San Valentino: veri o finti, i baci in foto vengono sempre bene
Michele Smargiassi , di MICHELE SMARGIASSIQuello ritratto da Robert Doisneau all'Hotel de Ville di settanta anni fa non era affatto rubato, eppure ce ne siamo innamorati lo stesso. Come di tante altre immagini a fior di labbra. Non solo romantiche
Finì per chiamarla image pute, una fotografia pocodibuono, una fotografia ruffiana. Glielo avessero detto in anticipo, a Robert Doisneau, che sarebbe diventato un bacio al veleno, forse quel giorno d'inverno di settant'anni fa avrebbe trattenuto il dito sul pulsante di scatto della sua Rollei. Il bacio più bacio di tutti i baci, icona stessa di San Valentino, scambiata milioni di volte tra gli innamorati del pianeta, "ha rovinato gli ultimi anni della sua vita", ammise qualche tempo fa Francine, figlia di quel grande poeta delle strade e dei bistrot parigini, gemello visuale di Jacques Prévert che era suo caro amico. Due processi, lunghissime polemiche sulla sua autenticità, la fama ingombrante di un'immagine che rischiò di oscurare il suo stesso autore: e dire che a Doisneau quella foto neppure piaceva tanto, la trovava "superficiale, facile da vendere". Ma non c'è nulla da fare: il Baiser de l'Hô…
Finì per chiamarla image pute, una fotografia pocodibuono, una fotografia ruffiana. Glielo avessero detto in anticipo, a Robert Doisneau, che sarebbe diventato un bacio al veleno, forse quel giorno d'inverno di settant'anni fa avrebbe trattenuto il dito sul pulsante di scatto della sua Rollei. Il bacio più bacio di tutti i baci, icona stessa di San Valentino, scambiata milioni di volte tra gli innamorati del pianeta, "ha rovinato gli ultimi anni della sua vita", ammise qualche tempo fa Francine, figlia di quel grande poeta delle strade e dei bistrot parigini, gemello visuale di Jacques Prévert che era suo caro amico. Due processi, lunghissime polemiche sulla sua autenticità, la fama ingombrante di un'immagine che rischiò di oscurare il suo stesso autore: e dire che a Doisneau quella foto neppure piaceva tanto, la trovava "superficiale, facile da vendere". Ma non c'è nulla da fare: il Baiser de l'Hôtel de Ville resta scolpito nel marmo rosa dell'immaginario romantico del pianeta, a dispetto di tutto quello che sappiamo ormai sulla sua genesi e il suo destino molto prosaici.
Forse fu colpa degli americani. Della loro morbosetta curiosità da puritani; e della loro fretta da mercanti di figure. Fu Life, che allora era una potenza mondiale del giornalismo illustrato, a volere da Doisneau, il fotografo della vita minuta di Parigi, un reportage su quella curiosa e per loro un po' pruriginosa abitudine dei francesi di baciarsi per strada. Loro, gli americani, lo facevano solo nei film di Frank Capra, oppure nelle grandi occasioni: come il giorno della vittoria sui giapponesi, il 14 agosto 1945, quando Alfred Eisenstaedt colse al volo l'abbraccio fra il marinaretto e la crocerossina festanti in Times Square, con rovesciata e casché da tango, e fu un'icona istantanea.
Allora, i caporedattori di Life volevano foto rubate di baci rubati, e ne volevano tanti, non i ventiquattromila di Celentano, ma abbastanza per riempirci almeno due pagine del giornale. Doisneau glieli diede. Aveva 38 anni, era un professionista serio. Come si procurò la materia prima, beh, fu affar suo. Ma una cosa va detta: quella foto che tutti ricordiamo non fu la più importante del servizio. Comparve in piccolo, nella seconda pagina. Solo molti anni dopo divenne celebre: quando nel 1986 un editore la scelse per un poster e una cartolina. Ne vendette immediatamente 500 mila copie. Oggi si calcola ne circolino tre milioni di versioni autorizzate, per non parlare di quelle abusive e di un'infinità di gadget amorosi, cuscini, tazze, magliette, puzzle, una proliferazione nucleare di merchandising che gli eredi hanno tentato inutilmente di arginare.
E con la fama, arrivarono i guai. Proprio come era successo per la foto di Eisenstaedt, cominciarono a farsi vive le coppiette certe di riconoscersi in quella che, senza neppure rallentare il passo, si scambiava un bacio su un marciapiede di rue de Rivoli. Non tutte erano rivendicazioni disinteressate. Nel 1988 due ex ragazzi di Ivry, Jean-Louis e Denise Lavergne, chiesero un risarcimento di 18 mila dollari, qualcosa come centomila euro di oggi, gridando al furto di intimità.
Doisneau fu costretto a svelare la verità: i due baciatori peripatetici erano due giovani studenti-attori del Cours Simon, una scuola di teatro parigina, Jacques Carteaud e Françoise Bornet, amici del fotografo, appositamente ingaggiati. La scena era stata progettata, costruita, addirittura "girata" due volte sul posto e ripetuta in almeno altre due location. I Lavergne rimasero all'asciutto. Ma ci pensarono proprio i due attori, venuti allo scoperto, a far ripartire la giostra del tribunale: chiesero centomila franchi di compenso. Non li ebbero: Doisneau poté dimostrare di averli già pagati per la prestazione, e il tribunale stabilì che dopo tutto erano poco riconoscibili in quell'immagine, che ormai era diventata l'icona astratta dell'idea stessa di bacio. A Françoise non restò che vendere all'asta la sua copia vintage della foto, autografata dall'autore, che nel 2005 le fruttò 185 mila dollari.
Per Doisneau fu una rovina economica scampata; ma diciamo che il fascino di quella fotografia avrebbe potuto uscirne un po' malconcio. In fondo, era un inganno al lettore che durava da decenni: nel breve testo che accompagnava il servizio, uscito sul numero del 20 giugno del 1950, Life garantiva esplicitamente che quelli di Doisneau erano baci spontanei, raccolti in unposed pictures.
Bene, non è accaduto. Che fosse una recita, non ha danneggiato la reputazione del Baiser, che continua ad essere la bandiera dell'amore felice e impertinente. Del resto, i baci più emozionanti non sono quelli degli attori ben pagati di Hollywood? La passione ha ragioni che la ragione non conosce: adora le storie belle, molto più che le storie vere. Il Baiser, scrisse Régis Debray, non aveva poi un compito molto diverso da quello di un bignè di alta pasticceria: procurare un dolce piacere. E Doisneau, diciamolo, quel giorno fu un pasticciere sopraffino. La fotografia sembra davvero colta al volo: il soprabito e una sedia del bar, in basso a sinistra, che impallano un po' la visuale; un passante mosso, l'orizzonte non proprio orizzontale: sembra davvero che il fotografo abbia afferrato al volo la fotocamera scattando un po' alla cieca per cogliere al volo la scena. E invece, guarda tu, le labbra degli amanti cadono esattamente sulla diagonale dell'inquadratura...
Ma suvvia, lo diceva un collega e contemporaneo di Doisneau, Edouard Boubat, fotografo voleur e galantuomo: in fotografia "qualsiasi bacio è un bacio rubato". I fotografi sono i ricettatori di quelle dichiarazioni d'amore mute anche se a fior di labbra. I loro clic sono dei kiss, il suono stesso dell'otturatore è quello di un bacetto dato al mondo lì davanti, ed è forse per questo che le fotocamere elettroniche e i cellulari, che potrebbero farne a meno, continuano a simularlo. Anche recitato, un bacio in fotografia è la strizzatina d'occhio complice del voyeur. Le cartoline osé d'un secolo fa mostravano baci da boudoir alludendo a ciò che non si poteva mostrare. Il bacio clandestino delle celebrità (che spesso sanno benissimo di essere fotografate) è la preda ghiotta dei paparazzi.
Un bacio, in fotografia, è sempre candidato al successo: accadde al "bacio nel retrovisore" di Elliott Erwitt come ai fidanzati (o era una coppia clandestina?) sorpresi soli nella fuga sotto i portici di piazza San Marco da Gianni Berengo Gardin. Guai a dire che in fotografia a kiss is just a kiss: quasi sempre sono messaggi, volontari o meno. Un bacio-protesta: i due no global di Vancouver sorpresi da Rich Lam, allacciati sull'asfalto in mezzo agli scontri con la polizia. Un bacio-potere: quello quasi omoerotico fra Brežnev e Honecker. Un bacio-sollievo: i fidanzati praghesi in fuga dai carri armati sovietici, visti da Mario De Biasi due passi oltre il confine con l'Ungheria. Un bacio-provocazione: quello fra il pretino e la suorina di Oliviero Toscani. Un bacio-politica: Obama appena rieletto, allacciato alla sua Michelle. Un bacio-disperazione: tra gli amici di Nan Goldin traditi dall'Aids e dalla droga. Un bacio-premonizione: John Lennon nudo come un morto abbarbicato alla sua Yoko Ono, fotografati da Annie Leibovitz poche ore prima dell'assassinio. In fondo "una fotografia può essere un bacio o uno sparo", pare abbia detto Henri Cartier-Bresson. Tutto sommato, meglio un dolce abbandono, anche se un po' simulato, di una guerra terribilmente vera.
Sul Venerdì del 14 febbraio 2020
Forse fu colpa degli americani. Della loro morbosetta curiosità da puritani; e della loro fretta da mercanti di figure. Fu Life, che allora era una potenza mondiale del giornalismo illustrato, a volere da Doisneau, il fotografo della vita minuta di Parigi, un reportage su quella curiosa e per loro un po' pruriginosa abitudine dei francesi di baciarsi per strada. Loro, gli americani, lo facevano solo nei film di Frank Capra, oppure nelle grandi occasioni: come il giorno della vittoria sui giapponesi, il 14 agosto 1945, quando Alfred Eisenstaedt colse al volo l'abbraccio fra il marinaretto e la crocerossina festanti in Times Square, con rovesciata e casché da tango, e fu un'icona istantanea.
Allora, i caporedattori di Life volevano foto rubate di baci rubati, e ne volevano tanti, non i ventiquattromila di Celentano, ma abbastanza per riempirci almeno due pagine del giornale. Doisneau glieli diede. Aveva 38 anni, era un professionista serio. Come si procurò la materia prima, beh, fu affar suo. Ma una cosa va detta: quella foto che tutti ricordiamo non fu la più importante del servizio. Comparve in piccolo, nella seconda pagina. Solo molti anni dopo divenne celebre: quando nel 1986 un editore la scelse per un poster e una cartolina. Ne vendette immediatamente 500 mila copie. Oggi si calcola ne circolino tre milioni di versioni autorizzate, per non parlare di quelle abusive e di un'infinità di gadget amorosi, cuscini, tazze, magliette, puzzle, una proliferazione nucleare di merchandising che gli eredi hanno tentato inutilmente di arginare.
E con la fama, arrivarono i guai. Proprio come era successo per la foto di Eisenstaedt, cominciarono a farsi vive le coppiette certe di riconoscersi in quella che, senza neppure rallentare il passo, si scambiava un bacio su un marciapiede di rue de Rivoli. Non tutte erano rivendicazioni disinteressate. Nel 1988 due ex ragazzi di Ivry, Jean-Louis e Denise Lavergne, chiesero un risarcimento di 18 mila dollari, qualcosa come centomila euro di oggi, gridando al furto di intimità.
Doisneau fu costretto a svelare la verità: i due baciatori peripatetici erano due giovani studenti-attori del Cours Simon, una scuola di teatro parigina, Jacques Carteaud e Françoise Bornet, amici del fotografo, appositamente ingaggiati. La scena era stata progettata, costruita, addirittura "girata" due volte sul posto e ripetuta in almeno altre due location. I Lavergne rimasero all'asciutto. Ma ci pensarono proprio i due attori, venuti allo scoperto, a far ripartire la giostra del tribunale: chiesero centomila franchi di compenso. Non li ebbero: Doisneau poté dimostrare di averli già pagati per la prestazione, e il tribunale stabilì che dopo tutto erano poco riconoscibili in quell'immagine, che ormai era diventata l'icona astratta dell'idea stessa di bacio. A Françoise non restò che vendere all'asta la sua copia vintage della foto, autografata dall'autore, che nel 2005 le fruttò 185 mila dollari.
Per Doisneau fu una rovina economica scampata; ma diciamo che il fascino di quella fotografia avrebbe potuto uscirne un po' malconcio. In fondo, era un inganno al lettore che durava da decenni: nel breve testo che accompagnava il servizio, uscito sul numero del 20 giugno del 1950, Life garantiva esplicitamente che quelli di Doisneau erano baci spontanei, raccolti in unposed pictures.
Bene, non è accaduto. Che fosse una recita, non ha danneggiato la reputazione del Baiser, che continua ad essere la bandiera dell'amore felice e impertinente. Del resto, i baci più emozionanti non sono quelli degli attori ben pagati di Hollywood? La passione ha ragioni che la ragione non conosce: adora le storie belle, molto più che le storie vere. Il Baiser, scrisse Régis Debray, non aveva poi un compito molto diverso da quello di un bignè di alta pasticceria: procurare un dolce piacere. E Doisneau, diciamolo, quel giorno fu un pasticciere sopraffino. La fotografia sembra davvero colta al volo: il soprabito e una sedia del bar, in basso a sinistra, che impallano un po' la visuale; un passante mosso, l'orizzonte non proprio orizzontale: sembra davvero che il fotografo abbia afferrato al volo la fotocamera scattando un po' alla cieca per cogliere al volo la scena. E invece, guarda tu, le labbra degli amanti cadono esattamente sulla diagonale dell'inquadratura...
Ma suvvia, lo diceva un collega e contemporaneo di Doisneau, Edouard Boubat, fotografo voleur e galantuomo: in fotografia "qualsiasi bacio è un bacio rubato". I fotografi sono i ricettatori di quelle dichiarazioni d'amore mute anche se a fior di labbra. I loro clic sono dei kiss, il suono stesso dell'otturatore è quello di un bacetto dato al mondo lì davanti, ed è forse per questo che le fotocamere elettroniche e i cellulari, che potrebbero farne a meno, continuano a simularlo. Anche recitato, un bacio in fotografia è la strizzatina d'occhio complice del voyeur. Le cartoline osé d'un secolo fa mostravano baci da boudoir alludendo a ciò che non si poteva mostrare. Il bacio clandestino delle celebrità (che spesso sanno benissimo di essere fotografate) è la preda ghiotta dei paparazzi.
Un bacio, in fotografia, è sempre candidato al successo: accadde al "bacio nel retrovisore" di Elliott Erwitt come ai fidanzati (o era una coppia clandestina?) sorpresi soli nella fuga sotto i portici di piazza San Marco da Gianni Berengo Gardin. Guai a dire che in fotografia a kiss is just a kiss: quasi sempre sono messaggi, volontari o meno. Un bacio-protesta: i due no global di Vancouver sorpresi da Rich Lam, allacciati sull'asfalto in mezzo agli scontri con la polizia. Un bacio-potere: quello quasi omoerotico fra Brežnev e Honecker. Un bacio-sollievo: i fidanzati praghesi in fuga dai carri armati sovietici, visti da Mario De Biasi due passi oltre il confine con l'Ungheria. Un bacio-provocazione: quello fra il pretino e la suorina di Oliviero Toscani. Un bacio-politica: Obama appena rieletto, allacciato alla sua Michelle. Un bacio-disperazione: tra gli amici di Nan Goldin traditi dall'Aids e dalla droga. Un bacio-premonizione: John Lennon nudo come un morto abbarbicato alla sua Yoko Ono, fotografati da Annie Leibovitz poche ore prima dell'assassinio. In fondo "una fotografia può essere un bacio o uno sparo", pare abbia detto Henri Cartier-Bresson. Tutto sommato, meglio un dolce abbandono, anche se un po' simulato, di una guerra terribilmente vera.
Sul Venerdì del 14 febbraio 2020