Souvenir di un pieno a Chiasso
Flavio Bini , dal nostro inviato FLAVIO BINIFino agli anni 90 la Svizzera era l’eldorado degli automobilisti del Nord Italia. Di quei tempi rimangono le pompe di benzina, che ora vivono una seconda vita. Siamo andati a vedere quale
CHIASSO (Svizzera). «Sigarette, cioccolata». Al valico di confine di Ronago-Novazzano, il benvenuto in Svizzera è un tuffo temporale in un’età dell’oro sbiadita come l’insegna che campeggia sopra un portone a pochi metri dalla dogana. Non ci sono più né cioccolata, né sigarette in vendita. Non c’è più nemmeno il negozio. I tempi sono cambiati: la Svizzera non è più l’Eldorado. Non lo è sicuramente per gli automobilisti, che per diversi decenni hanno percorso avanti e indietro tutti i varchi di frontiera per delle incursioni “riempi e fuggi” nei distributori di benzina elvetici. Almeno fino a quando mettersi in macchina e sconfinare quanto basta per fare il pieno e tornare a casa era conveniente. E lo è stato, per molti anni. Poi, complice un tasso di cambio meno favorevole con il franco svizzero e le contromisure adottate dai territori di confine italiani,…
CHIASSO (Svizzera). «Sigarette, cioccolata». Al valico di confine di Ronago-Novazzano, il benvenuto in Svizzera è un tuffo temporale in un’età dell’oro sbiadita come l’insegna che campeggia sopra un portone a pochi metri dalla dogana. Non ci sono più né cioccolata, né sigarette in vendita. Non c’è più nemmeno il negozio. I tempi sono cambiati: la Svizzera non è più l’Eldorado. Non lo è sicuramente per gli automobilisti, che per diversi decenni hanno percorso avanti e indietro tutti i varchi di frontiera per delle incursioni “riempi e fuggi” nei distributori di benzina elvetici. Almeno fino a quando mettersi in macchina e sconfinare quanto basta per fare il pieno e tornare a casa era conveniente. E lo è stato, per molti anni. Poi, complice un tasso di cambio meno favorevole con il franco svizzero e le contromisure adottate dai territori di confine italiani, il vento è cambiato. E in una sorta di deindustrializzazione sui generis, di quel passato ricco e fiorente, lungo tutta la frontiera svizzera con l’Italia restano in alcuni casi solo gli scheletri: distributori che hanno mantenuto le forme originarie, cambiando però destinazione.
Tutta una questione di distanze: la legge del mercato è chirurgica ma spietata quando si tratta di concorrenza. Sopravvivono solo i più vicini alla linea di confine. Al varco di Pedrinate, qualche chilometro più a Sud nel comune di Chiasso, hanno resistito due distributori Eni in prossimità del confine ma il terzo, appena qualche decina di metri più avanti, non ce l’ha fatta. Oggi è un centro di bellezza. Mantiene la struttura ma anziché erogare carburante dispensa trattamenti estetici:«Abbiamo aperto alla fine del 2017» racconta Rosy, 47 anni,«ma il distributore aveva chiuso almeno 4-5 anni fa ed era durato un paio d’anni soltanto». Stessa sorte a poche centinaia di metri dal confine di Stabio. L’ex stazione di servizio oggi è un cambio-valute. «Noi siamo entrati un anno fa, ma prima c’era un concessionario di macchine, la pompa di benzina credo sia rimasta fino a cinque anni fa» racconta Cinzia, 53 anni, da dietro il bancone.
VENT'ANNI FA C'ERA LA CODA...
Di confine in confine, gli ex distributori hanno trovato una loro seconda vita. Più a Nord, ad Arzo, un impianto ospita un’azienda di spazzacamini, qualche chilometro più distante, c’è chi ha scelto di convertirne uno nella propria abitazione. Per molti altri ancora, il declino del mercato ha portato semplicemente all’abbandono. Al valico di Porto Ceresio, affacciato sul lago di Lugano, dei cinque distributori a ridosso del confine due sono chiusi.
Per tornare alla golden age dei tour della benzina bisogna riportare il calendario agli anni 90. «Lavorare vent’anni fa era stupendo, c’erano le file...», ricorda una dipendente di una delle pompe rimaste. «Io ho iniziato nel 2004» racconta Erika, la sua collega, «e già le code non c’erano più».
I numeri forniti dall’Ufficio federale di statistica svizzero e dall’Unione petrolifera italiana raccontano il lento declino dell’appeal dei distributori elvetici. Nel 1992 un litro di benzina costava in media in Svizzera 0,82 centesimi di euro (al cambio di allora con la lira e rivalutando la cifra al costo della vita attuale). In Italia per la stessa quantità si spendeva 1,31 euro. Nel 1997 il carburante costava 1,10 al litro in Svizzera e in Italia 1,35. Nel 2002 il divario si è ridotto ancora: nel nostro Paese il costo era di 1,31 euro contro 1,14 oltre confine. Nel 2017 in media il costo medio al litro era di 1,52 in Italia e 1,41 in Svizzera. Capitolo a parte per il diesel, che oggi è persino più conveniente nel nostro territorio.
ARRIVANO GLI INCENTIVI
A ridurre l’attrattività delle pompe elvetiche hanno contribuito anche la misure messe in campo dalla Regione Lombardia per disincentivare gli automobilisti a fare il pieno all’estero. Tra tutte, la carta che assegna benefici considerevoli ai residenti nelle aree di confine: oggi chi si trova entro i 10 chilometri dalla frontiera può beneficiare di uno sconto da 23 centesimi al litro, mentre per chi si vive tra i 10 e i 20 l’incentivo scende a 15. Quanto basta per scoraggiare molti lombardi, se si pensa che ad ottobre il prezzo medio alle pompe rilevato dal ministero dello Sviluppo Economico è stato di 1,57 euro al litro e oltre confine gli esercenti più convenienti offrono prezzi intorno a 1,3 euro al litro.
«Oggi non c’è più il vantaggio che c’era una volta per gli automobilisti italiani» evidenzia Massimo Filippini, professore ordinario di Economia politica presso l’Università della Svizzera italiana e il Politecnico federale di Zurigo. «Per molti anni la forte differenza di prezzo tra i due Paesi ha promosso il cosiddetto “turismo del pieno”, ma a partire dal 2008, con il rafforzamento del franco svizzero determinato dalla crisi della zona euro, la differenza di prezzo dei carburanti tra Italia e Svizzera si è ridotta e quindi anche il vantaggio economico di fare il pieno in Svizzera è diminuito. Questo vantaggio si è ulteriormente ridotto dal 2015 da quando la Banca nazionale svizzera ha tolto la soglia minima di conversione per impedire un eccessivo rafforzamento del franco sull’euro». Il colpo definitivo infatti l’ha inferto la banca centrale elvetica quasi cinque anni fa, quando da un giorno all’altro ha eliminato il tetto di 1,2 franchi per euro che aveva fissato tre anni prima per contenere la sopravvalutazione della moneta. Una mossa che ha portato a un drastico rafforzamento della valuta a danno dell’euro, rendendo così ancora meno conveniente fare il pieno oltre confine.
TURISMO DI FRONTIERA
«La riduzione di questo particolare turismo» prosegue ancora Filippini «ha avuto principalmente degli effetti negativi sulle vendite delle stazioni di rifornimento di carburante localizzate sul territorio svizzero a ridosso del confine e sulle entrate dello Stato svizzero, a causa del minor gettito dall’imposta sui carburanti. Non bisogna comunque dimenticare che con la riduzione del “turismo del pieno” un po’ di traffico è diminuito e quindi è calato anche l’inquinamento dell’aria».
I numeri dell’associazione di distributori elvetici descrivono con precisione questo declino progressivo. Nel 1982 in Svizzera si trovavano 5.317 pompe di benzina, appena 10 anni dopo il numero era già sceso quasi di un quarto a 3981. Oggi si attesta a 3.387 punti vendita: in 17 anni più di un distributore su tre ha chiuso i battenti. E la colpa è quasi esclusivamente del calo massiccio degli automobilisti stranieri. Uno studio pubblicato da Silvia Banfi, Massimo Filippini e Lester Hunt ha messo in evidenza come tra il 1986 e il 1992 circa il 25 per cento del totale della benzina venduta nel Paese venisse erogata nelle regioni di confine con l’Italia. Uno studio più recente del 2013 ha mostrato invece che dal 2007, alla vigilia del crollo, il volume del “turismo del pieno” era stimato in 437 milioni di litri all’anno, nel 2013 il dato è sceso a 282: un calo del 35 per cento in soli sei anni.
MEGLIO TENERSI PRONTI
Ma più dei numeri, parlano le strade di confine. Attraversando Novazzano verso il territorio di Mendrisio c’è uno dei tanti distributori in abbandono. Su una delle pompe ormai arrugginite c’è ancora l’insegna Super, il tipo di benzina andato fuori produzione dal 2001. Il tempo, e i contatori degli erogatori, si sono fermati a vent’anni fa. Pochi chilometri più su Sara, 47 anni, sembra la testimone ideale del cambiamento dei tempi. Lavora dietro al bancone di un’altra ex stazione di servizio diventata agenzia di cambio-valuta. Ma il passato glorioso dei “turisti del pieno” lo ricorda bene e con il sorriso. «Sono stata 25 anni al distributore. Si lavorava tanto, la gente veniva per fare benzina ma anche per comprare cioccolato, zucchero, sigarette. Era un bel periodo». Potrebbe sembrare un capitolo chiuso per sempre se non fosse per delle strane forme squadrate colorate sotto la tettoia dell’ex distributore. A guardarle con attenzione, le sagome hanno qualcosa di molto familiare. Somigliano a delle grandi scatole verticali di legno. E quelle? «Lì sotto ci sono ancora le pompe. Magari un giorno tornerà tutto come prima. Non si sa mai, meglio farsi trovare pronti».
Sul Venerdì del 20 dicembre 2019
Tutta una questione di distanze: la legge del mercato è chirurgica ma spietata quando si tratta di concorrenza. Sopravvivono solo i più vicini alla linea di confine. Al varco di Pedrinate, qualche chilometro più a Sud nel comune di Chiasso, hanno resistito due distributori Eni in prossimità del confine ma il terzo, appena qualche decina di metri più avanti, non ce l’ha fatta. Oggi è un centro di bellezza. Mantiene la struttura ma anziché erogare carburante dispensa trattamenti estetici:«Abbiamo aperto alla fine del 2017» racconta Rosy, 47 anni,«ma il distributore aveva chiuso almeno 4-5 anni fa ed era durato un paio d’anni soltanto». Stessa sorte a poche centinaia di metri dal confine di Stabio. L’ex stazione di servizio oggi è un cambio-valute. «Noi siamo entrati un anno fa, ma prima c’era un concessionario di macchine, la pompa di benzina credo sia rimasta fino a cinque anni fa» racconta Cinzia, 53 anni, da dietro il bancone.
VENT'ANNI FA C'ERA LA CODA...
Di confine in confine, gli ex distributori hanno trovato una loro seconda vita. Più a Nord, ad Arzo, un impianto ospita un’azienda di spazzacamini, qualche chilometro più distante, c’è chi ha scelto di convertirne uno nella propria abitazione. Per molti altri ancora, il declino del mercato ha portato semplicemente all’abbandono. Al valico di Porto Ceresio, affacciato sul lago di Lugano, dei cinque distributori a ridosso del confine due sono chiusi.
Per tornare alla golden age dei tour della benzina bisogna riportare il calendario agli anni 90. «Lavorare vent’anni fa era stupendo, c’erano le file...», ricorda una dipendente di una delle pompe rimaste. «Io ho iniziato nel 2004» racconta Erika, la sua collega, «e già le code non c’erano più».
I numeri forniti dall’Ufficio federale di statistica svizzero e dall’Unione petrolifera italiana raccontano il lento declino dell’appeal dei distributori elvetici. Nel 1992 un litro di benzina costava in media in Svizzera 0,82 centesimi di euro (al cambio di allora con la lira e rivalutando la cifra al costo della vita attuale). In Italia per la stessa quantità si spendeva 1,31 euro. Nel 1997 il carburante costava 1,10 al litro in Svizzera e in Italia 1,35. Nel 2002 il divario si è ridotto ancora: nel nostro Paese il costo era di 1,31 euro contro 1,14 oltre confine. Nel 2017 in media il costo medio al litro era di 1,52 in Italia e 1,41 in Svizzera. Capitolo a parte per il diesel, che oggi è persino più conveniente nel nostro territorio.
ARRIVANO GLI INCENTIVI
A ridurre l’attrattività delle pompe elvetiche hanno contribuito anche la misure messe in campo dalla Regione Lombardia per disincentivare gli automobilisti a fare il pieno all’estero. Tra tutte, la carta che assegna benefici considerevoli ai residenti nelle aree di confine: oggi chi si trova entro i 10 chilometri dalla frontiera può beneficiare di uno sconto da 23 centesimi al litro, mentre per chi si vive tra i 10 e i 20 l’incentivo scende a 15. Quanto basta per scoraggiare molti lombardi, se si pensa che ad ottobre il prezzo medio alle pompe rilevato dal ministero dello Sviluppo Economico è stato di 1,57 euro al litro e oltre confine gli esercenti più convenienti offrono prezzi intorno a 1,3 euro al litro.
«Oggi non c’è più il vantaggio che c’era una volta per gli automobilisti italiani» evidenzia Massimo Filippini, professore ordinario di Economia politica presso l’Università della Svizzera italiana e il Politecnico federale di Zurigo. «Per molti anni la forte differenza di prezzo tra i due Paesi ha promosso il cosiddetto “turismo del pieno”, ma a partire dal 2008, con il rafforzamento del franco svizzero determinato dalla crisi della zona euro, la differenza di prezzo dei carburanti tra Italia e Svizzera si è ridotta e quindi anche il vantaggio economico di fare il pieno in Svizzera è diminuito. Questo vantaggio si è ulteriormente ridotto dal 2015 da quando la Banca nazionale svizzera ha tolto la soglia minima di conversione per impedire un eccessivo rafforzamento del franco sull’euro». Il colpo definitivo infatti l’ha inferto la banca centrale elvetica quasi cinque anni fa, quando da un giorno all’altro ha eliminato il tetto di 1,2 franchi per euro che aveva fissato tre anni prima per contenere la sopravvalutazione della moneta. Una mossa che ha portato a un drastico rafforzamento della valuta a danno dell’euro, rendendo così ancora meno conveniente fare il pieno oltre confine.
TURISMO DI FRONTIERA
«La riduzione di questo particolare turismo» prosegue ancora Filippini «ha avuto principalmente degli effetti negativi sulle vendite delle stazioni di rifornimento di carburante localizzate sul territorio svizzero a ridosso del confine e sulle entrate dello Stato svizzero, a causa del minor gettito dall’imposta sui carburanti. Non bisogna comunque dimenticare che con la riduzione del “turismo del pieno” un po’ di traffico è diminuito e quindi è calato anche l’inquinamento dell’aria».
I numeri dell’associazione di distributori elvetici descrivono con precisione questo declino progressivo. Nel 1982 in Svizzera si trovavano 5.317 pompe di benzina, appena 10 anni dopo il numero era già sceso quasi di un quarto a 3981. Oggi si attesta a 3.387 punti vendita: in 17 anni più di un distributore su tre ha chiuso i battenti. E la colpa è quasi esclusivamente del calo massiccio degli automobilisti stranieri. Uno studio pubblicato da Silvia Banfi, Massimo Filippini e Lester Hunt ha messo in evidenza come tra il 1986 e il 1992 circa il 25 per cento del totale della benzina venduta nel Paese venisse erogata nelle regioni di confine con l’Italia. Uno studio più recente del 2013 ha mostrato invece che dal 2007, alla vigilia del crollo, il volume del “turismo del pieno” era stimato in 437 milioni di litri all’anno, nel 2013 il dato è sceso a 282: un calo del 35 per cento in soli sei anni.
MEGLIO TENERSI PRONTI
Ma più dei numeri, parlano le strade di confine. Attraversando Novazzano verso il territorio di Mendrisio c’è uno dei tanti distributori in abbandono. Su una delle pompe ormai arrugginite c’è ancora l’insegna Super, il tipo di benzina andato fuori produzione dal 2001. Il tempo, e i contatori degli erogatori, si sono fermati a vent’anni fa. Pochi chilometri più su Sara, 47 anni, sembra la testimone ideale del cambiamento dei tempi. Lavora dietro al bancone di un’altra ex stazione di servizio diventata agenzia di cambio-valuta. Ma il passato glorioso dei “turisti del pieno” lo ricorda bene e con il sorriso. «Sono stata 25 anni al distributore. Si lavorava tanto, la gente veniva per fare benzina ma anche per comprare cioccolato, zucchero, sigarette. Era un bel periodo». Potrebbe sembrare un capitolo chiuso per sempre se non fosse per delle strane forme squadrate colorate sotto la tettoia dell’ex distributore. A guardarle con attenzione, le sagome hanno qualcosa di molto familiare. Somigliano a delle grandi scatole verticali di legno. E quelle? «Lì sotto ci sono ancora le pompe. Magari un giorno tornerà tutto come prima. Non si sa mai, meglio farsi trovare pronti».
Sul Venerdì del 20 dicembre 2019