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Novembre 2018: al Jet Propulsory Laboratory di Pasadena gli scienziati seguono l’atterraggio del lander InSight su Marte (Frederic J. Brown/ Afp/ Getty Images) 

Biglietto per Marte

All'Ames Research Center, in California, si può simulare un viaggio sul Pianeta rosso (con tanto di carta d'imbarco), tra crateri e tramonti blu. In attesa della vera partenza
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MOUNTAIN VIEW (California).  Quando varchi il cancello di Moffett Boulevard già provi emozione. Perché stai per andare su Marte. O almeno è questo che dice il cartello. Ames Research Center, non lontano da San José. È uno dei dieci maggiori centri della National Aeronautics and Space Administration, la Nasa, negli Stati Uniti d'America. E da qui sta per iniziare il mio viaggiosul Pianeta rosso. Anche se è solo una suggestiva, fascinosa simulazione.
All'ingresso un americano di origini italiane fa il check-in e consegna il biglietto. Una carta d'imbarco che sembra quella di un viaggio aereo come tanti, solo che te lo fanno di sola andata. Entri e sei subito circondato da schermi e monitor giganteschi. Marte inizi a vederlo tutt'intorno a te, in un'atmosfera immersiva che ti fa sentire davvero nella realtà.

Portare l'uomo su Marte è il prossimo obiettivo della Nasa, e qui ti raccontano come sarà…
MOUNTAIN VIEW (California).  Quando varchi il cancello di Moffett Boulevard già provi emozione. Perché stai per andare su Marte. O almeno è questo che dice il cartello. Ames Research Center, non lontano da San José. È uno dei dieci maggiori centri della National Aeronautics and Space Administration, la Nasa, negli Stati Uniti d'America. E da qui sta per iniziare il mio viaggiosul Pianeta rosso. Anche se è solo una suggestiva, fascinosa simulazione.
All'ingresso un americano di origini italiane fa il check-in e consegna il biglietto. Una carta d'imbarco che sembra quella di un viaggio aereo come tanti, solo che te lo fanno di sola andata. Entri e sei subito circondato da schermi e monitor giganteschi. Marte inizi a vederlo tutt'intorno a te, in un'atmosfera immersiva che ti fa sentire davvero nella realtà.

Portare l'uomo su Marte è il prossimo obiettivo della Nasa, e qui ti raccontano come sarà la missione. Tutto è in fase di costruzione, non c'è una data precisa, ma l'impressione è che si faccia sul serio. Dopo qualche decina di metri, un'altra visione: le immagini in cui ci si immerge provengono dalle sonde delle ultime missioni, come InSight, e sono proiettate sui muri. Per cento metri non si vede altro, a 360 gradi.

A un certo punto s'incontra un drone con sopra appeso un cartello che indica una navicella e dice che l'entrata è obbligatoria: appena metti piede dentro, una voce metallica ti chiama per nome, ti giri e trovi ad aspettarti un gruppo di astronauti, riuniti davanti a te come se fossero in teleconferenza: i loro messaggi registrati sembrano arrivare veramente da Marte, parlano di quello che hanno visto nell'uscita esplorativa che hanno appena fatto e rispondono a domande che fingono siano arrivate da me.

Si presenta così la prima guida turistica avveniristica, la lonely planet del pianeta rosso. Perché qui si vive come se fosse tutto davvero pronto per portarci fin laggiù, in un viaggio di piacere, vitto e alloggio compreso.

Altro che Stazione spaziale o Luna: Marte è l'ultima frontiera del turismo spaziale. Tutti vogliono arrivarci, i russi, persino gli indiani si stanno equipaggiando. Quanto all'Esa, l'ente spaziale europeo, sono prudenti: il programma Aurora prevede lo sbarco del primo uomo tra il 2030 e il 2035. Nel frattempo, infatti, c'è da risolvere un problema (tra tanti) non da poco: un astronauta in missione su Marte potrebbe ricevere livelli di radiazioni cosmiche fino a 700 volte più alte di quelle che arrivano sulla Terra. Bisogna trovare il modo di schermarle.

Qui alla Nasa spiegano come intendono farlo: alcuni pannelli dicono che il litio è il materiale più promettente, su quello stanno lavorando. Poi però leggi le dichiarazioni sui giornali di uno come Elon Musk, che non guarda a questi "dettagli", e ti dice che si partirà nel 2024 e che basteranno 100 mila dollari per procurarsi un biglietto (e poi lì non si spende più niente). E tutti qui in America lo prendono in parola, perché ha fondi infiniti: pochi giorni fa ha anche presentato Starship, il suo veicolo per il Pianeta Rosso.

Il viaggio nel Nasa Research Park continua in uno dei padiglioni più belli: ci si muove virtualmente nelle valli e tra i crateri che ci circondano, potendo anche esplorarli con un joistick. Lo skyline è inconsueto. Le distanze sono enormi. Tra i crateri più grandi (con il raggio maggiore di 60 chilometri), c'è il più bello in assoluto, e il solo che ha preso il nome di una donna: Sklodowska, il nome di Marie Curie (Maria Salomea Sklodowska, prima di sposare Pierre). Poi c'è Sulfate Bearing Unit, un'area solforosa di grande impatto. La Gediz Vallis, entro cui scorre un canale forse originato dai depositi alluvionali. Il Greenheugh Pediment, un falsopiano ricco di piccoli crateri. Noctis Labyrinthus, con fratture e canyon e dune fantasma che vanno avanti per chilometri.

Qui impariamo che i tramonti su Marte sono "alieni". Perché, mentre sulla Terra il cielo di giorno è blu e la sera i tramonti sono rossi, su Marte avviene il contrario. Dipende dalla lunghezza d'onda della luce, dalla densità dell'atmosfera e dal pulviscolo. L'atmosfera marziana è sottile e rarefatta, cento volte meno densa di quella della Terra, la luce quindi raggiunge più facilmente la superficie. L'atmosfera però è anche ricca di polvere in sospensione, che la satura, e provoca una diffusione maggiore della luce rossa, donando al cielo un colore ocra. Per la stesso fenomeno (si chiama scattering di Mie) quando il sole è al tramonto è la luce blu (quella con minore lunghezza d'onda) ad arrivare più diretta: di qui l'effetto "alieno" di un tramonto marziano con luce fredda.       

Andando avanti c'è la possibilità di indossare una tuta, per poi entrare in una sonda. All'improvviso ci si sente come avvolti nell'ovatta. Il motivo è che sulla Terra la forza di gravità è pari a circa 9,81 metri al secondo quadrato, mentre su Marte è di 3,711. Questo significa che il nostro peso è circa 2,65 volte inferiore rispetto a quello terrestre. E la tuta ci dà la possibilità di sperimentarlo.

Ancora monitor, altri schermi. Spiegano che la densità dell'atmosfera su Marte è un centesimo di quella terrestre, i venti che si creano non possono essere potenti. L'acqua invece, che c'era, è evaporata sempre a causa dell'atmosfera rarefatta. In inverno, il termometro precipita fino a -125 C°, tanto che l'anidride carbonica si condensa in ghiaccio, sulla superficie. Il processo si inverte in estate, quando la CO2 sublima ritornando nuovamente nell'atmosfera.
Il nostro viaggio finisce qui, dopo circa quattro ore. Per quello reale servono invece tre mesi per la sola andata, e altri tre per il ritorno. Insomma, se volete andare lassù prevedete di investire quasi un anno di vita. E questo è esattamente il tempo che mi sembra essere trascorso da quando sono entrata. All'uscita ecco di nuovo lo steward italo-americano, mi chiede com'è andata, e mi appiccica un adesivo sulla spalla, come se fossi davvero di ritorno da una missione. "E il prossimo" dice sottovoce "sarà Mercurio".

Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019