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 Amélie Nothombn è nata a Etterbeek, in Belgio, nel 1966 (Getty Images) 

L'ultima tentazione di Amélie Nothomb

Un Gesù che adora mangiare, innamorato della Maddalena, parla in prima persona in Sete, 28° romanzo dell'infaticabile autrice belga, in libreria dal 20 febbraio. "È una storia che mi ossessiona da sempre"
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Al ventottesimo romanzo, dopo venti milioni di copie vendute nel mondo, Amélie Nothomb, con Sete, ha cambiato passo, e ha sfiorato il premio Goncourt, il più prestigioso e austero di Francia. Sete, in uscita in Italia per l'editore Voland il 20 febbraio, non è molto differente dagli altri suoi amatissimi romanzi, che assomigliano al suo aspetto raffinato, esile e intenso da eterna adolescente. I libri di Amélie si leggono con delizia, e una volta deposti si rivelano molto più complicati e profondi di quanto avessimo preventivato: che abbiano come tema l'anoressia, la crudeltà, la creazione, l'autismo, l'identità.

Ora Sete abborda un punto culminante della nostra civiltà, la vita e la crocifissione di Gesù, e in prima persona; il tono è fatalmente più alto, ma comunque spesso leggiadro: più aperto del solito è il senso secondo del suo testo, la protesta contro la deriva sadica e …
Al ventottesimo romanzo, dopo venti milioni di copie vendute nel mondo, Amélie Nothomb, con Sete, ha cambiato passo, e ha sfiorato il premio Goncourt, il più prestigioso e austero di Francia. Sete, in uscita in Italia per l'editore Voland il 20 febbraio, non è molto differente dagli altri suoi amatissimi romanzi, che assomigliano al suo aspetto raffinato, esile e intenso da eterna adolescente. I libri di Amélie si leggono con delizia, e una volta deposti si rivelano molto più complicati e profondi di quanto avessimo preventivato: che abbiano come tema l'anoressia, la crudeltà, la creazione, l'autismo, l'identità.

Ora Sete abborda un punto culminante della nostra civiltà, la vita e la crocifissione di Gesù, e in prima persona; il tono è fatalmente più alto, ma comunque spesso leggiadro: più aperto del solito è il senso secondo del suo testo, la protesta contro la deriva sadica e disumanizzante che questa storia ha comportato per la nostra religione, e la nostra vita. È un Gesù, il suo, pieno di gusto per la vita; adora mangiare, dormire, e dormire con Maria Maddalena. Durante la crocifissione è stupito e ferito dallo sguardo avido e inerte degli astanti; e questo deve essere un ricordo di Amélie: in Metafisica dei tubi racconta di quando a tre anni, in Giappone, sta per affogare nel mare, e la osservano senza intervenire, per il principio nipponico che salvare la vita a qualcuno è scortese, sarebbe obbligarlo a una gratitudine troppo grande. Questo romanzo sembra venire davvero da lontano.

Nel suo Biografia della fame la bambina viene rimproverata: "Sempre a leggere i Vangeli! Quando ci sono i fumetti...".
"In effetti questo di Sete è il mio progetto più antico. Avevo due anni e mezzo quando mio padre mi ha spiegato per la prima volta chi era Gesù, e per me è stata un'emozione tremenda. Gesù è diventato il mio eroe; ero persuasa di avere una comunicazione diretta ed eccezionale con lui, e che gli andavo bene".

Molto più avanti, nella sua formazione ci sono stati i corsi di un grande studioso, Albert Mingelgrün, sugli echi biblici in letteratura.
"Questa ossessione non mi ha mai abbandonata. Certo è cambiata nel corso degli anni; nell'infanzia, il rapporto con il mio eroe Gesù era confidenziale e del tutto piacevole. Poi nell'adolescenza ho preso coscienza di quello che sapevo ma di cui fino a quel momento non mi ero preoccupata oltremisura, cioè che Gesù era stato crocefisso. Per me è stato uno choc enorme, era uno scandalo; mi sono chiesta com'era possibile che Gesù avesse accettato una tale sofferenza. È diventato un vero problema; mi ha ossessionato negli anni, e sapevo che a un certo momento avrei dovuto raccontare io stessa questa storia - perché quando non capisco qualcosa, il solo modo di poter vedere un po' più chiaro è di scriverne. Ci voleva molta, molta riflessione. Ho cercato così di diventare scrittrice; ma soprattutto di sentirmi all'altezza di un argomento simile. Ogni anno mi dicevo: è venuto il momento? È il tempo di scrivere la tua versione della passione di Cristo? e ogni volta mi dicevo: ma no, non ho il talento necessario, non ho la dimensione che ci vuole. Ogni anno rinviavo. E poi, era l'aprile 2018, mi sono detta: "Amélie, hai più di 50 anni, credi davvero di poter ancora progredire? No, invecchierai, perderai le forze, un giorno non sarai più capace di raccontare questa storia che ha tanto peso per te. Dunque non importa se non ti senti in grado, mettitici. La buona notizia è che nessuno è all'altezza di un argomento come questo, né tu né nessun altro".

"Avere un corpo, è quello che può capitare di meglio" dice Gesù nel romanzo. L'incarnazione è un tema interessante per chi ha vissuto l'anoressia...
"Credo proprio che l'anoressia di cui ho sofferto nell'adolescenza sia stata dovuta a questa educazione giudaico-cristiana drammatica che abbiamo in Occidente. Ci insegnano che il corpo è disprezzabile e che la parte stimabile dell'individuo è lo spirito. Ora nei Vangeli è scritto che Gesù è Dio "incarnato". Nell'anoressia mi sono sentita nella dimensione più infima, più stupida di me stessa, ma è stato il corpo che mi ha salvato. Avevo 15 anni e mezzo, stavo per morire, ero incapace di nutrirmi e a un certo momento si è avverato un miracolo che ho vissuto come un orrore, e cioè il mio corpo ha lasciato la mia anima ed è andato a mangiare. Era un abominio per me; e ci sono voluti molti anni per capire che il corpo mi aveva salvato la vita e ancora altri perché corpo e anima si mescolassero e potessi funzionare di nuovo. Non ero più adolescente; ho dovuto raggiungere l'età di giovane adulta per capire le virtù del corpo, per stimarlo più dell'anima".

C'è nel romanzo una piccola, continua polemica di Gesù verso il Padre, che ha avuto "un colpo di genio" a inventare il corpo, ma non sa bene cosa sia.
"Le relazioni tra Gesù e il Padre sono molto complicate, molto malsane. Come si può presentare Dio come un padre amorevole quando sacrifica il proprio figlio per (si dice) il nostro bene? È importante parlare di sacrificio, di martirio: perché noi viviamo in questo mondo del sacrificio e del martirio, e ne vediamo il danno ogni giorno. Avevo bisogno di regolare i conti con l'idea stessa del sacrificio".

Sete mostra Gesù innamorato della Maddalena.
"Gesù è il campione dell'amore, anche del genere 'convulsivo'. Per me non era il soggetto polemico del libro, e mi sono stupita perché quando è uscito si è polemizzato più sul fatto che Gesù avesse una relazione amorosa e sessuale con Maddalena che sulla parte che consideravo veramente scandalosa, e cioè la crocifissione. Non pensavo che fossimo ancora a quel punto".

La Passione inizia con una scena comica e atroce: i miracolati testimoni a carico di Gesù...
"È un'evidenza, si è sempre puniti per il bene che si fa. Nessuno vi perdona i doni. Mi sono detta che i miracolati dovevano avere un rancore terribile verso Gesù".

La Crocifissione è intollerabile al pensiero, oggi?
"È il malinteso estremo della religione cristiana. Ci presentano la crocifissione come un regalo di Dio; per me è puro sadismo. Intanto è inverosimile che sia per la nostra salvezza; abbiamo per caso l'aria di essere salvati? È evidente che non siamo stati salvati. Gesù si è lasciato sacrificare in pura perdita - un sacrificio mostruoso, inutile: peggio che inutile, nocivo. Gesù doveva sapere che l'esempio del suo martirio avrebbe fatto scuola; l'odio del corpo che ci viene insegnato con la crocifissione ha fatto talmente male all'umanità, infelice a forza di masochismo! Com'è possibile che Gesù abbia accettato questo? E così ho dovuto scrivere questo libro per avere un abbozzo di risposta a questa domanda che mi fa star male".

Può spiegarci il titolo Sete?
"Bisogna dire che sono una campionessa della sete - di acqua, di champagne, di conoscenza; sono un'eterna assetata. Ho scoperto con stupore che molti ragazzi oggi non conoscono la sete; si vive in un mondo in cui c'è sempre una bottiglia a portata di mano. Invito i giovani a sperimentare la sete, a restare - non un giorno, ma almeno qualche ora - senza bere, e poi prendere un bicchiere d'acqua. È la trance mistica alla portata di tutti. Per me non è un simbolo, una metafora della fede: è la fede".

Sul Venerdì del 14 febbraio 2020