Vita totale di Jean-Claude Izzo
Alberto Riva , di ALBERTO RIVAA vent'anni dalla morte, esce la prima biografia francese dello scrittore della Trilogia di Marsiglia. "Aveva previsto tutto, dalla gentrificazione all'integralismo" dice l'autore
In uno dei capitoli finali di Solea, l'ultimo romanzo della "trilogia di Marsiglia" si legge: "Meno ci si concede alla vita più ci si inoltra nella morte". Non accadde così al suo autore, Jean-Claude Izzo. Anzi, ironia della sorte, gli capitò esattamente il contrario. Alla vita si era concesso interamente, esageratamente, eppure la morte lo venne a prendere a cinquantaquattro anni.
"È morto nel pieno della gloria, il 26 gennaio 2000. Combatteva da un anno con il cancro. La sua fine è stata tragica" dice Jean-Marc Matalon, giornalista, 64 anni, marsigliese come lui, autore di Jean-Claude Izzo. Les vies multiple du créateur de Fabio Montale (Éditions du Rocher) uscito in Francia da poche settimane, a vent'anni dalla scomparsa. Una biografia appassionata che ripercorre le tante vite di questo scrittore apparso dal nulla sulla scena letteraria europea e che fin dal primo romanzo, Casino totale (1995) a…
"È morto nel pieno della gloria, il 26 gennaio 2000. Combatteva da un anno con il cancro. La sua fine è stata tragica" dice Jean-Marc Matalon, giornalista, 64 anni, marsigliese come lui, autore di Jean-Claude Izzo. Les vies multiple du créateur de Fabio Montale (Éditions du Rocher) uscito in Francia da poche settimane, a vent'anni dalla scomparsa. Una biografia appassionata che ripercorre le tante vite di questo scrittore apparso dal nulla sulla scena letteraria europea e che fin dal primo romanzo, Casino totale (1995) a…
In uno dei capitoli finali di Solea, l'ultimo romanzo della "trilogia di Marsiglia" si legge: "Meno ci si concede alla vita più ci si inoltra nella morte". Non accadde così al suo autore, Jean-Claude Izzo. Anzi, ironia della sorte, gli capitò esattamente il contrario. Alla vita si era concesso interamente, esageratamente, eppure la morte lo venne a prendere a cinquantaquattro anni.
"È morto nel pieno della gloria, il 26 gennaio 2000. Combatteva da un anno con il cancro. La sua fine è stata tragica" dice Jean-Marc Matalon, giornalista, 64 anni, marsigliese come lui, autore di Jean-Claude Izzo. Les vies multiple du créateur de Fabio Montale (Éditions du Rocher) uscito in Francia da poche settimane, a vent'anni dalla scomparsa. Una biografia appassionata che ripercorre le tante vite di questo scrittore apparso dal nulla sulla scena letteraria europea e che fin dal primo romanzo, Casino totale (1995) aveva dato inizio a un genere fertilissimo: il noir mediterraneo. Strano a dirsi, in patria nessuno si era ancora occupato di raccontare la sua storia. Dice Matalon: "L'unico libro su di lui l'aveva scritto l'italiana Stefania Nardini (Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, pubblicato da E/O, ndr), e non era tradotto. Mi sono chiesto perché nessun biografo francese si fosse interessato al padre del noir marsigliese: la risposta non l'ho trovata, ma indagando sulla sua vita non sono rimasto deluso, è un vero romanzo".
Un romanzo che inizia sotto il fascismo a Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, da dove un ragazzino di nome Gennaro parte per la Francia e sbarca all'ombra di Notre Dame de la Garde, ribattezzandosi subito François. Fa mille mestieri, si innamora di un'altra immigrata, la spagnola Isabelle Navarro, detta Babette, religiosissima. Scoppia la guerra, entra in un gruppo di sedicenti idraulici che in realtà è una cellula della resistenza dedita ad azioni di sabotaggio. Nell'anno in cui finisce la guerra viene al mondo Jean-Claude, che fin da ragazzino ama i libri, ma lo mandano a studiare da tornitore meccanico. Una scuola tecnica dove però il futuro giornalista incontra la cultura sotto forma di un padre domenicano chiamato Eugène Colin, con il quale parla di Rimbaud (il suo mito) e che gli affida il cineclub, oltre ad attrarlo nel movimento cattolico Pax Christi, particolarmente impegnato nella non violenza. Nel '62, appena diplomato, diventa commesso di una libreria ma poi il servizio militare lo spedisce a Gibuti, nel Corno d'Africa, 5° Reggimento d'Oltremare. L'esperienza segna il pacifista nelle ossa. È protagonista di episodi di insubordinazione. Torna a Marsiglia con 15 chili di meno. Prima di partire aveva conosciuto una giovane engagée come lui, Marie-Hélène Bastianelli, detta Milène, che ritrova al suo ritorno. Sarà la madre del suo unico figlio, Sebastien.
Gli anni Sessanta sono per Izzo una lunga maratona politica, prima nel cattolico Mouvement de la Paix, poi nel Parti Socialiste Unifié - con il quale tenta, fallendo, anche l'avventura elettorale del giugno '68 - quindi il Partito comunista. Ma la sua vera passione è scrivere. Comincia a farlo sull'edizione domenicale del comunista La Marseillaise. La sua penna è notata dal caporedattore, il gitano Jacques Roger, che gli affida sempre più responsabilità. Ricorda adesso Matalon: "Lo incontrai a metà dei Settanta quando scrivevo anche io come freelance, avrò avuto diciotto o diciannove anni. Izzo era uno dei capi del giornale. Mi impressionò la sua immensa cultura. Era molto aperto, si interessava a tutti gli aspetti dell'attualità: politica, spettacoli, cronaca, la vita dei quartieri. Tutte esperienze entrate poi nei suoi romanzi".
È vero, Izzo ha fatto carriera ma è inquieto, infastidito dalla burocrazia del partito, che condiziona la vita del giornale e la sua libertà. Vorrebbe dedicarsi alla poesia. Ai dibattiti di sezione preferisce le chiacchiere ai tavoli dei bar o delle trattorie del quartiere del Panier, dove fioriscono amicizie, specialmente quella con Alain Dugrand, corrispondente di Libération. Lascia il quotidiano e peregrina dal giornale delle mutue La vie mutualiste alla rivista Orion, da Radio Forum (dove trasmette jazz, la sua grande passione) al mensile Viva, che lo traghetta a Parigi. Dugrand lo chiama a lavorare a Strasburgo come addetto stampa, e poi entrambi con Michel Le Bris andranno a Saint-Malo a fondare il festival Étonnants Voyageurs. Piano piano Jean-Claude abbandona Marsiglia, si separa dalla madre di suo figlio, ha mille storie d'amore: Emmanuelle, Beatrice, Laurence. Come in un film, a un certo punto tutte insieme scopriranno di amare lo stesso uomo e lo lasceranno. "Le sue relazioni erano spesso simultanee, misteriose e complicate, ma erano sempre sincere e appassionate, non credo fosse uno sciupafemmine" riflette Matalon. "Non riusciva ad amare una sola donna alla volta. Molte di loro, ovviamente, hanno sofferto, ma credo che soffrisse anche lui". E aggiunge: "Fuggiva in silenzio dai conflitti. Ha abbandonato il Partito comunista, Marsiglia, le donne amate. Se ne andava sempre senza spiegazioni".
Sembra il ritratto del suo protagonista, l'ex poliziotto Fabio Montale, e infatti è nel mezzo di quella turbolenza esistenziale che una notte, in una ventina di cartelle, viene fuori l'abbozzo del suo personaggio. Lo affida alla rivista Gulliver diretta dall'amico Le Bris, il quale lo manda a Gallimard, che ci vede in fieri un romanzo. Quando esce, nel '95, Casino totale è successo immediato, clamoroso. Rievoca quel momento Matalon: "Restammo affascinati dalla sua capacità di descrivere con precisione il lato oscuro di Marsiglia, la prossimità tra il mondo degli affari, i notabili della politica e la criminalità organizzata". E spiega: "Raccontava un momento cruciale: una città improvvisamente destabilizzata dalla crisi petrolifera, dalla smobilitazione dell'industria pesante, dalle tensioni etniche e religiose che scoppiavano sullo sfondo di vecchie ruggini post-coloniali".
Massimo Carlotto, che lo consigliò ai suoi editori italiani, E/O, ha scritto che quella di Izzo era "scrittura politica nella tradizione del néo-polar francese, capeggiato da Jean-Patrick Manchette. Ma, a differenza di Manchette, che non crede all'azione politica... Izzo va oltre. Il suo uso del noir non si limita a descrivere ma incide nel profondo delle contraddizioni... Il punto politicamente irrinunciabile di Izzo è la cultura solidale. Tra gli sconfitti di ieri e i perdenti di oggi".
Dopo Casino totale uscirono subito con successo Chourmo e Solea: ne fecero un film con Richard Bohringer e una serie tv con Alain Delon. Fu tradotto in tutto il mondo. In Italia, dicono dalla casa editrice, della trilogia si vendono ancora oggi 10 mila copie all'anno. Come mai è invecchiata così bene? Matalon fa una riflessione che non vale solo per la Francia: "La forza di Izzo è stata immaginare venticinque anni fa quello che Marsiglia sta vivendo oggi: la gentrificazione dei quartieri operai, l'esodo dal centro, la trasformazione del porto, l'esplosione sociale. Ha previsto in pieno l'ascesa dell'estrema destra e del fondamentalismo. Era convinto che questi due fenomeni servissero a determinati interessi politici e che la mafia giocasse a dividere le classi popolari".
Eppure, non gli bastò neanche il noir e cambiò genere: in due anni sfornò Marinai perduti e, già in ospedale, Il sole dei morenti, storia di un clochard che da Parigi decide di andare a morire a Marsiglia, la città che non ha dimenticato il suo cantore. "No", dice il biografo, "perché Izzo era un autentico marsigliese, cioè qualcuno che viene "necessariamente da un altro luogo" come ha ben detto Albert Londres. Figlio dell'esilio, il suo cuore batteva al ritmo della città".
Sul Venerdì del 13 marzo 2020
"È morto nel pieno della gloria, il 26 gennaio 2000. Combatteva da un anno con il cancro. La sua fine è stata tragica" dice Jean-Marc Matalon, giornalista, 64 anni, marsigliese come lui, autore di Jean-Claude Izzo. Les vies multiple du créateur de Fabio Montale (Éditions du Rocher) uscito in Francia da poche settimane, a vent'anni dalla scomparsa. Una biografia appassionata che ripercorre le tante vite di questo scrittore apparso dal nulla sulla scena letteraria europea e che fin dal primo romanzo, Casino totale (1995) aveva dato inizio a un genere fertilissimo: il noir mediterraneo. Strano a dirsi, in patria nessuno si era ancora occupato di raccontare la sua storia. Dice Matalon: "L'unico libro su di lui l'aveva scritto l'italiana Stefania Nardini (Jean-Claude Izzo. Storia di un marsigliese, pubblicato da E/O, ndr), e non era tradotto. Mi sono chiesto perché nessun biografo francese si fosse interessato al padre del noir marsigliese: la risposta non l'ho trovata, ma indagando sulla sua vita non sono rimasto deluso, è un vero romanzo".
Un romanzo che inizia sotto il fascismo a Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, da dove un ragazzino di nome Gennaro parte per la Francia e sbarca all'ombra di Notre Dame de la Garde, ribattezzandosi subito François. Fa mille mestieri, si innamora di un'altra immigrata, la spagnola Isabelle Navarro, detta Babette, religiosissima. Scoppia la guerra, entra in un gruppo di sedicenti idraulici che in realtà è una cellula della resistenza dedita ad azioni di sabotaggio. Nell'anno in cui finisce la guerra viene al mondo Jean-Claude, che fin da ragazzino ama i libri, ma lo mandano a studiare da tornitore meccanico. Una scuola tecnica dove però il futuro giornalista incontra la cultura sotto forma di un padre domenicano chiamato Eugène Colin, con il quale parla di Rimbaud (il suo mito) e che gli affida il cineclub, oltre ad attrarlo nel movimento cattolico Pax Christi, particolarmente impegnato nella non violenza. Nel '62, appena diplomato, diventa commesso di una libreria ma poi il servizio militare lo spedisce a Gibuti, nel Corno d'Africa, 5° Reggimento d'Oltremare. L'esperienza segna il pacifista nelle ossa. È protagonista di episodi di insubordinazione. Torna a Marsiglia con 15 chili di meno. Prima di partire aveva conosciuto una giovane engagée come lui, Marie-Hélène Bastianelli, detta Milène, che ritrova al suo ritorno. Sarà la madre del suo unico figlio, Sebastien.
Gli anni Sessanta sono per Izzo una lunga maratona politica, prima nel cattolico Mouvement de la Paix, poi nel Parti Socialiste Unifié - con il quale tenta, fallendo, anche l'avventura elettorale del giugno '68 - quindi il Partito comunista. Ma la sua vera passione è scrivere. Comincia a farlo sull'edizione domenicale del comunista La Marseillaise. La sua penna è notata dal caporedattore, il gitano Jacques Roger, che gli affida sempre più responsabilità. Ricorda adesso Matalon: "Lo incontrai a metà dei Settanta quando scrivevo anche io come freelance, avrò avuto diciotto o diciannove anni. Izzo era uno dei capi del giornale. Mi impressionò la sua immensa cultura. Era molto aperto, si interessava a tutti gli aspetti dell'attualità: politica, spettacoli, cronaca, la vita dei quartieri. Tutte esperienze entrate poi nei suoi romanzi".
È vero, Izzo ha fatto carriera ma è inquieto, infastidito dalla burocrazia del partito, che condiziona la vita del giornale e la sua libertà. Vorrebbe dedicarsi alla poesia. Ai dibattiti di sezione preferisce le chiacchiere ai tavoli dei bar o delle trattorie del quartiere del Panier, dove fioriscono amicizie, specialmente quella con Alain Dugrand, corrispondente di Libération. Lascia il quotidiano e peregrina dal giornale delle mutue La vie mutualiste alla rivista Orion, da Radio Forum (dove trasmette jazz, la sua grande passione) al mensile Viva, che lo traghetta a Parigi. Dugrand lo chiama a lavorare a Strasburgo come addetto stampa, e poi entrambi con Michel Le Bris andranno a Saint-Malo a fondare il festival Étonnants Voyageurs. Piano piano Jean-Claude abbandona Marsiglia, si separa dalla madre di suo figlio, ha mille storie d'amore: Emmanuelle, Beatrice, Laurence. Come in un film, a un certo punto tutte insieme scopriranno di amare lo stesso uomo e lo lasceranno. "Le sue relazioni erano spesso simultanee, misteriose e complicate, ma erano sempre sincere e appassionate, non credo fosse uno sciupafemmine" riflette Matalon. "Non riusciva ad amare una sola donna alla volta. Molte di loro, ovviamente, hanno sofferto, ma credo che soffrisse anche lui". E aggiunge: "Fuggiva in silenzio dai conflitti. Ha abbandonato il Partito comunista, Marsiglia, le donne amate. Se ne andava sempre senza spiegazioni".
Sembra il ritratto del suo protagonista, l'ex poliziotto Fabio Montale, e infatti è nel mezzo di quella turbolenza esistenziale che una notte, in una ventina di cartelle, viene fuori l'abbozzo del suo personaggio. Lo affida alla rivista Gulliver diretta dall'amico Le Bris, il quale lo manda a Gallimard, che ci vede in fieri un romanzo. Quando esce, nel '95, Casino totale è successo immediato, clamoroso. Rievoca quel momento Matalon: "Restammo affascinati dalla sua capacità di descrivere con precisione il lato oscuro di Marsiglia, la prossimità tra il mondo degli affari, i notabili della politica e la criminalità organizzata". E spiega: "Raccontava un momento cruciale: una città improvvisamente destabilizzata dalla crisi petrolifera, dalla smobilitazione dell'industria pesante, dalle tensioni etniche e religiose che scoppiavano sullo sfondo di vecchie ruggini post-coloniali".
Massimo Carlotto, che lo consigliò ai suoi editori italiani, E/O, ha scritto che quella di Izzo era "scrittura politica nella tradizione del néo-polar francese, capeggiato da Jean-Patrick Manchette. Ma, a differenza di Manchette, che non crede all'azione politica... Izzo va oltre. Il suo uso del noir non si limita a descrivere ma incide nel profondo delle contraddizioni... Il punto politicamente irrinunciabile di Izzo è la cultura solidale. Tra gli sconfitti di ieri e i perdenti di oggi".
Dopo Casino totale uscirono subito con successo Chourmo e Solea: ne fecero un film con Richard Bohringer e una serie tv con Alain Delon. Fu tradotto in tutto il mondo. In Italia, dicono dalla casa editrice, della trilogia si vendono ancora oggi 10 mila copie all'anno. Come mai è invecchiata così bene? Matalon fa una riflessione che non vale solo per la Francia: "La forza di Izzo è stata immaginare venticinque anni fa quello che Marsiglia sta vivendo oggi: la gentrificazione dei quartieri operai, l'esodo dal centro, la trasformazione del porto, l'esplosione sociale. Ha previsto in pieno l'ascesa dell'estrema destra e del fondamentalismo. Era convinto che questi due fenomeni servissero a determinati interessi politici e che la mafia giocasse a dividere le classi popolari".
Eppure, non gli bastò neanche il noir e cambiò genere: in due anni sfornò Marinai perduti e, già in ospedale, Il sole dei morenti, storia di un clochard che da Parigi decide di andare a morire a Marsiglia, la città che non ha dimenticato il suo cantore. "No", dice il biografo, "perché Izzo era un autentico marsigliese, cioè qualcuno che viene "necessariamente da un altro luogo" come ha ben detto Albert Londres. Figlio dell'esilio, il suo cuore batteva al ritmo della città".
Sul Venerdì del 13 marzo 2020