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Una notte da rider

Nelle città deserte, per strada vedi soltanto loro, pronti a consegnarci la cena. Qui ci raccontano come si proteggono dalle aziende, dai clienti e dal virus. Video
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Contactless, nel lessico famigliare dei riders, assume oggi tutto un altro significato. Non c'entrano le carte di credito che basta appoggiare sul lettore. Ha invece a che fare con le nuove modalità di consegna ai reclusi. Ce lo spiega Gabriel, ciclofattorino a Bologna in attesa di mettere a frutto una laurea in Psicologia: "Appoggiamo l'ordine sul cubo. Ci allontaniamo. Aspettiamo che il cliente esca, lo recuperi e solo dopo possiamo avvicinarci per riprendere la borsa frigo". Due passi avanti. Due passi indietro. Due passi avanti. Un balletto triste, senza contatto. In teoria, almeno, perché poi "c'è la mamma giovane con il bimbo di sei mesi in braccio che ti apre prima ancora che tu abbia suonato al campanello o i ragazzini di quattro-sei anni che ti corrono incontro passando sotto le gambe del papà che, con la mascherina, presidia la porta".

Il protocollo fa acqua da tutte le parti. E a Gabriel tocca improvvisare. Bei te…
Contactless, nel lessico famigliare dei riders, assume oggi tutto un altro significato. Non c'entrano le carte di credito che basta appoggiare sul lettore. Ha invece a che fare con le nuove modalità di consegna ai reclusi. Ce lo spiega Gabriel, ciclofattorino a Bologna in attesa di mettere a frutto una laurea in Psicologia: "Appoggiamo l'ordine sul cubo. Ci allontaniamo. Aspettiamo che il cliente esca, lo recuperi e solo dopo possiamo avvicinarci per riprendere la borsa frigo". Due passi avanti. Due passi indietro. Due passi avanti. Un balletto triste, senza contatto. In teoria, almeno, perché poi "c'è la mamma giovane con il bimbo di sei mesi in braccio che ti apre prima ancora che tu abbia suonato al campanello o i ragazzini di quattro-sei anni che ti corrono incontro passando sotto le gambe del papà che, con la mascherina, presidia la porta".

Il protocollo fa acqua da tutte le parti. E a Gabriel tocca improvvisare. Bei tempi quelli in cui fare il corriere era solo un problema di salari scandalosi (si coglie l'ironia?). Adesso è anche questione di non contagiare e non ammalarsi. Con i tassisti e gli autisti di bus vuoti, i corrieri sono gli unici che vedi sfrecciare per le nostre strade deserte di notte. Da ultima ruota del carro del diritto del lavoro a servizio pubblico de facto. Quanti paradossi per un pugno di euro. Abbiamo provato a ricostruire com'è cambiata la loro giornata tipo.

L'incertezza inizia al mattino: "Posso uscire o no?". Perché i cerchi concentrici sempre più stretti dei decreti del presidente del Consiglio potrebbero aver cambiato le cose. Dunque, mi spiega Gabriel, "un po' ascoltando le dirette di Conte, poi spulciando tra le pieghe dei decreti e infine confrontandoci nella nostra chat interna via WhatsApp, si cerca di capire se il food delivery è stato citato". E come. E se, tra le varie misure di sostegno annunciate per chi perde il lavoro o lo mantiene pesantemente decurtato, ci sono anche loro ("Per il momento mi sembra di no").

Nel capoluogo emiliano, quartier generale del sindacato sociale Riders Union Bologna, ormai lavorano quasi solo gli immigrati. Gli italiani chiedono un reddito di quarantena perché, dicono, "una pizza non vale il rischio". Gabriel è uno dei pochi superstiti: "Il perché è semplice: non ho alternative e mi servono i 500 euro che, in media, porto a casa al mese". Nella sfortuna lo è però meno di altri perché lavora per MyMenu, un'azienda italiana di consegne che ha sottoscritto la Carta dei diritti dei lavoratori digitali fortemente voluta da Comune e che offre tutele basilari. A cominciare da mascherine, guanti e gel disinfettante. "Ce le hanno date da subito e, una volta alla settimana ne distribuiscono di nuove" dice Gabriel.

Sembra il minimo, invece è un lusso per la maggior parte. Come Saeed, che lavora per la multinazionale Deliveroo e che ha provveduto in autonomia, tagliando un berretto e trasformandolo in scaldacollo che tiene davanti alla bocca. A Peshawar, dove è nato 28 anni fa, collaborava con l'Unicef per la campagna di vaccinazione contro la polio, fino a quando i talebani hanno cominciato a uccidere quelli come lui. Prima è fuggito a piedi in Iran, poi da noi. Il tracollo, ora, ha coinciso col fatto che McDonald's ha chiuso e gli stessi rider di prima si spartiscono le corse rimaste dopo la defezione del principale cliente. Risultato: "Sono passato da oltre 2.000 euro al mese, lavorando sette ore nei feriali e anche più di 10 nei festivi, a circa 300 adesso. E ne pago 500 di affitto, in una casa con tre stanze dove viviamo in quindici. Se continua così non so come fare". Intanto, ribaltando la prima regola di ogni immigrazione per cui i soldi a casa si mandano, ha chiesto aiuto a suo padre. E ha fatto domanda online per Glovo, JustEat (dove suo cugino riesce a guadagnare ancora 90 euro al giorno) e altre piattaforme che non gli hanno mai risposto.

Tornando da Gabriel, il rischio sanitario resta: "Ci dicono di usare le mascherine solo al momento di ritiro dai ristoranti e consegna, per non consumarle troppo, ma chi è in grado di escludere che il virus finisca sull'imballaggio? Per non dire di certi miei colleghi che usano la sciarpa o la bandana e non si ricordano qual è l'esterno esposto al contagio e l'interno che dovrebbe proteggere". Loro, co.co.co. di MyMenu, sono coperti anche in caso di malattia, come i dipendenti. Mentre Glovo ha fatto imbufalire Riders Union per una generica promessa di intervenire finanziariamente se un corriere documentasse di essere positivo al coronavirus.

A occhio, non potendo uscire, dovrebbe essere il grande momento per chi ti porta il cibo a casa. Quando gli parlo non è ancora passato un mese dal lockdown ma a Gabriel sembra che sì, gli ordini siano aumentati. "È capitato di clienti che, mentre aspettavano un hamburger, ti chiedevano anche di fermarti un attimo dal forno per il pane o dall'alimentari per il latte. Richieste che non abbiamo potuto esaudire". Mentre ci sono altri, come Glovo, che su questo tipo di commissioni hanno costruito la loro fortuna anche prima della pandemia ("Un'altra specialità di Glovo è chiedere 65 euro di cauzione per il cubo. Che, a meno di 6 euro a consegna, ci vuole un po' per recuperare"). E le mance? Gabriel: "Uno ogni cinque, a spanne, ti da 1-2 euro". Saeed: "Decisamente di più: prima ne facevo 50 euro al mese contro gli 80 di oggi su un totale molto più piccolo".

Chiedo a Gabriel cosa pensa ora che, non dovendosi più preoccupare del traffico, fende il centro di Bologna per 8 euro e 50 lordi (circa 7 netti) a consegna, decisamente meglio pagato di tutti i suoi omologhi: "È la prima volta che, dovendo stare tutti in casa, il lavoro, questo lavoro, diventa una specie di parentesi di libertà, una giustificazione per uscire nella città fantasma. Libertà e malinconia. So di colleghi che han cominciato ad andare in giro con la GoPro (una piccola telecamera) per documentare il presente dal nostro punto di vista - che non mi spingo a definire privilegiato ma senz'altro unico".Tempi schizofrenici viviamo, dove libertà e sfruttamento vanno in giro in bici insieme.

Lorenzo, ventisettenne romano fuorisede a Bologna che aspettava per quest'estate il bando per il dottorato in Sociologia, ha consegnato panini e sushi fino alla prima settimana della Grande Chiusura. Poi, come tanti corrieri più politicizzati, ha smesso: "Mi vergogno quasi, perché ho lasciato sul fronte gli immigrati e chi non ha alternative, però non mi sembrava che valesse la pena. E, se anche fossi stato così fortunato da trovare le mascherine, mi sembra decisamente più utile che vadano ai sanitari e che si inventino un sussidio al reddito per noi". Uno degli ultimi clienti prima di attaccare la bici al chiodo gli aveva chiesto di portare 6 casse d'acqua, impossibili da far entrare nel cubo che ha un limite di 9 chili di carico.

A fine 2019, dopo una lunga serie di false partenze, è diventato legge un decreto che li riguarda. Scoraggiato il cottimo. Fissati compensi minimi. Protezione Inail per tutti in caso di incidenti sul lavoro (le aziende però hanno un anno per mettersi in regola e quindi, oggi, per molti le protezioni restano sulla carta). Passi avanti, tra tante disposizioni ancora discutibili. Basterà l'aver sfidato la polmonite interstiziale nel venire a sfamarci per superare anche quelle? O servirà un triplo carpiato nel cerchio di fuoco? Quando tutto sarà finito avremo la risposta.

Sul Venerdì del 10 aprile 2020