Un mondo a misura di maschio
Claudia Arletti , di CLAUDIA ARLETTIDal linguaggio agli oggetti fino agli emoji: è tutto ancora tarato sugli uomini. Le donne? Invisibili, scrive Caroline Criado Perez in un libro che sta per uscire. Intervista alla vigilia dell'8 marzo
Si potrebbe cominciare dal guerriero vichingo di Birka, in Svezia. Ritrovato in una tomba del X secolo, per oltre cent'anni si è dato per scontato che lo scheletro "Bj 581", con il relativo corredo di armi, appartenesse a un uomo. Il fatto che fosse dotato di un evidente bacino femminile non era stato considerato. Ma nel 2017 il test del Dna non ha lasciato dubbi: il guerriero era una guerriera, quanto feroce non è dato sapere.
C'è chi lo chiama "il maschile predefinito" o anche "la prevalenza del maschile": è il meccanismo mentale per il quale quando diciamo "umanità" pensiamo, in modo inconsapevole, all'insieme degli individui di sesso maschile. Come già detto da Simone de Beauvoir, l'umanità è maschile per default almeno dai tempi di Aristotele; ed è solo di recente che l'analisi delle impronte delle mani, per esempio, ha mostrato come tante raffigurazi…
C'è chi lo chiama "il maschile predefinito" o anche "la prevalenza del maschile": è il meccanismo mentale per il quale quando diciamo "umanità" pensiamo, in modo inconsapevole, all'insieme degli individui di sesso maschile. Come già detto da Simone de Beauvoir, l'umanità è maschile per default almeno dai tempi di Aristotele; ed è solo di recente che l'analisi delle impronte delle mani, per esempio, ha mostrato come tante raffigurazi…
Si potrebbe cominciare dal guerriero vichingo di Birka, in Svezia. Ritrovato in una tomba del X secolo, per oltre cent'anni si è dato per scontato che lo scheletro "Bj 581", con il relativo corredo di armi, appartenesse a un uomo. Il fatto che fosse dotato di un evidente bacino femminile non era stato considerato. Ma nel 2017 il test del Dna non ha lasciato dubbi: il guerriero era una guerriera, quanto feroce non è dato sapere.
C'è chi lo chiama "il maschile predefinito" o anche "la prevalenza del maschile": è il meccanismo mentale per il quale quando diciamo "umanità" pensiamo, in modo inconsapevole, all'insieme degli individui di sesso maschile. Come già detto da Simone de Beauvoir, l'umanità è maschile per default almeno dai tempi di Aristotele; ed è solo di recente che l'analisi delle impronte delle mani, per esempio, ha mostrato come tante raffigurazioni preistoriche di caccia siano frutto della sapienza femminile. Una giovane studiosa britannica ha provato a verificare cosa tutto questo comporti nella vita quotidiana.
Si chiama Caroline Criado Perez, un nome che forse a qualche lettore dice qualcosa. Nel 2015, prima di scrivere Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano (Einaudi, in libreria dal 17 marzo), aveva avviato una clamorosa campagna per impedire alla Banca d'Inghilterra di sostituire sulle banconote il volto della filantropa Elizabeth Fry, l'unica donna in effigie a parte la Regina Elisabetta, con quello di Winston Churchill. Alla fine l'ha spuntata e oggi sulle banconote da 10 sterline compare Jane Austen. Ma lei ricorda quel periodo frenetico anche per un risvolto drammatico: sui social l'avevano coperta di insulti e di minacce. "Ho avuto paura sul serio" racconta da Londra. "Ma è passata. Oggi sono tornata alla normalità. Si limitano a darmi della pazza o dell'isterica".
Per Invisibili ha parlato con decine di esperti/e e preso in esame ricerche e statistiche; ha studiato sistemi di trasporto, progetti di parchi pubblici, rapporti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; ha scovato testimonianze originali (sulle dimensioni dei pianoforti ma anche sui manichini usati per i crash test e sul peso dei sacchi di cemento)e si è imbattuta in casi insospettabili o paradossali. Infine ha dovuto constatare che, in molti campi, inclusi interi settori della medicina, i dati sulle donne non esistono per il semplice motivo che nessuno ci ha mai pensato. È il gender data gap.
Qualche esempio. Gli emoji sono usati dal 90 per cento della popolazione mondiale che si connette al Web e sono preferiti dalle donne (78 per cento dell'utenza femminile contro il 60 di quella maschile); bizzarramente però, fino al 2016 il mondo emoji è stato popolato di soli uomini, dal man runner (il podista) al policeman, il poliziotto. Nella Silicon Valley la meritocrazia è una religione, scrive l'attivista britannica, e il suo dio è un maschio bianco che ha mollato Harvard. Forse anche perché tra i tecno-dirigenti le donne sono solo l'11 per cento, gli smartphone di buona qualità sono troppo grandi perché una mano femminile possa maneggiarli agevolmente. I sistemi di riconoscimento vocale sulle auto, poi, con le donne spesso fanno cilecca. Come mai? È il gender data gap: le tecnologie si basano su raccolte di dati in cui dominano le voci maschili.
Nelle strade di Mumbai ci sono migliaia di vespasiani gratuiti e neanche un servizio pubblico per le donne. Dalle nostre parti, per contro, davanti al bagno delle donne si forma sempre la fila. È un problema di progettazione. A prima vista dividere lo spazio fifty-fifty, come suggeriscono i manuali, sembra corretto. Nelle toilette maschili dotate di orinatoi è chiaro: il rapporto potenziali utilizzatori/superficie è vantaggioso per gli uomini. Soprattutto, però, il tempo necessario a una donna può essere fino a due-tre volte superiore a quello degli uomini. Le ragioni sono diverse, dalla necessità di cambiare un assorbente al dover accompagnare in bagno i bambini. Comunque sia, il fifty-fifty sembra ben poco equo.
Porte troppo pesanti, scaffali troppo in alto, scalinate e pavimenti in vetro che permettono a chiunque di guardarti le mutande... I luoghi di lavoro sono pieni di trabocchetti e qui si svela anche l'arcana ragione per cui in certi uffici di New York d'estate gli uomini siano in maniche di camicia e le donne indossino maglioni: la temperatura standard è stata determinata negli anni Sessanta in funzione del metabolismo basale di un maschio quarantenne di 70 chili.
Gli effetti dell'invisibilità si annidano nella nostra mente e in luoghi imprevedibili. Proprio a New York il Comitato per la sicurezza e la salute sul lavoro ha rilevato che se solo fossero in commercio utensili (come le tenaglie) di dimensioni leggermente ridotte, la presa delle donne sarebbe più salda. Poiché invece il maschile è misura di tutte le cose e ritenuto universale, e il femminile è solo una sua deviazione, le uniformi delle soldate Usa sono state a lungo esattamente come quelle degli uomini, solo un po' più piccole. E il seno? E i fianchi? E il resto? Se ne tiene conto solo dal 2011 (cioè 35 anni dopo il loro ingresso nelle accademie). Per gli zaini, cuciti in funzione dell'antropometria maschile, con spallacci e cinturoni inadatti, e per le calzature, si dovrà aspettare ancora.
I visori troppo grandi, la violenza in molti giochi e una tendenza poco indagata a provare nausea sono fra le ragioni per cui la realtà virtuale non interessa granché alle donne. Le auto invece le guidano in tante, ma potrebbero stare decisamente meglio. Sembra che non esistano dati sulla compatibilità dei poggiatesta con il corpo femminile. E deve essere per un'altra capricciosa anomalia rispetto allo standard "universale" che, per arrivare ai pedali, le donne spesso debbano spingere pericolosamente il sedile fin sotto al cruscotto.
"Anche se non è il frutto di una cospirazione e non siamo davanti a un gruppo di scienziati misogini che scelgono quali informazioni raccogliere e quali scartare, non c'è campo che si salvi dal gender data gap" dice Criado Perez. La scienza medica nei secoli si è concentrata su un'ipotetica "norma" maschile per cui "le copertine dei volumi di anatomia sono tuttora adornate da giovanotti muscolosi, come se le donne fossero uomini in formato ridotto". Per ironia della sorte, all'inizio della gravidanza tutti gli embrioni sono femminili per default: scoperta recente, alla quale sono seguiti studi sulla differenziazione dei testicoli in quanto "processo attivo".
Alla fine le abbiamo chiesto come stiano prendendo il suo libro i lettori britannici. "Uomini e donne, senza differenze, sono shocked, scossi" ha risposto. "Del resto, questo non è un libro su quanto siano terribili i maschi, ma su quanto lo sia il sistema".
Sul Venerdì del 6 marzo 2020
C'è chi lo chiama "il maschile predefinito" o anche "la prevalenza del maschile": è il meccanismo mentale per il quale quando diciamo "umanità" pensiamo, in modo inconsapevole, all'insieme degli individui di sesso maschile. Come già detto da Simone de Beauvoir, l'umanità è maschile per default almeno dai tempi di Aristotele; ed è solo di recente che l'analisi delle impronte delle mani, per esempio, ha mostrato come tante raffigurazioni preistoriche di caccia siano frutto della sapienza femminile. Una giovane studiosa britannica ha provato a verificare cosa tutto questo comporti nella vita quotidiana.
Si chiama Caroline Criado Perez, un nome che forse a qualche lettore dice qualcosa. Nel 2015, prima di scrivere Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano (Einaudi, in libreria dal 17 marzo), aveva avviato una clamorosa campagna per impedire alla Banca d'Inghilterra di sostituire sulle banconote il volto della filantropa Elizabeth Fry, l'unica donna in effigie a parte la Regina Elisabetta, con quello di Winston Churchill. Alla fine l'ha spuntata e oggi sulle banconote da 10 sterline compare Jane Austen. Ma lei ricorda quel periodo frenetico anche per un risvolto drammatico: sui social l'avevano coperta di insulti e di minacce. "Ho avuto paura sul serio" racconta da Londra. "Ma è passata. Oggi sono tornata alla normalità. Si limitano a darmi della pazza o dell'isterica".
Per Invisibili ha parlato con decine di esperti/e e preso in esame ricerche e statistiche; ha studiato sistemi di trasporto, progetti di parchi pubblici, rapporti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro; ha scovato testimonianze originali (sulle dimensioni dei pianoforti ma anche sui manichini usati per i crash test e sul peso dei sacchi di cemento)e si è imbattuta in casi insospettabili o paradossali. Infine ha dovuto constatare che, in molti campi, inclusi interi settori della medicina, i dati sulle donne non esistono per il semplice motivo che nessuno ci ha mai pensato. È il gender data gap.
Qualche esempio. Gli emoji sono usati dal 90 per cento della popolazione mondiale che si connette al Web e sono preferiti dalle donne (78 per cento dell'utenza femminile contro il 60 di quella maschile); bizzarramente però, fino al 2016 il mondo emoji è stato popolato di soli uomini, dal man runner (il podista) al policeman, il poliziotto. Nella Silicon Valley la meritocrazia è una religione, scrive l'attivista britannica, e il suo dio è un maschio bianco che ha mollato Harvard. Forse anche perché tra i tecno-dirigenti le donne sono solo l'11 per cento, gli smartphone di buona qualità sono troppo grandi perché una mano femminile possa maneggiarli agevolmente. I sistemi di riconoscimento vocale sulle auto, poi, con le donne spesso fanno cilecca. Come mai? È il gender data gap: le tecnologie si basano su raccolte di dati in cui dominano le voci maschili.
Nelle strade di Mumbai ci sono migliaia di vespasiani gratuiti e neanche un servizio pubblico per le donne. Dalle nostre parti, per contro, davanti al bagno delle donne si forma sempre la fila. È un problema di progettazione. A prima vista dividere lo spazio fifty-fifty, come suggeriscono i manuali, sembra corretto. Nelle toilette maschili dotate di orinatoi è chiaro: il rapporto potenziali utilizzatori/superficie è vantaggioso per gli uomini. Soprattutto, però, il tempo necessario a una donna può essere fino a due-tre volte superiore a quello degli uomini. Le ragioni sono diverse, dalla necessità di cambiare un assorbente al dover accompagnare in bagno i bambini. Comunque sia, il fifty-fifty sembra ben poco equo.
Porte troppo pesanti, scaffali troppo in alto, scalinate e pavimenti in vetro che permettono a chiunque di guardarti le mutande... I luoghi di lavoro sono pieni di trabocchetti e qui si svela anche l'arcana ragione per cui in certi uffici di New York d'estate gli uomini siano in maniche di camicia e le donne indossino maglioni: la temperatura standard è stata determinata negli anni Sessanta in funzione del metabolismo basale di un maschio quarantenne di 70 chili.
Gli effetti dell'invisibilità si annidano nella nostra mente e in luoghi imprevedibili. Proprio a New York il Comitato per la sicurezza e la salute sul lavoro ha rilevato che se solo fossero in commercio utensili (come le tenaglie) di dimensioni leggermente ridotte, la presa delle donne sarebbe più salda. Poiché invece il maschile è misura di tutte le cose e ritenuto universale, e il femminile è solo una sua deviazione, le uniformi delle soldate Usa sono state a lungo esattamente come quelle degli uomini, solo un po' più piccole. E il seno? E i fianchi? E il resto? Se ne tiene conto solo dal 2011 (cioè 35 anni dopo il loro ingresso nelle accademie). Per gli zaini, cuciti in funzione dell'antropometria maschile, con spallacci e cinturoni inadatti, e per le calzature, si dovrà aspettare ancora.
I visori troppo grandi, la violenza in molti giochi e una tendenza poco indagata a provare nausea sono fra le ragioni per cui la realtà virtuale non interessa granché alle donne. Le auto invece le guidano in tante, ma potrebbero stare decisamente meglio. Sembra che non esistano dati sulla compatibilità dei poggiatesta con il corpo femminile. E deve essere per un'altra capricciosa anomalia rispetto allo standard "universale" che, per arrivare ai pedali, le donne spesso debbano spingere pericolosamente il sedile fin sotto al cruscotto.
"Anche se non è il frutto di una cospirazione e non siamo davanti a un gruppo di scienziati misogini che scelgono quali informazioni raccogliere e quali scartare, non c'è campo che si salvi dal gender data gap" dice Criado Perez. La scienza medica nei secoli si è concentrata su un'ipotetica "norma" maschile per cui "le copertine dei volumi di anatomia sono tuttora adornate da giovanotti muscolosi, come se le donne fossero uomini in formato ridotto". Per ironia della sorte, all'inizio della gravidanza tutti gli embrioni sono femminili per default: scoperta recente, alla quale sono seguiti studi sulla differenziazione dei testicoli in quanto "processo attivo".
Alla fine le abbiamo chiesto come stiano prendendo il suo libro i lettori britannici. "Uomini e donne, senza differenze, sono shocked, scossi" ha risposto. "Del resto, questo non è un libro su quanto siano terribili i maschi, ma su quanto lo sia il sistema".
Sul Venerdì del 6 marzo 2020