 per cento sulla terapia".

L'uomo, dal giardino della casa al mare di Alliste, a memoria sembra poter collocare sulla mappa ogni singolo avvistamento di pianta infetta. La surreale esperienza giudiziaria l'ha lasciato indenne ma scosso. Preferisce non affondare il colpo. Dell'ultimo incontro del governatore col negazionista Tateo dice solo che sono partite sei interrogazioni di altrettanti consiglieri, mentre Emiliano sembrava a suo agio in quel consesso. Quanto ai rischi di contagio, "per motivi climatici li vedo più alti verso Sicilia e Calabria che verso la più fredda Umbria", ma da scienziato non può che constatare che persistono e bisogna comportarsi di conseguenza. Ovvero estirpare velocemente ogni nuovo focolaio. Fine del dibattito.

Giovanni Melcarne, titolare dell'Oleificio ForestaForte, l'agronomo che sono andato a incontrare a Gagliano del Capo, è più sanguigno: "In 30-40 anni, se si sottovaluta, potrebbe invadere tutta l'Italia". Un'altra specie, la meno aggressiva multiplex, è già stata individuata all'Argentario. Altre ancora in Corsica e in Spagna. In Germania sono intervenuti così tempestivamente da poter dichiarare la zona xylella-free in due anni. Non potendo più eradicare il batterio dalla zona infetta, oltre che rallentare-impedire il contagio altrove, l'altra contromisura è trovare delle cultivar (varietà semenzali) che gli resistano. Così, in cooperazione col Cnr e col finanziamento della Regione, Melcarne sta testando decine e decine di varietà di leccino e favolosa, per il momento gli unici tipi di ulivo che convivono col batterio.

SEGRETI E BUGIE
Risalendo verso Nord, nei pressi di Ruffano, mi imbatto in un campo di ulivi da poco espiantato: ci sono fusti decapitati a un metro di altezza e altri con le radici divelte. Al netto della sensazione di trovarsi tra le pagine apocalittiche di Cormac McCarthy, in verità è l'istantanea di un passo avanti rispetto ai cimiteri botanici che punteggiano il resto del paesaggio - giacché l'espianto è premessa di reimpianto. Marco Passaseo è il padrone delle terre e di un oleificio: "Per il momento abbiamo sradicato solo il 5 per cento delle piante, in un territorio dove 8 su 10 sono compromesse. Dovremo riuscire a ripagarci vendendo la legna a cinque euro al quintale. Per il reimpianto speriamo nei Fondi rurali europei, che non si sono visti".

Rilancia Anna Rita Picci, segretaria locale del Pd che vive a pochi chilometri: "Non solo: il 40 per cento dei comuni leccesi non ha neppure conferito l'incarico agli agronomi per avviare la procedura di rimborso. È scandaloso". Tra i tanti corresponsabili della cattiva gestione del disastro ce l'ha con Gianluigi Cesàri, perito agrario che Emiliano aveva messo a capo della task force regionale anti-xylella, "uno che crede in follie come l'acqua informatizzata", qualsiasi cosa sia. Se è per quello la sua altra passione è l'agricoltura biodinamica, i cui adepti sotterrano corni di vacca nel concime nelle notti di luna piena ("Una pratica che sconfina nella stregoneria" per la senatrice a vita Elena Cattaneo). Il professor Martelli ricicla per il perito la perfida battuta di Nasser su Sadat: "Due baffi sul nulla". Eppure a lungo è stato lui a dare la linea a Emiliano, che oggi glissa ("Era solo il segretario della task force").

Com'è stato possibile tanto dilettantismo rispetto a una faccenda così seria? Molto ha a che fare con un equivoco pernicioso, mi spiega Anna Rita Longo, valorosa freelance che vive a due passi dall'epicentro del contagio e l'ha certosinamente documentato su Le Scienze: "L'idea che, in un malinteso approccio bipartisan, il giornalismo debba sempre dar voce a tutte le opinioni, comprese quelle smaccatamente antiscientifiche". Così il fattucchiere ha le stesse righe del ricercatore e, quasi sempre, dà anche un titolo più sapido. Intanto la gente si confonde sempre più. Per non dire di altri cronisti che, essendosi conquistata una legittima reputazione occupandosi di criminalità, vedono losche trame dappertutto e suggeriscono che la xylella sia il cavallo di Troia per l'invasione degli Ogm marchiati Monsanto (peccato che Monsanto non produca semi di ulivi resistenti).

Intanto Oronzo Milillo, capo dell'agenzia regionale addetta agli espianti, lascia dopo soli tre mesi ("Troppe ingerenze, non si può lavorare") e ora la Corte di giustizia Ue condanna i ritardi italiani nell'impedire la diffusione del batterio. "La precondizione per questa colossale sfiducia nella scienza", constata Martelli, "è una vasta ignoranza di fondo". Ha ancora nelle orecchie le pernacchie ricevute quando, agli inizi dell'emergenza, andava in giro per il Salento a spiegare come stessero le cose. "Se non fosse una sentenza terribile ci sarebbe da dire che un po' se la sono cercata" conclude amareggiato.

Ma volete mettere il frisson di certe trame poliziottesche rispetto alla trafila banalotta dei test genetici? Il politico lo sa, non capisce, ma si adegua. Il vanto di Emiliano è: "Io parlo con tutti". Però qualcuno ha torto e qualcun altro ragione (Teresa Bellanova, prima di diventare ministro dell'Agricoltura, l'aveva inchiodato sul punto). Ma la campagna elettorale, a quanto pare, è una lunga notte in cui tutti gli olivi sono bigi. E la "peggior emergenza fitosanitaria del mondo", come fu definita dall'europarlamentare francese Joseph Bové, viene derubricata a ennesimo osso da dare in pasto a un elettorato confuso e infelice. Uno vale uno e i fatti, alla fine, non valgono più niente.

Sul Venerdì del 20 settembre 2019