Fra mistificazione, vanità e insignificanza, ci sia risparmiato dai governanti l’iper-selfie ridarello e cannibale. Si perdoni qui la stentorea e altisonante rivendicazione, anche perché a fin di bene. Ci si limiti a osservare le due fotine qui sotto, fra l’una e l’altra corre meno di un mese. Sopra, mercoledì 7 agosto, si vedono i ministri Cinquestelle e già allora, veramente, non si capiva il motivo di tanta gioiosa ilarità. Il lunedì precedente avevano dovuto inghiottire l’amaro bocconcino del decreto Sicurezza bis e addirittura il giorno prima s’erano visti bocciare la mozione anti-Tav. Ciò nonostante, una misteriosa energia li portava a raggrupparsi in festoso grappolo per farsi l’auto-scatto. C’è nascosto lì dentro un qualcosa di complesso e drammatico, un equivoco e al tempo stesso una trappola – e non solo perché dei sei ridenti ministri, dopo qualche settimana…
Fra mistificazione, vanità e insignificanza, ci sia risparmiato dai governanti l’iper-selfie ridarello e cannibale. Si perdoni qui la stentorea e altisonante rivendicazione, anche perché a fin di bene. Ci si limiti a osservare le due fotine qui sotto, fra l’una e l’altra corre meno di un mese. Sopra, mercoledì 7 agosto, si vedono i ministri Cinquestelle e già allora, veramente, non si capiva il motivo di tanta gioiosa ilarità. Il lunedì precedente avevano dovuto inghiottire l’amaro bocconcino del decreto Sicurezza bis e addirittura il giorno prima s’erano visti bocciare la mozione anti-Tav. Ciò nonostante, una misteriosa energia li portava a raggrupparsi in festoso grappolo per farsi l’auto-scatto. C’è nascosto lì dentro un qualcosa di complesso e drammatico, un equivoco e al tempo stesso una trappola – e non solo perché dei sei ridenti ministri, dopo qualche settimana uno solo (il generale Costa) avrebbe salvato la poltrona. Se la salvezza infatti è lontana dal potere, più ancora dista l’allegria del disastro da ogni proposito di ragionevolezza.
Sotto, 5 settembre, ecco i ministri del Pd che hanno appena giurato al Quirinale. L’estetica dei faccioni in primo piano è, come si vede, identica a quella dei Cinquestelle. Sempre per ragioni che hanno a che fare con un’arcana e ingenua spudoratezza, esprimono euforia allo stato gassoso.
Poco o nulla, apparentemente, autorizza a dichiarare insano quella specie di rito. Ma nella suggestione che qui si proverebbe a motivare, la cerimonia della messa in scena, tanto più a quindici giorni da una scissione, finisce per sembrare, se non sciagurata, quantomeno irreale e comunque meritevole di tirarsi dietro un sovrappiù di considerazioni. Si eviterà qui di soffermarsi su quelle più gravose. Che il potere, per dire, è servizio agli altri e non un’occasione di narcisistico appagamento; o che più di una passerella da red carpet, il comando è da qualche millennio una spada affilata sopra la capoccia. No, oltre che vagamente jettatori e obsoleti, sarebbe troppo pretendere che la classe politica facesse propri tali discorsi. Ma francamente: non hanno scocciato questi benedetti selfie? Non sarà che nel perenne ed eccitato sovraesporsi mediatico sta l’inizio del logoramento e poi della fine? Viene mai il sospetto che questo mostrare sempre e dovunque e comunque il proprio volto, il proprio corpo, i propri sentimenti equivale a darsi in pasto a un pubblico reso ogni giorno più famelico e quindi ormai abituato a consumare, divorare e spolpare in tempo reale e a ciclo continuo? Sono questioncine che si girano ai potenti e ai loro troppi e fin troppo remunerati consiglieri alla Comunicazione. Prima che l’antropofagia del selfie si mangi quel che resta del nulla.
Sul Venerdì del 27 settembre 2019
Sotto, 5 settembre, ecco i ministri del Pd che hanno appena giurato al Quirinale. L’estetica dei faccioni in primo piano è, come si vede, identica a quella dei Cinquestelle. Sempre per ragioni che hanno a che fare con un’arcana e ingenua spudoratezza, esprimono euforia allo stato gassoso.
Poco o nulla, apparentemente, autorizza a dichiarare insano quella specie di rito. Ma nella suggestione che qui si proverebbe a motivare, la cerimonia della messa in scena, tanto più a quindici giorni da una scissione, finisce per sembrare, se non sciagurata, quantomeno irreale e comunque meritevole di tirarsi dietro un sovrappiù di considerazioni. Si eviterà qui di soffermarsi su quelle più gravose. Che il potere, per dire, è servizio agli altri e non un’occasione di narcisistico appagamento; o che più di una passerella da red carpet, il comando è da qualche millennio una spada affilata sopra la capoccia. No, oltre che vagamente jettatori e obsoleti, sarebbe troppo pretendere che la classe politica facesse propri tali discorsi. Ma francamente: non hanno scocciato questi benedetti selfie? Non sarà che nel perenne ed eccitato sovraesporsi mediatico sta l’inizio del logoramento e poi della fine? Viene mai il sospetto che questo mostrare sempre e dovunque e comunque il proprio volto, il proprio corpo, i propri sentimenti equivale a darsi in pasto a un pubblico reso ogni giorno più famelico e quindi ormai abituato a consumare, divorare e spolpare in tempo reale e a ciclo continuo? Sono questioncine che si girano ai potenti e ai loro troppi e fin troppo remunerati consiglieri alla Comunicazione. Prima che l’antropofagia del selfie si mangi quel che resta del nulla.
Sul Venerdì del 27 settembre 2019