Riconoscimenti e millenarismi digitali: accipicchia, se le assomiglia! Sempre non si tratti di un tecno-falso, genere che abbonda negli angiporti social e web, ecco nell’immagine qui sotto l’altra Greta, o forse è la stessa in bianco e nero, o magari un esemplare destinato alla reincarnazione, o chissà quale altra creatura, comunque con treccine d’ordinanza. Nell’ingrandimento la si vede maneggiare un bastone e alle sue spalle ha un cane che sembra un po’ un ectoplasma. Gira ormai da un paio di settimane nel cyber-spazio questa foto che raffigura alcuni ragazzini ripresi dal fotografo svedese-americano Eric Hegg nel 1898, presso una miniera nello Yukon, Canada nord-occidentale, nelle zone della febbre dell’oro. Per scrupolo, si può aggiungere che quella Greta lì, o chi per lei, potrebbe effettivamente essere scandinava dato che Hegg ritraeva spesso i suoi compatrioti impegnati a cercar pepitein quelle lande impervie. La f…
Riconoscimenti e millenarismi digitali: accipicchia, se le assomiglia! Sempre non si tratti di un tecno-falso, genere che abbonda negli angiporti social e web, ecco nell’immagine qui sotto l’altra Greta, o forse è la stessa in bianco e nero, o magari un esemplare destinato alla reincarnazione, o chissà quale altra creatura, comunque con treccine d’ordinanza. Nell’ingrandimento la si vede maneggiare un bastone e alle sue spalle ha un cane che sembra un po’ un ectoplasma. Gira ormai da un paio di settimane nel cyber-spazio questa foto che raffigura alcuni ragazzini ripresi dal fotografo svedese-americano Eric Hegg nel 1898, presso una miniera nello Yukon, Canada nord-occidentale, nelle zone della febbre dell’oro. Per scrupolo, si può aggiungere che quella Greta lì, o chi per lei, potrebbe effettivamente essere scandinava dato che Hegg ritraeva spesso i suoi compatrioti impegnati a cercar pepitein quelle lande impervie. La foto proviene dagli archivi dell’Università di Washington.
Ma il mistero, a questo punto, è chi l’abbia rimessa in circolo e riscaldata a puntino assegnando a Greta la parte della time-traveller, viaggiatrice del tempo e nel tempo, adolescente venuta al mondo, o rimasta, o tornata con il compito di mettere in guardia l’umanità contro la fine dei tempi. La prova della salvezza in un volto, o meglio in un’icona: non bisogna essere troppo in fissa coi neuroindizi per capire che siamo in piena escatologia messianica e di ritorno, quindi opportunamente virale e iperconnessa. Di qui alla paccottiglia pop-misterica che affolla la rete la distanza è minima, con il che la foto dell’altra Greta andrebbe ad aggiungersi a quella dell’attore Keanu Reeves identico a Carlo Magno (però anche a Monet), così come ad altri evergreen della fantascienza e della leggenda crononautica: l’aereo decollato da Caracas nel 1955 e giunto a New York nel 1992, il sottomarino partito dalle Bermuda e riemerso anni dopo nell’oceano indiano, l’orologetto trovato negli scavi della tomba Ming, lo spettatore sorpreso col telefonino alla prima del Circo di Chaplin o il bassorilievo classico con una bimba che offre un laptop alla divinità.
Eppure, al di là della fuffa e delle balle, colpisce la naturale facilità con cui, immersa nell’eterno presente della rete, la figura di Greta è stata applicata al passato e insieme proiettata nel futuro. Fino al punto da chiedersi se e quanto internet e la proliferazione dei suoi schermi non abbiano cambiato il nostro rapporto con il tempo. Quanto alla vera Greta, oggi di ritorno in Europa con perigliosa navigazione oceanica, e a ciò che dice, beh, come ha spiegato benissimo Marco Belpoliti su Doppiozero, non è che i profeti dell’Antico Testamento dovessero fare un effetto molto diverso.
Sul Venerdì del 6 dicembre 2019
Ma il mistero, a questo punto, è chi l’abbia rimessa in circolo e riscaldata a puntino assegnando a Greta la parte della time-traveller, viaggiatrice del tempo e nel tempo, adolescente venuta al mondo, o rimasta, o tornata con il compito di mettere in guardia l’umanità contro la fine dei tempi. La prova della salvezza in un volto, o meglio in un’icona: non bisogna essere troppo in fissa coi neuroindizi per capire che siamo in piena escatologia messianica e di ritorno, quindi opportunamente virale e iperconnessa. Di qui alla paccottiglia pop-misterica che affolla la rete la distanza è minima, con il che la foto dell’altra Greta andrebbe ad aggiungersi a quella dell’attore Keanu Reeves identico a Carlo Magno (però anche a Monet), così come ad altri evergreen della fantascienza e della leggenda crononautica: l’aereo decollato da Caracas nel 1955 e giunto a New York nel 1992, il sottomarino partito dalle Bermuda e riemerso anni dopo nell’oceano indiano, l’orologetto trovato negli scavi della tomba Ming, lo spettatore sorpreso col telefonino alla prima del Circo di Chaplin o il bassorilievo classico con una bimba che offre un laptop alla divinità.
Eppure, al di là della fuffa e delle balle, colpisce la naturale facilità con cui, immersa nell’eterno presente della rete, la figura di Greta è stata applicata al passato e insieme proiettata nel futuro. Fino al punto da chiedersi se e quanto internet e la proliferazione dei suoi schermi non abbiano cambiato il nostro rapporto con il tempo. Quanto alla vera Greta, oggi di ritorno in Europa con perigliosa navigazione oceanica, e a ciò che dice, beh, come ha spiegato benissimo Marco Belpoliti su Doppiozero, non è che i profeti dell’Antico Testamento dovessero fare un effetto molto diverso.
Sul Venerdì del 6 dicembre 2019