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(Westend61/ Mareen Fischinger/ Getty Images) 

Il culto del feto

Non gioca col cordone ombelicale, non succhia il pollice, e non si agita per l'ansia. La psichiatra Alessandra Piontelli spiega in un libro le bufale sul nascituro. Ormai quasi divinizzato
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lL FETO, un tempo creatura oscura e innominabile, senza visibilità né attrattiva, oggi è un tema onnipresente nella cultura visuale e affettiva dei Paesi occidentali, che lo considerano sempre più alla stregua di un bambino, rischiando di distorcere la realtà e marginalizzare pericolosamente la donna incinta. A parlarne è una delle massime autorità in materia, Alessandra Piontelli, psichiatra, neurologa e psicanalista, che negli anni Ottanta, dopo aver insegnato alla Tavistock Clinic di Londra, è diventata uno dei primi medici a studiare il comportamento del feto, occupandosi parallelamente, come neurologa e psichiatra, delle donne incinte. Da questi trent'anni di esperienza nasce Il culto del feto (Raffaello Cortina), che mescolando aspetti medici, sociologici e psicologici prova a introdurre "una nota di realtà" in un tema troppo emozionale. Cosa sappiamo davvero del feto? Quali paure e desideri stiamo proi…
lL FETO, un tempo creatura oscura e innominabile, senza visibilità né attrattiva, oggi è un tema onnipresente nella cultura visuale e affettiva dei Paesi occidentali, che lo considerano sempre più alla stregua di un bambino, rischiando di distorcere la realtà e marginalizzare pericolosamente la donna incinta. A parlarne è una delle massime autorità in materia, Alessandra Piontelli, psichiatra, neurologa e psicanalista, che negli anni Ottanta, dopo aver insegnato alla Tavistock Clinic di Londra, è diventata uno dei primi medici a studiare il comportamento del feto, occupandosi parallelamente, come neurologa e psichiatra, delle donne incinte. Da questi trent'anni di esperienza nasce Il culto del feto (Raffaello Cortina), che mescolando aspetti medici, sociologici e psicologici prova a introdurre "una nota di realtà" in un tema troppo emozionale. Cosa sappiamo davvero del feto? Quali paure e desideri stiamo proiettando sulla sua esistenza?

Quando Piontelli ha cominciato le sue osservazioni, in Italia la tecnologia degli ultrasuoni era assai rudimentale. "Oggi" dice "le ecografie in 4D permettono di studiare persino le espressioni facciali in utero. Ma è un lavoro che richiede esperienza, nonché osservazioni e analisi molto complesse. Invece, sulla scia di immagini sempre più accurate, tutti pensano di poter interpretare i feti". Il risultato è la circolazione di informazioni prive di base scientifica, spesso accreditate dalle stesse fonti mediche. I feti, per dirne una, non "giocano" col cordone ombelicale: lo stringono per un riflesso automatico quando se lo ritrovano nel palmo. E non si succhiano il pollice: è il pollice che entra accidentalmente nella bocca aperta, restandovi per pochi secondi.

"Anche sulle interazioni tra gemelli si dice di tutto" spiega Piontelli. "Per esempio, che iniziano a comunicare tra loro a sedici settimane. Ma è difficile immaginare come un comportamento così complesso possa verificarsi tanto precocemente, specie attraverso la spessa membrana che separa i due sacchi amniotici nel 99 per cento delle gravidanze gemellari". Anche perché i feti dormono tutto il tempo, salvo dei micro-risvegli nell'ultimo periodo della gestazione.

Un feto attivo, quindi, non è affatto sveglio. Né tanto meno ansioso. Eppure i cosiddetti movimenti generalizzati, esplosioni di movimento che iniziano a verificarsi alla settima o ottava settimana, spesso sono interpretati come segni di iperattività e ansia. "In realtà non hanno nulla a che vedere con emozioni o stati mentali consapevoli" spiega Piontelli. "Sono movimenti involontari, che contribuiscono alla formazione di vari sistemi, come quello scheletrico e muscolare".

Naturalmente il feto compie anche dei movimenti mirati, a seconda del bisogno (a noi del tutto sconosciuto) del momento. Si sfrega gli occhi, si gratta la fronte, si tocca i piedi, le gambe e i genitali, cioè le zone più innervate da fibre sensitive, quindi più sensibili. Al contrario, non si tocca mai il cranio, che è poco innervato, il che lo proteggerà, con una specie di anestesia naturale, durante il passaggio nel canale del parto.

È vero, poi, che ai feti piace la musica classica (e anche le cantilene), e che appena nati mostrano una preferenza per l'odore del latte materno. "Ma questo non prova un funzionamento sociale sofisticato, né un attaccamento selettivo. I neonati gradiscono anche altri tipi di latte. Quanto ai feti, la verità è che non sappiamo se siano in qualche modo consapevoli delle loro percezioni".

La narrativa fetale, invece, tende a interpretare ogni attività come segno di un funzionamento mentale "adulto". Un atteggiamento che si riflette anche nel linguaggio comune. "Se qualcuno dice "feto" la gente inorridisce" osserva Piontelli. "Il feto ora è un "bambino". E come tale deve essere trattato. Nei casi di morte poco prima della nascita, per esempio, le donne vengono sollecitate, quasi costrette, a tenere in braccio il corpicino. Se questo serva davvero a elaborare il lutto è materia di dibattito". I feti prematuri, inoltre, vengono "tenuti in vita a ogni costo". Ma, dice Piontelli, "nessuno pare ricordare il prezzo che spesso pagano. Dai danni cerebrali alla compromissione permanente dei polmoni".

Anche l'elenco dei veti in gravidanza, che cresce ogni giorno, secondo Piontelli ha una componente irrazionale. "L'acqua del rubinetto si può bere solo filtrata, no a depilazioni e tinture fatte in casa, lo zucchero va limitato o addirittura evitato. Ma non è così. E a proposito dell'alcol, piccole quantità di vino e birra, sebbene da non incoraggiare, non sono risultate dannose. Eppure mi capita spesso che una donna incinta mi racconti di essere stata aggredita in pubblico perché stava bevendo un bicchiere di vino".

Il corpo delle donne è sempre più considerato "a prestito". Questa tendenza è ormai legge in America, dove diverse donne sono state imprigionate per "abusi" commessi attraverso la placenta o il cordone ombelicale. "Le cause di solito riguardano il fumare e il bere", spiega Piontelli. "Tuttavia delle donne sono state riconosciute colpevoli anche di bere caffè, mangiare pesce, assumere antidolorifici e antidepressivi. Persino ascoltare musica troppo forte, cadere dalle scale e avere rapporti sessuali".

L'ossessione si riflette anche sul mercato. In America la Food and Drug Administration ha dovuto vietare i "keepsake ultrasound", sedute private di ultrasuoni 4D allestite in degli home theater, reclamizzate come metodo per aumentare il legame con il feto. Con un intento simile è stata sviluppata una cintura portatile che permette ai genitori di vedere il feto ogni volta che lo desiderano. Mentre un monitor-doppler chiamato AngelSounds, che registra il battito cardiaco del feto, è già in vendita online. "Le riserve sono tante" commenta Piontelli. "Tutto questo può aumentare l'ansia della donna".

Spiato, ipertutelato, idealizzato, il "feto sociale" riflette senza dubbio il sacrosanto processo di estensione dei diritti umani a categorie (vedi gli animali) che fino a poco tempo fa non godevano di considerazione. "Il controllo sul feto ci illude anche di poter controllare la vita stessa. Un neonato è già calato nella realtà. Il feto, invece, sembra galleggiare in un'eternità sospesa, in cui morte e tempo non possono e non devono entrare".

Sul Venerdì del 28 febbraio 2020