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Una veduta dell’area ex siderurgica di Bagnoli, quartiere di Napoli Ovest (Controluce) 

Bagnoli, tutta n'ata storia

A 25 anni dalla chiusura dell’Ilva, l’area che si affaccia sul golfo è ancora abbandonata. Ma tra un mese parte la bonifica e si pensa al futuro. Sarà davvero la volta buona? 
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NAPOLI. Lungo la via che conduce dalla città al borgo di Coroglio e al mare di Bagnoli, quarant’anni fa giunse a insediarsi un piccolo monastero con due clarisse, sorelle povere di Santa Chiara. Anche loro hanno visto e ricordano il cielo che di sera gli altiforni della fabbrica coloravano di rosso. Passavi il panno per la polvere sul tavolo e l’istante appresso ne trovavi ancora, pure con le finestre chiuse. L’area a caldo dell’Ilva chiuse il 20 ottobre del 1990 con l’ultima colata e nel febbraio del ‘95 la prima giunta Bassolino disegnava piani ambiziosi per l’area, varianti e vincoli con l’urbanista Vezio De Lucia. Trasformazione urbana. Le suore si spaventarono. Avrebbero avuto un sontuoso Parco dello Sport oltre il portone. Promisero a se stesse di cercare nuovi silenzi altrove, il giorno in cui Bagnoli avesse trovato vita nuova. Oggi passi davanti al monastero e sono ancora là. Nulla le ha scalzate.

La donna che vend…
NAPOLI. Lungo la via che conduce dalla città al borgo di Coroglio e al mare di Bagnoli, quarant’anni fa giunse a insediarsi un piccolo monastero con due clarisse, sorelle povere di Santa Chiara. Anche loro hanno visto e ricordano il cielo che di sera gli altiforni della fabbrica coloravano di rosso. Passavi il panno per la polvere sul tavolo e l’istante appresso ne trovavi ancora, pure con le finestre chiuse. L’area a caldo dell’Ilva chiuse il 20 ottobre del 1990 con l’ultima colata e nel febbraio del ‘95 la prima giunta Bassolino disegnava piani ambiziosi per l’area, varianti e vincoli con l’urbanista Vezio De Lucia. Trasformazione urbana. Le suore si spaventarono. Avrebbero avuto un sontuoso Parco dello Sport oltre il portone. Promisero a se stesse di cercare nuovi silenzi altrove, il giorno in cui Bagnoli avesse trovato vita nuova. Oggi passi davanti al monastero e sono ancora là. Nulla le ha scalzate.

La donna che vende panini dice che a Bagnoli i bambini sanno coniugare benissimo il futuro. È una buona risposta. Ha avuto un sacco di tempo per prepararla. Sono passati quasi 25 anni. Due società si sono succedute – la Bagnoli spa (ex Iri) e la stu Bagnolifutura (fallita) – sono cambiati governi, commissari e sindaci, si sono tenuti estenuanti dibattiti, sono stati stanziati pacchi di milioni in lire e in euro, per poi vedere una gigantesca macchina burocratica schiantarsi contro più o meno il nulla e gli immancabili processi.

PROCESSI E FANTASMI
L’unica cosa che a Bagnoli marcia veloce è la giustizia. Dei 14 imputati per le mancate bonifiche – disastro doloso, poi derubricato a colposo – 6 sono stati condannati in primo grado a febbraio 2018 (tra cui l’ex vicesindaco di Napoli, Santangelo), 3 assolti perché il fatto non sussiste o per non averlo commesso, 5 prescritti. L’appello è iniziato a marzo, in una città dove possono passare anche 4-5 anni per il secondo grado di giudizio. Bagnoli è una bomba mediatica, soprattutto ora che il suo nome viene agitato sotto gli occhi dei tarantini come un fantasma da non imitare. La cosa buffa è che proprio adesso Bagnoli è alla vigilia della sua ultima volta buona. A luglio il tribunale ha sbloccato i suoli sequestrati dall’inchiesta 2013. A novembre la millesima e passa cabina di regia – la prima del ministro Giuseppe Provenzano – ha rimesso sul tavolo 318 milioni per le bonifiche. «I cittadini devono vedere le ruspe» ha detto il ministro. Invitalia ha prorogato al 7 gennaio la scadenza del concorso internazionale di idee per disegnare il volto nuovo e le bonifiche partiranno nello stesso periodo. Carmine Piscopo, assessore ai beni e all’urbanistica del Comune di Napoli, dice che «Bagnoli merita una progettazione di alto livello, ci aspettiamo grandi idee prima che grandi firme, una visione che interpreti il senso di quel luogo e che lo coniughi con il realismo, con un discorso di ampia fattibilità».

Napoli si è sfibrata a discutere per 25 anni di minuzie e cose grandi. Ora siamo al punto, spiega Piscopo, per cui «gli alberghi sorgeranno in tre punti, ma non sul lungomare. La cabina di regia del governo Renzi, senza la nostra amministrazione, nel 2016 previde resort e attività turistiche. Abbiamo condotto la nostra battaglia con il ruolo rilevante delle collettività. Ora Bagnoli ha un Dpr (Decreto del presidente della Repubblica) sottoscritto ai massimi livelli dello Stato. C’è una visione. Noi vogliamo che esistano due chilometri di spiaggia pubblica, con una profondità tra i 70 e i 100 metri, e che non ci sia nulla tra le persone e la linea dell’orizzonte. È una doverosa restituzione ai cittadini. L’80 per cento della superficie, 190 ettari, sarà occupata da un parco urbano e da spazi pubblici, e poi avremo aree per la ricerca, archeologia industriale, una quota per le residenze inferiore alle pianificazioni precedenti. Abbiamo ereditato una situazione difficile, un labirinto non solo amministrativo ma anche giudiziario. Una volta dissequestrati i suoli a luglio, possiamo procedere con le bonifiche di terra, falda e fondali».

COPPA AMERICA BYE BYE
L’area da recuperare è quella in cui l’Ilva nei suoi giorni migliori produceva un milione e mezzo di tonnellate di ghisa all’anno e 1 milione 650 mila di acciaio grezzo. Il processo di lavorazione – la soffiatura a ossigeno – era all’avanguardia. Negli anni 70 gli operai erano ottomila. Vent’anni più tardi la de-industrializzazione e il mito della decrescita felice incrociarono la stretta monetaria della Fed e il rovesciamento di segno dei tassi di interesse. Il debito andò fuori controllo. Fine. Oggi il nuovo cronoprogramma registra la consegna di suoli bonificati tra il 2021 e il 2024. Solo che a Bagnoli serve un gigantesco atto di fede per credere ancora nei cronoprogrammi.

Davanti al mare che da Nisida e Coroglio va a Pozzuoli, con Ischia di fronte, il sindaco Luigi de Magistris pensava di organizzare nel 2011 la Coppa America di vela, finché non gli spiegarono che in acque proibite non si può. «Ogni volta che ci passo, mi si stringe il cuore nel vedere il divieto di balneazione che firmai il 1° agosto 2006», dice Rino Nasti, assessore all’Ambiente della giunta Iervolino. Fu lui a fermare i bagni dei napoletani al veleno. Fino a giugno 2000 l’Icram (Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al mare) escludeva che le acque fossero contaminate, la gente si tuffava. Nel 2003 non furono ripetuti i carotaggi, nel 2005 l’esito era ribaltato. Lungo l’arenile, nonostante tutto, sono spuntati lidi e servizi balneari. Con le docce al posto del mare e tappetini sintetici per coprire la sabbia ai policarburi. Sono gli unici ad aver fatto i soldi. Alle due di un pomeriggio di luglio di 12 anni fa, arrivarono quattro camion con mille metri cubi di sabbia pulita dalle cave di Casa di Campo, provincia di Foggia. Furono i primi e gli ultimi. Il contratto con l’associazione d’imprese che doveva occuparsi dell’operazione venne rescisso e l’appalto successivo andò deserto. La storia di Bagnoli è piena di microstorie così.

INVESTITORI IN FUGA
Sono sfuggiti ai ritardi almeno gli 800 metri di passeggiata sul mare ricavata dal pontile dove le navi attraccavano per caricare ferro e carbon coke. Fu sistemato in sei mesi con un milione. Ermanno Rea lo chiamò «il posto più bello per fare l’amore». Il paradiso dei runner. Ma non si è mai tenuta la gara d’appalto per aprirci un bar. Marco Di Lello, ex assessore regionale al turismo, racconta di aver portato in visita i rappresentanti di un fondo sovrano disposti a investire. «Sono fuggiti. Mi hanno detto: ci richiami quando c’è qualcosa. Quando lasciai la giunta, i vecchi progetti si fermarono per un furore ideologico. L’Auditorium e le Terme erano stati consegnati». Mai collaudati e oggi vandalizzati. «Il Parco dello sport era al 92 per cento, gli Studios cinematografici al 40. Gli appalti furono sospesi, i fondi perduti, rischiamo tuttora una penale dalla Ue. I gestori del Millennium Dome sarebbero venuti gratis a occuparsi dell’arena da 20 mila posti prevista nell’ex acciaieria. Ma ci fu una lotta iconoclasta. Il campo di golf avrebbe finanziato gli altri 60 ettari di parco pubblico. Oggi il Comune fa fatica a gestire i 2 della Villa Comunale».

La Bagnoli che verrà, rende inquieti i soci del circolo Ilva, l’ex cral aziendale sopravvissuto alla dismissione, baluardo contro la malavita e la Napoli border line. Guglielmo Santoro, già presidente e oggi dirigente alle relazioni esterne, si lamenta della delocalizzazione di alcune attività prevista dal nuovo piano. «Qui si tengono corsi di sport per ragazzi autistici e di canottaggio per paraplegici. Un’ora di tennis costa 3 euro, un caffè 50 centesimi. Ma dopo 110 anni non siamo previsti. Per pensare alla Bagnoli del futuro abbiamo trascurato la Bagnoli del presente».

Prima di presiedere la Camera, Roberto Fico ha combattuto a Bagnoli le battaglie dei MeetUp. Questo è il suo collegio. Dice al Venerdì: «È un quartiere che amo molto. È il simbolo di grandi aspettative, di grandi sogni anche. Un’area sotto la collina di Posillipo, sul mare che poteva ritornare ai cittadini, un modo per scrivere un nuovo futuro. Purtroppo è stato anche il simbolo delle aspettative tradite. È passato tanto, troppo, tempo, inconcepibile. Le responsabilità sono varie e diverse, non potrebbe essere altrimenti considerando che sono trascorsi quasi 30 anni da quando è stato spento l’ultimo altoforno. Ma ora lo sguardo deve andare avanti. Bagnoli è un luogo di straordinaria bellezza da valorizzare. Credo che il suo futuro debba essere scritto tenendo conto di tutela della salute, dell’ambiente e di uno sviluppo all’insegna della sostenibilità. La maggiore opportunità di crescita per il nostro Paese risiede al sud. Il meridione ha un potenziale altissimo. Se cresce il sud, cresce l’Italia. Bagnoli è una delle tappe. La Città della Scienza ha attratto negli anni migliaia e migliaia di studenti e di famiglie. È una strada da proseguire, una strada che tenga insieme cultura, turismo, ricerca e quel mare che non valorizziamo mai a sufficienza». L’impresa vera a Bagnoli è ricominciare a fidarsi.

Sul Venerdì del 6 dicembre 2019