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Roberto Fico durante una conferenza del M5S a Napoli, alla Galleria Umberto I  

Com’era Fico il Movimento

I Cinquestelle hanno scelto Napoli per festeggiare i dieci anni di vita. E quel primo "meet up" nato grazie a un barbuto trentenne che oggi fa il presidente della Camera. Intervista. Neppure troppo nostalgica
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Vien da chiedersi, com'è stato possibile? Il ragazzo coi volantini e col megafono è sempre lo stesso, ha le stesse parole d'ordine, le stesse ossessioni (acqua pubblica), eppure è qui in completo blu su un divanetto dorato. I capelli imbiancati solo un po'. L'anticamera piena di commessi in uniforme. Quando il Movimento 5 stelle è nato, il 4 ottobre del 2009, Roberto Fico c'era. E c'erano con lui, al teatro Smeraldo di Milano, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, certo. Ma anche Adriano Celentano, Claudia Mori, Luigi De Magistris. C'era anche prima, il presidente della Camera. Quando tutto è cominciato.

"Il potere è sempre il problema"
Quando il 18 luglio del 2005 Grillo lanciò dal suo blog l'idea dei meet up, lui ne aprì uno, a Napoli, il giorno stesso: "Pensai fosse una buona idea, un luogo dove immaginare soluzioni per migliorare la vita del territorio". Fu un successo. &…
Vien da chiedersi, com'è stato possibile? Il ragazzo coi volantini e col megafono è sempre lo stesso, ha le stesse parole d'ordine, le stesse ossessioni (acqua pubblica), eppure è qui in completo blu su un divanetto dorato. I capelli imbiancati solo un po'. L'anticamera piena di commessi in uniforme. Quando il Movimento 5 stelle è nato, il 4 ottobre del 2009, Roberto Fico c'era. E c'erano con lui, al teatro Smeraldo di Milano, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, certo. Ma anche Adriano Celentano, Claudia Mori, Luigi De Magistris. C'era anche prima, il presidente della Camera. Quando tutto è cominciato.

"Il potere è sempre il problema"
Quando il 18 luglio del 2005 Grillo lanciò dal suo blog l'idea dei meet up, lui ne aprì uno, a Napoli, il giorno stesso: "Pensai fosse una buona idea, un luogo dove immaginare soluzioni per migliorare la vita del territorio". Fu un successo. "Alla pagina internet si iscrivevano al ritmo di 40-50 persone a settimana. Era uno spazio aperto, chi voleva entrava". Era prima di tutto: delle guerre dentro ai meet up, ne sanno qualcosa Giovanni Favia e Federica Salsi a Bologna. Di quelle dei diversi meet up l'uno contro l'altro, il massimo esperto è il sindaco di Parma, poi di fatto cacciato dal Movimento, Federico Pizzarotti. Era prima di entrare nelle istituzioni, prima di avvicinarsi al potere. "Il potere è sempre il problema" ammette Fico. Ma non lo sfiorano il rimpianto o la nostalgia. "Sono convinto che alla fine tutto quello che è successo dovesse accadere. Che siano state dinamiche naturali. Che abbiano riguardato le persone, ma anche le trasformazioni necessarie per restare in vita come Movimento". Sorride se gli si ricorda che perfino lui, considerato l'anima più di sinistra dei 5 stelle, fu chiamato "Epurator": fu accusato di averne mandati via venti. Attivisti eretici, quando le regole erano rigidissime: non si potevano fare correnti, cordate, autopromozione. Preistoria.

"Una folla disumana"
La prima riunione del meet up di Napoli, nel 2005, "fu in un locale scavato nel tufo a Mergellina. Quaranta persone, tutti giovani, nessuno si conosceva". Poi ci fu il primo incontro "fisico" con Beppe Grillo: era il 6 novembre dello stesso anno, la Notte bianca della città partenopea. Il comico faceva uno spettacolo in piazza Dante e chiese a Fico di raggiungerlo dietro al palco. Anche lì c'era padre Zanotelli, compagno di molte battaglie, soprattutto su acqua e rifiuti: "C'era una folla disumana, chiusero la fermata della metro per evitare pericoli. E io organizzai in sala Gemito un convegno sull'acqua pubblica che andò avanti dalle 3 alle 4 e mezzo del mattino". Altro mare di gente al "Monnezza Day", sempre in piazza Dante. Sempre con Grillo: "Il palco andò avanti dalle 12 a mezzanotte, c'era Edoardo Bennato, arrivarono 30 mila persone. Facemmo tutto con l'autofinanziamento".

"La monnezza in mano a Dante"
"Mandammo una mail con un conto corrente e in tre giorni arrivarono settemila euro. Ricordo che Beppe mi chiese: 'Ma come hai fatto?'. E che riuscimmo a mettere un sacchetto di immondizia gigante sulla mano della statua di Dante". Non è stato solo Vaffa Day, quindi, l'universo che ha preceduto il 2009 e la nascita del Movimento. Anche se il V-Day del 2007 a Bologna e quello dell'anno dopo a Torino sono considerati i momenti precursori di tutto quel che c'è stato dopo. "I meet up erano in rete" racconta ancora Fico. "Noi lavoravamo molto con quello di Torino. E ogni anno organizzavamo un incontro nazionale: il primo fu proprio a Torino nel 2005. Alla fine andammo tutti insieme alla manifestazione no Tav". Il che racconta come quella, oggi persa, fosse una battaglia fondativa dei 5 Stelle. E fa comprendere quanto il passaggio a movimento di governo abbia costituito una ferita per molti, tra gli attivisti storici. "L'anno dopo fu a Sorrento, in un campeggio. E via così. C'erano incontri nazionali tutti gli anni. La sfida per me era unire le piazze sociali e la tecnologia. Ai tempi la chiamavo rivoluzione tecno-sociale, parlavo di nuovo umanesimo".

"Che fatica certe riunioni"
Al 4 ottobre 2009 si arrivò quindi per gradi. E dopo una discussione difficile su cosa fare: candidarsi oppure no? Buttarsi nella mischia di quei partiti che si contrastavano tutti, con toni anche violenti, senza fare la fatica di distinguere, oppure tenersi fuori. "Ci furono riunioni lunghe, dolorose, faticose. Alla fine decidemmo di fare un esperimento alle regionali del 2010. Le elezioni sono state un nuovo motore, è chiaro che hanno portato problemi, fare le liste è molto diverso dal lottare per un ideale, ma era l'unica strada possibile". Fico non si sofferma sul ruolo del blog di Grillo, sugli attacchi a politici e non solo. Dice della battaglia condotta insieme a Sabina Guzzanti per una Rai libera dai partiti, ma non della continua delegittimazione dei giornalisti, considerati schiavi del sistema. Quella che racconta è la storia degli inizi vista dal basso, da Napoli, dai meet up. "Ci candidammo io in Campania, Giovanni Favia in Emilia Romagna, Davide Bono in Piemonte. Poi si aggiunsero Vito Crimi in Lombardia e David Borrelli in Veneto. La campagna la aprii con Beppe in Galleria Umberto. L'elettricità per il microfono la prendemmo attaccandoci a un bar". Fu allora, a pochi mesi dal teatro Smeraldo e dalla sua fondazione, che il Movimento sbarcò anche in televisione. Quella  tv contro cui Grillo lanciava anatemi ed emanava editti. Fico andò ad Annozero di Michele Santoro, i tg mandarono il comizio conclusivo da piazza Duomo a Milano. Parlarono prima lui, Fico, poi Favia.

L'ammonizione sul blog
Il presidente della Camera ha avuto, alla fine della scorsa legislatura e all'inizio di questa, più di un problema con i vertici del Movimento. Nel 2017, un colloquio in cui marcava le distanze da populisti alla Trump e leghisti alla Salvini gli valse un ammonimento sul blog. Quando qualche mese dopo Luigi Di Maio e Davide Casaleggio diedero vita alla nuova associazione, per ripartire da zero dopo tutti i ricorsi che riguardavano il vecchio M5S, e chiesero allo studio dell'ex presidente Acea Luca Lanzalone di scriverne lo statuto, Fico non mancò di mettersi contro. Fino a non salire sul palco di Italia 5 Stelle a Rimini, quando il giovane di Pomigliano, che l'attuale presidente della Camera aveva conosciuto in un pub tanti anni prima (proprio durante il tour delle regionali fatto insieme a Grillo) fu incoronato capo politico. Lo stravolgimento di questi ultimi mesi, la fine del governo con la Lega e l'intesa col Pd, gli danno nuova forza nella geografia interna. La storia di Giovanni Favia, invece, che aveva diviso quel palco con Fico e con lui divideva una sorta di leadership, è completamente diversa. Perché l'ex consigliere regionale emiliano rimase schiacciato dalla faida interna al meet up di Bologna fino a essere espulso, anche per dichiarazioni catturate in un fuorionda di Piazzapulita contro Gianroberto Casaleggio.

"E tra dieci anni vorrei che..."
Di Casaleggio padre, il presidente della Camera parla però come di una persona che "sapeva vedere lontano". Il suo ruolo emerse di più proprio nel momento della costruzione delle liste. "Convocò alcuni di noi a Milano per darci consigli di comunicazione. Era curioso, amava chiedere e ascoltare quello che succedeva nei diversi territori". Dire che fosse di destra mentre Grillo veniva da tutt'altra storia, secondo Fico non ne restituisce la complessità: "Ricordo una manifestazione in piazza San Giovanni: Gianroberto stava già male, pianse di emozione sul palco e invitò la folla a gridare in coro il nome di Berlinguer". La morte del cofondatore ha cambiato molte cose. Il verticismo della prima legislatura c'è ancora, ma il ruolo dei parlamentari ha avuto forse per la prima volta un peso nel cambio di governo. Anche se la mossa decisiva ha dovuto farla, come sempre, Grillo. Cosa sarà il Movimento tra dieci anni? "Posso dire come lo vorrei: rinnovato, con persone nuove che hanno preso il testimone da chi come noi ha fatto un pezzo di strada. Tanti giovani, tanta base, una struttura che metta tutti in connessione sul territorio". La democrazia diretta, dice colui che siede sullo scranno più alto della Camera, non può sostituire quella rappresentativa: "Può sostenerla in un principio di vasi comunicanti. Con cittadini informati e tecnologie usate nel modo giusto".

Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019