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 DiMaio, 41 anni (Fabrizio Cestari) 

DIMaio: ho trovato la mia voce. Da soprano

Nel singolo Bianco il cantante romano va oltre i generi. Anche grazie all'amico Dardust, che lo ha prodotto: "Lui fa la differenza, ha una sicurezza e una poliedricità infallibili"
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ROMA. Da dove arrivano tutte queste voci? Un cantante pop, un tenore, un soprano. E quando meno te lo aspetti, un falsetto alla Sam Smith. Non è il cast di un'opera buffa né di un'opéra-comique. È la stessa ugola che, spudorata, s'insinua tra i generi. E quando a prendere il sopravvento è il controtenore, o sopranista o contraltista che dir si voglia, non è che lì dietro si celi un Farinelli (1705-1782), evirato in nome del bel canto; l'epoca dei castrati è ormai tanto remota quanto leggendaria e romanzata. Di certo l'uomo di un metro e novanta che ci troviamo di fronte in un bar trendy della capitale spopolato dal coronavirus ha tutti gli attributi al posto giusto: un brunone alla Bekim Fehmiu, un Ulisse che da decenni sta cercando la sua Itaca - e finalmente sembra averla trovata, schivando le insidie delle mille sirene in agguato nel mondo della canzone.

È romano, si chiama Maurizio Di Maio, in arte…
ROMA. Da dove arrivano tutte queste voci? Un cantante pop, un tenore, un soprano. E quando meno te lo aspetti, un falsetto alla Sam Smith. Non è il cast di un'opera buffa né di un'opéra-comique. È la stessa ugola che, spudorata, s'insinua tra i generi. E quando a prendere il sopravvento è il controtenore, o sopranista o contraltista che dir si voglia, non è che lì dietro si celi un Farinelli (1705-1782), evirato in nome del bel canto; l'epoca dei castrati è ormai tanto remota quanto leggendaria e romanzata. Di certo l'uomo di un metro e novanta che ci troviamo di fronte in un bar trendy della capitale spopolato dal coronavirus ha tutti gli attributi al posto giusto: un brunone alla Bekim Fehmiu, un Ulisse che da decenni sta cercando la sua Itaca - e finalmente sembra averla trovata, schivando le insidie delle mille sirene in agguato nel mondo della canzone.

È romano, si chiama Maurizio Di Maio, in arte DiMaio, ha esordito nel 2017 con Debut, un album tra Händel, Vivaldi, Geminiano Giacomelli ed electropop. Ora, più aggressivo e ambizioso, tira un colpo basso all'ovvietà del pop e al repertorio dei castrati con un album intitolato 2Me (uscirà dopo l'estate), annunciato dal singolo Bianco, video girato a New York e voce che vola tra Freddie Mercury, Josh Groban a Montserrat Caballé. Nel cd, accanto a Mozart, Caccini e Fauré DiMaio propone inediti e una versione flamboyant di Gloria, il tormentone di Umberto Tozzi che prevedibilmente diventerà il suo passepartout. Di più: il garante del pop è Dardust, al secolo Dario Faini, tastierista, compositore e produttore che nel nuovo millennio ha intossicato di elettronica i successi di Emma e Rancore, Mannoia e Jovanotti, Elisa e Fabri Fibra, Mahmood e Sfera Ebbasta.

DiMaio potrebbe ambire ai traguardi di rigorosi e blasonati controtenori contemporanei, come il francese Philippe Jaroussky, l'argentino Franco Fagioli e il polacco Jakub Józef Orlinski, devoti interpreti del vasto e ancora poco abusato repertorio dei castrati. "Ma io vengo dal pop" chiarisce subito.

Inizia a 16 anni col il coro gospel di Maria Grazia Fontana, corista per Rai e Mediaset, collaborazioni con Giorgia e Ornella Vanoni, fino a 24 anni, quando si appassiona al teatro musicale. Studia recitazione, viene scelto nel cast dei Promessi sposi di Michele Guardì, infine Estaba la madre di Luis Bacalov, la svolta. "Fu la scintilla che diede fuoco alla miccia" racconta. "Era un'opera tra classica e pop. Un giorno un soprano disertò la rappresentazione. Per me cantare da controtenore era un gioco, ma Bacalov mi prese sul serio e andai in scena con il doppio ruolo di pop singer e soprano. Il maestro mi consigliò di coltivare quella particolarità vocale, ed è quel che ho fatto studiando col basso Giuseppe Nicodemo. Nel 2015, durante una vacanza in Irlanda con il mio amico Dario (Dardust), affittammo lo studio dove avevano registrato i Sigur Rós - lui suonava il piano, io cantavo con questa voce da sopranista che mi risuonava dentro. Gli chiesi: "Ma perché non facciamo insieme un progetto che unisca i nostri due mondi, classica ed elettronica?". Da lì a poco cominciammo a lavorare al progetto: il singolo Lascia ch'io pianga, dal Rinaldo di Händel, e l'album Debut. E ora eccomi a parlare di 2Me". Non più solo classica, pop ed elettronica, ma anche arrangiamenti orchestrali curati da Carmelo Emanuele Patti. "Abbiamo macchiato  di elettronica Voi che sapete da Le nozze di Figaro di Mozart", aggiunge visibilmente soddisfatto.

DiMaio racconta di aver conosciuto Dardust tredici anni fa in teatro; erano entrambi nel cast di Actor Dei, il musical sulla vita di Padre Pio. "Lui non ne va fiero, invece è un bravissimo performer, ha fatto anche La bella e la bestia" dice malizioso. "È un genio che ha contribuito in maniera creativa alla mia definitiva svolta pop. Sono nato nel '78, la mia icona è Whitney Houston. Da bambino cantavo le sue canzoni inventando parole, all'epoca avevo un'autentica voce bianca".

Ricorda commosso: "Sanremo '88, avevo dieci anni, la mia dea era all'Ariston e io guardandola decisi che avrei fatto questo mestiere. Ho cominciato subito a studiare canto, anche se mio padre era contrario. Lo facevo di nascosto. Sostenni il primo provino per Domenica In condotta da Mara Venier che non avevo 18 anni. Festeggiai il mio compleanno nel coro: 10 novembre 1996. Chi se lo scorda. Feci anche Carramba, Uno di noi con Morandi, Italiani con Bonolis, ma la tv mi andava un po' stretta, avevo bisogno di un contatto diretto con il pubblico, volevo il palco, il teatro. Finalmente unii la recitazione al canto, con ruoli anche importanti. Fino a questo progetto discografico, che per me è come un figlio, la parte più bella di me".

Perché ha aspettato tanto? Perché se davvero voleva sfondare nel pop non ha sfoderato subito tutte quelle voci e stupito? "Ci ho provato" confessa, "non è mica semplice. Ho fatto miliardi di provini da Amici a The Voice e X Factor. So bene che in Inghilterra e negli Usa sarei diventato un divo da talent, ma qui ero una mosca bianca ("Il Volo non era ancora diventato un caso" precisa realisticamente il suo carismatico manager Niccolò Petitto). Lei non immagina dopo l'uscita di Bianco quanti follower russi, francesi, coreani e giapponesi ho sui social".

Forte delle sue voci e delle non comuni doti di sopranista, non ha paura di diventare la copia carbone del Volo. "Io spazio in altri generi" assicura. "Dardust fa la differenza, ha una sicurezza e una poliedricità infallibili. Altrimenti non sarebbe mai passato dalla trap a Vivaldi". Poi col suo manager comincia a entrare nei dettagli del tour internazionale (con la collaborazione di Luca Tommassini) e delle strategie per arrivare a mercati più sensibili a questo genere di crossover. Si parla di un probabile duetto con Sumi Jo, il soprano sudcoreano che vive nei pressi di Roma: un'entusiastica sostenitrice. E se la chiamassero per un'opera vera? "Accetterei, sarebbe una bella sfida" risponde DiMaio.  "Una rivincita contro chi ha sempre storto il naso. Però prima Sanremo".

Sul Venerdì del 20 marzo 2020