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È un romanzo il Vangelo secondo Corrado

I libri del Venerdì Giuseppe padre devoto e trascurato. Giuda traditore “necessario”. E Maria, Pilato, Erode... Assieme allo storico Giovanni Filoramo, Augias ripercorre «da ateo» la vita di Gesù. «Tanti credenti non ne sanno nulla»
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Emmanuel Carrère che in Il Regno narra gli albori del cristianesimo (e la propria crisi religiosa). Eugenio Scalfari con le meditazioni su Dio e i dialoghi con papa Francesco. Roberto Calasso e il suo Il libro di tutti i libri, esplorazione della Bibbia ebraica. Sempre più spesso gli intellettuali laici scelgono di cimentarsi con la fede. Di questa tendenza, Corrado Augias – che preferisce definirsi «ateo» tout court – è stato tra i precursori. È del 2006 la sua Inchiesta su Gesù, «un milione di copie»; ha indagato su Maria e sui primi cristiani, raccontato la Passione e i misteri del Vaticano. Ora firma Il grande romanzo dei Vangeli, in cui riscrive sotto forma di brevi racconti gli episodi cruciali della vita di Gesù per poi commentarli in un dialogo con lo storico delle religioni Giovanni Filoramo.

«Troppo spesso, quando le sentiamo raccontare a messa, o a un funerale, le storie dei Vangeli ci risultano distanti, noiose» spiega Augias. «E infatti gli italiani – lo constato di pers…
Emmanuel Carrère che in Il Regno narra gli albori del cristianesimo (e la propria crisi religiosa). Eugenio Scalfari con le meditazioni su Dio e i dialoghi con papa Francesco. Roberto Calasso e il suo Il libro di tutti i libri, esplorazione della Bibbia ebraica. Sempre più spesso gli intellettuali laici scelgono di cimentarsi con la fede. Di questa tendenza, Corrado Augias – che preferisce definirsi «ateo» tout court – è stato tra i precursori. È del 2006 la sua Inchiesta su Gesù, «un milione di copie»; ha indagato su Maria e sui primi cristiani, raccontato la Passione e i misteri del Vaticano. Ora firma Il grande romanzo dei Vangeli, in cui riscrive sotto forma di brevi racconti gli episodi cruciali della vita di Gesù per poi commentarli in un dialogo con lo storico delle religioni Giovanni Filoramo.

«Troppo spesso, quando le sentiamo raccontare a messa, o a un funerale, le storie dei Vangeli ci risultano distanti, noiose» spiega Augias. «E infatti gli italiani – lo constato di persona quando vado a parlare di questi argomenti – le conoscono pochissimo, forse per niente, nonostante il catechismo e l’ora di religione. Eppure sono storie affascinanti, potentissime».

In molti punti sembra quasi che vogliate «coprire i buchi» dei Vangeli.
«Sì, abbiamo cercato di inquadrare meglio certi episodi, o di completare la fisionomia di alcuni personaggi che nel testo sono soltanto sfiorati».

Come san Giuseppe...
«Quello è un esempio clamoroso. Nei Vangeli non dice una parola, e Gesù non lo nomina mai: quello che conta è il Padre celeste. Eppure Giuseppe è per lui un ottimo padre ebreo: lo alleva, lo porta al Tempio, gli insegna le Scritture... è un personaggio umile e nobilissimo che secondo noi andava raccontato».

Anche di Giuda date una versione poco ortodossa.
«Beh, la missione di Gesù era quella di sacrificarsi per riscattare il peccato di Adamo. Qualcuno doveva ucciderlo, e qualcuno doveva avviare questo processo. E infatti nel cosiddetto Vangelo di Giuda, un testo gnostico scoperto qualche anno fa, è Gesù che chiede esplicitamente all’apostolo di aiutarlo a spogliarsi della sua veste carnale. Un’interpretazione simile a quella data da Amos Oz in La versione di Giuda. Anche perché le motivazioni del tradimento restano oscure: quei celebri trenta denari non erano granché, ci compravi tuttalpiù un cammello...».

Una scena da romanzo, voi lo sottolineate nel libro, è proprio quella del bacio di Giuda...
«Nei romanzi ellenistici del tempo c’è spesso la scena del riconoscimento, che a volte avviene con un bacio. E così Giuda identifica Gesù: un gesto non necessario, perché i soldati venuti ad arrestarlo probabilmente già lo conoscevano, ma di grande forza narrativa. Non a caso a raccontarla è Luca, che scriveva per un pubblico greco. Quando si racconta una storia è inevitabile basarsi sull’immaginario esistente».

Una cosa che sottolineate molto è il contesto storico in cui avvengono la predicazione e la morte di Gesù.
«Per i romani la Palestina era un pezzaccio di terra lontana da spremere con le tasse. Gli ebrei erano divisi tra chi puntava a combatterli con le preghiere e gli zeloti, che usavano le armi. Tra l’altro Barabba era uno di loro: anche per questo il popolo – o meglio, quelle poche decine di persone radunate sotto il loggiato di Pilato – gli chiede di risparmiarlo e crocifiggere invece Gesù. Barabba, diremmo, era un partigiano: Gesù predicava una spiritualità troppo raffinata, lontana, difficile...».

Che però ha conquistato mezzo mondo e a quanto pare anche lei. Come mai tanti intellettuali laici si accostano ai temi religiosi?
«Nel mio caso ho cominciato a occuparmene quando è crollato tutto il resto. Da giovane credevo in un’ideologia, nella lotta per far sorgere una società più giusta. E invece è venuto giù tutto, non ci è rimasto niente in cui credere. E allora se vuoi cercare un senso al tuo stare al mondo – e in tarda età è un’esigenza che si sente molto forte – non ti rimane che questo. Anche se come me sai che dal nulla vieni e nel nulla tornerai dopo la morte».

Non si sarà convertito?
«No, no, io resto ateo, non mi interessano la fede o la religione in quanto tali. Cerco un senso, un barlume, una fune a cui aggrapparmi in alcune grandi anime, come san Francesco, o Gandhi – Mahatma significa appunto “grande anima” – che hanno cercato di indicare una via. In questo senso quello di Gesù è un grande messaggio di liberazione umana. Vede, il Discorso della Montagna, con cui apro il mio libro, è un messaggio inaudito, sovversivo, per molti versi assurdo. Come si fa ad amare i propri nemici, quando già è difficile amare gli amici? Ma Gesù dice: guardate, quell’obiettivo c’è, sta là, lontano, irraggiungibile,ma è una meta verso cui tendere. Io da vecchio sono diventato molto saggio e molto buono, ma in passato, come tutti, qualche mascalzonata l’ho fatta. Gesù ci dice che possiamo vivere in un altro modo, possiamo riscattarci dalla nostra animalità».

(Sul Venerdì del 29 novembre 2019)
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