Faziosi sono loro
Paola Zanuttini , di PAOLA ZANUTTINIÈ stato zitto per un bel po’ subendo gli attacchi di un (ex) ministro e l’indifferenza di Viale Mazzini. Ora Fabio Fazio torna in tv con "Che tempo che fa". E finalmente dice la sua. Con garbo
MILANO. In questa intervista che interrompe il biennale silenzio stampa di Fabio Fazio e che inevitabilmente parla di numeri, quindi di soldi (il grottesco affaire dei suoi compensi) di decenni di lavoro, di migliaia di puntate e di ospiti, di share inossidabilmente a due cifre (quasi 54 punti a Sanremo 1999), c'è un numero che il conduttore ripete più volte: 113. Sì, è quello per le chiamate d'emergenza alla polizia, ma, stranamente, sono anche gli attacchi pubblici che l'ex ministro degli Interni Matteo Salvini gli ha rivolto nella scorsa stagione. Poi ci sarebbe anche uno zero: quantifica la solidarietà espressa da Rai1 verso un suo uomo di punta che, nel 2017, aveva trasferito armi e bagagli di Che tempo che fa dalla più simpatetica Rai3 alla rete ammiraglia. Mai un commento o una presa di posizione contro le irrituali invasioni di campo di Salvini che non perdeva occasione per insultarlo e rifiutava i suoi, forse temuti, invit…
MILANO. In questa intervista che interrompe il biennale silenzio stampa di Fabio Fazio e che inevitabilmente parla di numeri, quindi di soldi (il grottesco affaire dei suoi compensi) di decenni di lavoro, di migliaia di puntate e di ospiti, di share inossidabilmente a due cifre (quasi 54 punti a Sanremo 1999), c'è un numero che il conduttore ripete più volte: 113. Sì, è quello per le chiamate d'emergenza alla polizia, ma, stranamente, sono anche gli attacchi pubblici che l'ex ministro degli Interni Matteo Salvini gli ha rivolto nella scorsa stagione. Poi ci sarebbe anche uno zero: quantifica la solidarietà espressa da Rai1 verso un suo uomo di punta che, nel 2017, aveva trasferito armi e bagagli di Che tempo che fa dalla più simpatetica Rai3 alla rete ammiraglia. Mai un commento o una presa di posizione contro le irrituali invasioni di campo di Salvini che non perdeva occasione per insultarlo e rifiutava i suoi, forse temuti, inviti in trasmissione: "Vado solo se si taglia lo stipendio".
Dopo un ulteriore trasloco, su Rai2, il programma riparte il 29 settembre: diciassettesima edizione. Certo, il trasloco è una sentenza di confino politico emessa dal defunto governo gialloverde, ma Fazio l'ha preso benissimo. "Sono molto felice, non lo considero punitivo anche perché avrei potuto oppormi, come da contratto, ma lavorare con Carlo Freccero è un grande privilegio: ci occupiamo di prodotto, parliamo di televisione. Rai1 vuol rimettere la fiction al mio posto? Niente da dire. Non ha senso restare in un ambiente che ti considera un problema e non una risorsa. Ho lavorato per un anno, molto faticoso, senza avere il telefono del direttore di rete, cosa abbastanza inusuale. Teresa De Santis l'ho vista solo una volta, dieci minuti; era venuta a Milano per altre cose e ci ha fatto una visita di cortesia: due parole sulla scenografia. La domenica Rai2 fa il 6 per cento, se arriviamo all'8 sarà già un figurone, saremo più liberi, potremo chiamare nomi meno popolari, fare cose un po' più speciali".
Quando ha accettato di lasciare Rai3, molto più vicina al Dna di Che tempo che fa, sapeva quali libertà perdeva e che rischi si assumeva a Rai1, anche se non c'erano ancora i gialloverdi al potere?
"Sì, ma lavoro da 36 anni per questa azienda e se mi dice di spostarmi a Rai1 ci vado. Intanto andarci vuol dire non averla contro, che è sempre un bene, e poi era interessante rendere contemporaneo quel linguaggio e quel programma. Era importante per la mia azienda, con cui ho stipulato un contratto lungo: vuol dire mettersi al servizio".
Ecco, appunto: il famigerato contratto quadriennale. Si è scritto di tutto ma, sempre a norma di contratto, Fazio non può confermare, smentire o rivelare l'entità dei suoi emolumenti. Che però sono di dominio pubblico: 2,240 milioni lordi l'anno più i diritti d'autore e sul format e i guadagni di Officina, la società in compartecipazione con Magnolia che lo produce.
"Ogni puntata costa 409 mila euro. Quindi con il mio passaggio a Rai1 la rete ha guadagnato un bel po' di spettatori a un terzo dei costi della fiction".
Lei non la chiama persecuzione, va bene fastidi? I fastidi sono un problema di soldi o politico?
"Ci sono due componenti: il via alla questione del denaro è stato il tetto di 240 mila euro lordi l'anno per gli artisti Rai, stabilito nel 2016. Un'idea senza senso, visti anche i contratti che stipulano le reti private. La Rai e tutto quello che è pubblico deve decidere se stare o no sul mercato: io sono neutrale sull'argomento, ma se sei sul mercato non puoi pretendere che i manager migliori, per non dire gli artisti, lavorino da te piuttosto che nelle aziende private dove si guadagna molto di più. All'epoca, a destra e a sinistra, si rincorreva quell'atteggiamento e chi la sparava più grossa era ascoltato. Così diventava impossibile un discorso razionale, e anche difendermi. L'aspetto politico è un'altra cosa, non voglio fare il vittimista, ma quando un ministro ti nomina oltre cento volte qualcosa non va. E fa effetto che nessuno sia andato a vedere quanto guadagnano gli artisti nelle altre televisioni, o quanto vale Che tempo che fa in termini pubblicitari".
Andiamo a vedere, con qualche approssimazione: su Rai1 il programma si attestava su 1,6 milioni di introiti pubblicitari a puntata, che su Rai2 subiranno prevedibilmente un calo. Per quel che riguarda i cachet della concorrenza, Italia Oggi ha pubblicato a maggio quelli di Mediaset: cifre che si aggirano sui dieci milioni per Paolo Bonolis, Gerry Scotti e Maria De Filippi. Per quest'ultima non sono conteggiati gli utili della società di produzione Fascino Pgt, sua al 50 per cento.
Non è strapagato rispetto ai colleghi Mediaset. Frutta ottimi ricavi alla Rai. E allora perché è diventato un capro espiatorio? Magari è tirchio, attaccato al denaro?
"Ho un ottimo rapporto col denaro. Per uno cresciuto in una famiglia che doveva farci molta attenzione è piacevole non dover guardare il menù di un ristorante prima di entrare. Non so investire quindi compro case. E non ho lussi salvo qualche libro antico. Nessuno in America avrebbe da ridire sui compensi di un attore, ma qui funziona così. E poi sei quello di sinistra che porta in tv Saviano e Mimmo Lucano, che parla a quattro milioni persone. Sei equilibrato, non insulti nessuno e piaci lo stesso. È chiaro che dai fastidio".
Poche e succinte righe di resoconto sui fastidi. Salvini, che ha avuto dei battibecchi con Macron sugli emigranti, non gradisce l'intervista di Fazio al presidente francese. Polemiche come se avesse tramato con un terrorista e il giorno dopo il Tg2 se ne esce con un servizio molto critico sull'intervista. Cose mai viste. La Rai che delegittima una sua figura di spicco somiglia a una piovra ubriaca con otto guantoni da boxe che si prende a cazzotti da sola. Durante il Festival di Sanremo gli abituali spot del suo programma vengono cancellati. Per la morte di Camilleri e il decennale di Mike Bongiorno non viene trasmesso neanche un frame dei tantissimi materiali (interviste, omaggi, celebrazioni) dedicati da Fazio ai due personaggi, che amava particolarmente. Intanto, a ogni comizio, tweet e intervista Salvini gli dà addosso. Per esempio: Fazio definisce inumana la chiusura di un centro di accoglienza, come pure il blocco dei porti, e Salvini risponde con la consueta ruvidezza non proprio ministeriale: "Il milionario (a carico degli italiani) dice che sono disumano. Più si arricchiscono, più perdono il contatto con la realtà. Incassa che ti passa, io vado avanti nel nome del buon senso e del rispetto delle regole. Bacioni". Poi il taglio delle ultime tre puntate e il trasloco.
L'incitamento all'odio dei sovranisti ha prodotto palesi effetti sulla convivenza civile: lei ne ha subìti per gli attacchi di Salvini?
"Poteva andare peggio ma mette a disagio, mentre sei a tavola, sentire il ministro dell'Interno che ti addita alla folla. E, se ti attacca così pressantemente, capita di sentirsi dire spiacevolezze o che le dicano ai tuoi figli, tipo 'Tuo papà ruba i soldi alla Rai'".
Aggressioni?
"No, solo un signore molto incattivito, niente di che. Ma ci sono anche tantissime persone che mi fermano per strada e chiedono di fare un selfie".
Le danno del lei e del tu?
"Ancora molto del tu, per fortuna. Poi ci son quelli che si scusano: 'Le ho dato del tu perché la vedo sempre in tv, è come uno di casa'. Questa è la prima frase. La seconda, inevitabile, è: 'Come mai non è con Luciana Littizzetto?'".
Quell'identità Rai che lei considera bene comune. Come sarà il nuovo Che tempo che fa?
"Avrà una premessa di un'ora, Che tempo che farà prima del Tg2 in cui io e Mago Forest giocheremo col pubblico in sala insieme ad Ale e Franz, raccontando chi saranno gli ospiti e improvvisando molto. Il programma vero e proprio, dopo il tg, avrà due interviste, poi ci sarà Lucianina, il nostro faro, e l'intervista, diciamo così: culturale. Il libro è qualcosa di scivoloso: sceglierne uno o un altro suscita rancori inestinguibili o eterne gratitudini negli autori. E tenendo conto che i giornalisti scrivono tantissimi libri la questione è seria. Poi ci sarà il tavolo, ridotto da 90 a 40 minuti, con Frassica, Marzullo, spesso Raul Cremona e, di volta in volta, alcuni ospiti".
Grandi nomi?
"Sempre benvenuti, ma niente anticipazioni. Come sempre, siamo aperti all'internazionale, ma non è che le cose vadano sempre in porto. Una volta una signora mi ha chiesto perché non invitavo i Beatles a Sanremo: risposi che due erano morti e altri due non proprio disponibili".
Naturalmente non farà nomi, ma chi sono stati gli ospiti più difficili?
"Gli stranieri, perché non sapevano dove erano capitati. Però certe stranezze sono divertenti: un cantante voleva molti Smarties, di tutti i colori eccetto uno. Abbiamo messo una persona a selezionarli. Madonna invece voleva i deumidificatori. Una volta, subito prima di andare in onda abbiamo perso il batterista di Lou Reed: era un musicista dei Metallica che avevano fatto un disco con lui. Reed era spaesato e molto molto rilassato; il batterista no: lo abbiamo trovato in giardino che faceva jogging per distendersi".
È mai diventato amico dei suoi intervistati?
"Amico è una parola grossa, buona per Walter Bonatti, che era anche un mio mito. Però con molti si crea un'intesa, una fiducia che dura. Con David Grossman abbiamo parlato venti minuti dimenticando di essere in tv".
La chiamano il conduttor cortese: non esagera con i superlativi, i complimenti, le carinerie?
"In diretta può capitare, ma non considero cortese un insulto, visto cos'è successo a Pontida. È pericoloso l'atteggiamento di chi lancia accuse di buonismo, giudicando la gentilezza un disvalore o un'ipocrisia. Credere che si è veri solo se si è aggressivi abbassa i livelli di civiltà. Io non maltratto un intervistato di cui non so neanche tanto per fare bella figura o per un titolo sui giornali del giorno dopo".
E se l'intervistato è un politico corrotto o discutibile?
"Mi pare di non essere molto amato dalla politica. Ma in quell'ambiente più dell'aggressività si teme un atteggiamento equilibrato e pacato: arriva di più al pubblico".
In questo tripudio di correttezza politica come se la cava con MeToo?
"Non mi permetterei mai di emarginare qualcuno per sentito dire. Mi spaventano le cacce agli streghi trent'anni dopo. L'abuso sessuale è un fatto odioso e un reato, ma pure delazione e vendetta non sono belle cose".
Ha lavorato con Moana: racconti.
"Un milione di anni fa, in una trasmissione per ragazzi che si chiamava Jeans. Moana Pozzi era popolarissima e un giornalista mi chiese cosa avrebbe fatto. Gli risposi: consigli alle casalighe. Intendevo ricette di cucina e dintorni, ma la Federcasalinghe si infuriò, ci fu un'interrogazione parlamentare. Con Moana e Bruno Gambarotta presentammo una gara di comici ad Aosta: la vincitrice era Lucianina".
Che forse dovrebbe aggiornare un po' gli argomenti, andare oltre gli uomini che puzzano e le donne no?
"Questo è ingeneroso: Luciana è una donna come poche, ha un talento enorme: l'unico comico in onda con un monologo ogni settimana da 15 anni. A volte, par condicio e altri restringimenti di campo possono indurre delle ricorrenze, ma la qualità e l'intelligenza dei suoi pezzi è senza precedenti".
È vero che, quando appare lei, nel suo Piemonte cala il consumo d'acqua perché la gente smette di lavare i piatti e non va in bagno?
"Questa l'ho letta anch'io, ma non so se è un bene".
Sul Venerdì del 27 settembre 2019
Dopo un ulteriore trasloco, su Rai2, il programma riparte il 29 settembre: diciassettesima edizione. Certo, il trasloco è una sentenza di confino politico emessa dal defunto governo gialloverde, ma Fazio l'ha preso benissimo. "Sono molto felice, non lo considero punitivo anche perché avrei potuto oppormi, come da contratto, ma lavorare con Carlo Freccero è un grande privilegio: ci occupiamo di prodotto, parliamo di televisione. Rai1 vuol rimettere la fiction al mio posto? Niente da dire. Non ha senso restare in un ambiente che ti considera un problema e non una risorsa. Ho lavorato per un anno, molto faticoso, senza avere il telefono del direttore di rete, cosa abbastanza inusuale. Teresa De Santis l'ho vista solo una volta, dieci minuti; era venuta a Milano per altre cose e ci ha fatto una visita di cortesia: due parole sulla scenografia. La domenica Rai2 fa il 6 per cento, se arriviamo all'8 sarà già un figurone, saremo più liberi, potremo chiamare nomi meno popolari, fare cose un po' più speciali".
Quando ha accettato di lasciare Rai3, molto più vicina al Dna di Che tempo che fa, sapeva quali libertà perdeva e che rischi si assumeva a Rai1, anche se non c'erano ancora i gialloverdi al potere?
"Sì, ma lavoro da 36 anni per questa azienda e se mi dice di spostarmi a Rai1 ci vado. Intanto andarci vuol dire non averla contro, che è sempre un bene, e poi era interessante rendere contemporaneo quel linguaggio e quel programma. Era importante per la mia azienda, con cui ho stipulato un contratto lungo: vuol dire mettersi al servizio".
Ecco, appunto: il famigerato contratto quadriennale. Si è scritto di tutto ma, sempre a norma di contratto, Fazio non può confermare, smentire o rivelare l'entità dei suoi emolumenti. Che però sono di dominio pubblico: 2,240 milioni lordi l'anno più i diritti d'autore e sul format e i guadagni di Officina, la società in compartecipazione con Magnolia che lo produce.
"Ogni puntata costa 409 mila euro. Quindi con il mio passaggio a Rai1 la rete ha guadagnato un bel po' di spettatori a un terzo dei costi della fiction".
Lei non la chiama persecuzione, va bene fastidi? I fastidi sono un problema di soldi o politico?
"Ci sono due componenti: il via alla questione del denaro è stato il tetto di 240 mila euro lordi l'anno per gli artisti Rai, stabilito nel 2016. Un'idea senza senso, visti anche i contratti che stipulano le reti private. La Rai e tutto quello che è pubblico deve decidere se stare o no sul mercato: io sono neutrale sull'argomento, ma se sei sul mercato non puoi pretendere che i manager migliori, per non dire gli artisti, lavorino da te piuttosto che nelle aziende private dove si guadagna molto di più. All'epoca, a destra e a sinistra, si rincorreva quell'atteggiamento e chi la sparava più grossa era ascoltato. Così diventava impossibile un discorso razionale, e anche difendermi. L'aspetto politico è un'altra cosa, non voglio fare il vittimista, ma quando un ministro ti nomina oltre cento volte qualcosa non va. E fa effetto che nessuno sia andato a vedere quanto guadagnano gli artisti nelle altre televisioni, o quanto vale Che tempo che fa in termini pubblicitari".
Andiamo a vedere, con qualche approssimazione: su Rai1 il programma si attestava su 1,6 milioni di introiti pubblicitari a puntata, che su Rai2 subiranno prevedibilmente un calo. Per quel che riguarda i cachet della concorrenza, Italia Oggi ha pubblicato a maggio quelli di Mediaset: cifre che si aggirano sui dieci milioni per Paolo Bonolis, Gerry Scotti e Maria De Filippi. Per quest'ultima non sono conteggiati gli utili della società di produzione Fascino Pgt, sua al 50 per cento.
Non è strapagato rispetto ai colleghi Mediaset. Frutta ottimi ricavi alla Rai. E allora perché è diventato un capro espiatorio? Magari è tirchio, attaccato al denaro?
"Ho un ottimo rapporto col denaro. Per uno cresciuto in una famiglia che doveva farci molta attenzione è piacevole non dover guardare il menù di un ristorante prima di entrare. Non so investire quindi compro case. E non ho lussi salvo qualche libro antico. Nessuno in America avrebbe da ridire sui compensi di un attore, ma qui funziona così. E poi sei quello di sinistra che porta in tv Saviano e Mimmo Lucano, che parla a quattro milioni persone. Sei equilibrato, non insulti nessuno e piaci lo stesso. È chiaro che dai fastidio".
Poche e succinte righe di resoconto sui fastidi. Salvini, che ha avuto dei battibecchi con Macron sugli emigranti, non gradisce l'intervista di Fazio al presidente francese. Polemiche come se avesse tramato con un terrorista e il giorno dopo il Tg2 se ne esce con un servizio molto critico sull'intervista. Cose mai viste. La Rai che delegittima una sua figura di spicco somiglia a una piovra ubriaca con otto guantoni da boxe che si prende a cazzotti da sola. Durante il Festival di Sanremo gli abituali spot del suo programma vengono cancellati. Per la morte di Camilleri e il decennale di Mike Bongiorno non viene trasmesso neanche un frame dei tantissimi materiali (interviste, omaggi, celebrazioni) dedicati da Fazio ai due personaggi, che amava particolarmente. Intanto, a ogni comizio, tweet e intervista Salvini gli dà addosso. Per esempio: Fazio definisce inumana la chiusura di un centro di accoglienza, come pure il blocco dei porti, e Salvini risponde con la consueta ruvidezza non proprio ministeriale: "Il milionario (a carico degli italiani) dice che sono disumano. Più si arricchiscono, più perdono il contatto con la realtà. Incassa che ti passa, io vado avanti nel nome del buon senso e del rispetto delle regole. Bacioni". Poi il taglio delle ultime tre puntate e il trasloco.
L'incitamento all'odio dei sovranisti ha prodotto palesi effetti sulla convivenza civile: lei ne ha subìti per gli attacchi di Salvini?
"Poteva andare peggio ma mette a disagio, mentre sei a tavola, sentire il ministro dell'Interno che ti addita alla folla. E, se ti attacca così pressantemente, capita di sentirsi dire spiacevolezze o che le dicano ai tuoi figli, tipo 'Tuo papà ruba i soldi alla Rai'".
Aggressioni?
"No, solo un signore molto incattivito, niente di che. Ma ci sono anche tantissime persone che mi fermano per strada e chiedono di fare un selfie".
Le danno del lei e del tu?
"Ancora molto del tu, per fortuna. Poi ci son quelli che si scusano: 'Le ho dato del tu perché la vedo sempre in tv, è come uno di casa'. Questa è la prima frase. La seconda, inevitabile, è: 'Come mai non è con Luciana Littizzetto?'".
Quell'identità Rai che lei considera bene comune. Come sarà il nuovo Che tempo che fa?
"Avrà una premessa di un'ora, Che tempo che farà prima del Tg2 in cui io e Mago Forest giocheremo col pubblico in sala insieme ad Ale e Franz, raccontando chi saranno gli ospiti e improvvisando molto. Il programma vero e proprio, dopo il tg, avrà due interviste, poi ci sarà Lucianina, il nostro faro, e l'intervista, diciamo così: culturale. Il libro è qualcosa di scivoloso: sceglierne uno o un altro suscita rancori inestinguibili o eterne gratitudini negli autori. E tenendo conto che i giornalisti scrivono tantissimi libri la questione è seria. Poi ci sarà il tavolo, ridotto da 90 a 40 minuti, con Frassica, Marzullo, spesso Raul Cremona e, di volta in volta, alcuni ospiti".
Grandi nomi?
"Sempre benvenuti, ma niente anticipazioni. Come sempre, siamo aperti all'internazionale, ma non è che le cose vadano sempre in porto. Una volta una signora mi ha chiesto perché non invitavo i Beatles a Sanremo: risposi che due erano morti e altri due non proprio disponibili".
Naturalmente non farà nomi, ma chi sono stati gli ospiti più difficili?
"Gli stranieri, perché non sapevano dove erano capitati. Però certe stranezze sono divertenti: un cantante voleva molti Smarties, di tutti i colori eccetto uno. Abbiamo messo una persona a selezionarli. Madonna invece voleva i deumidificatori. Una volta, subito prima di andare in onda abbiamo perso il batterista di Lou Reed: era un musicista dei Metallica che avevano fatto un disco con lui. Reed era spaesato e molto molto rilassato; il batterista no: lo abbiamo trovato in giardino che faceva jogging per distendersi".
È mai diventato amico dei suoi intervistati?
"Amico è una parola grossa, buona per Walter Bonatti, che era anche un mio mito. Però con molti si crea un'intesa, una fiducia che dura. Con David Grossman abbiamo parlato venti minuti dimenticando di essere in tv".
La chiamano il conduttor cortese: non esagera con i superlativi, i complimenti, le carinerie?
"In diretta può capitare, ma non considero cortese un insulto, visto cos'è successo a Pontida. È pericoloso l'atteggiamento di chi lancia accuse di buonismo, giudicando la gentilezza un disvalore o un'ipocrisia. Credere che si è veri solo se si è aggressivi abbassa i livelli di civiltà. Io non maltratto un intervistato di cui non so neanche tanto per fare bella figura o per un titolo sui giornali del giorno dopo".
E se l'intervistato è un politico corrotto o discutibile?
"Mi pare di non essere molto amato dalla politica. Ma in quell'ambiente più dell'aggressività si teme un atteggiamento equilibrato e pacato: arriva di più al pubblico".
In questo tripudio di correttezza politica come se la cava con MeToo?
"Non mi permetterei mai di emarginare qualcuno per sentito dire. Mi spaventano le cacce agli streghi trent'anni dopo. L'abuso sessuale è un fatto odioso e un reato, ma pure delazione e vendetta non sono belle cose".
Ha lavorato con Moana: racconti.
"Un milione di anni fa, in una trasmissione per ragazzi che si chiamava Jeans. Moana Pozzi era popolarissima e un giornalista mi chiese cosa avrebbe fatto. Gli risposi: consigli alle casalighe. Intendevo ricette di cucina e dintorni, ma la Federcasalinghe si infuriò, ci fu un'interrogazione parlamentare. Con Moana e Bruno Gambarotta presentammo una gara di comici ad Aosta: la vincitrice era Lucianina".
Che forse dovrebbe aggiornare un po' gli argomenti, andare oltre gli uomini che puzzano e le donne no?
"Questo è ingeneroso: Luciana è una donna come poche, ha un talento enorme: l'unico comico in onda con un monologo ogni settimana da 15 anni. A volte, par condicio e altri restringimenti di campo possono indurre delle ricorrenze, ma la qualità e l'intelligenza dei suoi pezzi è senza precedenti".
È vero che, quando appare lei, nel suo Piemonte cala il consumo d'acqua perché la gente smette di lavare i piatti e non va in bagno?
"Questa l'ho letta anch'io, ma non so se è un bene".
Sul Venerdì del 27 settembre 2019