POMPEI. La città che nessuno vede è quella emersa. Che diabolico paradosso per chi vive pigiato fra i quattro milioni di turisti degli scavi e i quattro milioni di pellegrini alla basilica della Madonna del Rosario. La Pompei che cammina, mangia, dorme e beve come ogni altra città italiana da 25 mila abitanti è semiclandestina in casa sua, esclusa - si direbbe - o solo sfiorata per riflesso da un core business basato su un nome e un marchio che fanno riferimento all'aldilà, vuoi per i morti sepolti dalla lava del 79, vuoi per la cura delle anime fatalmente di passaggio in questa valle di lacrime. L'associazione Civitates ha impiegato tre anni per portare pure qui la manifestazione di jazz, teatro e laboratori per bambini che a settembre invade i comuni confinanti. Si chiama Festival della felicità, e forse a Pompei pareva troppo impegnativo. La vita scorre quasi di nascosto nelle scuole: al liceo Pascal dove hanno messo in piedi un corso di danza, al I Circolo didattico con un'orchestra, oppure al II dove hanno organizzato i Giochi della Gentilezza. Per forza poi la fortuna passa, guarda e sceglie di andare altrove, come sanno meglio di tutti al Caffè Calabrese in via Lepanto, fuori dal circuito dei famosi otto milioni di persone in transito. Qui una mano anonima ha giocato una schedina del Supernealotto indovinando un cinque da 46 mila euro, eppure nessuno ne gode, nessuno festeggia, perché un numero in più - uno solo - valeva il famoso jackpot da 209 milioni. La differenza tra una Pompei e una Lodi. Questa terza Pompei cerca da 150 anni una propria identità. Le altre due sono chiare, evidenti, alle loro origini in conflitto. Più gli archeologi scavavano a fine 800-inizio 900, più trovavano. Più trovavano, più lussuriosa emergeva la città sepolta.
Il santuario, raccontano gli storici della città, venne su per una spinta opposta. Una sorta di replica all'Archeo-Sodoma che stava mangiando il buon nome di Pompei. La terza anima, laica e municipale, è giunta per ultima. Per volere di Mussolini, nel 1928, con l'annessione di territori delle vicine Torre Annunziata, Castellammare, Boscoreale e Gragnano. Ultima, quest'anima è rimasta. La Chiesa è proprietaria del 70 per cento degli immobili storici in città. Se una scuola è inagibile, come è capitato alla Celentano, ci si rivolge alla Curia per trovare da qualche parte un pugno di aule. Se serve un palcoscenico per una manifestazione bisogna bussare sempre là, al teatro Bartolo Longo. Tra il palazzo del Comune e la basilica della Madonna del Rosario ci sono un marciapiede, una curva, una dozzina di pennoni con le bandiere di mezzo mondo e degli amplificatori che sparano a tutto volume preghiere e canti mariani. Questo è il quadro dentro cui - eventualmente - si discute di convivenza.
ACCATTATEVE 'O SOUVENIR
In Comune siede da un paio d'anni Pietro Amitrano, sindaco pd alla guida di una giunta composta da liste civiche. Alle pareti dello studio la scritta: "Divisi nell'ideologia, uniti nell'interesse della città". Dietro la poltrona, un quadro della Madonna. Nella città che durante il mese di maggio si alza alle sei del mattino per il rito del "buongiorno a Maria", prima di andare al lavoro, senza i voti dei cattolici non si vincono le elezioni. È cattolico anche il sessantenne Amitrano, figlio di un tempo politico in cui molti Pepponi sono andati a catechismo dai don Camilli. Il sindaco è un uomo di perentoria mitezza. È grazie a questa che taglia i suoi traguardi. Nella piazza che la Chiesa ritiene sia ancora sacrario, alla fine è riuscito a spuntare che potesse cantare Alex Britti per il concerto di Capodanno. Cioè: non proprio a Capodanno. Era il 2 gennaio. Ma sulla data non c'entra il monsignore.
Sulla data hanno avuto la loro influenza i vigili urbani, che con le loro casse vuote da decenni - e forse in modo irrisolvibile - gli straordinari festivi non li fanno più. Un'impresa per chi conosce le cose di Pompei è stata pure sistemare un albero di Natale di fronte al campanile dei credenti. È lo stesso sacrario dove si sono radunate le associazioni cattoliche, dopo aver scritto a monsignor Caputo, e avuta la sua benedizione, per recitare un rosario riparatore del Gay Pride, sfilato un mese prima in corteo a 50 metri dalla basilica con il timbro del sindaco Amitrano. "Esiste una Pompei che si oppone al cambiamento" dice il sindaco. "Stiamo cercando di far emergere cose sopite per anni. Il mio dovere è pensare ai vivi. Sono contento che nel mondo Pompei sia più conosciuta di Napoli, ma oltre che per il santuario e per il parco, trovo giusto che si vada al di là dei menù turistici e delle bancarelle dei chiammisti".
Chiammisti è termine coniato da Diego Marmo, trent'anni fa pm del caso Tortora, poi in giunta comunale a Pompei con il sindaco precedente, Ulliano. I chiammisti sono coloro che chiamano i passanti: venite ccà, accattateve 'o souvenir. In quella giunta sedeva lo stesso Amitrano, presentatosi alle elezioni quasi per scherzo, con suo fratello medico (lui è commercialista), prendendo mille voti e diventando assessore al Bilancio. La candidatura a sindaco, dopo una parentesi commissariale, è stata figlia di un travaglio che Amitrano racconta con pudore. "Nel 2016 mio fratello scopre che ho un linfoma non Hodgkin. Per sei mesi sono stato in cura a Milano, fino alla regressione nel febbraio 2017. Un mese dopo mi propongono la candidatura. L'ho preso come un segno. Sono stato eletto al primo turno e faccio il sindaco per missione. Non so se mi ricandido, non so nemmeno se mi faranno arrivare a fine mandato". Perciò vuole sbrigarsi a dare luce, aria e voce alla città sommersa dei 25 mila residenti.
Tra un anno Pompei avrà un palazzetto dello sport e un campo di calcio ristrutturato. "Per giocare a pallavolo, ai miei tempi, si doveva andare a Scafati". Gli uffici comunali stanno esaminando la fattibilità di una proposta per la realizzazione di una multisala nell'area della cartiera. Un cinema, oggi, Pompei non ce l'ha. I ragazzi devono andare a Castellammare. La vecchia sala cittadina chiuse per una lite familiare. Era di proprietà degli Acanfora. Gli eredi hanno deviato il corso dell'attività commerciale successiva, dai corredi (a Pompei si chiamano: pannazzari) all'abbigliamento sportivo. Non senza veleni. Franco Luigi è il titolare della Legea, Giovanni si è scisso con il marchio Givova. Come i fratelli Dassler di Adidas e Puma. Volendo.
FIORI & CAMORRA
Il grosso del Pil di Pompei viene dal mercato dei fiori, ora sul punto di trasferirsi a Torre Annunziata. È l'economia sulle cui ombre indagava il giovane giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, quando la camorra gliela fece pagare. Pompei ha due grandi progetti da 100 milioni complessivi. Uno più locale per l'abolizione del suo inferno, sì, insomma, il decongestionamento delle strade, una maxi isola pedonale, la sopressione dei passaggi a livello e 300 posti auto. L'altro lo chiamano "l'Hub", in sostanza il collegamento tra la stazione periferica della Circumvesuviana di fronte agli Scavi e il centro. Per intercettare quel flusso detto "mordi e fuggi" in pieno centro sta per riaprire il Grande Albergo Rosario, 90 camere, 200 posti letto, con la gestione di una catena internazionale. Affiancherà i 130 B&B. Nelle scuole di ogni grado stanno arrivando 3.500 borracce di metallo dopo la dichiarazione di "Comune Plastic Free". L'area mercatale si ingrandirà e ospiterà la prima isola ecologica della storia cittadina. Un gruppo tedesco s'era fatto avanti per costruire una ruota panoramica all'ingresso degli Scavi. Il ministro Bonisoli disse che sarebbero dovuti passare sul suo corpo. "Era una richiesta" spiega il sindaco "venne fuori un putiferio. Ho lasciato cadere per evitare contrapposizioni".
SE NON SI SVEGLIA È MEGLIO
Alle contrapposizioni con il governo, Pompei è abituata. Venticinque anni fa il sindaco Staiano incappò nel ministro Fumagalli che voleva rendere obbligatoria un'assicurazione sulla casa sotto il vulcano. Tre anni più tardi, era il '97, Walter Veltroni ipotizzò poteri più ampi per il sovrintendente, "una sorta di sindaco con responsabilità scientifica", per una formula di gestione urbanistica-archeologica che mediaticamente divenne Jurassic Pompei. Amitrano sorride e dice che la città ha tre sindaci pure adesso: uno è il sovrintendente, uno il monsignore e il terzo è lui. Solo che non vuole più essere l'ultimo, ora che ha il bilancio in attivo da due anni. "Un trialismo. Quando ero piccolo, il ritrovo per noi era la piazza. Ma se hai un telefonino che ti porta ovunque, come puoi accontentarti della piazza? Ai giovani devi poter offrire qualcosa di vivo. Penso a uno spazio per l'arte contemporanea. Pompei è stata fortunata. I lapilli l'hanno conservata meglio di Ercolano, così almeno mi dicono, io a Ercolano non ci sono stato mai. Siamo tra i primi ad avere accordi in caso di evacuazione. Andremmo in Sardegna: raduno a Salerno e partenza in nave. Anche il Vesuvio sarebbe una risorsa. Altri Comuni lo hanno sfruttato meglio. Certo, se dorme ancora un po' ci fa un favore".
Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019
Il santuario, raccontano gli storici della città, venne su per una spinta opposta. Una sorta di replica all'Archeo-Sodoma che stava mangiando il buon nome di Pompei. La terza anima, laica e municipale, è giunta per ultima. Per volere di Mussolini, nel 1928, con l'annessione di territori delle vicine Torre Annunziata, Castellammare, Boscoreale e Gragnano. Ultima, quest'anima è rimasta. La Chiesa è proprietaria del 70 per cento degli immobili storici in città. Se una scuola è inagibile, come è capitato alla Celentano, ci si rivolge alla Curia per trovare da qualche parte un pugno di aule. Se serve un palcoscenico per una manifestazione bisogna bussare sempre là, al teatro Bartolo Longo. Tra il palazzo del Comune e la basilica della Madonna del Rosario ci sono un marciapiede, una curva, una dozzina di pennoni con le bandiere di mezzo mondo e degli amplificatori che sparano a tutto volume preghiere e canti mariani. Questo è il quadro dentro cui - eventualmente - si discute di convivenza.
ACCATTATEVE 'O SOUVENIR
In Comune siede da un paio d'anni Pietro Amitrano, sindaco pd alla guida di una giunta composta da liste civiche. Alle pareti dello studio la scritta: "Divisi nell'ideologia, uniti nell'interesse della città". Dietro la poltrona, un quadro della Madonna. Nella città che durante il mese di maggio si alza alle sei del mattino per il rito del "buongiorno a Maria", prima di andare al lavoro, senza i voti dei cattolici non si vincono le elezioni. È cattolico anche il sessantenne Amitrano, figlio di un tempo politico in cui molti Pepponi sono andati a catechismo dai don Camilli. Il sindaco è un uomo di perentoria mitezza. È grazie a questa che taglia i suoi traguardi. Nella piazza che la Chiesa ritiene sia ancora sacrario, alla fine è riuscito a spuntare che potesse cantare Alex Britti per il concerto di Capodanno. Cioè: non proprio a Capodanno. Era il 2 gennaio. Ma sulla data non c'entra il monsignore.
Sulla data hanno avuto la loro influenza i vigili urbani, che con le loro casse vuote da decenni - e forse in modo irrisolvibile - gli straordinari festivi non li fanno più. Un'impresa per chi conosce le cose di Pompei è stata pure sistemare un albero di Natale di fronte al campanile dei credenti. È lo stesso sacrario dove si sono radunate le associazioni cattoliche, dopo aver scritto a monsignor Caputo, e avuta la sua benedizione, per recitare un rosario riparatore del Gay Pride, sfilato un mese prima in corteo a 50 metri dalla basilica con il timbro del sindaco Amitrano. "Esiste una Pompei che si oppone al cambiamento" dice il sindaco. "Stiamo cercando di far emergere cose sopite per anni. Il mio dovere è pensare ai vivi. Sono contento che nel mondo Pompei sia più conosciuta di Napoli, ma oltre che per il santuario e per il parco, trovo giusto che si vada al di là dei menù turistici e delle bancarelle dei chiammisti".
Chiammisti è termine coniato da Diego Marmo, trent'anni fa pm del caso Tortora, poi in giunta comunale a Pompei con il sindaco precedente, Ulliano. I chiammisti sono coloro che chiamano i passanti: venite ccà, accattateve 'o souvenir. In quella giunta sedeva lo stesso Amitrano, presentatosi alle elezioni quasi per scherzo, con suo fratello medico (lui è commercialista), prendendo mille voti e diventando assessore al Bilancio. La candidatura a sindaco, dopo una parentesi commissariale, è stata figlia di un travaglio che Amitrano racconta con pudore. "Nel 2016 mio fratello scopre che ho un linfoma non Hodgkin. Per sei mesi sono stato in cura a Milano, fino alla regressione nel febbraio 2017. Un mese dopo mi propongono la candidatura. L'ho preso come un segno. Sono stato eletto al primo turno e faccio il sindaco per missione. Non so se mi ricandido, non so nemmeno se mi faranno arrivare a fine mandato". Perciò vuole sbrigarsi a dare luce, aria e voce alla città sommersa dei 25 mila residenti.
Tra un anno Pompei avrà un palazzetto dello sport e un campo di calcio ristrutturato. "Per giocare a pallavolo, ai miei tempi, si doveva andare a Scafati". Gli uffici comunali stanno esaminando la fattibilità di una proposta per la realizzazione di una multisala nell'area della cartiera. Un cinema, oggi, Pompei non ce l'ha. I ragazzi devono andare a Castellammare. La vecchia sala cittadina chiuse per una lite familiare. Era di proprietà degli Acanfora. Gli eredi hanno deviato il corso dell'attività commerciale successiva, dai corredi (a Pompei si chiamano: pannazzari) all'abbigliamento sportivo. Non senza veleni. Franco Luigi è il titolare della Legea, Giovanni si è scisso con il marchio Givova. Come i fratelli Dassler di Adidas e Puma. Volendo.
FIORI & CAMORRA
Il grosso del Pil di Pompei viene dal mercato dei fiori, ora sul punto di trasferirsi a Torre Annunziata. È l'economia sulle cui ombre indagava il giovane giornalista del Mattino, Giancarlo Siani, quando la camorra gliela fece pagare. Pompei ha due grandi progetti da 100 milioni complessivi. Uno più locale per l'abolizione del suo inferno, sì, insomma, il decongestionamento delle strade, una maxi isola pedonale, la sopressione dei passaggi a livello e 300 posti auto. L'altro lo chiamano "l'Hub", in sostanza il collegamento tra la stazione periferica della Circumvesuviana di fronte agli Scavi e il centro. Per intercettare quel flusso detto "mordi e fuggi" in pieno centro sta per riaprire il Grande Albergo Rosario, 90 camere, 200 posti letto, con la gestione di una catena internazionale. Affiancherà i 130 B&B. Nelle scuole di ogni grado stanno arrivando 3.500 borracce di metallo dopo la dichiarazione di "Comune Plastic Free". L'area mercatale si ingrandirà e ospiterà la prima isola ecologica della storia cittadina. Un gruppo tedesco s'era fatto avanti per costruire una ruota panoramica all'ingresso degli Scavi. Il ministro Bonisoli disse che sarebbero dovuti passare sul suo corpo. "Era una richiesta" spiega il sindaco "venne fuori un putiferio. Ho lasciato cadere per evitare contrapposizioni".
SE NON SI SVEGLIA È MEGLIO
Alle contrapposizioni con il governo, Pompei è abituata. Venticinque anni fa il sindaco Staiano incappò nel ministro Fumagalli che voleva rendere obbligatoria un'assicurazione sulla casa sotto il vulcano. Tre anni più tardi, era il '97, Walter Veltroni ipotizzò poteri più ampi per il sovrintendente, "una sorta di sindaco con responsabilità scientifica", per una formula di gestione urbanistica-archeologica che mediaticamente divenne Jurassic Pompei. Amitrano sorride e dice che la città ha tre sindaci pure adesso: uno è il sovrintendente, uno il monsignore e il terzo è lui. Solo che non vuole più essere l'ultimo, ora che ha il bilancio in attivo da due anni. "Un trialismo. Quando ero piccolo, il ritrovo per noi era la piazza. Ma se hai un telefonino che ti porta ovunque, come puoi accontentarti della piazza? Ai giovani devi poter offrire qualcosa di vivo. Penso a uno spazio per l'arte contemporanea. Pompei è stata fortunata. I lapilli l'hanno conservata meglio di Ercolano, così almeno mi dicono, io a Ercolano non ci sono stato mai. Siamo tra i primi ad avere accordi in caso di evacuazione. Andremmo in Sardegna: raduno a Salerno e partenza in nave. Anche il Vesuvio sarebbe una risorsa. Altri Comuni lo hanno sfruttato meglio. Certo, se dorme ancora un po' ci fa un favore".
Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019