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Robert Biedron, sindaco di Slupsk e leader del partito progressista Wiosna (Primavera) (Getty Images) 

Robert Biedron: «Porterò l'arcobaleno nella Polonia sovranista»

L'Europa. Una destra che vive di nemici. Gli insulti ricevuti (anche da Walesa). Parla il sindaco gay di Slupsk, ora candidato delle sinistre alle presidenziali
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Se l'aspetta, la domanda. Non possiamo farci niente, tocca essere banali: come ci si sente da primo candidato dichiaratamente gay alla carica di presidente della Repubblica polacca? Robert Biedron ha la mente aguzza ma l'animo tondo. Sospira, si mette a ridere, poi risponde serafico: "È un déjà vu, e nemmeno il primo". Quando la coalizione dei tre principali partiti di sinistra polacchi ha scelto questo europarlamentare poco più che quarantenne come candidato alle presidenziali del prossimo maggio, sapeva che era un azzardo calcolato: "Sono stato il primo parlamentare apertamente gay della storia polacca, poi il primo sindaco gay dell'Europa centro-orientale, e quando lo scorso anno ho fondato Wiosna (Primavera) il primo gay a dirigere un partito". Non si è mai fermato, non ha mai smussato la sua identità di attivista per i diritti delle minoranze: "Il mio non è un Paese particolarmente laico, ma non…
Se l'aspetta, la domanda. Non possiamo farci niente, tocca essere banali: come ci si sente da primo candidato dichiaratamente gay alla carica di presidente della Repubblica polacca? Robert Biedron ha la mente aguzza ma l'animo tondo. Sospira, si mette a ridere, poi risponde serafico: "È un déjà vu, e nemmeno il primo". Quando la coalizione dei tre principali partiti di sinistra polacchi ha scelto questo europarlamentare poco più che quarantenne come candidato alle presidenziali del prossimo maggio, sapeva che era un azzardo calcolato: "Sono stato il primo parlamentare apertamente gay della storia polacca, poi il primo sindaco gay dell'Europa centro-orientale, e quando lo scorso anno ho fondato Wiosna (Primavera) il primo gay a dirigere un partito". Non si è mai fermato, non ha mai smussato la sua identità di attivista per i diritti delle minoranze: "Il mio non è un Paese particolarmente laico, ma non sarei qui se avessi avuto paura di prendere posizioni controverse".

Ora siamo noi a sorridere dell'understatement con cui Biedron parla del conservatorismo del suo Paese, che da anni inquieta i progressisti e delizia i sovranisti di tutta Europa. Una storia, un credo, una nazione. Qualche mese fa, per rintuzzare un acceso dibattito sulla pedofilia nei ranghi del clero, al carismatico leader populista Jaroslaw Kaczynski è bastato sibilare che "chi attacca la Chiesa attacca la Polonia".

Passione per i diritti
Kaczynski ha stravinto le legislative di ottobre con il 44 per cento. Tutti i sondaggi dicono che a maggio il suo partito Diritto e Giustizia celebrerà l'ennesimo trionfo con la conferma dell'attuale presidente Andrzej Duda. Ma Biedron vorrebbe rovinargli la festa. Ci tiene a ricordare che è cresciuto ai piedi dei Carpazi, "nella regione più conservatrice di tutta la Polonia". Si trattava di soccombere o lottare: nascondere la propria omosessualità o esibirla come dato politico partecipando al primo Gay Pride polacco del 2001, e fondando a 25 anni la Campagna contro l'omofobia. Oggi è il candidato presidenziale di tutta la sinistra, vorrebbe parlare di ambientalismo, giustizia sociale, al limite trasporti pubblici. Ma la sua passione per i diritti individuali si è temprata ingoiando rospi omofobi non solamente verbali: "Sono stato aggredito più volte per la mia omosessualità, anche da parlamentare".

La ferita più profonda si è però quasi rimarginata: nel 2013 Lech Walesa, mitico primo presidente della rinnovata democrazia polacca, invitò lui e una sua collega transgender ad andarsi a sedere nell'ultima fila dei banchi parlamentari, "anzi meglio ancora dietro al muro". Biedron rispose da par suo, ribadendo la sua ammirazione per Walesa e andando a occupare la primissima fila. È anche per questa sua allegra determinazione che, nonostante gli anatemi di chi continua a parlare di "peste arcobaleno", la Polonia sta cambiando, e con lei i suoi padri nobili: "Walesa non mi ha mai chiesto scusa, ma nel 2018 è venuto a trovarmi a Slupsk, a pochi chilometri da Danzica, complimentandosi per il mio lavoro di sindaco e dicendo pubblicamente che sarei stato un ottimo candidato alle presidenziali del 2020".  

La sinistra in Polonia era scomparsa: "Fino a ottobre il nostro parlamento era l'unico di tutta l'Unione senza una componente progressista". C'erano la destra sovranista e la destra filoeuropea (che alle presidenziali lancia invece Malgorzata Kidawa-Blonska): "Ora siamo di nuovo il terzo blocco e abbiamo capito una cosa, che il governo di Diritto e Giustizia si batte solo se recuperiamo il rapporto con gli ultimi, nessuno deve rimanere indietro".

La ricetta dei populisti
Sì, perché il successo travolgente dei populisti polacchi ha una componente amara proprio per la sinistra: da quando è al potere il partito di Kaczinsky sono aumentati i salari, è diminuita l'età pensionabile, è stata praticamente sradicata la povertà infantile. L'economia cresce e le finanze pubbliche sono in salute grazie a un boom dei consumi interni che fa felici famiglie e imprese: "Il problema di Diritto e Giustizia è che fa pagare la prosperità economica con pesanti regressioni sul piano dei diritti".

Biedron è convinto che la sua presidenza sarebbe il giusto contrappeso a un esecutivo che tende a cannibalizzare ogni altro potere: "Non firmerei mai la legge appena approvata che consente di licenziare i giudici critici con il governo". E poi l'Europa: "Ormai siamo amici solo di Trump, ma il nostro posto è qui, vicino a tedeschi, francesi, italiani" si infervora. "Dobbiamo colmare al più presto il fossato che è tornato a dividere il nostro continente". Quando si candidò a governare i centomila abitanti di Slupsk i sondaggi lo davano al 4 per cento. Era il 2014 e, oltre che ateo e gay, in riva al Baltico faceva pure la figura del catapultato da Varsavia. Quattro mesi dopo diventava sindaco con il 57 per cento dei consensi. È stato un amministratore di successo, ha abbattuto i debiti migliorando i servizi, e ora riparte dalla coda: a quattro mesi dalle presidenziali è dato al 10 per cento, la scommessa è arrivare al secondo turno e poi vedersela con il candidato populista. Comunque vada, per lui il successo è già arrivato da un pezzo: "Quando ho scoperto di essere gay mi volevo suicidare" ha confidato a un giornalista americano. "E invece guarda dove sono arrivato!".

Violenza e retorica
In Polonia l'economia corre, la disoccupazione crolla, il reddito pro capite tallona ormai quello del Portogallo. Ma il discorso pubblico resta saturo di violenza: "Dopo l'assassinio del mio amico e collega Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica, ho sperato che tutto cambiasse" dice. "Ma un anno dopo siamo alle prese con la stessa retorica manichea, e la stessa ricerca di capri espiatori: l'Europa, i giudici, i rifugiati o i gay come me". Le presidenziali sono a primavera, come il nome del suo partito. Chissà che i polacchi non vogliano cambiare umore al Paese.

Sul Venerdì del 24 gennaio 2020