Le folgori di Altan, amatissimo disturbatore
Stefano Bartezzaghi , di STEFANO BARTEZZAGHISpeciale Arte Il metalmeccanico Cipputi, la cagnolina Pimpa, il dio Trino e gli altri personaggi. Con battute che sono rasoiate. Al Maxxi l’opera di un artista che parla poco e non fa sconti. Eppure piace a tutti
Adesso si fa molto presto ad attribuire la qualifica, ma negli anni Settanta che egli fosse un "mito" non si sarebbe detto. Né nel senso di Ovidio, né nel senso di Roland Barthes e tantomeno nel senso degli 883 - che oltretutto sarebbero arrivati vent'anni dopo. Dei miti non aveva l'indispensabile lezio, il compiacimento di chi attira lo sguardo quando si palesa in pubblico, la smorfia di chi sa di essere un nome. Si sfogliavano le pagine di Linus e le sue vignette punteggiavano la colonna continua dei commenti in prosa. Ogni pagina una o due vignette, qui un Cipputi, là una donna nuda, un commendatore, una casalinga in bigodini, due bambinacci, un magro muratore in canotta, cappello di carta di giornale e mozzicone. Le parole, rasoiate. La firma: cinque lettere in maiuscolo, un po' inclinate. Altan: indubbiamente, un nome. Ma che altro?
"Sono un essere umano" disse una volta un suo personaggio un po' disarmato a un tronfio por…
"Sono un essere umano" disse una volta un suo personaggio un po' disarmato a un tronfio por…
Adesso si fa molto presto ad attribuire la qualifica, ma negli anni Settanta che egli fosse un "mito" non si sarebbe detto. Né nel senso di Ovidio, né nel senso di Roland Barthes e tantomeno nel senso degli 883 - che oltretutto sarebbero arrivati vent'anni dopo. Dei miti non aveva l'indispensabile lezio, il compiacimento di chi attira lo sguardo quando si palesa in pubblico, la smorfia di chi sa di essere un nome. Si sfogliavano le pagine di Linus e le sue vignette punteggiavano la colonna continua dei commenti in prosa. Ogni pagina una o due vignette, qui un Cipputi, là una donna nuda, un commendatore, una casalinga in bigodini, due bambinacci, un magro muratore in canotta, cappello di carta di giornale e mozzicone. Le parole, rasoiate. La firma: cinque lettere in maiuscolo, un po' inclinate. Altan: indubbiamente, un nome. Ma che altro?
"Sono un essere umano" disse una volta un suo personaggio un po' disarmato a un tronfio portatore di divisa. E quest'ultimo gli rispose: "Dicono tutti così". Che ci dovesse essere un essere umano, dietro quelle cinque lettere, lo si è sempre subodorato, ma data la carenza di altre indicazioni, per "Altan" si doveva intanto intendere l'assieme delle manifestazioni di quel nome. Tante vignette ogni mese e nei periodi più fortunati pagine di strisce, il Dio onni-impotente Trino, e romanzi a fumetti, come Colombo o Ada o Franz, che è poi San Francesco. Per i bambini, la Pimpa e Kamillo Kromo. Un livello qualitativo semplicemente inverosimile poi mantenuto per decenni, profuso con generosità e senza che mai alcuno abbia detto "a me non piace". Altan piace a tutti, caratteristica che in ogni altro caso non può che insospettire ma nel suo no, perché nel suo non è certo attribuibile a compromessi paraculi.
Ci sono rare occasioni in cui Altan prende la parola e in una di queste ha dichiarato di sacrificare l'estetica all'efficacia e ha definito l'efficacia come la capacità di disturbare. Siamo dunque quelli che amano essere disturbati da Altan, e se non è l'unica è una delle nostre rare virtù ed è fra le migliori. Il risultato è che gli annali conservano e tramandano complimenti unanimi e convinti da parte di chicchessia. Per citare uno che non apriva bocca a ogni momento, Giorgio Manganelli faceva notare come in Altan disegno e testo siano reciprocamente l'uno la didascalia dell'altro, e definiva l'insieme "una folgore". Aveva in mente il padre che dice al figlioletto: "Smetti di rivangare il futuro".
Altan non ha invece mai smesso di rivangare il presente, scoprendo gli scheletri e i germi che la sua (del presente) sozza fanghiglia custodisce, cova e incuba. È il suo (di Altan) modo di disturbarci senza mai farci stancare: ci restituisce la banalità corrente in una forma tanto estrema, paradossale, finanche disgustosa da rendercene curiosi, come bambini affacciati ciascuno sul proprio vasino (del resto non molto differente da quello di ciascun altro). Così la mostra antologica che si apre al Maxxi sarà un'occasione per accostare satira, narrazione per adulti e bambini, tutti gli aspetti dominanti dell'attività di Altan.
Ad accorgersi prima di tutti del genio altaniano e a contribuire più di tutti a farlo conoscere è stato Oreste del Buono, che una volta ha detto: "Altan ha rinunciato a essere il Dostoevskij dei fumetti per solidarietà con un metalmeccanico dalla battuta pronta e l'amore per una cagnolina capace di parlare con le teiere e di inventarsi continuamente una vita diversa".
Pimpa corre, gli uomini sono statici, le nostre teiere tacciono. Altan, per nostra immeritata fortuna, c'è.
Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019
"Sono un essere umano" disse una volta un suo personaggio un po' disarmato a un tronfio portatore di divisa. E quest'ultimo gli rispose: "Dicono tutti così". Che ci dovesse essere un essere umano, dietro quelle cinque lettere, lo si è sempre subodorato, ma data la carenza di altre indicazioni, per "Altan" si doveva intanto intendere l'assieme delle manifestazioni di quel nome. Tante vignette ogni mese e nei periodi più fortunati pagine di strisce, il Dio onni-impotente Trino, e romanzi a fumetti, come Colombo o Ada o Franz, che è poi San Francesco. Per i bambini, la Pimpa e Kamillo Kromo. Un livello qualitativo semplicemente inverosimile poi mantenuto per decenni, profuso con generosità e senza che mai alcuno abbia detto "a me non piace". Altan piace a tutti, caratteristica che in ogni altro caso non può che insospettire ma nel suo no, perché nel suo non è certo attribuibile a compromessi paraculi.
Ci sono rare occasioni in cui Altan prende la parola e in una di queste ha dichiarato di sacrificare l'estetica all'efficacia e ha definito l'efficacia come la capacità di disturbare. Siamo dunque quelli che amano essere disturbati da Altan, e se non è l'unica è una delle nostre rare virtù ed è fra le migliori. Il risultato è che gli annali conservano e tramandano complimenti unanimi e convinti da parte di chicchessia. Per citare uno che non apriva bocca a ogni momento, Giorgio Manganelli faceva notare come in Altan disegno e testo siano reciprocamente l'uno la didascalia dell'altro, e definiva l'insieme "una folgore". Aveva in mente il padre che dice al figlioletto: "Smetti di rivangare il futuro".
Altan non ha invece mai smesso di rivangare il presente, scoprendo gli scheletri e i germi che la sua (del presente) sozza fanghiglia custodisce, cova e incuba. È il suo (di Altan) modo di disturbarci senza mai farci stancare: ci restituisce la banalità corrente in una forma tanto estrema, paradossale, finanche disgustosa da rendercene curiosi, come bambini affacciati ciascuno sul proprio vasino (del resto non molto differente da quello di ciascun altro). Così la mostra antologica che si apre al Maxxi sarà un'occasione per accostare satira, narrazione per adulti e bambini, tutti gli aspetti dominanti dell'attività di Altan.
Ad accorgersi prima di tutti del genio altaniano e a contribuire più di tutti a farlo conoscere è stato Oreste del Buono, che una volta ha detto: "Altan ha rinunciato a essere il Dostoevskij dei fumetti per solidarietà con un metalmeccanico dalla battuta pronta e l'amore per una cagnolina capace di parlare con le teiere e di inventarsi continuamente una vita diversa".
Pimpa corre, gli uomini sono statici, le nostre teiere tacciono. Altan, per nostra immeritata fortuna, c'è.
Sul Venerdì dell'11 ottobre 2019