Una notte a caccia di pedofili
Claudia Arletti , di CLAUDIA ARLETTICon gli agenti sotto copertura della polizia postale che sorvegliano il web più dark. E qui raccontano come arrivano agli arresti. E come fanno a non perdere la testa
ROMA. Dovendo stilare una classifica dei lavori più usuranti al mondo, quale posizione dovrebbero occupare i cacciatori di pedofili? Nelle sale iper tecnologiche della Polizia postale, periferia est di Roma, ci sono uomini che ogni giorno si calano nel dark web, nell'oscurità della Rete più segreta e temibile, sperando di salvare un bambino, che potrebbe essere il nostro; ma non ci sono né orrore né collera. Non sentirete mai dire "orchi" o "mostri", le parole delle quali sono ghiotti i tg; qui i pedofili li chiamano "membri del board", oppure "sospetti" e "autori". Più spesso, "soggetti".
Un esercizio interiore permanente insegna a questi 22 poliziotti - uomini e donne - a dominare la sete di vendetta. Una risata bevendo il caffè e il disegno di una figlia bambina sul muro "ci ricordano che restiamo parte del consesso degli umani". Certo era meno sconvolge…
Un esercizio interiore permanente insegna a questi 22 poliziotti - uomini e donne - a dominare la sete di vendetta. Una risata bevendo il caffè e il disegno di una figlia bambina sul muro "ci ricordano che restiamo parte del consesso degli umani". Certo era meno sconvolge…
ROMA. Dovendo stilare una classifica dei lavori più usuranti al mondo, quale posizione dovrebbero occupare i cacciatori di pedofili? Nelle sale iper tecnologiche della Polizia postale, periferia est di Roma, ci sono uomini che ogni giorno si calano nel dark web, nell'oscurità della Rete più segreta e temibile, sperando di salvare un bambino, che potrebbe essere il nostro; ma non ci sono né orrore né collera. Non sentirete mai dire "orchi" o "mostri", le parole delle quali sono ghiotti i tg; qui i pedofili li chiamano "membri del board", oppure "sospetti" e "autori". Più spesso, "soggetti".
Un esercizio interiore permanente insegna a questi 22 poliziotti - uomini e donne - a dominare la sete di vendetta. Una risata bevendo il caffè e il disegno di una figlia bambina sul muro "ci ricordano che restiamo parte del consesso degli umani". Certo era meno sconvolgente scortare i furgoni portavalori. Internet ha complicato e ampliato la già vasta gamma dei reati legati alla comunicazione e oggi ci si concentra su cyberbullismo, stalking, porn revenge, cyber terrorismo e truffe online - l'aggettivo "postale" ha dunque fatto il suo tempo e su come sostituirlo è aperto il dibattito.
Ma l'attività principale, alla quale sono dedicati più persone-più mezzi-più tempo, è quella del Cncpo, Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online: coordina le inchieste in corso in Italia e ha la competenza esclusiva a svolgere indagini sotto copertura. Dove l'agente si finge uno di loro e partecipa tristemente al gioco. Gli obiettivi del Cncpo - a volere stringere - sono due: identificare il "soggetto" e mettere in sicurezza la vittima, e quest'ultima è certamente la parte più difficile, perché molto del materiale nel dark web viene dall'estero, dalla Thailandia, dalle Filippine; mica facile rintracciare i bambini e organizzare un salvataggio laggiù. Solo nel 2019 il Cncpo ha seguito più di 900 casi. Le perquisizioni sono state oltre 400. Nel dark web l'indirizzo ip - che identifica i computer nella Rete da noi tutti utilizzata - non si vede e l'anonimato è assoluto e garantito. La sfida quindi sta in questo, nel prendere l'immateriale che passa sullo schermo e attribuirgli una collocazione fisica, un punto di partenza o di arrivo.
Eva Claudia Cosentino, 44 anni, che con il ruolo di vicequestore guida il Cncpo, spiega l'importanza di aggiornare il database delle inchieste: "Poiché la Rete non ha confini geografici, può capitare che più uffici, in città diverse, lavorino sullo stesso 'soggetto'. Appena riusciamo a dargli un nome, si chiarisce la competenza territoriale. Ma finché abbiamo solo un nick, un soprannome, le sovrapposizioni sono possibili".
Anche la black list dei siti che scottano è rivista di continuo, in collaborazione con l'Interpol e l'Europol. Il 31 ottobre erano 2.278, ma tra sequestri, chiusure e nuovi ingressi il numero è fluttuante. Alla repentina e capillare diffusione degli smartphone, fra tante iatture, si deve anche l'avere moltiplicato a dismisura il numero dei filmati e delle foto e l'avere reso più facile collegarsi a internet, e dunque al dark web, ovunque ci si trovi. La pedopornografia on line, un tempo praticata davanti ai pc, è diventata tascabile e mobile, quindi quasi inafferrabile.
UNO DI LORO
È l'agente Giovanni T., ingegnere informatico, a spiegare cosa significhi indagare sotto copertura, mentre i tre schermi sulla sua scrivania - momentaneamente a riposo - rimandano la visione di un pacifico mare smeraldo. È il più anziano della "squadretta", come la chiama scherzando: dal 2012 dà la caccia ai pedofili fingendosi uno di loro. Segue da infiltrato decine di casi singoli e due o tre indagini più corpose.
"Alcune inchieste durano anni" racconta. "Devi collegarti e armarti di santa pazienza. Aspetti che dall'altra parte si commetta un errore, e intanto partecipi alle attività del board - un tempo li chiamavamo forum - cioè condivisioni di immagini, video, esperienze. Anche il live streaming, sì, dove l'utente prenota il bambino e ordina gli abusi da compiere in diretta... E poi, magari dopo mesi o anni che ci parli online, capita che si fidino. Che ci stiano a incontrarti per davvero. Per cosa... Per scambiare il materiale. Roba sempre criptata: tu dài qualcosa a me io dò qualcosa a te, come si farebbe con le figurine".
Racconta che al momento dell'arresto ognuno reagisce a suo modo. "C'è persino chi è sollevato. Tempo fa mi capita un tale, un ingegnere. Abusa di una bambina di 11 anni figlia di conoscenti, e poi posta i video. Ci diamo appuntamento a un autogrill, sull'autostrada per Venezia. Prima vuole vedere cosa gli ho portato. Quando lo arrestiamo, è sbigottito".
Dopo anni passati ad aspettare che accada qualcosa, capita che non ci sia tempo per pensare. "C'è questo soggetto che abusa della figlioletta e di due nipotine; appena riusciamo a risalire alla sua identità, in un altro board, sorvegliato da un collega, scrive che la moglie sta per partire, così nel weekend "avrà a disposizione le sue bambine". Ero fuori per un'altra operazione. Torno a Roma, cambio valigia e riparto. Chi era... Un lombardo, sui 40 anni, disoccupato. Per niente collaborativo. Lì per lì in casa non riusciamo neanche a trovare il materiale. Criptano tutto, sono informatissimi, aggiornati. Lei conosceva la sigla Cncpo prima di venire qui? La gente normale non ne sa niente. Invece mi succede di entrare in una casa e di sentirmi chiedere: siete del Cncpo, vero?".
Ognuno qui può dirvi di un caso che gli ha spezzato il cuore. Eva Claudia Cosentino ha in mente una bambina di quattro anni: la madre lontana, i nonni inconsapevoli, era abusata dal padre, che la riprendeva e diffondeva online le foto. "Per il papà stravedeva, aveva un affetto sconfinato".
I BUONI E I CATTIVI
Vecchi e giovani. Operai e professori. Ingegneri e meccanici. Nullafacenti. Psicologi. Padri di famiglia. Single. "È un reato trasversale. Anche l'idea che il carnefice sia stato a sua volta una vittima per me è una leggenda" dice Giovanni T. Donne? "In tanti anni, posso contarle sulle dita di una mano".
Ci sono agenti che, diventati genitori, chiedono di essere trasferiti ad altri incarichi. Come si fa a resistere? "Non è facile e non è leggero. Cerco di essere professionale e basta. Non sta a me dividere i buoni e i cattivi. E se piango, va bene così, mi ricorda che sono umano. Che sono aberrato da certe immagini. Difendo la mia normalità e mi tengo stretto un sentimento di fiducia nell'umanità".
Cristina Bonucchi e Patrizia Torretta, le poliziotte psicologhe del Cncpo, nel 2007 hanno avviato una ricerca fra gli operatori della Postale che si occupano di pedofilia. Il risultato più sorprendente ha a che fare con la teoria della Post Traumatic Growth, per la quale un evento traumatico talora può avere ricadute positive: "Abbiamo riscontrato nei nostri colleghi una maggiore consapevolezza di sé". Ma giorno per giorno il contatto con quello che definiscono "materiale tossico, radioattivo e altamente pericoloso per la psiche" si neutralizza con tecniche da exit strategy: condividere con i colleghi esperienze ed emozioni, ridurre l'esposizione, accelerare lo scorrimento delle immagini mentre si esamina il materiale sequestrato...
Viene fuori che anche le psicologhe partecipano ai blitz. "I familiari spesso non sanno niente e restano impietriti. Li aiutiamo a fare i conti con la verità, e magari poi restiamo in contatto. Perché sa, dopo gli arresti, nelle case inizia tutta un'altra vita".
Sul Venerdì del 13 dicembre 2019
Un esercizio interiore permanente insegna a questi 22 poliziotti - uomini e donne - a dominare la sete di vendetta. Una risata bevendo il caffè e il disegno di una figlia bambina sul muro "ci ricordano che restiamo parte del consesso degli umani". Certo era meno sconvolgente scortare i furgoni portavalori. Internet ha complicato e ampliato la già vasta gamma dei reati legati alla comunicazione e oggi ci si concentra su cyberbullismo, stalking, porn revenge, cyber terrorismo e truffe online - l'aggettivo "postale" ha dunque fatto il suo tempo e su come sostituirlo è aperto il dibattito.
Ma l'attività principale, alla quale sono dedicati più persone-più mezzi-più tempo, è quella del Cncpo, Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online: coordina le inchieste in corso in Italia e ha la competenza esclusiva a svolgere indagini sotto copertura. Dove l'agente si finge uno di loro e partecipa tristemente al gioco. Gli obiettivi del Cncpo - a volere stringere - sono due: identificare il "soggetto" e mettere in sicurezza la vittima, e quest'ultima è certamente la parte più difficile, perché molto del materiale nel dark web viene dall'estero, dalla Thailandia, dalle Filippine; mica facile rintracciare i bambini e organizzare un salvataggio laggiù. Solo nel 2019 il Cncpo ha seguito più di 900 casi. Le perquisizioni sono state oltre 400. Nel dark web l'indirizzo ip - che identifica i computer nella Rete da noi tutti utilizzata - non si vede e l'anonimato è assoluto e garantito. La sfida quindi sta in questo, nel prendere l'immateriale che passa sullo schermo e attribuirgli una collocazione fisica, un punto di partenza o di arrivo.
Eva Claudia Cosentino, 44 anni, che con il ruolo di vicequestore guida il Cncpo, spiega l'importanza di aggiornare il database delle inchieste: "Poiché la Rete non ha confini geografici, può capitare che più uffici, in città diverse, lavorino sullo stesso 'soggetto'. Appena riusciamo a dargli un nome, si chiarisce la competenza territoriale. Ma finché abbiamo solo un nick, un soprannome, le sovrapposizioni sono possibili".
Anche la black list dei siti che scottano è rivista di continuo, in collaborazione con l'Interpol e l'Europol. Il 31 ottobre erano 2.278, ma tra sequestri, chiusure e nuovi ingressi il numero è fluttuante. Alla repentina e capillare diffusione degli smartphone, fra tante iatture, si deve anche l'avere moltiplicato a dismisura il numero dei filmati e delle foto e l'avere reso più facile collegarsi a internet, e dunque al dark web, ovunque ci si trovi. La pedopornografia on line, un tempo praticata davanti ai pc, è diventata tascabile e mobile, quindi quasi inafferrabile.
UNO DI LORO
È l'agente Giovanni T., ingegnere informatico, a spiegare cosa significhi indagare sotto copertura, mentre i tre schermi sulla sua scrivania - momentaneamente a riposo - rimandano la visione di un pacifico mare smeraldo. È il più anziano della "squadretta", come la chiama scherzando: dal 2012 dà la caccia ai pedofili fingendosi uno di loro. Segue da infiltrato decine di casi singoli e due o tre indagini più corpose.
"Alcune inchieste durano anni" racconta. "Devi collegarti e armarti di santa pazienza. Aspetti che dall'altra parte si commetta un errore, e intanto partecipi alle attività del board - un tempo li chiamavamo forum - cioè condivisioni di immagini, video, esperienze. Anche il live streaming, sì, dove l'utente prenota il bambino e ordina gli abusi da compiere in diretta... E poi, magari dopo mesi o anni che ci parli online, capita che si fidino. Che ci stiano a incontrarti per davvero. Per cosa... Per scambiare il materiale. Roba sempre criptata: tu dài qualcosa a me io dò qualcosa a te, come si farebbe con le figurine".
Racconta che al momento dell'arresto ognuno reagisce a suo modo. "C'è persino chi è sollevato. Tempo fa mi capita un tale, un ingegnere. Abusa di una bambina di 11 anni figlia di conoscenti, e poi posta i video. Ci diamo appuntamento a un autogrill, sull'autostrada per Venezia. Prima vuole vedere cosa gli ho portato. Quando lo arrestiamo, è sbigottito".
Dopo anni passati ad aspettare che accada qualcosa, capita che non ci sia tempo per pensare. "C'è questo soggetto che abusa della figlioletta e di due nipotine; appena riusciamo a risalire alla sua identità, in un altro board, sorvegliato da un collega, scrive che la moglie sta per partire, così nel weekend "avrà a disposizione le sue bambine". Ero fuori per un'altra operazione. Torno a Roma, cambio valigia e riparto. Chi era... Un lombardo, sui 40 anni, disoccupato. Per niente collaborativo. Lì per lì in casa non riusciamo neanche a trovare il materiale. Criptano tutto, sono informatissimi, aggiornati. Lei conosceva la sigla Cncpo prima di venire qui? La gente normale non ne sa niente. Invece mi succede di entrare in una casa e di sentirmi chiedere: siete del Cncpo, vero?".
Ognuno qui può dirvi di un caso che gli ha spezzato il cuore. Eva Claudia Cosentino ha in mente una bambina di quattro anni: la madre lontana, i nonni inconsapevoli, era abusata dal padre, che la riprendeva e diffondeva online le foto. "Per il papà stravedeva, aveva un affetto sconfinato".
I BUONI E I CATTIVI
Vecchi e giovani. Operai e professori. Ingegneri e meccanici. Nullafacenti. Psicologi. Padri di famiglia. Single. "È un reato trasversale. Anche l'idea che il carnefice sia stato a sua volta una vittima per me è una leggenda" dice Giovanni T. Donne? "In tanti anni, posso contarle sulle dita di una mano".
Ci sono agenti che, diventati genitori, chiedono di essere trasferiti ad altri incarichi. Come si fa a resistere? "Non è facile e non è leggero. Cerco di essere professionale e basta. Non sta a me dividere i buoni e i cattivi. E se piango, va bene così, mi ricorda che sono umano. Che sono aberrato da certe immagini. Difendo la mia normalità e mi tengo stretto un sentimento di fiducia nell'umanità".
Cristina Bonucchi e Patrizia Torretta, le poliziotte psicologhe del Cncpo, nel 2007 hanno avviato una ricerca fra gli operatori della Postale che si occupano di pedofilia. Il risultato più sorprendente ha a che fare con la teoria della Post Traumatic Growth, per la quale un evento traumatico talora può avere ricadute positive: "Abbiamo riscontrato nei nostri colleghi una maggiore consapevolezza di sé". Ma giorno per giorno il contatto con quello che definiscono "materiale tossico, radioattivo e altamente pericoloso per la psiche" si neutralizza con tecniche da exit strategy: condividere con i colleghi esperienze ed emozioni, ridurre l'esposizione, accelerare lo scorrimento delle immagini mentre si esamina il materiale sequestrato...
Viene fuori che anche le psicologhe partecipano ai blitz. "I familiari spesso non sanno niente e restano impietriti. Li aiutiamo a fare i conti con la verità, e magari poi restiamo in contatto. Perché sa, dopo gli arresti, nelle case inizia tutta un'altra vita".
Sul Venerdì del 13 dicembre 2019