È stata l'icona degli anni Sessanta più trasgressivi. Volto e voce d'angelo accanto al diavolo Serge Gainsbourg nella canzone più scandalosa di sempre, Je t'aime... moi non plus, del 1969. Ma anche al cinema, dove ha recitato (e si è spogliata) nei film di Antonioni, Vadim e dello stesso Gainsbourg. Eppure è solo ora, a 72 anni, che Jane Birkin ha deciso di mettersi veramente a nudo. Lo fa nell'autobiografia Munkey Diaries e nel servizio di copertina del Venerdì. Intervistata nella sua casa di Parigi da Marco Cicala, l'attrice e cantante inglese ripercorre la sua “vita spericolata” nei dettagli, dall'infanzia borghese a Londra al matrimonio precoce con l'autore delle colonne sonore di 007 John Barry, fino alla relazione con il pigmalione Gainsbourg, iniziata nel 1968, complice un film in cui recitavano entrambi. Un'unione consacrata dalla nascita della figlia Charlotte, anche lei attrice e cantante, e dal successo mondiale, comprensivo di scomunica religiosa, di Je t'aime... moi non plus. Canzone-orgasmo «che in realtà fu concepita per Brigitte Bardot, il grande amore di Serge», rivela Birkin al Venerdì. «Fino alla fine, lui in sua presenza sbiancava. Ma io e Brigitte siamo diventate amiche, abbiamo anche recitato insieme. E ci scriviamo ogni anno».
A raccontare Gainsbourg, genio maudit del pop francese scomparso nel 1991 dopo anni di eccessi e provocazioni che facevano infuriare femministe e benpensanti, anche la testimonianza del nostro Giuseppe Videtti che, nel 1977, giovane inviato alle prime armi della Radio Rai, lo intervistò nella sua bizzarra casa dipinta di nero in Rue de Verneuil, diventata oggi un santuario al pari della tomba di Jim Morrison al Pére Lachaise.
Sempre su questo Venerdì, Nada racconta cinquant'anni di carriera ad Antonio Gnoli e Toni Servillo parla con Angelo Carotenuto del suo incontro con Dustin Hoffman sul set di L'uomo del labirinto e di molto altro. Inoltre, un servizio di Alberto Piccinini sul dizionario del cinema sexy di Marco Giusti; le interviste di Concetto Vecchio a Pier Ferdinando Casini e di Giuliano Aluffi allo scrittore di Coraline e American Gods Neil Gaiman e un reportage di Angelo Ferracuti dall'Amazzonia che brucia.
A raccontare Gainsbourg, genio maudit del pop francese scomparso nel 1991 dopo anni di eccessi e provocazioni che facevano infuriare femministe e benpensanti, anche la testimonianza del nostro Giuseppe Videtti che, nel 1977, giovane inviato alle prime armi della Radio Rai, lo intervistò nella sua bizzarra casa dipinta di nero in Rue de Verneuil, diventata oggi un santuario al pari della tomba di Jim Morrison al Pére Lachaise.
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