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Matt Damon e Christian Bale in Le Mans '66. La grande sfida 

Christian Bale: a Les Mans ho volato davvero

L’ex Batman è il pilota Ken Miles nel film che racconta lo scontro del ’66 tra Ford e Ferrari. “Quando guidi a quei livelli non puoi mai distrarti. Come sul set”
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LOS ANGELES. "Preferisco morire in una macchina da corsa piuttosto che essere mangiato dal cancro" disse Ken Miles. Lo ripete Christian Bale, che nel film Le Mans '66. La grande sfida (diretto da James Mangold, nelle sale dal 14 novembre) interpreta il pilota britannico. Pellicola entusiasmante, d'altri tempi si direbbe, emozioni, eroi e cattivi ben definiti, attori eccellenti, inclusi Matt Damon, Jon Bernthal e l'italiano Remo Girone nei panni di Enzo Ferrari.

La prima 24 Ore di Le Mans si svolse il 26 e 27 maggio 1923, e questa gara  è ancora oggi la più prestigiosa del Campionato del Mondo Endurance Fia, dedicato alle vetture Sport Prototipo e Gran Turismo. Una delle edizioni più memorabili fu quella del 1966 dove Ford sfidò Ferrari per il titolo, dopo un filotto ininterrotto di vittorie del Cavallino a partire dal 1960. Negli stessi anni, la Ford aveva registrato anche un declino di vendite di auto a favore di Gm e Chevrolet.…
LOS ANGELES. "Preferisco morire in una macchina da corsa piuttosto che essere mangiato dal cancro" disse Ken Miles. Lo ripete Christian Bale, che nel film Le Mans '66. La grande sfida (diretto da James Mangold, nelle sale dal 14 novembre) interpreta il pilota britannico. Pellicola entusiasmante, d'altri tempi si direbbe, emozioni, eroi e cattivi ben definiti, attori eccellenti, inclusi Matt Damon, Jon Bernthal e l'italiano Remo Girone nei panni di Enzo Ferrari.

La prima 24 Ore di Le Mans si svolse il 26 e 27 maggio 1923, e questa gara  è ancora oggi la più prestigiosa del Campionato del Mondo Endurance Fia, dedicato alle vetture Sport Prototipo e Gran Turismo. Una delle edizioni più memorabili fu quella del 1966 dove Ford sfidò Ferrari per il titolo, dopo un filotto ininterrotto di vittorie del Cavallino a partire dal 1960. Negli stessi anni, la Ford aveva registrato anche un declino di vendite di auto a favore di Gm e Chevrolet. Per rendere il suo marchio più forte, Henry Ford decise di acquistare la casa del Cavallino per eliminarla dal circuito automobilistico corse e poter finalmente vincere Le Mans, la corsa che gli stava più a cuore in assoluto. Scoperto l'intento, e offeso nell'orgoglio, Enzo "Drake" Ferrari, rinunciò alla vendita. Il film racconta queste vicende mettendo in campo lo scontro, oltre che tra due capitani d'industria, anche tra due culture, con Ford che, pur di vincere, recluta il mitico pilota e progettista Carroll Shelby (interpretato da Matt Damon) che ingaggia il collaudatore Ken Miles (Christian Bale) per mettere a punto un'auto da corsa che possa finalmente sbaragliare la "rossa". Per parlare del film abbiamo incontrato in un hotel di Los Angeles Christian Bale, che si è già calato nei panni di personaggi di tutte le estrazione sociali e anche di un supereroe senza superpoteri come Batman.

Mister Bale, come è stato interpretare un pilota?
"Nel 2006 mentre lavoravo con lui a Quel treno per Yuma, James Mangold mi ha detto che aveva un ruolo perfetto per me: solo io potevo interpretare, parole testuali, uno stronzo come Ken Miles. Aveva ragione. Con Miles mi sono sentito caratterialmente vicino: era un professionista, molto esigente, e come me voleva dare il meglio di sé in tutto".

Aveva mai sentito parlare di lui?
"No, ma ho scoperto che è sempre stato rispettato anche dai piloti di Formula Uno. Ho studiato tante sue interviste. Durante la Seconda guerra mondiale aveva partecipato allo sbarco in Normandia come pilota di carro armato, poi si è innamorato del mondo delle corse e si è trasferito in California. Non parlava mai della guerra ma quando vinceva indossava le sue vecchie giacche militari, quasi come se fossero l'armatura di un cavaliere medievale. Era un bravo ingegnere e correva spesso con auto che si costruiva da solo, ma negli anni 50 tutti i piloti avevano lo stesso problema, zero soldi. Ecco perché decise di fare team con Carroll Shelby".

Ha fatto qualche training speciale per prepararsi come pilota?
"Ho studiato una settimana alla Bondurant High Performance Driving School in Arizona, la scuola specializzata in corse di Bob Bondurant, che ha corso per Shelby American e Ferrari. Ho guidato una Shelby Cobra e diversi modelli di Ford GT40. Ho imparato molto però non sono un pilota, mi piacerebbe vantarmene ma sarebbe una bugia. Alla guida delle macchine che vedrete nel film ci sono dei super piloti professionisti. Se fossi stato io alla guida non sarei riuscito a rendere giustizia a Ken Miles".  

C'è qualche punto in comune tra il mestiere di attore e quello di pilota?
"Quando guidi a quella velocità devi essere assolutamente concentrato, non puoi permetterti di pensare ad altro, sei ipnotizzato e questo è il motivo per cui amo correre in moto. Quando recito provo le stesse emozioni, senza però rischiare la vita".  

Qual è stato l'ostacolo maggiore nel girare Le Mans '66?
"Dare l'idea del rischio che corrono i piloti a ogni gara. Ho sempre voluto fare un film di corse ma sono sempre stato scettico perché è difficile girare una corsa senza renderla noiosa. Mangold è stato molto bravo perché, per rendere l'idea di come corre un pilota devi girare vicino a lui, usando un grandangolo. Ma soprattutto non devi eliminare le vibrazioni e il rumore. James ha evitato le riprese dall'alto che vediamo sempre in tv e che, a causa del teleobiettivo, uccidono completamente la velocità".

Ha capito perché i piloti sono disposti a mettere ogni volta a rischio la propria vita?
"Uno dei miei istruttori di guida mi ha detto che il loro è un mestiere pericoloso e che a ogni corsa tutto potrebbe finire in un secondo. Ma che, senza quel rischio, probabilmente nessuno lo farebbe. Credo che la sopravvivenza faccia parte dell'anima umana, ma per vivere e avere successo abbiamo bisogno di sfide. Naturalmente non sto incoraggiando le persone a correre a 300 chilometri l'ora...".

È nota la sua passione per le moto. E per le auto?
"Possiedo un Toyota pickup truck che ha più di dieci anni, è tutto arrugginito e non fa gola a nessun ladro. Come molte vetture giapponesi è indistruttibile e lo uso per trasportare le moto e le tavole da surf. Quando invecchi ti rendi conto che ci sono delle cose nella vita a cui non puoi più resistere, e per me sono le moto. Ho avuto vari incidenti, mi sono rovinato un braccio, fratturato caviglie e polsi, e ho pezzi di metallo dappertutto, ma la passione non si spegnerà mai. Però ho deciso di andare a scuola per imparare a guidare in modo più sicuro".

Quale scuola?
"La California Superbike School, perché come me  amano le Ducati. Della casa di Borgo Panigale ho varie moto - Scrambler, Hypermotard, Monster, Multistrada - mezzi potenti che devi saper controllare, non solo per la tua sicurezza ma anche per quella degli altri. Mi piace portare mia moglie in qualche posto romantico e per lei voglio essere il migliore dei piloti. La California Superbike School è stata fondata da Keith Code, un mito del motociclismo. Ti insegnano molte cose tecniche come l'angolo di piega, la curva destrorsa e sinistrorsa e gli stoppie, le frenate in cui il pilota alza la ruota posteriore. È la scuola in cui si sono diplomati anche Brad Pitt, Daniel Day-Lewis, e Ralph Lauren".

Il suo primo lavoro importante?
"Difficile da dimenticare. Avevo dodici anni e ho recitato con un mio mito, Rowan Atkinson, prima che diventasse famoso per Mr Bean, nella commedia teatrale The Nerd di Larry Shue. Lo vedevo sempre molto concentrato, non parlava mai con nessuno. Poi un attimo prima di andare in scena diventava il personaggio e quando si apriva il sipario lui era The Nerd. Ero affascinato dalla sua capacità di rimanere quel personaggio tutta la sera, soprattutto durante le pause. Da lui ho imparato molto, anche su come nascondersi su un set".

Sul Venerdì dell'8 novembre 2019