Una Spectre si aggira per il Vaticano
Filippo di Giacomo , di FILIPPO DI GIACOMOIl movimento dei focolarini prega affinché la sua fondatrice sia beatificata. E avendo in pugno un quarto del conclave può farcela. Indagine su una lobby con molti santi in paradiso
CITTA DEL VATICANO. Per le principesse delle favole, epoca e nome restano incerti, ma la storia sembra ugualmente vera. Dunque: c'era una volta in quel di Trento una ragazza di 19 anni, si chiamava Silvia e mentre le bombe cadevano sulla città stava finendo di assistere alla messa. Qualcuno dice fosse la festa di Cristo Re, la domenica prima dell'inizio dell'Avvento del 1943. Altri pensano fosse il 1944. In ogni caso, chiesa, festa e ragazza più qualche amica erano lì al livello zero di un'organizzazione cattolica che ora conta, secondo il sito ufficiale, oltre due milioni di aderenti in 182 Paesi. Inoltre, il Movimento dei focolarini dichiara che, a vario titolo, ne fanno parte migliaia di cristiani di 350 confessioni, seguaci di diverse religioni, agnostici e atei. Tra questi, anche un buon numero di cardinali e vescovi.
La galassia dell'Opus Mariae, Opera di Maria (nome assunto nel 1963 dopo, guarda caso, l'apparizione dell'O…
La galassia dell'Opus Mariae, Opera di Maria (nome assunto nel 1963 dopo, guarda caso, l'apparizione dell'O…
CITTA DEL VATICANO. Per le principesse delle favole, epoca e nome restano incerti, ma la storia sembra ugualmente vera. Dunque: c'era una volta in quel di Trento una ragazza di 19 anni, si chiamava Silvia e mentre le bombe cadevano sulla città stava finendo di assistere alla messa. Qualcuno dice fosse la festa di Cristo Re, la domenica prima dell'inizio dell'Avvento del 1943. Altri pensano fosse il 1944. In ogni caso, chiesa, festa e ragazza più qualche amica erano lì al livello zero di un'organizzazione cattolica che ora conta, secondo il sito ufficiale, oltre due milioni di aderenti in 182 Paesi. Inoltre, il Movimento dei focolarini dichiara che, a vario titolo, ne fanno parte migliaia di cristiani di 350 confessioni, seguaci di diverse religioni, agnostici e atei. Tra questi, anche un buon numero di cardinali e vescovi.
La galassia dell'Opus Mariae, Opera di Maria (nome assunto nel 1963 dopo, guarda caso, l'apparizione dell'Opus Dei), ovvero i focolarini, non fornisce numeri specifici, ma se si annotano e si sommano i partecipanti agli incontri annuali di porporati e presuli in una ventina di sedi sparse nei cinque continenti, in gruppi di 50-60 alla volta, allora torna alla mente il loro unico raduno generale svoltosi a Roma per il grande Giubileo del 2000: erano settecento (dopo vent'anni la stima è per difetto), quindi il 37,34 dei 5.335 attuali vescovi cattolici.
Per ricordare il centenario della nascita della fondatrice (22 gennaio 1920), che nel 1949 da Silvia si era trasformata in Chiara Lubich, il 25 gennaio scorso il presidente Sergio Mattarella si è recato a Trento a illustrare "l'anno centenario" che il movimento animerà in tutto il mondo. E quando si parla di "animazione" i focolarini non scherzano: la loro sfera multimediale, composta da riviste (38, in 22 lingue, arabo e cinese compresi), case editrici proprie (che diffondono in 80 lingue) e radio e televisioni "amiche", raggiunge almeno 13 milioni di persone. Quando nel lontano 1993 organizzarono il Family Fest al Palaeur di Roma, vennero messi in campo 13 satelliti, 200 stazioni televisive per una copertura che raggiunse 150 Paesi in cinque continenti e una platea di spettatori di 686 milioni. Questa era la potenza di fuoco prima dell'era digitale.
La morte per Chiara Lubich (Silvia all'anagrafe) sopraggiunse la notte tra il 13 e il 14 marzo 2008 nella villetta di Rocca di Papa dove, per anni, era stata relegata a causa di una malattia neurodegenerativa. I focolarini sono convinti che il centenario della loro fondatrice sarebbe l'occasione giusta per la sua beatificazione. Fuori dal Movimento, sono altrettanto convinti che questa rappresenterebbe invece un affronto alla teologia cattolica e che la Chiesa farebbe bene a evitarla. I primi sostengono che le sue esperienze mistiche, chiamate "Paradiso '49", quando più volte fu ammessa a vedere il regno celeste (Maometto si è dovuto accontentare di una sola visita), siano addirittura superiori a quelle di Giovanni della Croce, il principe dei mistici cattolici. Gli altri, ritengono che la Lubich si sia inventata tutto, sistematizzando e mescolando nel suo personale e immaginifico calderone ogni possibile differenza. Facendo così contenti luterani e cattolici, buddisti e musulmani. I quali, una volta omologati, creata l'osmosi e smacchiato il giaguaro, danno vita a una fauna dalla spiritualità ibrida assai utile a tenere in piedi la "cupola" dell'Opera di Maria.
Comunque terminerà la tenzone, questo sarà un anno fatidico. Insieme all'Opus Dei, i focolarini sono tra i pochi sopravvissuti alla gran massa di movimenti (circa trenta) che sotto il regno di Giovanni Paolo II hanno trovato in Vaticano appoggi, riconoscimenti e complicità. Gran parte di queste "nuove forme di vita ecclesiale" ai tempi di Benedetto XVI, non appena resi pubblici i documenti che svelavano la loro reale identità, hanno iniziato a riversare sulla Chiesa la vergogna che il cattolicesimo ancora tenta di elaborare.
Papa Wojtyla, e il suo entourage, non avevano simpatia per la Chiesa italiana e per i vescovi del (secondo lui) decadente Occidente cattolico: era più sensibile ai Movimenti friccicarelli, vivaci e con grandi numeri di aderenti. E, osservati secondo queste categorie, i focolarini già allora oltrepassavano numericamente gli altri movimenti cattolici nati nel secolo scorso. Come hanno fatto? Continuando ferreamente a controllare la propria immagine che ancora appare immacolata, radiosa, piena di futuro, e mettendo in pratica la strategia dettata loro da Chiara Lubich: "Umiltà e reticenza, senza mai mettersi in mostra". Un valido consiglio dato che, sia dentro che fuori le mura, in Italia e nei Paesi di tradizione latina vengono visti come la Spectre del cattolicesimo contemporaneo.
A differenza di altri iniziatori di movimenti che hanno provato ad imporre la loro visione ecclesiale partendo dall'alto, occupando posti apicali della curia e delle Chiesa, i focolarini sono sempre partiti dal basso. Il compianto cardinale Carlo Maria Martini lamentava qualche mese prima della sua morte: "Giovanni Paolo II ha esagerato con i movimenti... E poi il vescovo del mondo non esiste, è il vescovo di Roma che esiste...". E a proposito dei focolarini, diceva: "Ci sono membri dei Focolari in tutte le segreterie dei dicasteri del Vaticano. E anche nelle ambasciate vaticane, nelle nunziature, e al Papa non si arriva mai. Ma io scriverò una lettera al Papa".
Se il cardinale più amato dagli italiani del suo tempo questa lettera l'abbia poi scritta, non è dato sapere. Però è chiaro che nel 2012, anno della sua morte, persino un personaggio del suo calibro non aveva modo di comunicare con Benedetto XVI. Il quale, negli anni della sua reggenza alla Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva permesso che ben 12 dei 37 impiegati del suo dicastero venissero scelti tra le file dei discepoli di Chiara Lubich. Il metodo prevede che si inizi prima offrendo collaborazione domestica ai cardinali della cerchia intima dei Pontefici, per poi rendersi "disponibili" alla loro segreteria personale, poi a quella dei loro uffici e infine, sulla base del credito guadagnato con la lubichiana "umiltà e reticenza, senza mai mettersi in mostra", passare dalle quarte-terze file alle prime.
Ora il cerchio si sta chiudendo e i focolarini sono ben piazzati anche sulla scena bergogliana. Che poi vi facciano bella figura per competenza e disinteresse è ancora da accertare. In Vaticano fanno notare che le "periferie" visitate da Francesco hanno spesso un cardinale oppure un vescovo organico o partecipante all'associazione dei "vescovi amici": in Brasile, Corea del Sud, Albania, Sri Lanka, Filippine, Repubblica Centro Africana, Georgia, Azerbaigian, Birmania, Bangladesh, Bulgaria, Macedonia del Nord, Romania, Madagascar (il cardinale malgascio Désiré Tsarahazana è il presidente dei "vescovi amici"), Thailandia e Giappone. Un caso? I cultori con la tonaca del manuale Cencelli sostengono (sempre augurando salute e lunga vita a papa Francesco) che in un futuro conclave i focolarini controllerebbero circa 30 voti, in un collegio di 120 votanti. Voti non sufficienti per eleggere un Papa, ma necessari per far continuare una favola che nella curia romana illude tanti e getta nel disincanto il resto della Chiesa.
Sul Venerdì del 20 marzo 2020
La galassia dell'Opus Mariae, Opera di Maria (nome assunto nel 1963 dopo, guarda caso, l'apparizione dell'Opus Dei), ovvero i focolarini, non fornisce numeri specifici, ma se si annotano e si sommano i partecipanti agli incontri annuali di porporati e presuli in una ventina di sedi sparse nei cinque continenti, in gruppi di 50-60 alla volta, allora torna alla mente il loro unico raduno generale svoltosi a Roma per il grande Giubileo del 2000: erano settecento (dopo vent'anni la stima è per difetto), quindi il 37,34 dei 5.335 attuali vescovi cattolici.
Per ricordare il centenario della nascita della fondatrice (22 gennaio 1920), che nel 1949 da Silvia si era trasformata in Chiara Lubich, il 25 gennaio scorso il presidente Sergio Mattarella si è recato a Trento a illustrare "l'anno centenario" che il movimento animerà in tutto il mondo. E quando si parla di "animazione" i focolarini non scherzano: la loro sfera multimediale, composta da riviste (38, in 22 lingue, arabo e cinese compresi), case editrici proprie (che diffondono in 80 lingue) e radio e televisioni "amiche", raggiunge almeno 13 milioni di persone. Quando nel lontano 1993 organizzarono il Family Fest al Palaeur di Roma, vennero messi in campo 13 satelliti, 200 stazioni televisive per una copertura che raggiunse 150 Paesi in cinque continenti e una platea di spettatori di 686 milioni. Questa era la potenza di fuoco prima dell'era digitale.
La morte per Chiara Lubich (Silvia all'anagrafe) sopraggiunse la notte tra il 13 e il 14 marzo 2008 nella villetta di Rocca di Papa dove, per anni, era stata relegata a causa di una malattia neurodegenerativa. I focolarini sono convinti che il centenario della loro fondatrice sarebbe l'occasione giusta per la sua beatificazione. Fuori dal Movimento, sono altrettanto convinti che questa rappresenterebbe invece un affronto alla teologia cattolica e che la Chiesa farebbe bene a evitarla. I primi sostengono che le sue esperienze mistiche, chiamate "Paradiso '49", quando più volte fu ammessa a vedere il regno celeste (Maometto si è dovuto accontentare di una sola visita), siano addirittura superiori a quelle di Giovanni della Croce, il principe dei mistici cattolici. Gli altri, ritengono che la Lubich si sia inventata tutto, sistematizzando e mescolando nel suo personale e immaginifico calderone ogni possibile differenza. Facendo così contenti luterani e cattolici, buddisti e musulmani. I quali, una volta omologati, creata l'osmosi e smacchiato il giaguaro, danno vita a una fauna dalla spiritualità ibrida assai utile a tenere in piedi la "cupola" dell'Opera di Maria.
Comunque terminerà la tenzone, questo sarà un anno fatidico. Insieme all'Opus Dei, i focolarini sono tra i pochi sopravvissuti alla gran massa di movimenti (circa trenta) che sotto il regno di Giovanni Paolo II hanno trovato in Vaticano appoggi, riconoscimenti e complicità. Gran parte di queste "nuove forme di vita ecclesiale" ai tempi di Benedetto XVI, non appena resi pubblici i documenti che svelavano la loro reale identità, hanno iniziato a riversare sulla Chiesa la vergogna che il cattolicesimo ancora tenta di elaborare.
Papa Wojtyla, e il suo entourage, non avevano simpatia per la Chiesa italiana e per i vescovi del (secondo lui) decadente Occidente cattolico: era più sensibile ai Movimenti friccicarelli, vivaci e con grandi numeri di aderenti. E, osservati secondo queste categorie, i focolarini già allora oltrepassavano numericamente gli altri movimenti cattolici nati nel secolo scorso. Come hanno fatto? Continuando ferreamente a controllare la propria immagine che ancora appare immacolata, radiosa, piena di futuro, e mettendo in pratica la strategia dettata loro da Chiara Lubich: "Umiltà e reticenza, senza mai mettersi in mostra". Un valido consiglio dato che, sia dentro che fuori le mura, in Italia e nei Paesi di tradizione latina vengono visti come la Spectre del cattolicesimo contemporaneo.
A differenza di altri iniziatori di movimenti che hanno provato ad imporre la loro visione ecclesiale partendo dall'alto, occupando posti apicali della curia e delle Chiesa, i focolarini sono sempre partiti dal basso. Il compianto cardinale Carlo Maria Martini lamentava qualche mese prima della sua morte: "Giovanni Paolo II ha esagerato con i movimenti... E poi il vescovo del mondo non esiste, è il vescovo di Roma che esiste...". E a proposito dei focolarini, diceva: "Ci sono membri dei Focolari in tutte le segreterie dei dicasteri del Vaticano. E anche nelle ambasciate vaticane, nelle nunziature, e al Papa non si arriva mai. Ma io scriverò una lettera al Papa".
Se il cardinale più amato dagli italiani del suo tempo questa lettera l'abbia poi scritta, non è dato sapere. Però è chiaro che nel 2012, anno della sua morte, persino un personaggio del suo calibro non aveva modo di comunicare con Benedetto XVI. Il quale, negli anni della sua reggenza alla Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva permesso che ben 12 dei 37 impiegati del suo dicastero venissero scelti tra le file dei discepoli di Chiara Lubich. Il metodo prevede che si inizi prima offrendo collaborazione domestica ai cardinali della cerchia intima dei Pontefici, per poi rendersi "disponibili" alla loro segreteria personale, poi a quella dei loro uffici e infine, sulla base del credito guadagnato con la lubichiana "umiltà e reticenza, senza mai mettersi in mostra", passare dalle quarte-terze file alle prime.
Ora il cerchio si sta chiudendo e i focolarini sono ben piazzati anche sulla scena bergogliana. Che poi vi facciano bella figura per competenza e disinteresse è ancora da accertare. In Vaticano fanno notare che le "periferie" visitate da Francesco hanno spesso un cardinale oppure un vescovo organico o partecipante all'associazione dei "vescovi amici": in Brasile, Corea del Sud, Albania, Sri Lanka, Filippine, Repubblica Centro Africana, Georgia, Azerbaigian, Birmania, Bangladesh, Bulgaria, Macedonia del Nord, Romania, Madagascar (il cardinale malgascio Désiré Tsarahazana è il presidente dei "vescovi amici"), Thailandia e Giappone. Un caso? I cultori con la tonaca del manuale Cencelli sostengono (sempre augurando salute e lunga vita a papa Francesco) che in un futuro conclave i focolarini controllerebbero circa 30 voti, in un collegio di 120 votanti. Voti non sufficienti per eleggere un Papa, ma necessari per far continuare una favola che nella curia romana illude tanti e getta nel disincanto il resto della Chiesa.
Sul Venerdì del 20 marzo 2020