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 La spiaggia di Gallipoli in estate (Alamy) 

La Puglia all’ombra della mafia

Negli anni Novanta erano droga, traffico d’armi e barconi. Oggi nel Salento la Sacra Corona Unita punta sulle amministrazioni locali. La prefetta di Lecce ci spiega perché
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LECCE. Sono i nipotini della Sacra Corona Unita, quella che negli anni Novanta inondò di sigarette di contrabbando tutta Europa proprio da qui, dalle coste del Salento. Un affare che ha fruttato miliardi di vecchie lire investiti poi in attività legali. Il tacco d'Italia oggi è meta di turisti e di feste mondane, ma dietro al glamour della taranta c'è ancora l'ombra nera di quella matrice inconfessabile.

Apparentemente oggi tutte le attività criminali sono di piccolo cabotaggio, dall'importazione di hashish dall'Albania allo spaccio, concentrato soprattutto nei mesi estivi. Eppure la forza criminale ereditata dal passato si manifesta ancora, soprattutto nel condizionamento delle amministrazioni locali. Che è tanto forte da avere provocato nell'ultimo periodo lo scioglimento per mafia di ben quattro Comuni. Si tratta di una criminalità liquida, capace di permeare più di un settore ma che sa quanto sia fond…
LECCE. Sono i nipotini della Sacra Corona Unita, quella che negli anni Novanta inondò di sigarette di contrabbando tutta Europa proprio da qui, dalle coste del Salento. Un affare che ha fruttato miliardi di vecchie lire investiti poi in attività legali. Il tacco d'Italia oggi è meta di turisti e di feste mondane, ma dietro al glamour della taranta c'è ancora l'ombra nera di quella matrice inconfessabile.

Apparentemente oggi tutte le attività criminali sono di piccolo cabotaggio, dall'importazione di hashish dall'Albania allo spaccio, concentrato soprattutto nei mesi estivi. Eppure la forza criminale ereditata dal passato si manifesta ancora, soprattutto nel condizionamento delle amministrazioni locali. Che è tanto forte da avere provocato nell'ultimo periodo lo scioglimento per mafia di ben quattro Comuni. Si tratta di una criminalità liquida, capace di permeare più di un settore ma che sa quanto sia fondamentale mantenere l'identità mafiosa.

La droga, naturalmente, arriva ancora. Sulle barche, nei doppifondi delle auto che scendono dai traghetti, occultata nei blocchi di pietra importati via camion, persino su piccoli aerei ultraleggeri. Decollano da piste di volo improvvisate o da ex aeroporti militari a pochi chilometri da Valona. Sono carichi di marijuana, di cui l'Albania è il primo produttore al mondo, e di eroina (proveniente dall'Asia centrale e dall'Afghanistan) destinata al mercato europeo. Per comunicare con gli acquirenti, i piloti usano un sistema in stile call center concentrando su poche schede telefoniche la reperibilità.

Dunque la droga, ma non solo. Tra muri a secco e masserie, il Salento nasconde veri arsenali anche se ai livelli più alti regna sempre la pace, quella che serve davvero agli affari. Le armi, che provengono soprattutto dal Montenegro, si tirano fuori solo all'occorrenza, quando elargire mazzette non è più sufficiente. E gli attentati, anche quelli dinamitardi e incendiari, si intensificano solo con la riapertura degli stabilimenti balneari e in genere sono un modo per imporre servizi di security e guardiania. Certo, di tanto in tanto la serenità barocca viene crepata da scene degne di Gomorra. Ma di solito sono una prerogativa dei ventenni che per fare carriera decidono di impugnare i kalashnikov. O di commando pronti a fare irruzione per regolare i conti o gambizzare per prendersi spazi sul territorio. Lo scorso ottobre, per esempio, a Casarano, polo calzaturiero a pochi chilometri dalle spiagge diventate le Maldive del Salento, Giuseppe Moscara tenta di uccidere Antonio Afendi, astro nascente del clan Potenza, e fa fuoco in pieno giorno - anche se poi non rendendosi conto che la sua preda è riuscita a scappare, si prende persino il tempo di scendere dall'auto e andare a controllare. meglio i semicabinati.

Nonostante le retate, rimane forte il ruolo del clan Tornese da Monteroni, un paesone alle porte di Lecce. È in contatto con i boss campani ed estende il suo potere fino ai centri turistici di Porto Cesareo e Gallipoli. Ricicla denaro nel commercio ittico, in bar, ristoranti e discoteche. E poi nel settore scommesse, con tanto di relazioni con la potente 'ndrina dei Mammoliti di San Luca. Giri da milioni di euro con conti esteri e piattaforme informatiche. Quanto al traffico di essere umani, anche questa attività negli anni ha cambiato stile. Basta barconi in balìa delle onde, ormai qui approdano solo semicabinati e barche di lusso, sbarchi d'élite insomma, massimo una trentina di persone per una fuga da Siria e Kurdistan quasi da prima classe. Si parte soprattutto dall'isola di Corfù, dopo aver soggiornato in anonimi alberghi, e la cifra per essere traghettati è di seimila euro a testa.

Ma il nuovo vero campo su cui la nuova Sacra Corona Unita gioca la sua partita principale sono le istituzioni. Sindaci indagati come quello di Scorrano, Guido Nicola Stefanelli, accusato di aver promesso la gestione del parco comunale in cambio di voti alla famiglia guidata da Giuseppe Amato detto "Padreterno". Uno capace di muovere 500 mila euro l'anno smerciando droga e di utilizzare una ditta di fuochi d'artificio per aumentare la potenza degli ordigni, nel caso si osi non rispettare le regole. Per le riunioni, nulla di meglio della sua villa abusiva, allacciata da anni a sbafo alla rete elettrica. A scoprire i suoi legami con il sindaco sono stati i carabinieri di Lecce e di Maglie che durante la festa patronale hanno immortalato il primo cittadino che, al cospetto del "Padreterno", si sente obbligato a baciarlo.

A Lecce, invece, è finito in un'indagine su preferenze in cambio di alloggi popolari il senatore leghista Roberto Marti. Insieme a lui altri politici, funzionari, dipendenti pubblici. Ma non solo. La nuova criminalità cerca il consenso sociale. Per esempio è pronta a garantire la promozione, nel campionato regionale, della locale squadra di calcio. Ci hanno pensato i Coluccia a Galatina, ovviamente senza dimenticare di imporre sponsorizzazioni a commercianti e imprenditori. E passa proprio attraverso le imprese un altro canale di affermazione del potere. L'ultimo caso è quello della Igieco, spa della gestione dei rifiuti, che secondo il Gruppo interforze antimafia di Lecce si è fatta strumento della criminalità per infiltrare la politica e promettere assunzioni.

"Sì, c'è stata una grande mutazione: questa non è più una criminalità sanguinaria, preferisce rivolgersi al mondo della politica e degli affari. Riscontriamo sempre più gestioni amministrative poco trasparenti, procedure di affidamento diretto o apparentemente regolari ma dietro le quali si nascondono subappalti illegali" conferma e spiega la prefetta di Lecce Maria Teresa Cucinotta. Alle spalle ha una lunga esperienza in Sicilia e la consapevolezza che "non è solo la mafia a volersi infiltrare, ma spesso è il politico che ne ricerca l'appoggio".

A Carmiano, l'ultimo dei Comuni commissariati, i clan si sono interessati a ogni affare: dalla realizzazione del parco della musica alla manutenzione del campo sportivo fino alla gestione di un immobile confiscato. E tanti indizi portano anche alle manovre per il rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca di credito cooperativo Terra d'Otranto. Banca che secondo gli investigatori doveva essere usata come lavatrice della mala. Tra gli imputati ci sono il sindaco Giancarlo Mazzotta, imprenditore del settore turistico, forzista, eletto con percentuali bulgare: si è sempre definito  vittima di errori giudiziari e negli ultimi anni è stato anche oggetto di diversi atti intimidatori, ma il consenso nei suoi confronti, proprio mentre imperversava l'inchiesta, non è mai scemato: nel 2015 su ottomila votanti, quasi seimila hanno scelto lui.

È che, dietro le facciate bianche che rendono il paesaggio salentino quasi accecante, c'è una certa riluttanza ad ammettere la forte presenza criminale. "I cittadini non si devono sentire offesi quando si procede allo scioglimento di un municipio, piuttosto garantiti, perché lo Stato c'è e interviene affinché la libertà democratica e il diritto di voto siano esercitati a vantaggio della comunità e non della criminalità organizzata" ragiona Cucinotta. E invece.

"Chi si fa i cazzi suoi, campa cent'anni" ha scritto "un amico" ai tre commissari chiamati a gestire Parabita, ottomila anime tra le serre salentine. Qui il clan Giannelli poteva tutto: dall'assunzione nella ditta che gestisce la raccolta dei rifiuti all'occupazione abusiva di case popolari fino all'assegnazione di voucher per prestazioni lavorative occasionali. Lo Stato è intervenuto e la reazione non si è fatta attendere: minacce di morte con tanto di manifesti funebri e proiettili calibro 12 ricevuti (anche) dal giovane ingegnere Marco Cataldo che lo scorso maggio voleva candidarsi a sindaco. Alla fine ha rinunciato: "Parabita ha bisogno di uscire dall'impasse in cui si trova e, per farlo, ci sarebbero volute lungimiranza, forza e serenità. Stati d'animo che mi sono venuti a mancare" ha spiegato. Esponente antimafia, si era impegnato a far luce sull'omicidio della piccola Angelica Pirtoli e di sua mamma, colpevole di aver osato dire al capo mafia "non mi fai paura". Erano gli anni Novanta. Un colpo alla pancia, il secondo  al petto. Mamma Paola muore. Angelica è in braccio, ha due anni e si mette a piangere. È viva, ma la lasciano lì. Al buio, in campagna. Poi tornano per completare l'opera fracassandole il cranio.

Per fortuna c'è anche altro, molto altro. Oggi, a pochi passi da dove "Padreterno" e i suoi organizzano vendette verso chi non tributa rispetto e ordinano "fate tremare Maglie", una professoressa e i suoi alunni "costruiscono legalità". Nel liceo scientifico Leonardo da Vinci uno studente solleva un problema: "Ma come si fa a dire di no a chi ti dà i soldi subito?" chiede. Cala il silenzio in classe, poi dal fondo un suo compagno alza la mano: "Se accetti una volta, cedi. E cedi per sempre".

Sul Venerdì del 14 febbraio 2020