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La Msc Sinfonia trainata dal rimorchiatore con un cavo in fibra sintetica (Mirco Toniolo/ Errebi/ Agf) 

Nella laguna di Venezia si rimorchia

In attesa che le grandi navi non entrino proprio più, c'è il problema di come trainarle fuori dalla città senza danni. Siamo saliti a bordo con chi lo fa
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VENEZIA. La nave che dobbiamo accompagnare, dalla Stazione Marittima fino al mare, è così in ritardo che i passeggeri, lo sguardo perduto e le guance arrossate dall'attesa, alle 17.30 si stanno ancora imbarcando. Eppure la Msc Sinfonia, questo è il suo nome, avrebbe dovuto salpare già da un'ora. Siamo a bordo del rimorchiatore Edda C e tutte le partenze pagano il ritardo imposto dalla nebbia, che all'alba ha inghiottito la città, compreso il porto. Le navi da crociera, si sa, sono la bestia nera della laguna. Sono il simbolo di quello speciale resort che si sono costruiti i veneziani. L'estate scorsa, due incidenti (o, come dicono al porto, "un incidente e un incidente evitato") hanno riacceso gli animi. Qui tutti lo ripetono: "Sono stati i rimorchiatori a evitare il peggio". Eppure, se si chiede in giro, ben pochi sanno cosa significhi trainare una nave da crociera o un portacontainer. Come lillipuziani scivolano …
VENEZIA. La nave che dobbiamo accompagnare, dalla Stazione Marittima fino al mare, è così in ritardo che i passeggeri, lo sguardo perduto e le guance arrossate dall'attesa, alle 17.30 si stanno ancora imbarcando. Eppure la Msc Sinfonia, questo è il suo nome, avrebbe dovuto salpare già da un'ora. Siamo a bordo del rimorchiatore Edda C e tutte le partenze pagano il ritardo imposto dalla nebbia, che all'alba ha inghiottito la città, compreso il porto. Le navi da crociera, si sa, sono la bestia nera della laguna. Sono il simbolo di quello speciale resort che si sono costruiti i veneziani. L'estate scorsa, due incidenti (o, come dicono al porto, "un incidente e un incidente evitato") hanno riacceso gli animi. Qui tutti lo ripetono: "Sono stati i rimorchiatori a evitare il peggio". Eppure, se si chiede in giro, ben pochi sanno cosa significhi trainare una nave da crociera o un portacontainer. Come lillipuziani scivolano in laguna attaccati con le corde a dei giganti. E, nel discorso pubblico che si incendia, finiscono per restare invisibili, loro e chiunque lavori al porto. E sono tanti, qualcosa come 4.250 persone.

SETTE CRUISE SHIP IN UNA VOLTA
"Ancora venti minuti" gracchia il radiomicrofono del rimorchiatore. Il comandante, Davide Ghezzo, allarga le braccia. È un uomo alto e ben piantato, originario di San Pietro in Volta, isola di Pellestrina. Osserva quello che succede sulla banchina. I responsabili della Vtp, la Venezia Terminal Passeggeri, sono molto orgogliosi dei servizi che offrono, dai bagagli alla sicurezza, fino all'imbarco con finger stile aeroporto. Da qui il porto passeggeri sembra un formicaio, nevrotico e perfetto: può rifornire fino a sette cruise ship in contemporanea e movimenta, nei giorni di picco, trentamila persone.

Nel rimorchiatore non si può che aspettare. "Mi son fatto le ossa come ufficiale di bordo in una petroliera" ci racconta Ghezzo. "Ottenuto il titolo, ho saputo che la società cercava un comandante e ho scelto di tornare". La società è la Cmv Rimorchiatori Panfido &C., che dal 1994 appartiene a Davide Calderan e ha una concessione ventennale a Venezia. Calderan parla con  accento ispanico: "Quando avevo tre mesi, i miei genitori hanno cercato fortuna in Venezuela e là si sono messi nei servizi marittimi. Poi negli anni 90 siamo tornati e abbiamo investito qui".

Oggi gestisce 13 rimorchiatori in laguna, destinati alle navi commerciali e alle passeggeri. Le prime entrano dalle bocche di porto di Malamocco e si dirigono a Porto Marghera e le altre invece a Nord del Lido, verso la Marittima. Un giorno, forse, anche queste ultime eviteranno la città storica, così come vuole il decreto Clini-Passera del 2012. "Approdare a Porto Marghera è l'unico progetto credibile presentato ormai due anni fa" spiega il presidente dell'Autorità portuale Pino Musolino. "Noi siamo pronti: in nove mesi la prima banchina, in 24 la seconda e nel giro di tre anni le altre".

Ma una cosa è certa, i protagonisti saranno sempre i rimorchiatori. "Tutta potenza e tanta manovrabilità" li definisce l'armatore. Questo, ad esempio, l'Edda C, è lungo 36,5 metri e largo 12,5. Vanta 7.200 cavalli. E una stazza lorda di 633 tonnellate. Come gli altri della CMV ha un sistema di eliche nello scafo, che gli permettono di girare su sé stesso e spostarsi di lato. "Siamo come un motore aggiuntivo, facciamo da timone, freniamo", spiega il comandante.

LA CORPORAZIONE DELL'ESTUARIO
A un certo punto a bordo della nave da crociera sale un pilota, uno che conosce benissimo il porto, come gli altri 25 che fanno parte della Corporazione dei piloti dell'estuario. Assiste il comandante e si coordina con Capitaneria e rimorchiatori. "Ma è sempre il comandante che decide", spiegava in mattinata Trond Holm, alla guida della Rapsody of the Sea, mentre imbarcava i passeggeri. "Venezia è un porto difficile, con una logistica fantastica. E ogni porto ci pone sfide diverse". Alle 18.15 il pilota dà il via libera: "Si procede a disormeggiare".

Allora ci spostiamo sempre più vicini. Da un piccolo boccaporto del gigante esce un gancio che afferra il cavo sciolto dal rimorchiatore. Quello che tiene legate le due imbarcazioni è in fibra sintetica made in Olanda e regge fino a 320 tonnellate. A gestire il verricello c'è Daniele Feiffer, il direttore di macchina, assieme ai due marinai, Alessandro De Bei e Giancarlo Balzano. Sono tutti ai loro posti. L'Edda C e la Msc Sinfonia si posizionano dritte sul Canale della Giudecca: arrivano altri due rimorchiatori, il Marina che aggancia la nave dall'altro lato di prua e a poppa si afferra il Carla. Dopo gli incidenti estivi, infatti, la Capitaneria ha imposto tre rimorchiatori e non più due. Allora si parte, velocità massima 5 nodi, che poi sono 8 chilometri all'ora. Si naviga al centro del Canale, che "è scavato a V, come un imbuto" racconta Ghezzo. "Ai lati i fondali sono alti e sabbiosi, così che si corre quasi su un binario". L'armatore aggiunge: "Significa che se qualcosa va storto e la nave sbanda, finisce per insabbiarsi almeno a venti metri da terra".

La Sinfonia si staglia sopra le nostre teste, con le sue 65 mila tonnellate di stazza, i 13 ponti e i 54 metri di altezza. "Quando diciamo 'grandi navì dobbiamo intenderci" dice Galliano Di Marco, direttore di Vtp. "Qui sono permesse fino a 96 mila tonnellate, e solo alle condizioni decise da un algoritmo, in base a vari fattori, come la massa d'acqua spostata dalla carena, il tipo di motore o il carburante. Ma la più grande al mondo è di 228 mila tonnellate: cos'è allora una grande nave?".

Ci muoviamo silenziosi, e tutti, barchini, vaporetti, taxi si scostano con cautela. Passiamo di fronte a San Marco, i ponti sulla nave da crociera si affollano, tutti sono rapiti dal panorama mozzafiato. E poi ci si prepara per virare al Lido che si staglia di fronte. "È un punto delicato" aggiunge l'armatore, indicando Riva dei Sette Martiri, "perché un tempo c'erano le banchine del vecchio porto e il canale è scavato. Ed è qui che a luglio, sferzati dalla tempesta, abbiamo evitato l'incidente". Raffiche di vento a 80 nodi hanno colpito la nave, "le pareti alte e compatte hanno prodotto un effetto vela". La prua che si incurva leggermente verso riva. Da lì, la prospettiva può ingannare e fa venire i brividi a chi è a terra.

Lento e illuminato a festa, ora il pachiderma costeggia il Lido, nel buio pesto di una sera d'autunno. "È un modello di business che è durato vent'anni e sembra non reggere più" riflette il presidente del Porto. "Ovunque in Europa le città sono in subbuglio, non solo Venezia. Ma l'economia del turismo ha un futuro e delle soluzioni possibili, basta imparare a osservare e a discutere".

Quando raggiungiamo la Chiesa di San Nicolò, è passata più di un'ora dalla partenza. Siamo i primi a sganciarci. Poi toccherà al Marina e alle bocche di porto, al Carla. A un certo punto, un barchino con la luce intermittente blu si affianca al gigante e da una piccola scaletta scende qualcuno. È il pilota, che lascia solo il comandante a immergersi nell'Adriatico, mentre ai piani bassi rombano le orchestre e si affollano i ristoranti. Allora è tempo di tornare al porto.

Sul Venerdì del 1° novembre 2019