Verde e buono, il profitto secondo Francesco
Francesco Manacorda , di FRANCESCO MANACORDAL'enciclica Laudato si'. Il discorso agli operai dell'Ilva e quello ai petrolieri. Un economista vicino al Papa ci spiega che cos'è la bergoglionomics
Professore, si può essere cattolici anche con il portafoglio? "Direi di più. Bisogna esserlo. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno ha molto a che fare con le scelte di ciascuno di noi". Leonardo Becchetti è un economista da sempre attento ai temi del sociale. In libreria sta uscendo il suo Bergoglionomics. La rivoluzione sobria di papa Francesco, che punta anche a raccontare come il messaggio del Papa sia applicabile con profitto - non solo nel senso strettamente economico - alla nostra vita quotidiana.
È una dottrina economica, quella del Papa, esposta in più documenti. C'è ovviamente e prima di tutto, l'enciclica Laudato si' (2015), ma Becchetti cita anche altri documenti importanti, come il discorso agli operai dell'Ilva di Genova nel 2017 o quello dello scorso anno agli amministratori delegati delle maggiori aziende petrolifere in cui il Pontefice si espresse in modo netto sui rischi delle fonti di energia fossi…
È una dottrina economica, quella del Papa, esposta in più documenti. C'è ovviamente e prima di tutto, l'enciclica Laudato si' (2015), ma Becchetti cita anche altri documenti importanti, come il discorso agli operai dell'Ilva di Genova nel 2017 o quello dello scorso anno agli amministratori delegati delle maggiori aziende petrolifere in cui il Pontefice si espresse in modo netto sui rischi delle fonti di energia fossi…
Professore, si può essere cattolici anche con il portafoglio? "Direi di più. Bisogna esserlo. Il cambiamento di cui abbiamo bisogno ha molto a che fare con le scelte di ciascuno di noi". Leonardo Becchetti è un economista da sempre attento ai temi del sociale. In libreria sta uscendo il suo Bergoglionomics. La rivoluzione sobria di papa Francesco, che punta anche a raccontare come il messaggio del Papa sia applicabile con profitto - non solo nel senso strettamente economico - alla nostra vita quotidiana.
È una dottrina economica, quella del Papa, esposta in più documenti. C'è ovviamente e prima di tutto, l'enciclica Laudato si' (2015), ma Becchetti cita anche altri documenti importanti, come il discorso agli operai dell'Ilva di Genova nel 2017 o quello dello scorso anno agli amministratori delegati delle maggiori aziende petrolifere in cui il Pontefice si espresse in modo netto sui rischi delle fonti di energia fossile. Tutti interventi nel segno di un''ecologia integrale', che è una rottura o una riaffermazione della tradizionale dottrina sociale della Chiesa? "Ci sono delle novità importanti, ma che sono frutto anche di un percorso della Chiesa già avviato da tempo e che trova alcuni elementi, ad esempio, nell'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI. Certo, con Francesco abbiamo per la prima volta un'enciclica sull''ecologia integrale', ossia su una visione che non considera solo i rischi per l'ambiente, ma che mette in relazione tra loro tutte le forme di insostenibilità: i problemi dell'ambiente diventano così la spia di problemi diversi come quelli del lavoro, sociali, demografici e di povertà di senso del vivere che è un dato su cui Francesco insiste e del quale invece parliamo poco".
Si direbbe una povertà esistenziale più che economica. "Sì, ma con effetti ben quantificabili. L'ultimo congresso dell'American Economic Association ha dedicato un'intera sessione sulla morte per disperazione da crisi. Negli Usa sta succedendo una cosa incredibile: l'aumento della mortalità tra i bianchi fra i 40 e i 60 anni, cosa che non succede nel resto del mondo - dove anzi la speranza di vita tende in generale ad aumentare - anche per la povertà di relazioni e per il ruolo dominante che il lavoro ha nella creazione di uno status. Chi è ai margini e senza lavoro, in quella società, è doppiamente escluso".
Becchetti racconta come il Papa guardi il mondo dalla parte degli "scartati" e propone questo punto di vista per osservare molti dei fenomeni a cui assistiamo. Becchetti precisa: "Si può pensare che guardare il mondo dalla parte degli scartati sia un modo di vedere esclusivamente cattolico. Ma non è così. Si tratta di capire che le disuguaglianze sono troppe e si trasformano in protesta sociale, cercando risposte facili come quelle che spesso danno i populismi. E di comprendere come alla radice di questi problemi ci sia spesso una corsa al ribasso. Le istituzioni sono sempre più deboli perché si muovono a livello locale, mentre le grandi imprese agiscono a livello globale, con l'obiettivo di massimizzare il profitto, e quindi non hanno esitazioni a spostarsi dove il lavoro costa meno o dove si pagano meno tasse".
La dottrina di Francesco pare ormai essere entrata anche nel mainstream economico. Il più grande gestore di risparmio al mondo, BlackRock, scrive agli amministratori delegati delle grandi aziende intimando loro di avere business sostenibili, altrimenti ritirerà i propri investimenti; un colosso come l'Eni annuncia che entro trent'anni produrrà energia senza usare il petrolio... Significa che molto lavoro è stato fatto sul fronte di una coscienza comune? O siamo di fronte a esercizi di pura cosmesi economica e finanziaria? Becchetti fa una distinzione: "È in corso una rivoluzione e c'è anche chi cerca di strumentalizzarla. Molti di noi, anche qui in Italia, e penso all'esperienza di Etica Sgr, che abbiamo fondato 18 anni fa, hanno cominciato da tempo a votare con il portafoglio, orientando le proprie scelte di investimento finanziario su società sostenibili ed eticamente accettabili. Adesso lo fa pure un colosso come BlackRock, che anche se si muovesse senza nessun pathos etico, si rende conto che investire su chi non è sostenibile comporta dei rischi in più. Diciamo che nella finanza un certo cambiamento è percepibile, mentre per le industrie - specie quelle che per loro caratteristiche sono meno sostenibili - il rischio del cosiddetto withewashing, insomma di un approccio più cosmetico che sostanziale, esiste".
Dalla dottrina di Francesco, Becchetti trae anche indicazioni per una politica di cittadinanza attiva: "Certo, le scelte di mercato alla fine le facciamo noi. Sono i cittadini consumatori e risparmiatori ad avere in mano la possibilità di scegliere nei loro acquisti e investimenti; possono anche farlo in modo politico, appunto votando con il portafoglio, in modo da sostenere con le loro scelte i leader della sostenibilità".
Più in generale la visione del Papa allarga il campo degli attori: "Siamo abituati a pensare a soluzioni a due mani, quelle classiche delle istituzioni pubbliche e del mercato. Ma le soluzioni spesso possono e devono essere a quattro mani, unendo alle prime due la mano della società civile organizzata e quella delle imprese responsabili. Un esempio, anche fuori dall'economia in senso stretto, sono i corridoi umanitari creati dalla Comunità di Sant'Egidio che fa arrivare i profughi e li ospita presso famiglie disponibili, senza pesare sui conti pubblici. Lo stesso vale, e molto, per il welfare, che non deve essere semplice sussidio, un po' come accade oggi con il reddito di cittadinanza, ma una spinta per dare alle persone la capacità di essere generative. Che fra l'altro è uno dei modi per renderle attive e felici. Anche questa è economia".
Sul Venerdì del 13 marzo 2020
È una dottrina economica, quella del Papa, esposta in più documenti. C'è ovviamente e prima di tutto, l'enciclica Laudato si' (2015), ma Becchetti cita anche altri documenti importanti, come il discorso agli operai dell'Ilva di Genova nel 2017 o quello dello scorso anno agli amministratori delegati delle maggiori aziende petrolifere in cui il Pontefice si espresse in modo netto sui rischi delle fonti di energia fossile. Tutti interventi nel segno di un''ecologia integrale', che è una rottura o una riaffermazione della tradizionale dottrina sociale della Chiesa? "Ci sono delle novità importanti, ma che sono frutto anche di un percorso della Chiesa già avviato da tempo e che trova alcuni elementi, ad esempio, nell'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI. Certo, con Francesco abbiamo per la prima volta un'enciclica sull''ecologia integrale', ossia su una visione che non considera solo i rischi per l'ambiente, ma che mette in relazione tra loro tutte le forme di insostenibilità: i problemi dell'ambiente diventano così la spia di problemi diversi come quelli del lavoro, sociali, demografici e di povertà di senso del vivere che è un dato su cui Francesco insiste e del quale invece parliamo poco".
Si direbbe una povertà esistenziale più che economica. "Sì, ma con effetti ben quantificabili. L'ultimo congresso dell'American Economic Association ha dedicato un'intera sessione sulla morte per disperazione da crisi. Negli Usa sta succedendo una cosa incredibile: l'aumento della mortalità tra i bianchi fra i 40 e i 60 anni, cosa che non succede nel resto del mondo - dove anzi la speranza di vita tende in generale ad aumentare - anche per la povertà di relazioni e per il ruolo dominante che il lavoro ha nella creazione di uno status. Chi è ai margini e senza lavoro, in quella società, è doppiamente escluso".
Becchetti racconta come il Papa guardi il mondo dalla parte degli "scartati" e propone questo punto di vista per osservare molti dei fenomeni a cui assistiamo. Becchetti precisa: "Si può pensare che guardare il mondo dalla parte degli scartati sia un modo di vedere esclusivamente cattolico. Ma non è così. Si tratta di capire che le disuguaglianze sono troppe e si trasformano in protesta sociale, cercando risposte facili come quelle che spesso danno i populismi. E di comprendere come alla radice di questi problemi ci sia spesso una corsa al ribasso. Le istituzioni sono sempre più deboli perché si muovono a livello locale, mentre le grandi imprese agiscono a livello globale, con l'obiettivo di massimizzare il profitto, e quindi non hanno esitazioni a spostarsi dove il lavoro costa meno o dove si pagano meno tasse".
La dottrina di Francesco pare ormai essere entrata anche nel mainstream economico. Il più grande gestore di risparmio al mondo, BlackRock, scrive agli amministratori delegati delle grandi aziende intimando loro di avere business sostenibili, altrimenti ritirerà i propri investimenti; un colosso come l'Eni annuncia che entro trent'anni produrrà energia senza usare il petrolio... Significa che molto lavoro è stato fatto sul fronte di una coscienza comune? O siamo di fronte a esercizi di pura cosmesi economica e finanziaria? Becchetti fa una distinzione: "È in corso una rivoluzione e c'è anche chi cerca di strumentalizzarla. Molti di noi, anche qui in Italia, e penso all'esperienza di Etica Sgr, che abbiamo fondato 18 anni fa, hanno cominciato da tempo a votare con il portafoglio, orientando le proprie scelte di investimento finanziario su società sostenibili ed eticamente accettabili. Adesso lo fa pure un colosso come BlackRock, che anche se si muovesse senza nessun pathos etico, si rende conto che investire su chi non è sostenibile comporta dei rischi in più. Diciamo che nella finanza un certo cambiamento è percepibile, mentre per le industrie - specie quelle che per loro caratteristiche sono meno sostenibili - il rischio del cosiddetto withewashing, insomma di un approccio più cosmetico che sostanziale, esiste".
Dalla dottrina di Francesco, Becchetti trae anche indicazioni per una politica di cittadinanza attiva: "Certo, le scelte di mercato alla fine le facciamo noi. Sono i cittadini consumatori e risparmiatori ad avere in mano la possibilità di scegliere nei loro acquisti e investimenti; possono anche farlo in modo politico, appunto votando con il portafoglio, in modo da sostenere con le loro scelte i leader della sostenibilità".
Più in generale la visione del Papa allarga il campo degli attori: "Siamo abituati a pensare a soluzioni a due mani, quelle classiche delle istituzioni pubbliche e del mercato. Ma le soluzioni spesso possono e devono essere a quattro mani, unendo alle prime due la mano della società civile organizzata e quella delle imprese responsabili. Un esempio, anche fuori dall'economia in senso stretto, sono i corridoi umanitari creati dalla Comunità di Sant'Egidio che fa arrivare i profughi e li ospita presso famiglie disponibili, senza pesare sui conti pubblici. Lo stesso vale, e molto, per il welfare, che non deve essere semplice sussidio, un po' come accade oggi con il reddito di cittadinanza, ma una spinta per dare alle persone la capacità di essere generative. Che fra l'altro è uno dei modi per renderle attive e felici. Anche questa è economia".
Sul Venerdì del 13 marzo 2020